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PRESENTAZIONE DEL ROMANZO Olimpia – la docile schiava - Laura Magnani


 


Titolo: Olimpia – la docile schiava vol. I

Autore: Laura Magnani

Editore: Eroscultura Editore

Pagine: 146

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 9€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: erotico dominazione BDSM

Link Amazon https://amzn.to/3l6QM5K

In vendita dal 1° ottobre 2021

 

Sinossi

Olimpia, una donna che si definisce normale. Non credetele. È una donna straordinaria, ogni uomo la vorrebbe al proprio fianco. Perché è una docile schiava? No! Certo, anche per quello, ma chi ama e pratica il BDSM, sa che la vera Padrona è la schiava. È lei che scegli da chi farsi dominare, è lei che ammalia, seduce, soddisfa, per il proprio piacere, per quello del “Padrone”, perché donare piacere è esso stesso piacere e potere. Olimpia vi porterà in un viaggio misterioso tra uomini affascinanti, perversi, in un crescendo erotico eccitante e conturbante. Un romanzo perfetto per chi volesse imparare come dare nuovi stimoli in un rapporto stanco. Anche se… non tutto è come sembra, e la sorpresa può scattare da un momento all’altro! E non è finita qui: vi innamorerete di Olimpia e vorrete leggere le altre storie in preparazione. A presto.

 

Biografia

 

Laura Magnani, infermiera per lavoro e scrittrice per amore.

Olimpia è il mio primo romanzo di genere erotico. Scriverlo è stata una bella sfida, passare dalle favole a un romanzo non è stato facile. È la storia di una ricostruzione, di una vita spezzata e di una donna che decide di raccogliere i frammenti di se stessa e ricominciare. Sceglie un modo inusuale, coraggioso, ma alla fine ce la fa.

Mi sono divertita, emozionata, e parola dopo parola, Olimpia ha iniziato a vivere. Sono certa che molte donne si ritroveranno in lei.

E non mi fermerò, sentirete ancora parlare di Olimpia.

 

 

 

Estratto

Arrivo all’appuntamento, ormai è buio, entro nella stanza, Cosimo ha apparecchiato, in un attimo sono nuda, mangiamo velocemente, apriamo il vino, ci scambiamo qualche pezzo di dolce.

Ridiamo da matti quando accende le candele, sono rosse di quelle votive un po’ fuori luogo ma penso che il profano quando raggiunge certe vette, diventi sacro.

La stanza ora è rossa, iniziano i giochi.

Sono una gatta e lui compra i gomitoli per farmi divertire. Dalla borsa delle meraviglie prende un giocattolo, mi fa stendere sul letto a gambe divaricate, mi penetra a fondo con quello e con le dita solletica il culo, sono così bagnata che scivolano dentro in un attimo.

Ho la pelle che brucia, mi metto sopra di lui e cominciò a muovermi. Cosimo ha uno sguardo che non voglio dimenticare mai più, mi desidera ma mi scopa con distacco come se mi facesse una concessione e questo mi fa impazzire.

Mi ferma, si alza, è dritto davanti a me, mi fa colare la saliva sulla bocca, io lo aspetto ubbidiente, in ginocchio.

Sono una schiava.

Tengo le mani dietro la schiena, non voglio muovermi, chiudo gli occhi e aspetto.

Ho voglia di godere e di sentirlo godere ma è ancora presto, devo essere paziente, intanto la mia pelle bianca risalta nella luce rossa delle candele.

 

Mi rimette a sedere sul letto poi mi fa stendere, gambe aperte e braccia tese, gli occhi ancora chiusi. Cosimo mi penetra con le dita prima una poi due, mi sussurra quante ne sta usando, ogni tanto avvicina il cazzo alla mia bocca ma per pochissimo tempo, questa è un’altra concessione.

“Non te lo meriti, troia” mi sussurra piano all’orecchio.

Quattro dita nella fica e il mio sesso si apre e si chiude ritmicamente, lo percepisce anche lui, mi giro e comincio a toccarmi sono piena di lui, la sua mano si chiude a pugno e spinge, inizia un orgasmo, inizia un viaggio, non ho idea se riuscirò a tornare.

Questo inatteso fisting mi porta lontano, ai confini di un piacere inesplorato.

