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SEGNALAZIONE - Confessioni - Andrea Ferraro


Titolo: Confessioni

Autore: Andrea Ferraro

Editore: Eroscultura Editore

Pagine: 148

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 11€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: erotico – gay – bisex al maschile - etero

Link Amazon https://amzn.to/3wEKWyF

In vendita dal 24 marzo 22


Sinossi

 Confessioni a due voci. Inizia Piero partendo da quando, ragazzo, scopre di preferire i maschi alle femmine, ma è pigro, lo sarà per tutta la vita, non sa dire no e accetta tutto ciò che gli capita, passivo, ma soddisfatto del ruolo di maschio posseduto. Con un salto temporale, si inserisce la dolce Carmela, fa le pulizie nella farmacia di Piero, riceve un serrato e gradito corteggiamento da Piero, che non è del tutto omosessuale, e inizia un’altra storia di sesso, tra reciproche confessioni di esperienze e fantasie erotiche. Scoprirete una bella coppia, vi farà eccitare, perché tutti dovrebbero fare sesso come loro, con passione e libertà. 

ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO


Biografia

Andrea Ferraro nasce in un paese del sud, si diploma al classico e frequenta lingue all’università, apprende lo spagnolo, ma non riesce a laurearsi. Allo studio preferisce il divertimento, che consiste nell’uscire con gli amici, leggere, ascoltare musica, frequentare le ragazze e sognare di scrivere un romanzo giallo. Poi scopre che gli riesce più facile cimentarsi con il genere erotico e decide di pubblicare Confessioni, il suo romanzo d’esordio.

 

Estratto

 Altra occasione sprecata, altro segnale preciso che ai maschi piacevo, però.

Gaetano era venuto in fretta e aveva lasciato un bel po’ di sperma a terra, quindi gli ero piaciuto, mi consolai pensando a questo e al fatto che avevo fatto un passo avanti.

Lui era il primo che aveva ammirato il mio culo in tutta la sua sporgenza. Mi promisi che avrei fatto qualcosa per far sì che presto accadesse un’altra volta e mi imposi di essere più deciso quando sarebbe accaduto.

Ma non successe più nulla per anni. Gaetano non aveva detto niente a nessuno, ovvio. La sua famiglia rispettava troppo la mia. Lui mi salutava e si comportava in modo naturale, come se non fosse accaduto niente, in effetti così era. Tra noi due non era successo nulla di ciò che avrei voluto.

Mentre mi cullavo nei miei rimpianti avevo raggiunto il traguardo dei diciotto anni con poche certezze: non avevo mai avuto il desiderio di farmi una sega, mi piacevano i maschi e desideravo il loro cazzo, quanto più grande e duro possibile. Conclusione? Ero un ricchione, mi facevo rabbia da solo, ma se mi guardavo allo specchio, di spalle, vedevo una bonazza dal sederino brasiliano e il nervosismo sfumava.

Frequentavamo l’ultimo anno delle superiori quando il mio compagno di banco mi chiese se fossi libero nel pomeriggio.

«Sì, non ho impegni Maurizio, perché?»

«Ti andrebbe di andare alla festa del borgo?»

«Certo.»

«Ci vediamo alle sette davanti al bar.»

«Va bene Maurizio.»

Fu una bella serata, andammo sulle giostre e mangiammo un panino comprato in una delle mille bancarelle che c’erano.

Il borgo era medievale, la festa era scintillante. Stavo bene, anche se i veri festeggiamenti me li aveva preparati Maurizio. Sarei stato ancora meglio dopo. O no?

Era mezzanotte, la sagra era nel vivo, ma io avevo sonno.

«Ti accompagno a casa» disse Maurizio «conosco una scorciatoia.»

Mentre camminavamo sul selciato della strada di campagna, la scorciatoia, Maurizio si bloccò, mi venne alle spalle e mi spinse a terra sull’erba che costeggiava la strada. Disteso, a pancia in giù, sentii che mi sbottonava i pantaloni, li abbassava e, mentre faceva lo stesso con i suoi, mi tirò giù le mutande lasciandomi il culo al fresco dell’aria e alla luce della luna.

Non protestai, non parlai. Mi limitai ad aspettare l’inevitabile sviluppo degli eventi.

Ho sempre agito così in vita mia. Faccio fatica a negarmi, ma in quel caso ero felice per quello che stava accadendo.

Quando appoggiò la cappella sul buco del culo sembrò quasi che il calore del glande sciogliesse il freddo che aveva avvinghiato il mio posteriore.

Aspettò qualche secondo, non so perché, poi me lo mise dentro.

Quando iniziò a muoversi pensai che mi sarebbe dovuto piacere.

Ora non avevo una biglia che mi tappava il culo, ma un cazzo vero. Che andava avanti e dietro. Dovevo essere soddisfatto.

Non lo ero.

Lui continuò, senza parlare, mantenendo un ritmo costante. Avanti e indietro, avanti e indietro. Qualche volta spingeva a fondo, sentivo i testicoli sul taglio delle natiche, poi ricominciava con la cadenza regolare.

Quando ormai la strada era spianata si muoveva dentro di me con facilità. Il cazzo era durissimo, ma non provavo dolore, anzi cominciava a piacermi.

Pensai Sono ricettivo, sono una checca”.

Dopo qualche minuto, sentii il suo respiro aumentare di intensità, mi diede un paio di colpi in sequenza, poi lo spinse fino in fondo. A quel punto provai piacere, sentii che il mio cazzo stava crescendo.

Pensai di dirgli continua così, spingi più che puoi, ma rimasi in silenzio. Lui intensificò gli affondi come se mi avesse letto nel pensiero, ce l’avevo talmente dentro che ricordai la sua cappella quella mattina, nella palestra della scuola. Il mio cazzo si indurì del tutto, anche il suo.

Diede un’ultima, fortissima, spinta e si fermò. Stava venendo.

Sentivo gli spruzzi nel culo, fu bello. Per come ero eccitato mi sembrò poco, ne avrei voluto di più.

Quando il cazzo cominciò ad afflosciarsi lo tirò fuori. Non fece commenti. Io nemmeno, mi ricomposi e me ne andai senza salutare.

Durante il tragitto mi sentii in colpa. Mi vergognavo per ciò che era accaduto anche se, forse, era ineluttabile. Più che altro mi vergognavo perché mi era piaciuto.

