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COMUNICATO STAMPA - Dashing - Adam - Kylie Gilmore


 

Titolo: Dashing – Adam

Autore: Kylie Gilmore 

Editore: Extra Fancy Books 

Data Uscita: 23 Giugno 2022

Genere: Romance Contemporaneo

ISBN: 978-1-64658-090-3

Pagine: 300

Da amici ad amanti, ma uno di loro è vergine e l’altro non riesce a smettere di pensarci.


Trama: 

Adam

Vero o falso? Uomini e donne non possono essere amici. Ho sempre pensato che fosse vero, finché non ho conosciuto Kayla.

Sì, è una dea, ma il nostro rapporto è completamente platonico. Quindi, quando mi chiede di fingere di essere il suo fidanzato a una festa, ci sto. Specialmente perché ci sarà quel viscido del suo ex. Riuscite a credere che quella serpe l’ha abbandonata all’altare? «Ti copro io le spalle, Kayla.» È a questo che servono gli amici, no? Ma adesso temo di aver recitato troppo bene la mia parte, perché ci stiamo dirigendo verso casa e lei mi confessa che è stanca di conservarsi per il matrimonio e che vuole che sia io il suo primo. Il suo primo!

Non ci riesco. Questa donna ha la parola impegno scritta in fronte. Ed è una cosa che non farò mai. Ho le mie buone ragioni.

Ma quando glielo dico, lei comincia a prendere in considerazione altri candidati. Non posso lasciare che stia con un tizio a caso! E non posso nemmeno superare quel confine. Lei non sa che cosa mi sta chiedendo! Non sa che cosa sta facendo! Qualcuno deve fermarla.


Kayla

Può essere solo Adam.


Commedia romantica standalone con un lieto fine da svenire. Nessun cliffhanger.


Storie scatenate

Fetching - Wyatt (Libro No. 1)

Dashing - Adam (Libro No. 2)

Sporting - Eli (Libro No. 3)

Toying - Caleb (Libro No. 4)

Blazing - Max (Libro No. 5)


Estratto:

Adam

«Vuoi ballare?» mi chiede una voce allegra e nella mia mente risuona un allarme.

Avrei dovuto aspettarmelo, un lento, al ricevimento per il matrimonio dei nostri fratelli. Guardo gli occhi castani brillanti ed entusiasti della mia unica amica donna: Kayla Winters.

È senza dubbio una dea. Per l’occasione indossa un abito nero senza maniche che mette in mostra la sua pelle morbida dalla gola delicata alle scapole, fino al rigonfio del seno. I capelli castano scuro ricadono in onde su una spalla nuda. Le labbra piene sono rosso vivo. Mi ritrovo a deglutire.

Ridicolo. Siamo amici. Non c’è niente per cui allarmarsi. Certo che posso ballare un lento con la mia amica. Nessuno dei due è interessato a una relazione. Kayla ha ripetutamente detto che non è nemmeno pronta a uscire con qualcuno dopo essere stata lasciata all’altare. È una delle prime cose che mi ha detto e continua a mantenere la sua posizione, come ripete a chiunque le suggerisca di riprovarci. Quanto a me, anche solo l’idea di una relazione mi fa venire l’orticaria.

La prendo per mano e andiamo sulla pista da ballo. Ricordo che era stata col suo ex-fidanzato per due soli mesi mentre noi ci conosciamo già da quattro. Dal febbraio scorso, quando lei ha deciso che eravamo amici.

Aveva proprio detto così allora. Sembri veramente una brava persona, mi piacerebbe che fossimo amici. Che cosa avrei potuto dire? È la sorella più giovane del cliente per cui stavo lavorando da qualche settimana. Sono un artigiano, un falegname. Ovviamente ho accettato anche se non ho mai avuto amiche donne. In verità sono un po’ un lupo solitario. Il mio lavoro, la mia famiglia, la gente che conosco in città, per me sono sufficienti. Immagino che potrei dire di essere amico del tizio che abita vicino a me con cui a volte vado a pescare, ma non è che ci scambiamo confidenze. Con Kayla è andata bene fin dall’inizio. La mia natura silenziosa sembra metterla a suo agio abbastanza da condividere i suoi pensieri.

Trovo un punto sgombro sulla pista da ballo e le metto le mani intorno alla vita sottile, tenendola senza stringere. Invece di appoggiarmi le mani sulle spalle me le mette intorno al collo, e siamo abbastanza vicini da sentire il suo calore. O magari è il mio. Sto bruciando con la camicia elegante, dopo aver scartato da tempo la giacca. Kayla è piccola. Anche coi tacchi, la sua testa mi arriva al petto.