Non respiro, mi sta premendo il viso contro il cuscino, ha capito che la mancanza d’aria mi eccita, lo so, è pericoloso ma aumenta il mio desiderio, mi fido di lui, mi accarezza la schiena e la morde.

Sono sua.

Al mattino facciamo ancora l’amore, si muove lentamente dentro di me. Ci baciamo a lungo, le nostre lingue ripercorrono i passi di tango.

Indugia dentro la fica che è scandalosamente bagnata e sciabordante. Il mio piacere è un’onda che travolge anche lui.

“Non fermarti.” Lo sento godere, il suo spruzzo potente si schianta sull’utero, lo percepisco molto bene, qualche goccia di sudore gli cola sulla guancia.

Ci rivestiamo in silenzio, le parole sono superflue abbiamo parlato attraverso i nostri corpi, sono piena del suo nettare, delle sue mani, e sono ancora sua.

Con la mente continuo a fare l’amore con lui.

Lo saluto con un bacio sfiorato sulle labbra e torno alla mia vita.

 

La primavera è nell’aria, nella natura, nel cielo terso di marzo.

Gli scrivo se è disponibile per una lezione.

“Oggi alle sedici” la risposta.

Esco prima dal lavoro e corro da lui, i ricordi bruciano e vorrei che mi scopasse lì sul pavimento ma devo saper aspettare. Cominciamo a ballare, il suo abbraccio è come tornare da un lungo viaggio.

“Senti, sta suonando Volver non è un caso.” Mi sta insegnando a sentire il pavimento.

“Accarezzalo” mi sussurra “entra ed esci” come il suo sesso dentro di me o le dita magiche.

Non è semplice, la mente lo comprende ma il piede a volte è anarchico, continuiamo la lezione e intanto parliamo di donne, di cosa farei se ne avessi una a disposizione.

Una schiava per una schiava.

La immagino nuda e prona mentre la penetro con lo strap on, la scopo ritmicamente mentre il mio Master mi allarga il culo.

Mentre viaggio con la mente sempre più porca, sempre più troia, Cosimo mi indica il pavimento.

“Usalo come fosse la tua schiava” e finalmente lo sento.

Gli stringo la gamba, la fica cola di piacere e vengo accompagnata dalla sua voce mentre accarezzo il legno del parquet che sembra vivo, fatto di carne.

Gli incontri si fanno più frequenti, il 3 è il nostro numero fortunato, la nostra alcova, la nostra tregua. Per questo appuntamento indosso un bustino nero intrecciato sui seni, fa intravedere i capezzoli turgidi. Mangiamo, ci baciamo con in bocca il gusto del vino e del sesso.

Cosimo a volte è un uomo ruvido, prende ciò che è suo ma è un uomo ferito. Intrappolato in un matrimonio fallito e infelice, proprio come me.

Mi fa chinare sul tavolo e mi lega, sono esposta e inerme. Mi infila delle palline nel culo, a una a una, le conta a voce alta. tutte, fino in fondo. Il mio cervello ancora una volta esplode.

Inizia a scoparmi, ma ha già in mente un altro gioco. Mi slega, ma solo per farmi piegare sulle sue ginocchia: inizia a sculacciarmi.

Era quello che sognavo!

“Di più, voglio sentire la pelle bruciare” gli dico con la voce strozzata. Lui mi infligge degli schiaffi sulle natiche roventi, a ogni colpo le vibrazioni del mio corpo sbattuto riverberano sulla clitoride, avvicinandomi all’orgasmo.

Poi, la fica la penetra con le dita, intanto i capezzoli strusciano contro le sue gambe. Mi prende per mano e mi porta sul letto mi gira a pancia in giù e mi ammanetta alla spalliera.

Ho le braccia molto tese, mi fanno male, lui lo sa ma mi lascia in quella posizione.

Sono una schiava, non ho diritto di lamentarmi. Mi lecca il buco del culo, sento la saliva colare, è meraviglioso e dimentico il dolore agli arti. La lingua scorre tra le natiche. La punta mira al fiorellino e cerca di forzarlo, quasi ci riesce.