In realtà mi ero aspettato apprezzamenti, ma confidavo che ci sarebbero stati in seguito. Ecco le mie insicurezze che venivano a galla.

Ero adulto solo per l’età anagrafica, dentro ero un ragazzo poco esperto e per niente scaltro.

Scacciai i pensieri sgradevoli consolandomi col fatto che quella sensazione di umidità che sentivo nel culo era gradevole.

Cominciai a sculettare e quando tornai a casa non mi feci il bidè, anche se servì a poco, il buchetto aveva ritrovato la sua secchezza naturale.

La mattina dopo mi svegliai di buonumore, come sempre. Non mi turbava l’idea che mi sarei seduto a fianco del ragazzo che mi aveva inculato, scopato la sera prima. Anzi, ero incuriosito. Mi avrebbe salutato in modo diverso? Mi avrebbe osservato con occhi diversi?

Niente di tutto ciò, si comportò come se non fosse successo niente. Avrei preferito che facesse qualche riferimento, ma capii che il sesso lo praticava con piacere, però non amava parlarne.

Come nel mio stile decisi di aspettare. Toccava a lui stabilire il prosieguo. Per me era uguale, speravo solo in un’eventuale ripetizione più soddisfacente, meno asettica.

Rimasi deluso, ovvio. Le repliche ci furono, ma tutte uguali alla puntata principale. Repliche, appunto.

Lui iniziò a frequentare casa mia, la mattina si limitava ad avvertirmi che sarebbe passato nel pomeriggio. Lo faceva almeno una volta a settimana. Entrava e mi portava sul letto dei miei genitori. Mi stendeva, mi abbassava i pantaloni e gli slip mi penetrava e dopo pochi minuti sborrava nel culo. Durante l’amplesso era silenzioso, si concentrava come se stesse sostenendo un’interrogazione. Ma quello che mi deludeva di più era che non mi accarezzava mai, agognavo sentire le sue mani sfiorarmi. Niente.

Dopo andavamo nel salone e parlavamo. Non ho mai avuto il coraggio di dirgli nulla di quello che pensavo.

Mi muovevo sul divano per fargli capire che lo sentivo ancora dentro, che mi piaceva quella sensazione di umido che avevo tra le natiche, nel culo, nelle viscere. Forse lo capiva, ma se ne fregava, non credo avesse stima di me.

Avevo ragione. Però mi piaceva essere sbattuto da lui. Mettiamola così: era divertente per entrambi e andava bene così.

 

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SEGNALAZIONE - Casa delle Bambole – Dove le Signore vanno a giocare - Paolo Antonio Castorini


 

Titolo: Casa delle Bambole – Dove le Signore vanno a giocare

Autore: Paolo Antonio Castorini

Editore: Eroscultura Editore

Pagine: 162

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 12€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: erotico gigolò

Link Amazon https://amzn.to/3ouBxF7

In vendita dal 8 gennaio 2022


Sinossi 

Laura, Angela e Carla sono tre donne che trascorrono la loro esistenza tra il lavoro e la casa, prendendosi cura del marito e dei figli. Sono amiche da sempre e non hanno segreti l’una per l’altra. Durante un incontro, si ritrovano a parlare di un nuovo negozio di parrucchiera appena aperto in zona. Alcuni pettegolezzi riportano che, in realtà, questa attività ne nasconda una ben più intrigante: una casa di piacere per sole donne denominato Casa delle Bambole. Le tre amiche si trovano a riflettere sulla loro vita sessuale, sull’appagamento e sul desiderio. Come si è trasformato il rapporto con il partner con il passare degli anni? Cosa desidera davvero una donna dal proprio compagno? E l’uomo? Cosa vuole dall’amante? Interrogativi che portano alla luce l’insoddisfazione delle donne. Il malcontento le porta a scoprire nuove frontiere del sesso, a sperimentare per avere una maggiore consapevolezza del proprio corpo e di quello maschile. Esperienze vissute in coppia, in solitudine o tra sole femmine. Episodi al limite, sesso estremo, ma con l’unico scopo di rendere vivo un rapporto ormai assopito. ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO

 

Biografia

Paolo Antonio Castorini è uno pseudonimo che nasce dal nome di Paolo il Caldo, personaggio dell’omonimo romanzo di Brancati. Dietro il ‘nom de plume’ si cela un autore che, proprio come il personaggio del libro, vive in prima persona passioni, sofferenze e, anche, una profonda sensualità. L’autore nasce a Milano. Racconti, articoli e diversa saggistica lo accompagnano lungo una carriera di imprenditore, nel mondo del marketing prima, della formazione e della consulenza poi. La scrittura lo impegna al pari delle tante altre passioni che coltiva a latere. I libri, firmati con lo pseudonimo Paolo Antonio Castorini, sono al momento due: il romanzo Una dozzina di rose scarlatte e la raccolta di racconti Dire, fare, baciare, entrambi pubblicati dalla casa editrice Eroscultura.

Il sito dell’autore, dove approfondire la conoscenza, è www.paoloantoniocastorini.it


Estratto

Chiusa la porta dietro le spalle Carla per la prima volta da quando era entrata nel negozio e poi nella ‘Casa’ sentì addosso il peso della sua azione.

“Ma cosa sto facendo?” si chiese, facendo pipì seduta nell’ampio bagno dove troneggiava la famosa vasca. Rimase per un attimo con la testa tra le mani, i gomiti appoggiati sulle cosce a meditare sulla strana situazione che, paradossalmente, non la imbarazzava più di tanto. Era andata in quel posto per parlare, per avere delle risposte su quella che pensava fosse una situazione rischiosa, per rinsaldare il rapporto con suo marito anche se non c’erano apparenti motivi di crisi. Meglio prevenire. Però ora la chiacchierata da cui era partita si stava trasformando in qualcosa che Carla non riusciva a inquadrare. La curiosità ebbe il sopravvento, tirata l’acqua si tolse del tutto le mutande, la camicetta, il reggiseno e, nuda, si diresse nella vasca dove l’acqua già tiepida l’attendeva.

“Posso?” chiese Lorenzo di là dalla porta, senza bussare.

“Entra pure” lo invitò Carla.