L’allontano discretamente da me. Sembra più appropriato per due amici. Anche se lei non pensa più a quel viscido del suo ex, non supererei mai quel limite. È importante rispettare quel confine, in modo che nessuno si faccia male.

«È un bel matrimonio, vero?» chiede Kayla, guardandosi attorno. Siamo sotto un tendone bianco nel terreno dietro la casa dello sposo, un vasto appezzamento con dolci colline bordate da boschi. Mia sorella minore, Sydney, ha sposato il fratello maggiore di Kayla, Wyatt. Immagino che Kayla e io, adesso, siamo in qualche modo imparentati... forse. È fico visto che siamo buoni amici.

Mi guardo intorno. «Già. E sono stati fortunati a beccare una giornata di sole.» È maggio e normalmente c’è il sole. Mi accorgo a malapena di quello che sto dicendo, tanto sono concentrato a mantenere una distanza di sicurezza. Kayla continua a spostarsi più vicino.

«L’ho ordinata appositamente» dichiara. «Sai, se non fossi una biostatista, penso che potrei essere un’ottima wedding planner. Ho aiutato io Sydney a organizzare questo matrimonio.»

Inclino la testa. Non so niente di nessuna delle due carriere. Tutto ciò che so è che è intelligentissima e ha appena completato il Master in Biostatistica. Adesso dovrà cercare un lavoro e probabilmente si allontanerà parecchio da Summerdale, Stato di New York. In questo periodo sta lavorando part time come cameriera all’Horseman Inn, il ristorante storico che appartiene alla mia famiglia da generazioni. Adesso è di proprietà di mia sorella Sydney. Kayla è una pessima cameriera, lascia continuamente cadere i piatti, ma è così maledettamente carina quando si scusa che la perdonano tutti.

Kayla sorride. «Sei veramente attraente con questa camicia bianca elegante. Bel contrasto con i tuoi capelli scuri e la pelle abbronzata. Hai ancora quel velo di barba. Non ti sei rasato per il matrimonio, eh?»

Di solito non parla del mio aspetto, solo della mia abilità come artigiano. Di colpo sono maledettamente conscio di lei, di me, ho tutti i nervi tesi. «Uhm, grazie. L’ho regolata un po’ per sembrare in ordine.»

«Mmm. Ti sei anche tagliato i capelli.»

Resto impietrito alla sensazione sorprendente delle sue dita che scorrono tra i miei capelli sulla nuca, procurandomi un brivido lungo la spina dorsale. Sta giocando con i miei capelli. E, cosa ancora più allarmante, si mette in punta di piedi. «Dimmi,» sussurra all’orecchio sfiorandomi il petto con il seno, «siamo amici giusto?»

«Sì.» Mi rilasso un po’. Sia perché sta rispettando i limiti sia perché si è staccata per guardarmi e il suo seno adesso è a distanza di sicurezza.

Mi rivolge un sorriso abbagliante. «Perfetto, ho un favore da chiederti.»

«Certo.»

Kayla si mette a ridere. «Non sai nemmeno di che cosa si tratta. E se ti dicessi qualcosa di folle, ad esempio che voglio che faccia il mio bucato?»

Sorrido dicendole: «Se non ti danno fastidio gli abiti stropicciati li metterò in lavatrice con i miei».

Kayla passa la mano lungo la manica della mia camicia. «I tuoi vestiti non sono per niente stropicciati.»

«Tolgo immediatamente le camicie dalla asciugatrice per evitare di doverle stirare. Di che cosa hai bisogno?»

Kayla guarda oltre la mia spalla, improvvisamente timida. «Penserai che sia una sciocchezza.»

Non rispondo. Kayla non ha mai bisogno di farsi persuadere per parlare.

Torna a mettersi in punta di piedi per sussurrarmi la sua richiesta e con la coda dell’occhio vedo che la guancia è rossa. «Fingeresti di essere il mio fidanzato a un ricevimento?»

Sudo freddo. Fidanzato? Sono stato fidanzato una volta e ho giurato: mai più.

«Ti pagherò» aggiunge.

Resto a bocca aperta.

Mi afferra la mano e mi tira fuori dalla pista da ballo, dicendo: «Te lo spiegherò in privato».