Il piacere mi rilassa, sono pronta per essere montata. Con le mani mi allarga il culo, lo penetra con le dita, poi appoggia il cazzo durissimo. Avanza centimetro per centimetro, mi sto lentamente adattando, poi l’affondo finale, devastante, inesorabile.

Soffro e godo come una pazza, come una troia. È una danza spietata l’orgasmo arriva presto, è forte e sfacciato, quasi simultaneo, gode anche lui e gli umori si mescolano.

Mi gira e mi immobilizza di nuovo, questa volta lega anche le caviglie, estrae dalla borsa le pinzette con dei pesi attaccati, le serra sui capezzoli mi strappa un gemito ma mi intima di non lamentarmi, di resistere.

Non è facile ma devo farcela.

 Poi avvicina un fallo a pochi centimetri dalla fica. Comincia a toccarmi, inarco la schiena e questo movimento stringe ancora di più le corde, il metallo delle manette lacera superficialmente i polsi. Non vedo Cosimo, mi ha bendata, sono un animale in gabbia, cerco solo di soddisfare il mio piacere. Arrivo a toccare il fallo, mi penetro da sola, Cosimo lo spinge più a fondo so che mi sta guardando e intanto si masturba.

Ci fermiamo per pochi minuti, vicini, abbracciati in fondo c’è dolcezza nel nostro prenderci.

Dovrei andare ma il mio Master mi chiede ancora una volta, obbedisco, sono la sua schiava.

Non mi basta mai, ho fame di lui e vorrei mangiarlo ma non mi sazierei. È sopra di me, lo abbraccio, lo stringo con le gambe.

“Più a fondo, non ti fermare.”

Lo sento che gode, è l’unico momento in cui lo vedo nudo e fragile.

Ritorno a casa e mi guardo allo specchio, ho i segni del suo passaggio. Sorrido soddisfatta e appagata. Sono una brava schiava.

 


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PRESENTAZIONE DEL ROMANZO Socc’mel - Ivano Mingotti


 


Titolo: Socc’mel

Autore: Ivano Mingotti

Editore: Brè Edizioni

Pagine: 184

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 12€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: umoristico, dissacrante surreale fantasy

Link Amazon https://amzn.to/3BI9TsG

In vendita dal 2 ottobre 2021

 

SINOSSI

 

Pietro è un truffatore senza remore né paura; gode del brivido di fregare l'altro e di scamparla, e la sua vita è costellata da continue fughe e tradimenti. Un bel giorno, però, il mondo decide di finire. E Pietro non può certo truffare l'Apocalisse. Una tragicommedia ambientata nell’Italia attuale, mentre i Quattro Cavalieri danno fuoco al mondo e Gesù Cristo fa surf sulla Statale 33. Un romanzo dissacrante, divertente, per sorridere mentre si riflette su concetti profondi.

 

 


 

Biografia 

Ivano Mingotti, classe 1988, è autore di romanzi, sceneggiatore e creator. Ha all'attivo 13 romanzi pubblicati per medio-piccoli editori, 3 sceneggiature teatrali depositate in SIAE e gestisce il canale Youtube “BookTopics” attraverso il quale intervista personalità di spicco del panorama nazionale italiano (tra gli altri Marco Rizzo, Cicap, Inaf, etc.). Ha gestito per anni le collane Nuove Luci e Idea di Amande Edizioni.

 

 

Estratto

 

Sì, Lui. Per la terza volta di fila passa davanti a casa mia pattinando sulla via, avanti e indietro. La veste lunga, di un bianco candido, una coroncina sulla testa, lunghi capelli sulla carnagione olivastra. Sì, schettina direttamente sul cemento. Peccato che non indossi nessun pattino, sta pattinando sulla strada a piedi nudi, così come camminava un tempo sull’acqua, a quanto si dice. Perché non può essere che lui.

Gesù Cristo.

Rimango sbalordito a osservarlo, il ciuchino che lo fissa mentre torna e va, torna e va di nuovo. Mi chiedo se sia qui per me o se si stia solo divertendo, certo la coincidenza è devastante. Tasto il bancone della cucina con la punta delle dita in cerca del bicchiere d’acqua lasciato poco prima senza scollarmi dalla finestra, e non riesco a slacciare gli occhi da Lui. È pure bravo, a pattinare. Insomma, mi verrebbe da dire che pattina da Dio, ma è troppo scontata come battuta.

