Titolo: Olimpia – la docile schiava vol. I
Autore: Laura Magnani
Editore: Eroscultura Editore
Pagine: 146
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Genere: erotico dominazione BDSM
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In vendita dal 1° ottobre 2021
Sinossi
Olimpia, una donna che si
definisce normale. Non credetele. È una donna straordinaria, ogni uomo la
vorrebbe al proprio fianco. Perché è una docile schiava? No! Certo, anche per
quello, ma chi ama e pratica il BDSM, sa che la vera Padrona è la schiava. È lei
che scegli da chi farsi dominare, è lei che ammalia, seduce, soddisfa, per il
proprio piacere, per quello del “Padrone”, perché donare piacere è esso stesso
piacere e potere. Olimpia vi porterà in un viaggio misterioso tra uomini
affascinanti, perversi, in un crescendo erotico eccitante e conturbante. Un
romanzo perfetto per chi volesse imparare come dare nuovi stimoli in un
rapporto stanco. Anche se… non tutto è come sembra, e la sorpresa può scattare
da un momento all’altro! E non è finita qui: vi innamorerete di Olimpia e
vorrete leggere le altre storie in preparazione. A presto.
Biografia
Laura Magnani, infermiera per lavoro e
scrittrice per amore.
Olimpia è il mio primo romanzo di genere
erotico. Scriverlo è stata una bella sfida, passare dalle favole a un romanzo
non è stato facile. È la storia di una ricostruzione, di una vita spezzata e di
una donna che decide di raccogliere i frammenti di se stessa e ricominciare. Sceglie
un modo inusuale, coraggioso, ma alla fine ce la fa.
Mi sono divertita, emozionata, e parola
dopo parola, Olimpia ha iniziato a vivere. Sono certa che molte donne si
ritroveranno in lei.
E non mi fermerò, sentirete ancora parlare
di Olimpia.
Estratto
Arrivo all’appuntamento, ormai
è buio, entro nella stanza, Cosimo ha apparecchiato, in un attimo sono nuda,
mangiamo velocemente, apriamo il vino, ci scambiamo qualche pezzo di dolce.
Ridiamo da matti quando
accende le candele, sono rosse di quelle votive un po’ fuori luogo ma penso che
il profano quando raggiunge certe vette, diventi sacro.
La stanza ora è rossa,
iniziano i giochi.
Sono una gatta e lui compra i
gomitoli per farmi divertire. Dalla borsa delle meraviglie prende un
giocattolo, mi fa stendere sul letto a gambe divaricate, mi penetra a fondo con
quello e con le dita solletica il culo, sono così bagnata che scivolano dentro
in un attimo.
Ho la pelle che brucia, mi
metto sopra di lui e cominciò a muovermi. Cosimo ha uno sguardo che non voglio
dimenticare mai più, mi desidera ma mi scopa con distacco come se mi facesse
una concessione e questo mi fa impazzire.
Mi ferma, si alza, è dritto
davanti a me, mi fa colare la saliva sulla bocca, io lo aspetto ubbidiente, in
ginocchio.
Sono una schiava.
Tengo le mani dietro la
schiena, non voglio muovermi, chiudo gli occhi e aspetto.
Ho voglia di godere e di
sentirlo godere ma è ancora presto, devo essere paziente, intanto la mia pelle
bianca risalta nella luce rossa delle candele.
Mi rimette a sedere sul letto
poi mi fa stendere, gambe aperte e braccia tese, gli occhi ancora chiusi.
Cosimo mi penetra con le dita prima una poi due, mi sussurra quante ne sta
usando, ogni tanto avvicina il cazzo alla mia bocca ma per pochissimo tempo,
questa è un’altra concessione.
“Non te lo meriti, troia” mi
sussurra piano all’orecchio.
Quattro dita nella fica e il
mio sesso si apre e si chiude ritmicamente, lo percepisce anche lui, mi giro e
comincio a toccarmi sono piena di lui, la sua mano si chiude a pugno e spinge,
inizia un orgasmo, inizia un viaggio, non ho idea se riuscirò a tornare.
Questo inatteso fisting mi
porta lontano, ai confini di un piacere inesplorato.
Non respiro, mi sta premendo
il viso contro il cuscino, ha capito che la mancanza d’aria mi eccita, lo so, è
pericoloso ma aumenta il mio desiderio, mi fido di lui, mi accarezza la schiena
e la morde.
Sono sua.
Al mattino facciamo ancora
l’amore, si muove lentamente dentro di me. Ci baciamo a lungo, le nostre lingue
ripercorrono i passi di tango.
Indugia dentro la fica che è
scandalosamente bagnata e sciabordante. Il mio piacere è un’onda che travolge
anche lui.
“Non fermarti.” Lo sento
godere, il suo spruzzo potente si schianta sull’utero, lo percepisco molto
bene, qualche goccia di sudore gli cola sulla guancia.
Ci rivestiamo in silenzio, le
parole sono superflue abbiamo parlato attraverso i nostri corpi, sono piena del
suo nettare, delle sue mani, e sono ancora sua.
Con la mente continuo a fare
l’amore con lui.