«Non c’è bisogno che ti spieghi.» Perché non succederà mai. Nessun pagamento e decisamente nessun fidanzamento.

Kayla mi lascia andare la mano e mi indica di seguirla mentre cammina intorno alla parte anteriore della grande casa grigia a due piani di Wyatt. Non mi dispiace allontanarmi dal ricevimento, con tutta quella gente. Mi piace il silenzio. Kayla sale i gradini del portico che circonda la casa, con quattro sedie a dondolo bianche di legno di pino. Le ho fatte io, un modello semplice ed elegante, con il legno curvato per adattarsi alla testa e al sedere. Sono dei pezzi extra che Wyatt mi ha commissionato, insieme a una biblioteca, completa di scaffali, spazio per riporre oggetti e una scala scorrevole. Ho anche restaurato alcuni pavimenti di legno e costruito degli armadietti per il soggiorno. Wyatt è stato utile per la mia impresa. Ha parlato di me e con le sue segnalazioni mi ha procurato altre commissioni.

Kayla si siede e si dondola un po’. «Mi piacciono queste sedie, sei un genio dalle mille risorse.»

Ho il petto gonfio d’orgoglio. Mi siedo accanto a lei. «Grazie.» Lavoro duramente e cerco sempre di migliorare, accettando sempre nuove sfide.

Kayla mi rivolse un sorriso timido. «Allora, ecco la storia: la mia professoressa preferita darà un ricevimento a casa sua per la fine dell’anno scolastico, per tutto il dipartimento di statistica. È informale, un barbecue in giardino. E ci sarà il mio ex, quello che mi ha lasciata all’altare quattro mesi e mezzo fa. È la prima volta in cui lo vedrò da allora e so che sarà imbarazzante. Voglio solo dimostrargli che ho definitivamente voltato pagina.»

Kayla è molto precisa quando si tratta di numeri: quattro mesi e mezzo. Da falegname, rispetto questa precisione. Bisogna sempre misurare due volte prima di effettuare il taglio. Ci sto, ora che so che si tratta di salvarsi la faccia davanti al suo viscido ex. Sto per dirglielo quando lei continua: «So che per te è un fastidio ed è per quello che sarò felice di pagarti. Sinceramente le mie mance non sono granché, ma l’appartamento è gratis quindi ho dei soldi da parte».

Vive sopra l’Horseman Inn, nel vecchio appartamento di mia sorella. Non mi meraviglia che le mance non siano granché visto che rovescia il cibo sui clienti o sul pavimento, ma lascio correre. «Prima di tutto, per favore non parlare di pagare un uomo per avere un appuntamento.»

«Ma per te è un fastidio.»

Sbuffo: «Secondo, verrò».

Kayla sbatte gli occhi un paio di volte. «Davvero?»

«Sì.»

«E non vuoi niente in cambio?»

Mi strofino la nuca, non mi aspettavo di dover spiegare come funziona l’amicizia. Sarà imbarazzante? Sì, ma voglio aiutarla. «Ti coprirò le spalle.»

Lei mi fissa, non sembra convinta. «Non so. Ora che ci penso, a te non piacciono le feste, quindi non ti divertiresti. Lasciamo perdere. Non è stato carino da parte mia chiedertelo. Lo chiederò a qualcun altro, okay?»

Prima che possa rispondere si sta già allontanando per andare a cercare un nuovo finto fidanzato.

La seguo intorno alla casa. Le sue sorelle, Brooke e Paige, la salutano agitando una mano dalla pista da ballo e lei si affretta a raggiungerle, colpendole entusiasticamente con le anche. È piuttosto buffo, perché è più bassa di loro.

Qualcuno mi dà una gomitata nelle costole. Mi volto trovandomi a faccia a faccia con il fratello di Kayla, Wyatt. Il mio nuovo cognato ha la mia età, trent’anni, e circa la mia stessa statura, sul metro e ottantacinque, capelli castano scuro ondulati e una barba corta curatissima. È buono con mia sorella e scherza volentieri, anche se adesso sembra maledettamente serio.

«Ehi, congratulazioni, amico» dico.

«Che cos’è successo?» chiede, indicando Kayla con il mento. È la più giovane delle sue tre sorelle, e lui è estremamente protettivo nei suoi confronti. Probabilmente ha a che vedere con il fatto che il loro padre è morto quando erano giovani e Wyatt, in un certo senso, ha preso il suo posto. Kayla è andata direttamente da lui quando è stata lasciata all’altare e poi è rimasta.