Alla quinta volta che passa mi nota di sfuggita, e al suo ritorno fa un breve giro su se stesso tenendo i piedi a papera, quindi si mette anche Lui a fissarmi. Rimaniamo così per chissà quanto.

«Ehi!» mi strilla dalla strada.

Io mi guardo intorno, cerco alle mie spalle, quindi punto un dito sul mio petto, come a chiedere se si stia rivolgendo davvero a me.

«Vedi qualcun altro?» mi fa.

Scuoto la testa, no, è ovvio che stia parlando con me.

«Ti ho visto che mi spiavi» grida.

Gesticolo, gli faccio capire che no, non stavo assolutamente spiando. Quello viene più vicino, pattinando ora anche sull’erba del giardino, deviando per superare ciuchino con una manovra elegante, quindi arrivando alla finestra, a pochi centimetri dalla mia faccia. Batte sul vetro.

«Apri.»

Annuisco, e cerco un modo per girare la maniglia. Sono nervoso, impacciato, ho davvero difficoltà ad aprire.

«Va bene, ho capito» e batte le mani. Incredibilmente, la finestra mi si apre davanti, come se il vetro non fosse mai esistito, mentre una breve brezza prende a solleticarmi il viso. Sento l’odore di Gesù Cristo, è buono: non so che profumo mi ricordi, ma qualcosa di ricco, fruttato.

«Allora, perché mio padre ti manda a spiarmi?» mi chiede.

«No no, io...»

«Dai, per favore. Non c’è bisogno di fare tutti questi giri. Cosa ti ha promesso?»

«No no, sul serio, non la stavo guardando, io...» cerco di farfugliare qualcosa.

«Come no.»

«No no, glielo giuro!»

«Certo, stavi solo sorseggiando un bicchiere di vino guardando le nuvole in cielo, vero?»

«No no, è acqua!» mi volto per cercare il bicchiere e farglielo vedere. Lo prendo in mano, e appena mi volto per mostrarglielo il contenuto si rabbuia, diventa violaceo, è tale e quale al vino rosso. Porco cane.

«Eh lo so, succede.»

«Ma io...» farfuglio di nuovo. Porto il bicchiere davanti al volto, cerco di capire.

«Piaciuto? Te l’ho fatto addirittura no look. Figo, no?» sembra divertito.

«Sì, figo.»

«Assaggia, su.»

Annuisco. Porto il bicchiere alla bocca con una certa paura, quindi butto giù un sorso. Che Dio mi fulmini se non è Barbera.

«O preferivi un Sangue di Giuda?» mi chiede, divertito.

«No no.»

«Allora, perché mi vuol far spiare?»

«Non lo so, io ero soltanto...» non faccio in tempo a finire la frase che mi ficca un indice teso davanti alla bocca.

«Shhhh. Non c’è bisogno. So benissimo quanto può essere persuasivo mio padre, su. Che ti ha promesso, la vita eterna? Un posto alla sua destra? No, aspetta!»

«Cosa?» cerco di mormorare, con la bocca mezza tappata dal suo dito.

«Un attico in Paradiso. Ecco, lo sapevo, di nuovo. Santo cielo!» e finalmente mi toglie il dito dalla bocca.

«Io non...»

«No no no, lo capisco. Voi mortali siete così, non potete farci niente. Vi fanno una promessa, vi prendete bene, e tac, ci cascate. Che poi non capisco perché voglia farmi spiare. È la fine del mondo, potrò divertirmi un po’, no?»

Annuisco, sono decisamente spaventato: ho notato sotto il dito teso una delle due stigmate, in pieno palmo.

«Vabbè dai, perdonato, non ti preoccupare. Ma tu come ti chiami, hai detto?»

«Pietro.»

«Ah sì, Pietro. Bel nome eh. Eh, certo che... no no, scusami, solo brutti ricordi. Quando un amico ti tradisce così, sai...»

«Ti tradisce?»

«Sì sì, tradisce, tradisce. Ma roba di secoli fa, non preoccuparti. È che è un po’ una ferita aperta» e si strofina il mento con la mano, la stigma in bella vista.