“Vedo che ti sei già accomodata, ti spiace se mi faccio una doccia prima di raggiungerti?” disse Lorenzo con tono disinvolto come se fosse la cosa più naturale del mondo essere in una camera con una sconosciuta, nuda, dentro la vasca da bagno.

La doccia si trovava di fronte alla Jacuzzi e non aveva la porta, nemmeno quella di vetro che si trova nelle comuni cabine doccia. Lorenzo si tolse la camicia, i pantaloni e, come se fosse solo nella stanza da bagno, anche i boxer, restando nudo. Carla, osservandolo da dietro, notò il corpo tonico, muscoloso senza essere tuttavia troppo palestrato. Quando, spenta la doccia, si girò per dirigersi verso la vasca Carla non poté fare a meno di fissare lo sguardo sul membro che, pur essendo molle, a riposo, sembrava più grande di quello di Marco, in erezione. Si vergognò dei suoi pensieri e del paragone, alzò lo sguardo e fissò Lorenzo che, serio, aveva gli occhi sorridenti.

“Arrivo” e si diresse verso l’angolo dove si era immersa Carla, entrò nella vasca e si sedette accanto a lei.

“Dove eravamo rimasti? Ah, sì, la depilazione” allungò un braccio posandolo sulle cosce di Carla, come per saggiare con una carezza la morbidezza delle gambe depilate. Con il dorso della mano salì fino all’inguine e valicò i peli con il dorso e poi ancora con il palmo come se accarezzasse un cucciolo.

Carla rimase per un attimo impietrita finché lui esordì.

“Mi piace il tuo pelo, è eccitante. Se posso, però ti consiglierei di dargli una forma più… come dire, definita.”

“Cosa intendi?”

“Hai la figa di una attrice da film porno anni ‘80” disse sorridendo e riprese “intendiamoci, non è che non mi piaccia, ma un taglio più moderno, secondo me, conferirebbe un tocco di malizia. Come per i capelli. Non c’è nulla come le pettinature per datare un film, un periodo, una donna. Tu sei giovane, bella e attraente, un taglio più moderno non potrebbe che aumentare il tuo fascino e il tuo sex appeal. Ma forse non sono riuscito a percepire, prova ad alzarti e vediamo com’è.”

Piccata, sentendosi giudicata, Carla non ci pensò due volte e si alzò in piedi.

“Lo vedi? Ho un tatto strepitoso” e con il dito indice andò a disegnare i contorni del pelo di Carla.

“Ecco, se fossi in te ridurrei il pelo qui” disse indicando l’interno delle cosce “e poi abbasserei la linea sulla pancia, una sfoltita, tra le varie cose, permetterebbe di leccarti meglio.”

“Allora potrei depilarla” disse provocatoriamente Carla.

“No, non intendevo quello, una donna secondo me è molto più arrapante non depilata, tutta liscia mi sembra una bambina, o una Barbie e io, se dovessi scegliere, non scoperei mai né l’una e né l’altra. Un triangolo di pelo è il taglio perfetto per te. Non alla brasiliana o scemenze del genere, quelle lasciale alle ragazzine, tu sei una donna e il tuo fascino può essere valorizzato da una classica ceretta bikini, l’importante che venga depilato l’ano, quello sì del tutto.”

“Ma perché?”

“Perché quando tuo marito ti lecca possa alzarti le cosce e leccarti tutti i buchetti, per te una sensazione meravigliosa, per lui il massimo dell’intimità” concluse Lorenzo.

Carla, acquietata si immerse nell’acqua a fianco del ‘consigliere’.

“Abbiamo parlato di sesso orale ma non mi hai detto con le altre ‘cose’ a che punto siete tu e tuo marito.”

“Quali intendi?”

“Il sesso anale, per esempio.”

“Nooo, mi fa schifo solo pensarlo. E poi che male.”

“Mamma mia” disse sconsolato Lorenzo “sei la classica figa di legno, te l’ho già detto.”

“Ma scusa, è innaturale, sporco, doloroso, perché dovrebbe piacermi e piacergli?”

“Sul fatto che piacerebbe a lui te lo do per certo. Non ho mai, e dico mai, conosciuto un uomo che non si ecciti al solo pensiero di infilarlo tra le chiappe della sua signora.”

“E a me non pensi?”

“Certo. Anche alle donne piace. Conosco donne, te lo posso assicurare, che riescono a venire solo così. Non sto parlando di sporcaccione, assatanate o ninfomani. Ho conosciuto ragazze che avevano difficoltà a provare l’orgasmo, non c’era verso di farle venire sia con la lingua che con la penetrazione. Per soddisfare la curiosità del compagno hanno provato il sesso anale. L’inizio è stato fastidioso, ho detto fastidioso, nota bene, non doloroso. Poi dopo una, due volte, come per miracolo hanno cominciato a venire alla grande. Del resto è una questione di fisiologia. Ci sono donne che preferiscono una stimolazione più profonda e, una volta provato l’orgasmo anale, che mi dicono assolutamente sconquassante, hanno cominciato ad apprezzare anche quello clitorideo. Anche se, sentendo loro, quello anale è molto più intenso.”

Tacque lasciando che le sue parole facessero effetto, quindi cingendo con il braccio le spalle di Carla sussurrò.

“Ti vedo sbigottita.”

“In effetti un po’ lo sono, mi rendo conto di conoscere poco i maschi e mi chiedo, anzi, ti chiedo, e se capitasse a loro?”

“Questo è un tema molto delicato. I maschi sono culturalmente abituati a ‘darlo’ non a ‘prenderlo’. Mi spiego meglio, anche se fosse la propria donna a penetrarli e non un altro maschio, si sentirebbero diminuiti, meno uomini. Ti faccio un esempio, se tu quando lo succhi a tuo marito provassi ad accarezzargli il sedere e, inumidendolo con la saliva, gli mettessi un dito dietro, massaggiandogli dall’interno la prostata, ti assicuro che il suo orgasmo sarebbe moltiplicato e così pure lo schizzo!”

“Mi stai veramente sconvolgendo, forse parli di gay, non di uomini normali.”

“No, questo è il bello, parlo di confidenza, di piacere sessuale e di complicità che è, come ti dicevo prima, il collante di ogni unione indissolubile.”

Carla finalmente sembrò rilassata e sorrise.