Tiro indietro le spalle, vedendo immediatamente il fratello iperprotettivo che sta per attaccare. «Non è successo niente.» Non ho intenzione di rivelare a suo fratello il piano di Kayla di trovare un finto fidanzato. Significherebbe tradire la sua fiducia.

«Adam, si capiva che ti stava facendo una proposta sulla pista da ballo...»

«Scusa?»

Wyatt alza una mano. «Risparmiatelo. Non è che tu non mi piaccia, rispetto il tuo lavoro, ma...», mi ficca un dito nel petto, «non scherzare con lei, a meno che tu abbia intenzioni serie. E parlo di impegno a livello di matrimonio, perché è quello che cerca Kayla.»

Sento un brivido che mi percorre la schiena. Mai più.

«Non e così,» dico, «siamo amici.»

Wyatt sbuffa. «Ho visto come sembravate intimi sulla pista da ballo. Può anche essere cominciato così, quando Kayla ti stordiva a furia di chiacchiere, mentre lavoravi a casa mia, ma ti ho visto che la guardi all’Horseman Inn mentre lei lavora lì e sembri maledettamente felice.» A volte Wyatt lavora dietro il bancone. Non perché sia obbligato a farlo, è un miliardario in pensione, ma perché è appassionato di vini, birre e whisky di qualità e vuole condividere la sua conoscenza con i clienti. Sydney dice che i profitti del bar sono aumentati proprio grazie a lui.

Faccio spallucce. Non serve che discuta con me, non ho intenzione di lasciarmi coinvolgere da sua sorella. Punto. «È il ristorante della mia famiglia. Ci vado sempre.»

Wyatt grugnisce. «Non è una donna con cui scherzare, capito?»

«Forte e chiaro.»

Si volta a guardarmi, come se si stesse facendo una domanda. «A meno che tu faccia sul serio.»

Alzo le mani. «Non ho in programma di sposarla.» Poco più di un anno fa ero fidanzato. Poi Amelia era partita per un’avventura a Panama, con un consulente conosciuto nel suo ufficio. Era stato uno shock, dopo quattro anni insieme. Eufemismo. Mio padre era morto una settimana dopo. È da poco che ho ricominciato a sentirmi me stesso.

Wyatt scuote la testa. «Quando quello stronzo del suo ex si è tirato indietro il giorno del matrimonio, Kayla è stata un rottame per due mesi. Tu non hai visto nemmeno la metà di quello che ho visto io. È stato atroce.»

«Sono passati quattro mesi e mezzo.»

Wyatt mi fissa.

«Solo per dire.»

Fa un gesto indifferente. «Non ha importanza. Se non è una cosa seria, scordatela. Sono le uniche alternative che hai.»

È il mio nuovo cognato, che considero un amico. Mi ha commissionato il lavoro dei miei sogni dandomi carta bianca per progettare mobili su misura per la sua biblioteca e il suo soggiorno. Inoltre mi sta facendo tantissima pubblicità. È straordinario quanta sia ricca la gente che apprezza i lavori di falegnameria su misura. Non ho intenzione di rovinare quest’amicizia.

Gli batto una mano sulla spalla. «Kayla e io siamo amici. Fine della storia.»

Guardiamo entrambi Kayla sulla pista da ballo. È in equilibrio su un piede e sta cercando di togliersi un sandalo. Perde l’equilibrio e sia Wyatt sia io ci lanciamo in avanti ma Sydney la raddrizza prima che uno di noi possa arrivarle vicino.

Wyatt mi rivolge un’occhiata sospettosa prima di raggiungere Sydney sulla pista da ballo.

Vado al bar. Prendo un whisky (Wyatt lo ha rifornito con quello buono) e mi siedo a un tavolo vuoto. Mi cade lo sguardo su Kayla. Ora sta ballando con mio fratello Eli. A ventisei anni, è più vicino a lei come età ed è pieno di muscoli perché si allena continuamente per mantenersi in forma per il suo lavoro di poliziotto. Non che debba catturare molti criminali a Summerdale. Siamo un posto piuttosto tranquillo.

Aspettate, gli sta chiedendo di recitare la parte del fidanzato? Eli è single e non esiterà a fare la sua mossa. Sono in piedi prima di accorgermi di che cosa sto facendo. «Kayla.»

Lei si volta a guardarmi. «Ehi, Adam. Unisciti a noi!» dice, indicandomi di raggiungerli.