«Eh, aperta» mormoro.

«Che devo dirti la verità, eh, dopo quella storia della crocifissione avevo anche una mezza idea di mandarvi tutti a fanculo e chiedere a papà il favore di mandarvi all’inferno, ma sai, mio padre non avrebbe mai accettato. Sai com’è, il suo grande piano.»

«All’inferno?» biascico.

«Sì, l’inferno. Sai, quello con le fiamme altissime, i diavoli che ti pungono il sedere, le punizioni. L’inferno, insomma. Te ne avrà parlato papà.»

«In realtà no.»

«Ma sì, Pietro, dai, lo so che usa sempre la minaccia dell’inferno con voi, non fare il timido. A me puoi anche dirlo, a volte è davvero antipatico. Sì, molto antipatico, a volte. È che quando sei lassù ti credi chissà chi e... capisci?»

«Certo, certo» butto giù un altro sorso di vino. Me ne servirebbe una bottiglia intera, diamine. Continuo a fissargli le stigmate, e dalla fronte ha cominciato a scendergli una lacrima di sangue.

 


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PRESENTAZIONE DEL ROMANZO I GIORNI BUOI DELLA MILANO VIOLENTA - Marcello Iori e Antony Piemontese

 


 

Titolo: I giorni buoi della Milano violenta

Autori: Marcello Iori e Antony Piemontese

Editore: Brè Edizioni

Pagine: 272

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 14€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: noir - thriller

Link Amazon https://amzn.to/3C6cooG

In vendita dal 23 agosto 2021


 


Sinossi

Milano è un formicaio impazzito, una metropoli europea cosmopolita e affollata. Lucida e accogliente di giorno, nasconde un lato oscuro che nella quotidianità appare quasi impalpabile. In questo clima frenetico, appare Franz, un uomo di mezza età di origini tedesche, ricco e potente, mosso da motivazioni misteriose e malvagie. 

Vediamo Carmine, un ragazzo di trentanni con un animo buono, sognatore, figlio unico. Abita con la madre in una casa popolare. Sogna di avere un appartamento di proprietà e non dover più litigare con lei perché non arrivano a fine mese.

E poi c’è Michael, la gioventù assetata di potere, cresciuto con la malavita in casa. Deciso a riportare il nome di famiglia agli splendori di un tempo, cercherà contatti e amici per avere il monopolio della droga. Mentre Carmine incontra l’amore, Michael conoscerà Franz e in lui vedrà loscuro e affascinante lasciapassare per il suo sogno. Il sangue trasmesso diventa sangue versato e Michael non perdona, chi tradisce paga con la morte. Il turbine di orrore e morte che provoca, getta Milano nella paura, agitando le forze dellordine. Le stragi richiamano eventi accaduti in passato e il Maresciallo Tanzi sarà costretto a riaprire il caso Milano Violenta. Tuttavia, Michael sembra inarrestabile e introvabile, sorretto, inizialmente, dalle informazioni che gli passa il brigadiere Foschi. Foschi, frustrato da ciò che ha fatto, cercherà le forze e le giuste motivazioni per correggere gli errori commessi.

 

Biografie

Marcello Iori vive e lavora a Bournemouth (Regno Unito) dal 2018. Ha pubblicato il suo primo libro nel 2007, un fantasy dal titolo 5 (Firenze Libri). Per i successivi dieci anni si occupa di benessere e cucina naturale. Continuando a scrivere nel tempo libero, dopo un lungo periodo di silenzio, decide di proporre di nuovo i propri scritti agli editori. Nel 2018 pubblica Il Ponte Oscuro dell’Anima (Il Seme Bianco) e nel 2019 la prima parte di una serie fantasy: Terre Deus Dominus Vol. 1 - Uno Yogi, l’Apprendista e il suo Falco (Lettere Animate). Gestisce il blog lastradaperilrisveglio.it

Antony Piemontese (nome d’arte) attualmente lavora come editor per Marco Montemagno. Nel 2010 decide di frequentare il corso di regia e sceneggiatura presso l’accademia nazionale del cinema a Bologna. Da lì inizia ad avvicinarsi alla settima arte e prova a cimentarsi nella realizzazione di vari cortometraggi, iniziando a collaborare con vari film-maker milanesi.