 

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SEGNALAZIONE - La vendetta – Un piatto a volte molto caldo - Gianfranco Bronchi


 

Titolo: La vendetta – Un piatto a volte molto caldo

Autore: Gianfranco Bronchi

Editore: Eroscultura Editore

Pagine: 214

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 13€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: erotico scambismo, cuckold

Link Amazon https://amzn.to/3tYEqBN

In vendita dal 19 gennaio 2022

 

 

Sinossi

Per le coppie sposate, dopo quanto tempo inizia a calare il desiderio? Dopo quanto dilaga la noia e ci si guarda attorno? Esiste un modo perché questo non avvenga? Dopo lo splendido Gelosia e complicità, Gianfranco Bronchi torna su questo argomento di diffuso interesse e ci propone la sua ricetta, molto erotica e molto efficace, ma non si limita alla narrazione stuzzicante, lui scava, analizza, spiega con dovizia di particolari, degna del migliore psicologo, perché, che uno lo sia o no non importa, è inevitabile che l’esperienza della vita insegni. Questo romanzo verrà amato dal 20% delle coppie, ecciterà un buon 30%. L’altra metà, ed è un grande peccato, temo non lo comprenderà. E continueranno a farsi le corna. ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO

 

Biografia 

Gianfranco Bronchi, medico, nato lo scorso millennio a Badia Prataglia, paese dell’Appennino tosco-romagnolo, situato nel Parco delle Foreste Casentinesi, attualmente riconosciuto patrimonio dell’UNESCO e da poco inserito nella GREEN LIST dei parchi mondiali, ha vissuto a Firenze per cinquant’anni, prima per motivi di studio, poi per lavoro. Una volta in pensione, è voluto ritornare al paese natio, dove la vita in mezzo alla natura scorre nell’atmosfera rilassata della provincia, a misura d’uomo, a contatto con tutto quello che ama e che dà emozioni. Cresciuto in quei boschi, animale selvatico e libero, ha sviluppato fin da ragazzo una notevole sensualità che gli ha permesso di scoprire la bellezza ovunque si nasconda, per questo ama viaggiare. Scoperto il sesso in età precoce per l’epoca, ne è nata una grande passione che l’ha spinto oltre che a praticarlo, a studiarlo fin nei dettagli: anatomici, fisiologici, psicologici, sociologici e di costume. Convinto che i rapporti fra le persone, sia che si basino sull’attrazione che sull’aggressività, siano sempre rapporti di tipo sessuale, si è voluto cimentare nella condivisione di certe emozioni anche in ambito letterario. Ha pubblicato infatti poesie, che lui chiama SCHEGGE, in quanto non si sente poeta, ma vive l’espressione del proprio più segreto sentire come un impellente e inarrestabile bisogno di espressione e di condivisione, quest’ultimo vissuto come uno dei cardini principali su cui ruota il piacere di vivere. Per altro, è convinto che il sesso, inteso come peculiarità espressiva dell’essere umano, sia una delle capacità più importanti e incisive che hanno gli individui per condizionare la propria vita e quella degli altri. Per questo, nei secoli è stato lo strumento, tristemente più usato, per esercitare il potere sui popoli. Vivere il sesso compiutamente e secondo le proprie inclinazioni, rispettandosi, è uno dei più forti slanci verso la libertà anche se non il solo. Nel 2021 ha pubblicato, sempre per Eroscultura, Gelosia e complicità.

 

Estratto

L’appartamento faceva il pari con il ristorante: una disposizione di luci che creava un’atmosfera rilassante e accogliente, un arredamento moderno, senza fronzoli, lineare, di buon gusto. Quando dal soggiorno e dalla cucina la visita della casa passò alla camera da letto, Antonella rimase colpita dalla grandezza del letto matrimoniale, ci si poteva dormire in tre senza incontrarsi. A lato dell’enorme letto un altrettanto enorme specchio che raddoppiava visivamente il volume della stanza. Qui le luci arrivavano al massimo del virtuosismo, creando luoghi di ombre e altri di luce, da soddisfare ogni tipo di esigenza, dalla lettura, alla visione della TV, ad altro, che, solo a immaginarlo riflesso sullo specchio, le fece sentire di essere un po’ più umida al basso ventre.

“Però! È stupefacente, sei bravissimo! Dietro a tutto questo credo ci sia una sensualità essenziale, ma non per questo meno potente, o mi sbaglio?”

“Acuta la signora, no, non ti sbagli.”

“Questa è una delle tue armi per affascinare le prede che porti qui?”

 “No, questo posto è riservato. L’accesso è consentito solo alle persone che stimo e che mi hanno affascinato prima di desiderarle.”

“Non ti manca certo la dialettica. Mi devo sentire lusingata o come un coniglietto nella tana del lupo?”