Eli le dice qualcosa e lei gli dà scherzosamente uno spintone. Probabilmente le sta dicendo che io non mi rilasso mai molto. Non sono mai stato un amante delle feste. E non mi troverete nemmeno ad avere “un’avventura a Panama”. Sono radicato qui a Summerdale con il mio lavoro e la mia famiglia. Ma questo non significa che non mi diverta a modo mio.

E poi lei viene verso di me e il mio polso accelera.

Mi guarda, con un’espressione interrogativa sul visino dolce. «Che c’è?»

«Eli verrà a quel ricevimento con te?»

Lei si volta a guardarlo. «Non so. Dici che andrebbe bene?»

Certo che andrebbe bene. Tutto quello che vuole è provarci con una bella donna.

Kayla comincia a muoversi al ritmo della musica. «Siamo amici. Lo vedo regolarmente al ristorante. A volte provvede lui all’intrattenimento del sabato sera con la sua chitarra acustica.»

Già. Eli dai molti talenti. Ha imparato a suonare la chitarra solo per far colpo sulle donne.

Kayla si ferma. «Va tutto bene? Mi sembri un po’ arrabbiato.»

Abbasso la testa verso il suo orecchio e abbasso la voce. «Verrò con te al ricevimento. Non vedo l’ora di affrontare il tuo ex.»

Le si illuminano gli occhi. «Davvero?» Mi getta le braccia al collo e mi bacia la guancia. Mi sento invadere dal calore. «Grazie! Giuro che ti restituirò il favore, anche se non so ancora come.»

Espiro piano, lieto di non dover pensare a Eli che la tocca. Non che abbia intenzione di provarci. Sono solo una ripicca. Fidanzato. Sento il sudore che mi scorre lungo la schiena.

È tutta una finta. Non mi devo impegnare.

Wyatt la chiama.

Kayla alza un dito per dirgli di aspettare e mi sorride, allargando le labbra piene e imbronciate. Non è colpa sua se ha le labbra che sembrano sempre imbronciate. «Grazie ancora per tu sai che cosa. Sarà un nostro segreto» dice ammiccando con un sorriso abbagliante.

Mi sento stringere le stomaco e il sangue che scorre veloce nelle vene. Ignoro la scomoda fitta di desiderio. Ovviamente, per me è passato troppo tempo. Tengo troppo a lei per farmi coinvolgere e finire per ferirla perché non posso darle ciò che vuole, una relazione seria. E Wyatt mi ha messo in guardia proprio per quel motivo. Non scherzare con mia sorella e i risvolti sono chiari: tensione in famiglia, perdere i clienti che mi procura. Sarebbe un suicidio professionale e personale. Non ho intenzione di incasinare i rapporti con lui.

Le sto solo facendo un favore in modo che possa salvare la faccia con il suo ex. Ecco tutto. Una cosa da amico.

COMUNICATO STAMPA: - Fetching - Wyatt - Kylie Gilmore


 

Titolo: Fetching – Wyatt (versione italiana)

Autore: Kylie Gilmore

Editore: Extra Fancy Books

Data uscita: 24 febbraio 2022

Genere: Contemporary Romance

ISBN: 9781646580873

 

 

Lui è il suo cavaliere dalla scintillante armatura. Il problema è che lei non è una damigella in pericolo.

Wyatt

Sono un miliardario che si è fatto da sé, con un debole per le damigelle in pericolo, quindi, quando mi trasferisco nell’eccentrica comunità di Summerdale, mi fiondo immediatamente sulla donna che voglio... Ehm, salvare. Ma quella donna cocciuta si rifiuta di collaborare.

Sydney

Quando Satana, alias Wyatt Winters, si trasferisce in città, faccio del mio meglio per dargli il benvenuto. Dopotutto, sono la proprietaria del bar/ristorante storico in cui si fa continuamente vivo, nonostante critichi praticamente tutto. Respiro profondo. Potrei aver perso la calma e avergli rivolto un gesto volgare. E avergli detto di andarsene. Come facevo a sapere che stava prendendo in considerazione di investire nella mia proprietà?

Vi avevo detto che sono indebitata fino al collo e che tutte le banche mi hanno rifiutato un prestito?

Comunque nevicherà all’inferno prima che accetti di lavorare con lui. O che ammetta che mi fa ribollire il sangue... In tutti i sensi.

E poi una tempesta di neve ci intrappola e...

Mi sto sciogliendo.