Realizza nel 2013 il suo primo cortometraggio What’s up finalista in alcuni festival. Nel 2014 realizza la puntata pilota della web-serie Domina xx, da cui è stata tratta una serie tv in trattativa per la realizzazione. E sempre nel 2014 realizza il cortometraggio Una libbra di carne, premiato da Gigi Proietti.

Negli ultimi anni si dedica al video-making realizzando diversi videoclip musicali e video fashion per diversi marchi di moda.

Si dedica alla scrittura di alcuni film e serie tv, tra cui Milano Violenta.


Estratto:

«Un Burberry senza ghiaccio.»

Si siede di fronte al bancone del bar mentre stacca il cappello dalla testa.

«Mi spiace, non lo abbiamo» risponde il barista.

Franz guarda alle spalle del ragazzo, le bottiglie degli alcolici si riflettono su pezzi di specchi affissi ai muri. Intravede sé stesso, una metà del suo viso e la schiena ingobbita di un ragazzo forse di vent’anni che non sembra in salute.

Alla sua età, pensa Franz, papà lo faceva stare dritto, perché se avesse incurvato la schiena in presenza di estranei, poi erano botte. Slacciava la cinghia di cuoio e gliela menava sulle gambe, sulle braccia e, a volte, sulla schiena. La schiena era il pezzo peggiore, significava aver mancato di rispetto, e per mancare di rispetto a suo padre ci voleva poco, bastava una smorfia, o non rispondere immediatamente quando lo chiamava.

Tirava di schiena tre cinghiate, non di più. Persino in un linciaggio, un uomo maturo non resisterebbe a più di cinque o sei frustate. Il corpo cede. La mente si spegne.

«Allora un whisky liscio» come avrebbe detto suo padre.

Non beveva mai prima di incontrare gente, prima di doversi curare per farsi presentabile. Ma a fine giornata andava in quel suo locale preferito, ordinava un paio di whisky, li buttava giù velocemente e poi tornava a casa cantando il giuramento a Hitler delle SS.

«Ich schwöre Dir, Adolf Hitler, als Führer und Kanzler des Deutschen Reiches Treue und Tapferkeit. Wir geloben Dir und den von Dir bestimmten Vorgesetzten Gehorsam bis in den Tod. So wahr mir Gott helfe!»

«Okay, perfetto.»

La figura di un altro ragazzo lo distrae. Lo aspettava. Si siede di fianco ai due amici. Sono ragazzi della stessa età. Anche se seduti senza poggia schiena, tengono il busto abbastanza eretto, soprattutto colui che aspettava, quello che ha parlato con i ragazzi al tavolo e ne ha fatto scappare uno che poi ha urtato la sua spalla.

Pessimo umore.

«Abbiamo fatto incazzare la banda dei marocchini» dice uno di loro.

«Bene. Ora andate al parco a fare girare un po’ di fumo al posto di quei pisciatori» ordina il ragazzo per cui è venuto fin lì.

«Va bene» dice il terzo.

Arriva il whisky mentre gli amici del suo uomo si alzano.

Franz nota le strette di mano, sicure, forti. Loro emanano un profumo commerciale, misto agli odori di chi fuma sigarette e beve ogni ora il caffè per tirarsi su.

Il suo uomo fa un cenno con le dita al cameriere, che gli porta subito da bere.

Niente parole.

 

Michael si sente fissato, una sensazione spigolosa, come quando ti puntano una pistola alla schiena e anche se la canna non è a contatto con la tua pelle, la senti, come se fosse un’anima fatta di energia solare.

Prende il cocktail e lo alza in un gesto di brindisi nella direzione dell’anziano. L’altro fa lo stesso. Quel tipo gli ricorda le case antiche, quelle con quadri dei primi del ‘900 e i mobili che scricchiolano e sanno di robe nascoste.

È elegante, possiede un’espressione gentile e saggia. Quando gli occhi si posano sui suoi li schiaccia come certi cartoni animati, paiono ciglia di luna quando si è completamente svuotata dal riflesso della luce emessa dalla terra.

Fa per girarsi e tornare ai suoi soliti pensieri, quando quello gli dice: «Lo sapevi che Hitler è ancora vivo?»