“Tra un uomo e una donna, quello che finisce per essere il coniglietto è sempre l’uomo. Siamo noi il sesso debole. Dammi la tua mano, vuoi?” E nel dire questo le si avvicinò e le porse la sua. Anche Antonella era stanca di schermaglie e la prese. Lui la strinse leggermente e la portò alle labbra baciandole il palmo, poi la chiuse su se stessa come a voler tenere prigioniero il piccolo bacio che vi aveva posto. La tirò verso di sé e la baciò con impeto, cercando la sua lingua, che si fece trovare subito disponibile. La trascinò con sé sul letto, iniziò a sbottonare la camicetta, con calma, guardandola negli occhi. Lei fissava i suoi, chiari, penetranti, lasciandolo fare, aveva voglia di essere al centro delle sue attenzioni, passiva. Avrebbe avuto tempo per scatenarsi, la notte era ancora giovane. Dopo circa tre ore si trovava distesa prona su quel letto, nuda, con il volto girato verso lo specchio, mentre guardava estasiata il cazzo eretto di Piero che entrava e usciva da lei. Le donne hanno un’eccitazione più tattile, olfattiva o cerebrale, che visiva, infatti in qualsiasi posizione riescono a vedere la penetrazione con difficoltà, per cui si devono adattare, questa volta stava vedendo tutto e la cosa l’affascinava e la eccitava al tempo stesso. Piero, appoggiato con le mani a lato delle spalle di Antonella, stava spingendo con il bacino un’erezione spasmodica nella sua fica scivolosa, tenendo le cosce di lei unite fra le sue, che scaricavano il peso sulle ginocchia, affondate nel materasso. Il rumore dello scontro dell’addome di Piero sul culo di Antonella stava mandando fuori di testa entrambi, ma lei era eccitata da tutte le concomitanti emozioni: il piacere di sentirsi frugata così a fondo, l’osservare lo stantuffo che spariva dentro di lei, ma che in quella posizione sarebbe potuto entrare da qualsiasi parte, e l’idea era ancora più eccitante, il rumore, quel ciack ciack che sapeva di resa totale, di animalità, di vera e propria monta, come fra uno stallone e una puledra. E sì che quello stallone non gli aveva dato tregua fino ad allora e lei era ormai vicina all’ennesimo orgasmo, il cui numero le sfuggiva, ma la cui potenza no. Piero, ormai anche lui stanco, si accasciò per qualche attimo disteso su di lei, in preda alle contrazioni di un piacere completo, fisico, visivo, psicologico. Appagato, si stava rilassando dopo aver dato tutto quello che aveva e non era stato poco. Antonella dopo aver esaurito tutte le risorse fisiche, aveva bisogno di rilassarsi e di coccole, tanto per fare sedimentare tutto il piacere provato e ripartire, una volta ricaricata, per affrontare nuove emozioni. Ma non le voleva in quel luogo e non le voleva da lui, doveva rientrare nel suo guscio, desiderava rilassarsi fra le braccia sicure e protettive del suo Riccardo. Si alzò per andare in bagno portandosi dietro i vestiti, quando rientrò in camera pronta per uscire, trovò Piero già vestito.

“Ti accompagno alla tua auto.”

“Grazie, sì.”

Si avviarono in silenzio, quando furono vicino all’auto, Piero le chiese: “Ti rivedrò?”

“Chi lo sa? Mai dire mai.” guardandolo con un sorriso furbetto. Poi continuò.

“Fino a ora sei stato perfetto, mi auguro che tu continui dimostrando di saper stare alla tua altezza.”

Lo baciò su una guancia e montò in macchina.

Arrivata a casa, era abbastanza tardi, le venne in mente che non aveva inviato altri messaggi a Riccardo per tranquillizzarlo, ma dedusse che una volta informato sul proseguo della serata, ora più ora meno, la sostanza non sarebbe cambiata. Entrò facendo piano nell’eventualità che ormai dormisse, invece era ben sveglio, davanti al suo computer, molto interessato a cosa stava vedendo o leggendo. Lei si fermò appoggiata allo stipite della porta e lo guardò sorridente, lui alzò gli occhi e la squadrò da capo a piedi.

“Sei ancora sveglio.”

“Non pretenderai che vada a dormire fregandomene di te e di cosa ti succede!”

“Hai fatto bene. Entrare e non vederti… mi saresti mancato.”

“Qualcosa è andato storto?”

“Tutt’altro, anche troppo bene. Se fosse stato un evento sportivo, direi che è stata una maratona, tanta fatica, ma alla fine riesci ad avere le tue soddisfazioni. Ma alla fine morivo dalla voglia di abbracciare l’allenatore.”

Lui guardandola negli occhi si alzò.

“E sei ancora lì?”

Antonella volò verso di lui e si abbracciarono stretti, poi, sempre abbracciati se ne andarono in camera.

Lasciarono andare i vestiti dove capitava e si infilarono a letto nudi abbracciandosi di nuovo.

“Hai sonno?”

“Forse prima, ora mi è passato del tutto. E tu? Dopo una maratona sarai stanca con tanta voglia di dormire, o mi sbaglio?”

“Stanca lo sono, ma non potrei dormire sapendo te curioso di sapere tutto, con me che dormo fregandomene dei tuoi desideri. La mia esperienza non posso archiviarla fra le cose positive, se prima non l’avrò condivisa con te, con tutto quello che ne segue.”

“Avresti voluto dormire là?”

“Neanche un minuto di più.”

“Sei contenta di essere qui?”

“Felice e vorrei fare felice anche te. Io sono e rimango tua.”

“Allora che differenza fa se adesso dormiamo tranquilli e parliamo domattina? Girati e facciamo la seggiolina, buona notte.”

E si misero a dormire di fianco con lei aderente a lui come se la tenesse in collo. Al mattino indugiarono un po’ di più a letto per un bisogno di coccole reciproco. Si cercarono con le mani e con le labbra, con calma, godendo del piacere tattile della loro presenza fisica che, implicitamente, comprendeva la loro presenza affettiva, il bisogno di rinnovare il loro patto di alleanza, la loro complicità.

“Allora è stata una faticaccia ieri sera” esordì Riccardo guardandola, sorridente, negli occhi.

“In effetti, sì, anche se la quantità non è detto che vada sempre a braccetto con la qualità.”

“Perché non era all’altezza?”

“No, devo essere onesta, era all’altezza, eccome, ma non era te.”

Riccardo sorrise e scrollò la testa.

“Cosa ridi, sono sincera, lo giuro.”

  

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SEGNALAZIONE - Erotic chat novel – Amanti 4.0 - Amalia Gioneschi



Titolo: Erotic chat novel – Amanti 4.0

Autore: Amalia Gioneschi

Editore: Eroscultura Editore

Pagine: 244

In ebook solo su Amazon a 3,99€ anche in KU

In carta a 14€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: romanzo d’amore erotico (soft)

Link Amazon https://amzn.to/3JRWZgc

In vendita dal 4 gennaio 2022

Sinossi

Ancora una volta Eroscultura propone la Cultura dell’Eros con questo inusuale testo, che rasenta la letteratura ergodica, che sviscera le dinamiche di un incontro clandestino tra una donna affascinante, una vera femmina Alfa, dalla carnalità dilagante, per troppi anni compressa da famiglia e cultura misogina, insomma, il peggio che possa capitare a una donna, e un uomo sex machine, con dotazione non convenzionale, passione e romanticismo fusi in un contenitore da urlo, non scevro da un narcisismo, arroganza q.b. come direbbe un farmacista. Ma, se lo conosceste, vorrei vedere voi al suo posto! Il lessico elegante e forbito di questa misteriosa e colta autrice, rendono Erotic chat novel un testo per lettrici e lettori esigenti e preparati. L’autrice, anche nel dipanarsi del romanzo, ha voluto dare lustro alla letteratura erotica, con grave ingiustizia collocata a margine della narrativa, dimenticando quanti testi hanno l’onore di poco meritate pubblicazioni.