Commedia romantica standalone con un lieto fine da svenire. Nessun cliffhanger.

Storie scatenate

Fetching - Wyatt (Libro No. 1)

Dashing - Adam (Libro No. 2)

Sporting - Eli (Libro No. 3)

Toying - Caleb (Libro No. 4)

Blazing - Max (Libro No. 5)


L’AUTRICE

Kylie Gilmore è l’autrice Bestseller di USA Today delle serie: I Rourke; The happy endings Book Club; The Clover Park e The Clover Park STUDSScrive romanzi rosa umoristici che vi faranno ridere, piangere e allungare le mani per prendere un bel bicchiere d'acqua.

Kylie vive a New York con la sua famiglia, due gatti e un cane picchiatello. Quando non sta scrivendo, tenendo a bada i figli o prendendo debitamente appunti alle conferenze per gli scrittori, potete trovarla a flettere i muscoli per arrivare fino all’armadietto in alto, dove c’è la sua scorta segreta di cioccolato. 

Disponibile sui maggiori store

 

ESTRATTO 

Sydney

Satana entra nel mio bar e mi fa segno di avvicinarmi piegando un dito.

Fingo di non vederlo. Wyatt Winters può far segno a qualcun altro perché lo serva. A me non interessa se questa è la serata decisiva per il mio ristorante e bar storico e se la raccolta fondi della vigilia di Capodanno è la mia ultima speranza. Non ho intenzione di scendere a patti con il diavolo.

È attraente, certo, con i folti capelli castano scuro ondulati, labbra sensuali, barba curata e un corpo che fa pensare che passi troppo tempo in palestra. Ma è tutto annullato dal suo atteggiamento presuntuoso. Wyatt si è trasferito nella nostra cittadina un mese fa, ha comprato la casa abbandonata in cima alla collina, con un faro in una zona senza sbocchi sul mare. Originariamente era appartenuta a un eccentrico eremita, morto prima che nascessi io. La gente dice che è infestata dai fantasmi. Io spero che lo tengano sveglio di notte.

Seriamente, perché continua a farsi vivo nel mio locale, l’Horseman Inn? Nell’ultimo mese ha ordinato ogni birra alla spina che abbiamo, criticandone a lungo la qualità mentre si lamentava del freddo nel locale e (ed è il colmo) del nome di questo posto. È storico! La locanda risale al 1788, quando era usata come stazione di posta per la diligenza.

Vado dietro al bancone e preparo i drink per un tavolo di donne di mezz’età che aspettano ansiosamente l’arrivo della nostra ospite d’onore, la mia famosa amica attrice, Harper Ellis. È l’unico motivo per cui stasera c’è il pienone. Mio fratello Eli fornisce il sottofondo musicale con la sua chitarra acustica. Il bar è imballato, la stanza sul retro è piena per metà e la gente si serve degli stuzzichini nella sala da pranzo sul davanti, facendo offerte per l’asta silenziosa. È ancora presto, quindi sono contenta della folla. Grazie, Harper.

Harper e io siamo cresciute insieme qui a Summerdale, New York, una comunità in riva a un piccolo lago a circa un’ora e mezza da New York City. È un posto unico, originariamente fondato da hippy come una specie di utopia. Il tasso di criminalità è basso e la qualità della vita è alta. È il nostro motto ufficioso, quello reale è: pace per tutti coloro che si riparano qui. Comunque, è una comunità meravigliosa per quelli che non stanno facendo bancarotta. Harper si è offerta di aiutarmi finanziariamente, ma non ho intenzione di accettare per diversi motivi, il più importante dei quali è che non voglio che il denaro si metta tra noi.

Spero che arrivi presto. Controllo in fretta la stanza sul retro e colgo lo sguardo dell’uomo che mi mette a disagio come nessun altro. Niente birra per te. Porto il vassoio con i bicchieri di vino e due Dirty Martini alle donne sedute a un lungo tavolo rettangolare davanti all’uomo che fingo di non vedere. Servo i drink alle donne, rivolgendo la schiena a Satana.

«Quando arriva Harper?» mi chiede una bruna sui cinquant’anni.

Le sue quattro amiche mi guardano impazienti.

«Sono sicura che arriverà da un momento all’altro, probabilmente è stata bloccata dal traffico in città.»

«Finora sono la miglior offerente per un pranzo con lei» dice Tammy. «Dita incrociate!»