Lo saluto con un bacio
sfiorato sulle labbra e torno alla mia vita.
La primavera è nell’aria,
nella natura, nel cielo terso di marzo.
Gli scrivo se è disponibile
per una lezione.
“Oggi alle sedici” la
risposta.
Esco prima dal lavoro e corro
da lui, i ricordi bruciano e vorrei che mi scopasse lì sul pavimento ma devo
saper aspettare. Cominciamo a ballare, il suo abbraccio è come tornare da un
lungo viaggio.
“Senti, sta suonando Volver
non è un caso.” Mi sta insegnando a sentire il pavimento.
“Accarezzalo” mi sussurra
“entra ed esci” come il suo sesso dentro di me o le dita magiche.
Non è semplice, la mente lo
comprende ma il piede a volte è anarchico, continuiamo la lezione e intanto
parliamo di donne, di cosa farei se ne avessi una a disposizione.
Una schiava per una schiava.
La immagino nuda e prona
mentre la penetro con lo strap on, la scopo ritmicamente mentre il mio Master
mi allarga il culo.
Mentre viaggio con la mente
sempre più porca, sempre più troia, Cosimo mi indica il pavimento.
“Usalo come fosse la tua
schiava” e finalmente lo sento.
Gli stringo la gamba, la fica
cola di piacere e vengo accompagnata dalla sua voce mentre accarezzo il legno
del parquet che sembra vivo, fatto di carne.
Gli incontri si fanno più
frequenti, il 3 è il nostro numero fortunato, la nostra alcova, la nostra
tregua. Per questo appuntamento indosso un bustino nero intrecciato sui seni,
fa intravedere i capezzoli turgidi. Mangiamo, ci baciamo con in bocca il gusto
del vino e del sesso.
Cosimo a volte è un uomo
ruvido, prende ciò che è suo ma è un uomo ferito. Intrappolato in un matrimonio
fallito e infelice, proprio come me.
Mi fa chinare sul tavolo e mi
lega, sono esposta e inerme. Mi infila delle palline nel culo, a una a una, le
conta a voce alta. tutte, fino in fondo. Il mio cervello ancora una volta
esplode.
Inizia a scoparmi, ma ha già
in mente un altro gioco. Mi slega, ma solo per farmi piegare sulle sue
ginocchia: inizia a sculacciarmi.
Era quello che sognavo!
“Di più, voglio sentire la
pelle bruciare” gli dico con la voce strozzata. Lui mi infligge degli schiaffi
sulle natiche roventi, a ogni colpo le vibrazioni del mio corpo sbattuto riverberano
sulla clitoride, avvicinandomi all’orgasmo.
Poi, la fica la penetra con le
dita, intanto i capezzoli strusciano contro le sue gambe. Mi prende per mano e
mi porta sul letto mi gira a pancia in giù e mi ammanetta alla spalliera.
Ho le braccia molto tese, mi
fanno male, lui lo sa ma mi lascia in quella posizione.
Sono una schiava, non ho
diritto di lamentarmi. Mi lecca il buco del culo, sento la saliva colare, è
meraviglioso e dimentico il dolore agli arti. La lingua scorre tra le natiche.
La punta mira al fiorellino e cerca di forzarlo, quasi ci riesce.
Il piacere mi rilassa, sono
pronta per essere montata. Con le mani mi allarga il culo, lo penetra con le
dita, poi appoggia il cazzo durissimo. Avanza centimetro per centimetro, mi sto
lentamente adattando, poi l’affondo finale, devastante, inesorabile.
Soffro e godo come una pazza,
come una troia. È una danza spietata l’orgasmo arriva presto, è forte e
sfacciato, quasi simultaneo, gode anche lui e gli umori si mescolano.
Mi gira e mi immobilizza di nuovo,
questa volta lega anche le caviglie, estrae dalla borsa le pinzette con dei
pesi attaccati, le serra sui capezzoli mi strappa un gemito ma mi intima di non
lamentarmi, di resistere.
Non è facile ma devo farcela.
Poi avvicina un fallo a pochi centimetri dalla
fica. Comincia a toccarmi, inarco la schiena e questo movimento stringe ancora
di più le corde, il metallo delle manette lacera superficialmente i polsi. Non
vedo Cosimo, mi ha bendata, sono un animale in gabbia, cerco solo di soddisfare
il mio piacere. Arrivo a toccare il fallo, mi penetro da sola, Cosimo lo spinge
più a fondo so che mi sta guardando e intanto si masturba.
Ci fermiamo per pochi minuti,
vicini, abbracciati in fondo c’è dolcezza nel nostro prenderci.
Dovrei andare ma il mio Master
mi chiede ancora una volta, obbedisco, sono la sua schiava.
Non mi basta mai, ho fame di
lui e vorrei mangiarlo ma non mi sazierei. È sopra di me, lo abbraccio, lo
stringo con le gambe.
“Più a fondo, non ti fermare.”
Lo sento che gode, è l’unico
momento in cui lo vedo nudo e fragile.
Ritorno a casa e mi guardo
allo specchio, ho i segni del suo passaggio. Sorrido soddisfatta e appagata.
Sono una brava schiava.
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