  

Biografia

Autrice di testi professionali e libero professionista, con Erotic chat novel, da ultraquarantenne, in veste di spettatore eterodiegetico e prendendo in prestito lo pseudonimo da Amalia Gioneschi, la protagonista, debutta nel genere “contemporary erotic novel”. Voluttuoso nascondimento, seppur scevro da elementi autobiografici, al contempo timido e ispirato invito alla catarsi finalizzata all’ambizioso obiettivo dichiarato a pag. 7: “smarcarsi dagli automatismi dell’esistenza”.

 

Estratto

Abbracciati, lui la direzionò verso lo specchio del soggiorno, imprimendo per l’eternità l’immagine perlescente delle loro figure avvinghiate. Amalia restò accecata, non solo dai raggi del sole che penetravano dai vetri della finestra, e sarebbe stata inseguita da quella visione in ogni dove.

“Guarda come siamo belli!” esclamò Ottavio “peccato non esserci conosciuti da giovani” continuò. E la accompagnò in una camera dove aveva già predisposto una palese scenografia dell’adulterio, destinandola a diventare memorabile, togliendo la coperta e lasciando solo le lenzuola bianche, del seppur minimale letto a due piazze.

Tutto appariva funzionale all’avvaloramento sessuale delle scene, in sintonia con uno dei più importanti “topoi” del film che stavano girando, quello di due corpi anatomicamente attratti, in intrecci e snodi che non portarono solo alla denudazione materiale. Amalia ricordò ad Ottavio delle mestruazioni e lui la toccò sopra gli slip senza andare oltre, anche se avrebbe voluto arrivarci, demolendo imbarazzi e cliché.

“Hai un seno enorme” si complimentò Ottavio dove averle slacciato il balconcino. Poi lo baciò con ardore, con le labbra carnose e l’eccitante lingua, mentre Amalia cavalcava Ottavio come una amazzone, senza far segreto di essersi bagnata sull’assorbente. Anche Ottavio ce l’aveva enorme e sontuoso, come l’aveva spoilerato nella loro chat proibita, trasformando una foto in apparenza volgare in uno scenario di fantasia, sensualità e leggerezza, mostrando come il piacere e le allusioni sessuali possano provenire da ogni contesto, suggerendo un erotismo delicato e mai volgare, e giocando la carta dell’ironia, rifuggendo dalle ire censorie. Tra petting creativo e spintissimo, e sesso orale (che praticò solo Amalia), l’intimo esperimento chimico, tra i due novelli amanti, era riuscito, in modo meraviglioso. Tenerezza, candore, coinvolgimento e magia, per nulla frenetici né deliberati, avevano esordito fin dai primi attimi virtuali, trasudanti di desiderio, come uno chic fil rouge, e avevano tenuto banco come cuore e motore dell’oggettivo misfatto, mentre i due si erano abbandonati a baci piccanti, e a fare l’amore senza penetrarsi, oltre l’aspetto fisico e l’attrazione reciproca, e non senza ironia.

Quella scena, in quel contesto raccontata a parole e mostrata per immagini, era stata recitata come uno spettacolo, rivendicando una propria connotazione artistica, come in un gioco, in un teatro, in una cerimonia coi suoi riti, senza cadere nella monotonia del prevedibile, né nell’oscenità e nella sconcezza, in una brillante panoramica di desiderio e bellezza convulsa. Entrambi, pervasi dalla carica di un eros che si sprigionava in ogni particella, avevano ascoltato e dato seguito ai sogni dei loro corpi, che li aveva sospinti al piacere estremo dell’esplosione orgasmica. Ottavio aveva raggiunto l’effluvio seminale, nonostante quel limite tecnico e oggettivo, che aveva rovinato i piani. E poi, sul letto, fianco a fianco abbracciati, avevano chiacchierato e ridacchiato con fragore, come due adolescenti. Il tutto in un’apparente fisicità e purezza carnale, senza malizia né stereotipi, nell’unico comun denominatore di quell’incredibile sensualità a cui si erano arresi, senza neppure azzardare a combatterla. E si erano piaciuti, oltre l’onirico e il surreale, nella luminosità cangiante di quella stanza, donandosi, ma pretendendo, in un’orbita sperimentale, ignari di quello che avrebbe riservato loro il domani. In una sorta di autentica terapia del benessere, nella sensazione di positive vibes che aveva sdoganato ogni paura, ed eclissato i vincoli formali. Quello che aveva campeggiato come bizzarro era lo spirito laico: nessuno aveva manifestato senso di colpa alcuno, scoperchiando l’evidente vaso di Pandora dell’insoddisfazione e del bigottismo coniugale. Erano fedifraghi, indiscutibile! Libertini e traditori, con scalpore e senza esimenti, privi di timore di essere un giorno censurati, accusati e processati per cattiva condotta, mandati al rogo per aver infranto i voti matrimoniali.

Appena all’esordio, quella relazione aveva manifestato, in modalità peccaminosa, repressione e censura verso l’austerità puritana. Quel primo appuntamento aveva anche assurto a momento di liberazione in cui lei, da donna, e lui, da uomo, avevano non solo preso atto dell’innegabile diritto a provare piacere, ma anche dell’indipendenza di cui si dispone per poterlo rivendicare. E soprattutto, al di là delle dinamiche fisiche, erano felici e intrigati oltre modo. Protagonisti di un’ardita e seducente graphic novel, nel metaforico best seller della loro rinnovata esistenza.

 

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SEGNALAZIONE - La vita erotica di una donna divorziata - Ginger Patty


 

Titolo: La vita erotica di una donna divorziata

Autore: Ginger Patty

Editore: Eroscultura Editore

Pagine: 218

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 14€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: autobiografia erotica, molto erotica…

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In vendita dal 8 novembre 2021

sinossi

Leggere questo romanzo-diario (una storia vera!) sarà un poco come guardare dal buco della serratura. Venite a scoprire come vive il sesso una donna di cinquant’anni, dopo il divorzio seguente un difficile matrimonio con il classico uomo primitivo, che neppure si era accorto di quale perla di donna avesse a fianco. La nostra Ginger, come si fa chiamare, un vero vulcano di vita, entusiasmo, affamata di vita, sensazioni e sesso, che per recuperare il tempo perduto con l’ex marito, passa da un letto all’altro, da un uomo per una sera all’altro per mettere in pratica il suo meraviglioso principio di vita: il SSSI, che altro non è che Sano Sesso Senza Impegni. Eppure… l’amore è in agguato, l’amore che ti toglie la ragione, offusca la vista, al punto di rischiare di cadere di nuovo nella trappola. Ce la farà a non farsi fregare di nuovo?