Sorrido. È stato veramente carino da parte di Harper aggiungere quel pranzo con lei, sapendo che è una persona così discreta e timida nella vita reale.

Le amiche di Tammy cominciano a parlare della loro speranza di vincere una fotografia autografata o qualcuno dei cimeli dei suoi vecchi show in televisione che ha donato. È stata molto generosa con il suo contributo, ma ho bisogno che arrivi di persona.

«Vi farò sapere appena arriva» dico loro.

Saluto con la mano le mie due amiche, Jenna e Audrey, che gironzolano nella sala anteriore. Dal punto di vista fisico sono l’una l’opposto dell’altra: Jenna è alta e snella con capelli biondi che arrivano a malapena alle spalle; Audrey è piccola e formosa con lunghi capelli neri. Noi quattro, Harper, Jenna, Audrey e io, passavamo tutto il tempo insieme da bambine. Poi Harper era partita per andare a Hollywood e la vita ci aveva separate. Jenna e io siamo tornate di recente a Summerdale. Audrey non se n’è mai andata.

Do loro un’occhiata interrogativa. Stanno aspettando Harper.

Jenna scuote la testa. Reprimo un sospiro e mi volto per tornare al bar.

«Cindy, qui, per favore» dice una profonda voce baritonale.

Mi blocco e mi volto lentamente verso Wyatt. «Mi chiamo Sydney» dico a denti stretti.

Lui mette una mano a coppa intorno all’orecchio. «Cosa?»

Espiro bruscamente e vado al suo tavolo d’angolo in fondo. Ha più o meno la mia età (ho ventotto anni), indossa una camicia a quadri bianchi e neri, una giacca sportiva beige e jeans. Le lunghe gambe sono stese sotto il tavolo, incrociate alle caviglie. Scarpe di pelle marrone scuro anziché le sneakers. Mi viene da pensare che si sia vestito elegantemente per la festa, solo per restare seduto da solo la vigilia di Capodanno. Raccolgo tutta la mia pazienza e la buona volontà. È nuovo in città e dovrei cercare di farlo sentire benvenuto.

«Salve, Wyatt» gli rivolgo un breve sorriso. «Mi chiamo Sydney, non Cindy.» Come ti ho già detto molte altre volte. «Sei nuovo in città. Potrei presentarti ai miei fratelli. Alla chitarra c’è Eli. È un poliziotto.» Lo indico ed Eli lo saluta con un cenno della testa. «Al bar, il tizio con la t-shirt bianca e l’aspetto incavolato è il maggiore dei miei fratelli, Drew. Ci sono anche Adam e Caleb, ma non sono ancora arrivati.»

Wyatt mi guarda piegando la testa di lato. «Niente sorelle?»

«No, perché?»

«L’unica ragazza, eh. Interessante.»

Sento un velato insulto nel suo tono. «Perché è interessante?» Non sono un tipo sdolcinato, ma questo non significa che non sia femminile. Ho il rossetto e stasera ho perfino messo una gonna. È di pelle nera, intonata ai miei stivali al ginocchio di pelle nera. La t-shirt nera con la scritta The Horseman Inn è l’uniforme del nostro personale.

«Solo interessante» dice con indifferenza. «Ho conosciuto Adam. Farà dei lavori a casa mia.»

«Oh.» Adam è un mastro falegname. Non sapevo che avesse accettato un lavoro da Satana.

Lui picchietta sul tavolo di legno scuro. «Quello che voglio veramente sapere è che cosa deve fare un uomo per avere una birra decente da queste parti.»

Pazienza. Buona volontà. In questo lavoro non si possono alienare i clienti. Mi appiccico un sorriso sul volto ed elenco tutte le birre che abbiamo, sia alla spina sia in bottiglia.

Lui si strofina la barba scura. «Non ne hai una che non sembri annacquata per nascondere il fatto che è andata a male?»

«Ti assicuro che tutte le nostre birre sono fresche. Ora, che cosa posso portarti?» Sono Miss Ospitalità.

Lui si china in avanti, appoggiando il mento sulla mano e fa un sorriso rapace. Il mio polso accelera. «Sorprendimi.»

Birra light scadente con uno sputo in arrivo! Oh, sono così tentata. No. Posso essere professionale. Perché il mio cuore sta ancora battendo forte? «Certo. La nostra migliore IPA in arrivo.» Mi volto per andarmene.

«Ho già assaggiato la vostra migliore IPA. Forse una birra chiara sarebbe meglio.»

Mi volto. «Non c’è problema.»