7

Non sempre tutto va per il verso giusto. Oggi, poi, è una giornata di merda.

«Finirà» si dice.

Mette il guinzaglio a Pinko, che gli scodinzola intorno, ed escono di casa.

Mamma lo aveva portato via da una cucciolata, un’amica che non poteva permettersi di tenerne altri in giardino. Aveva accettato di prenderne uno con sé per compagnia, con lui si sente meno sola ma sa che appena le girano, lo chiude in bagno per non vederlo.

L’anno scorso Pinko aveva solo pochi mesi, era vivace, di notte girava per casa e si lamentava perché non c’era nessuno. Teresa aveva deciso che il bagno sarebbe stata la sua cuccia per un po’. All’inizio lo si sentiva abbaiare con una voce stridula, grattare con quelle sue zampine nere la porta.

Quando rientrava alle prime luci dell’alba, dopo le serate al Six East, lo liberava dal carcere di mamma, e Pinko era tutta una gioia, gli girava intorno, voleva essere preso in braccio. Uno Schnauzer taglia media molto vivace.

Teresa gli aveva lasciato una lettiera dove fare i bisogni ma non aveva mai imparato a usarla. Le aveva detto che non era un gatto, ma nemmeno lui sapeva se potesse realmente servire. Così lo portava a spasso, giravano il quartiere e sedevano a una panchina a osservare il sole levarsi oltre la tangenziale che allo scoccare delle sette si riempiva di macchine. L’odore malsano delle marmitte giungeva in poco meno di mezz’ora. Lo odiava.

Pinko tira il guinzaglio verso il prato delimitato dal marciapiede, sente l’odore di altri cani, forse anche dei gatti, ne è piena la zona. Carmine alza lo sguardo alla tangenziale, c’è meno traffico e le macchine sono fugaci brillii che scivolano nella notte.

È un anno che ci pensa, ha iniziato proprio in quelle mattine a spasso con Pinko, l’idea di andare via, avere una casa propria o in una zona tranquilla di Milano, magari in periferia per pagare meno l’affitto. Non hanno i soldi per una casa tutta loro, papà ha lasciato una esigua eredità ma Teresa con quella ha dovuto pagare i suoi debiti.

Hanno venduto la Mercedes per saldare un guaio il cui unico intestatario era mamma.

Loro erano già divisi, ma si comportavano come se fossero ancora insieme. Papà, però, aveva perso il lavoro, un brutto colpo, una di quelle cose che non ti aspetti. Il suo rimedio alla delusione era passare intere giornate a sbronze e sesso.

Mamma sapeva della droga.

Mamma sapeva tante cose.

Così lei si è accollata un prestito per aiutarlo.

Scuote la testa, meglio non ricordare. Teresa non gli ha mai detto veramente nulla di quella storia, solo accenni, che poi erano le sue grida da arrabbiata per dare tutta la colpa al suo vecchio, per fargli capire che potevano stare meglio, che lui aveva rovinato la loro vita.

Fanculo.

Basta rimorsi.

«Andiamo di qui.»

 

C’è un piccolo parco, una zona di case popolari, sul fianco ci passa una strada che di giorno fa impazzire gli automobilisti. Se va dritto arriva a Corsico, Trezzano o, alle sue spalle, Lorenteggio.

Pinko tira, ma Carmine si ferma su una panchina. È tardi, troppo tardi per stare fuori. L’aria è fresca, si respira bene, forse anche grazie al verde, e agli alberi che con il vento portano frescura. Si chiede per quale cavolo di motivo li taglino in città che poi tutti si lamentano per il caldo eccessivo.

Brontola tra sé il suo dissenso mentre si accende una sigaretta. Non gli piace farsi vedere in giro con l’elettronica, pensa sia da sfigati. Si fuma quelle con la paglietta dentro, da veri uomini.

Anche i latinos seduti sull’altro lato, intenti a bere birra e passarsi la droga, fumano ridendo a battute nella loro lingua.

Li guarda di sottecchi per non destare sospetti. Hanno una radiolina, sputa fuori la loro musica, qualcuno danza con una bottiglia di birra in mano, un sorriso a mille denti. Forse ci sono un paio di donne. Si divertono.