 

Biografia 

Patrizia nasce a Mantova nel 1970. Trascorre l’infanzia in una famiglia dove la madre è “il capo” indiscusso alla quale tutti devono obbedire in silenzio. Già da bambina, l’indole la porta a essere la ribelle della famiglia e tutto quello che fa è in contrapposizione con le regole impartite dal capobranco. La sua adolescenza è quella di una ragazza piena di limitazioni: no alle discoteche, poca confidenza ai maschi, no alle uscite fino a tarda notte e no a tutte quelle cose che una ragazzina vorrebbe e dovrebbe fare. Subito dopo il diploma, trova un ottimo lavoro che la rende autonoma, ma vivendo ancora in famiglia, non ancora libera di affrontare quelle esperienze che tanto vorrebbe.

Sovversiva, si infatua di un ragazzo che è tutto l’opposto di quello che ogni genitore desidererebbe per la propria figlia; lo sposa, lo rende padre e, dopo aver capito che il suo matrimonio è diventata un’altra gabbia troppo stretta, fugge lasciando tutto al marito pur di poter vivere libera la propria maternità e la propria vita senza avere attorno qualcun altro che le dica cosa fare e cosa no. Seppur il suo lavoro sia molto impegnativo e fare la mamma sola la spaventi non poco, riesce a ritagliare un po’ di tempo per sé, per innamorarsi ancora e per realizzare le sue fantasie erotiche che da sempre desidera. Arrivata a cinquantuno anni, un amico la invoglia a mettere per iscritto quelle che sono state le sue esperienze più interessanti e così nasce l’idea per questo libro. Il raccontare alcune delle sue trasgressioni è stato, per lei, come tornare a viverle e voler mandare un segnale a tutte quelle donne tentate dal “peccato”, ma che, per timidezza, senso del pudore o mille altri motivi, non hanno il coraggio di buttarsi in nessuna avventura che non sia “pulita”.

PRESENTAZIONE DEL ROMANZO Olimpia – la docile schiava - Laura Magnani


 


Titolo: Olimpia – la docile schiava vol. I

Autore: Laura Magnani

Editore: Eroscultura Editore

Pagine: 146

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 9€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: erotico dominazione BDSM

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In vendita dal 1° ottobre 2021

 

Sinossi

Olimpia, una donna che si definisce normale. Non credetele. È una donna straordinaria, ogni uomo la vorrebbe al proprio fianco. Perché è una docile schiava? No! Certo, anche per quello, ma chi ama e pratica il BDSM, sa che la vera Padrona è la schiava. È lei che scegli da chi farsi dominare, è lei che ammalia, seduce, soddisfa, per il proprio piacere, per quello del “Padrone”, perché donare piacere è esso stesso piacere e potere. Olimpia vi porterà in un viaggio misterioso tra uomini affascinanti, perversi, in un crescendo erotico eccitante e conturbante. Un romanzo perfetto per chi volesse imparare come dare nuovi stimoli in un rapporto stanco. Anche se… non tutto è come sembra, e la sorpresa può scattare da un momento all’altro! E non è finita qui: vi innamorerete di Olimpia e vorrete leggere le altre storie in preparazione. A presto.

 

Biografia

 

Laura Magnani, infermiera per lavoro e scrittrice per amore.

Olimpia è il mio primo romanzo di genere erotico. Scriverlo è stata una bella sfida, passare dalle favole a un romanzo non è stato facile. È la storia di una ricostruzione, di una vita spezzata e di una donna che decide di raccogliere i frammenti di se stessa e ricominciare. Sceglie un modo inusuale, coraggioso, ma alla fine ce la fa.

Mi sono divertita, emozionata, e parola dopo parola, Olimpia ha iniziato a vivere. Sono certa che molte donne si ritroveranno in lei.

E non mi fermerò, sentirete ancora parlare di Olimpia.

 

 

 

Estratto

Arrivo all’appuntamento, ormai è buio, entro nella stanza, Cosimo ha apparecchiato, in un attimo sono nuda, mangiamo velocemente, apriamo il vino, ci scambiamo qualche pezzo di dolce.

Ridiamo da matti quando accende le candele, sono rosse di quelle votive un po’ fuori luogo ma penso che il profano quando raggiunge certe vette, diventi sacro.

La stanza ora è rossa, iniziano i giochi.

Sono una gatta e lui compra i gomitoli per farmi divertire. Dalla borsa delle meraviglie prende un giocattolo, mi fa stendere sul letto a gambe divaricate, mi penetra a fondo con quello e con le dita solletica il culo, sono così bagnata che scivolano dentro in un attimo.

Ho la pelle che brucia, mi metto sopra di lui e cominciò a muovermi. Cosimo ha uno sguardo che non voglio dimenticare mai più, mi desidera ma mi scopa con distacco come se mi facesse una concessione e questo mi fa impazzire.

Mi ferma, si alza, è dritto davanti a me, mi fa colare la saliva sulla bocca, io lo aspetto ubbidiente, in ginocchio.

Sono una schiava.

Tengo le mani dietro la schiena, non voglio muovermi, chiudo gli occhi e aspetto.

Ho voglia di godere e di sentirlo godere ma è ancora presto, devo essere paziente, intanto la mia pelle bianca risalta nella luce rossa delle candele.

 

Mi rimette a sedere sul letto poi mi fa stendere, gambe aperte e braccia tese, gli occhi ancora chiusi. Cosimo mi penetra con le dita prima una poi due, mi sussurra quante ne sta usando, ogni tanto avvicina il cazzo alla mia bocca ma per pochissimo tempo, questa è un’altra concessione.

“Non te lo meriti, troia” mi sussurra piano all’orecchio.

Quattro dita nella fica e il mio sesso si apre e si chiude ritmicamente, lo percepisce anche lui, mi giro e comincio a toccarmi sono piena di lui, la sua mano si chiude a pugno e spinge, inizia un orgasmo, inizia un viaggio, non ho idea se riuscirò a tornare.

Questo inatteso fisting mi porta lontano, ai confini di un piacere inesplorato.

Non respiro, mi sta premendo il viso contro il cuscino, ha capito che la mancanza d’aria mi eccita, lo so, è pericoloso ma aumenta il mio desiderio, mi fido di lui, mi accarezza la schiena e la morde.

Sono sua.

Al mattino facciamo ancora l’amore, si muove lentamente dentro di me. Ci baciamo a lungo, le nostre lingue ripercorrono i passi di tango.

Indugia dentro la fica che è scandalosamente bagnata e sciabordante. Il mio piacere è un’onda che travolge anche lui.

“Non fermarti.” Lo sento godere, il suo spruzzo potente si schianta sull’utero, lo percepisco molto bene, qualche goccia di sudore gli cola sulla guancia.

Ci rivestiamo in silenzio, le parole sono superflue abbiamo parlato attraverso i nostri corpi, sono piena del suo nettare, delle sue mani, e sono ancora sua.

Con la mente continuo a fare l’amore con lui.

Lo saluto con un bacio sfiorato sulle labbra e torno alla mia vita.

 

La primavera è nell’aria, nella natura, nel cielo terso di marzo.

Gli scrivo se è disponibile per una lezione.

“Oggi alle sedici” la risposta.

Esco prima dal lavoro e corro da lui, i ricordi bruciano e vorrei che mi scopasse lì sul pavimento ma devo saper aspettare. Cominciamo a ballare, il suo abbraccio è come tornare da un lungo viaggio.

“Senti, sta suonando Volver non è un caso.” Mi sta insegnando a sentire il pavimento.

“Accarezzalo” mi sussurra “entra ed esci” come il suo sesso dentro di me o le dita magiche.

Non è semplice, la mente lo comprende ma il piede a volte è anarchico, continuiamo la lezione e intanto parliamo di donne, di cosa farei se ne avessi una a disposizione.

Una schiava per una schiava.

La immagino nuda e prona mentre la penetro con lo strap on, la scopo ritmicamente mentre il mio Master mi allarga il culo.

Mentre viaggio con la mente sempre più porca, sempre più troia, Cosimo mi indica il pavimento.

“Usalo come fosse la tua schiava” e finalmente lo sento.

Gli stringo la gamba, la fica cola di piacere e vengo accompagnata dalla sua voce mentre accarezzo il legno del parquet che sembra vivo, fatto di carne.

Gli incontri si fanno più frequenti, il 3 è il nostro numero fortunato, la nostra alcova, la nostra tregua. Per questo appuntamento indosso un bustino nero intrecciato sui seni, fa intravedere i capezzoli turgidi. Mangiamo, ci baciamo con in bocca il gusto del vino e del sesso.

Cosimo a volte è un uomo ruvido, prende ciò che è suo ma è un uomo ferito. Intrappolato in un matrimonio fallito e infelice, proprio come me.

Mi fa chinare sul tavolo e mi lega, sono esposta e inerme. Mi infila delle palline nel culo, a una a una, le conta a voce alta. tutte, fino in fondo. Il mio cervello ancora una volta esplode.

Inizia a scoparmi, ma ha già in mente un altro gioco. Mi slega, ma solo per farmi piegare sulle sue ginocchia: inizia a sculacciarmi.

Era quello che sognavo!

“Di più, voglio sentire la pelle bruciare” gli dico con la voce strozzata. Lui mi infligge degli schiaffi sulle natiche roventi, a ogni colpo le vibrazioni del mio corpo sbattuto riverberano sulla clitoride, avvicinandomi all’orgasmo.

Poi, la fica la penetra con le dita, intanto i capezzoli strusciano contro le sue gambe. Mi prende per mano e mi porta sul letto mi gira a pancia in giù e mi ammanetta alla spalliera.

Ho le braccia molto tese, mi fanno male, lui lo sa ma mi lascia in quella posizione.

Sono una schiava, non ho diritto di lamentarmi. Mi lecca il buco del culo, sento la saliva colare, è meraviglioso e dimentico il dolore agli arti. La lingua scorre tra le natiche. La punta mira al fiorellino e cerca di forzarlo, quasi ci riesce.

Il piacere mi rilassa, sono pronta per essere montata. Con le mani mi allarga il culo, lo penetra con le dita, poi appoggia il cazzo durissimo. Avanza centimetro per centimetro, mi sto lentamente adattando, poi l’affondo finale, devastante, inesorabile.

Soffro e godo come una pazza, come una troia. È una danza spietata l’orgasmo arriva presto, è forte e sfacciato, quasi simultaneo, gode anche lui e gli umori si mescolano.

Mi gira e mi immobilizza di nuovo, questa volta lega anche le caviglie, estrae dalla borsa le pinzette con dei pesi attaccati, le serra sui capezzoli mi strappa un gemito ma mi intima di non lamentarmi, di resistere.

Non è facile ma devo farcela.

 Poi avvicina un fallo a pochi centimetri dalla fica. Comincia a toccarmi, inarco la schiena e questo movimento stringe ancora di più le corde, il metallo delle manette lacera superficialmente i polsi. Non vedo Cosimo, mi ha bendata, sono un animale in gabbia, cerco solo di soddisfare il mio piacere. Arrivo a toccare il fallo, mi penetro da sola, Cosimo lo spinge più a fondo so che mi sta guardando e intanto si masturba.

Ci fermiamo per pochi minuti, vicini, abbracciati in fondo c’è dolcezza nel nostro prenderci.

Dovrei andare ma il mio Master mi chiede ancora una volta, obbedisco, sono la sua schiava.

Non mi basta mai, ho fame di lui e vorrei mangiarlo ma non mi sazierei. È sopra di me, lo abbraccio, lo stringo con le gambe.

“Più a fondo, non ti fermare.”

Lo sento che gode, è l’unico momento in cui lo vedo nudo e fragile.

Ritorno a casa e mi guardo allo specchio, ho i segni del suo passaggio. Sorrido soddisfatta e appagata. Sono una brava schiava.

 


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