Forse anche quella è droga che arriva da Michael, dal suo piccolo grande impero. Non lo sa, se ne fotte. E poi Michael vuole che ne stia alla larga, che con quei giri si rischia di morire.

Si chiede se sia stato uno dei suoi a uccidere quel marocchino, l’altro giorno.

Pinko annusa dei fili d’erba, con i dentini cerca di strapparne alcuni. Lo vede grazie alla luce di un lampione.

Poi arriva un messaggio. È Miriam.

Ehi. La pausa sigaretta senza di te non è la stessa…

Eh già… a chi le scrocchi ora?

Posa il cellulare sulla panchina. Aspetta.

Serio fissa il cielo, ci sono strati di nuvole piatte, rarefatte, però le stelle sono visibili. Poche, non molte, alcune brillano intensamente. A scuola ha saputo che quelle più luminose sono pianeti.

Ne vorrebbe sapere di più ma il bip del cellulare lo distrae. Getta fuori il fumo e guarda il messaggio.

Senti, mi dispiace per oggi. Mi hanno detto che Mario è stato un vero stronzo.

Se vuoi posso parlargli e…

Fa un sospiro e poi scrive.

Non servirebbe, sai che mi odia. Aspettava solo l’occasione buona per cacciarmi. Ma sì, chi se ne frega, quando sarò il nuovo Tarantino pagherà per vedere i miei film!

Ridacchia tra sé.

Pinko si è seduto a guardarlo, respira con la lingua di fuori. È buffo, gli fa tenerezza.

«Stai bene tu» gli dice, e quello prende a scodinzolare da fermo.

«Mangi, bevi, caghi e pisci, e nessuno ti dice quello che devi fare. Nessuno ti licenzia. Nessuno ti tira calci nel culo. Lo sai che sei fortunata?»

Arriva un altro messaggio. C’è una faccina che ride di gusto e poi il testo.

Se ti serve un’attrice sappi che alle medie ho fatto la regina della notte nell’opera “Il Flauto Magico”. Okay, devo rientrare che sennò cacciano anche me. Ti scrivo.

Carmine si alza, tira l’ultima unghia di sigaretta e si incammina verso casa, fuori dalla luce sicura del lampione, inghiottito dalla notte e da una musica latina che allontanandosi si abbassa, fino a non rimanerne niente.

Sulla strada, al di là delle cupe palazzine avvolte dalle tenebre, sfreccia un’ambulanza.

Alza di nuovo la testa al cielo chiedendo qualcosa a un dio che forse sta lì, che forse li guarda, che forse può fare qualcosa ma che al momento non sembra interessato alla sua misera vita.

Il telefono gli vibra in tasca. Prima di controllare, cammina resistendo alla voglia di un’altra sigaretta. Poi guarda, è di nuovo lei.

Ma quindi, ora, sparirai per sempre?

Sorride. Quella è una freccia che gli ha aperto il cuore, senza lederlo.

Scrive di getto, senza pensarci.

Sì. Ma prima ti porto a mangiare sushi.

All you can eat, ovviamente, che non ho più una busta paga.

Mette una faccina triste.

Fa in tempo ad arrivare a casa prima della risposta di Miriam. Riesce a immaginarla scrivere una parola dopo l’altra mentre serve cocktail e parla alla gente.

Speravo una cena a lume di candela, ma come primo passo può andare.

 

Domani sera?

Apre il cancello e sale fino a casa. Mamma dorme. Forse dorme già dalle nove.

Libera Pinko e gli dice di fare il bravo che è l’ora del sonno.

Chiude la porta della camera e si siede sul letto. Dal cassetto tira fuori una cornice: la foto di suo padre. Dietro c’è scritto il nome e delle date.

Gennaro Esposito. 17 – 01 – 1960, 21 – 03 – 2009

Posa sul comodino la foto di un uomo che fuma una sigaretta poggiato al cofano della sua Mercedes. Anche se a volte lo odia, in fondo quello è sempre suo padre.

Arriva un altro messaggio. Di nuovo Miriam.

Ok, Quentin. Buona notte.

Al termine del testo c’è una faccina gialla che gli manda un bacio col cuore.

 

 

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