«Inoltre il mio tavolo dondola.» Gli dà un colpetto.

Lascio andare lentamente il fiato. «Allora non scuoterlo.»

Lui sbircia sotto il tavolo. «In effetti non so se è il tavolo o il pavimento che c’è sotto.»

«Fa parte del nostro fascino, pavimentazione originale del diciottesimo secolo.»

Lui inarca un sopracciglio.

«Una birra chiara in arrivo.» Mi dirigo in fretta verso il bar, sto esaurendo la pazienza. Nessuno può continuare per molto tempo una conversazione piacevole con un uomo come quello. Cerca continuamente difetti. Questo posto ha tutto il fascino delle cose antiche con tutti i mal di testa moderni: pavimenti deformati, soffitti bassi, correnti d’aria. Sono fiera di dire che abbiamo ancora i soffitti con le travi e i pali originali e un grande camino di pietra nella sala da pranzo che c’è sul davanti. Se non gli piace, può andare da un’altra parte. Anche se questo è l’unico bar per chilometri e chilometri. Dovrebbe attraversare la linea di confine per andare a Clover Park, nel Connecticut, a circa mezz’ora di auto da qui, per trovarne un altro. Magari posso suggerirglielo. No, non posso farlo. È un nuovo arrivato. Devo essere ospitale.

Mio fratello Drew mi afferra il braccio mentre passo accanto a lui al bar e mi ferma. «Quel tizio ti sta dando fastidio?» chiede a bassa voce, fissando Wyatt. Drew ha cinque anni più di me ed è un duro: ex ranger dell’esercito, cintura nera. Gestisce una palestra di arti marziali in città. Lo prenderebbe a calci in culo per me, ma non sono una damigella indifesa. Inoltre sono cresciuta con quattro fratelli, due più grandi e due più piccoli di me, e so come trattare gli uomini.

«È solo irritante» dico. «Nessun problema.»

Lui mi lascia andare il braccio. «Di’ solo una parola.»

Gli do un bacio esageratamente sonoro sulla guancia, cosa che lo infastidisce sempre.

Si strofina la guancia. «Syd! Dai! Ho il rossetto sulla guancia?»

Vado dietro il bancone. «Tanto rossetto rosa» dico mentendo. «Sarà meglio che tu vada in bagno per tornare a essere il solito macho.» In effetti il rossetto è color corallo, una tonalità di rosa più scuro per intonarsi ai miei capelli color Tiziano, ma è impossibile cercare di spiegare la tonalità di un rossetto a un uomo alfa scontroso.

Si controlla usando la macchina fotografica del telefono e sbuffa, rimettendosi in tasca il telefono. «Furbacchiona.»

Verso la birra chiara per Wyatt e poi mi occupo di qualche cliente al bar, preparando anche i loro drink. Più che altro sto prendendo tempo, per non dover trattare con Wyatt, lo squalo di città. Ho sentito che si è trasferito qua da Manhattan. Perché? Non poteva restarsene in città?

Segnalo a una delle cameriere di avvicinarsi e le passo la birra per Wyatt. È questione di auto-conservazione. Meno interagisco con lui, migliori sono le probabilità che non gli versi la birra in testa. Non sarebbe un gesto molto ospitale da parte mia.

Dopo aver controllato in cucina i preparativi per la cena a buffet che ci sarà più tardi, faccio un altro giro nel ristorante, per assicurarmi che tutti abbiano da bere e qualche stuzzichino e per ricordare loro la magnifica asta silenziosa. Cerco di apparire entusiasta dell’asta anziché disperata. Mio padre aveva lasciato questo posto talmente indebitato, prima di morire, che nessuna banca è disposta a farmi un prestito. Brutta sorpresa, quel debito. Aveva nascosto i problemi finanziari sia a me sia ai miei fratelli, nell’errata convinzione di proteggerci. Era un grande papà, che si era preso cura di noi dopo la morte di mia madre quando avevo dodici anni.

Wyatt intercetta il mio sguardo. «Gli stuzzichini sono buoni.»

Lieta che abbia finalmente trovato qualcosa di positivo da dire sul posto, mi avvicino, fermandomi al suo tavolo. «Mi fa piacere che ti piacciano.»

Lui si appoggia allo schienale della sedia. «Hai mai pensato di aggiornare il menu per la cena?»

Mi arrabbio immediatamente ma riesco a mantenere un tono educato. «No, alla gente del posto piace così.»

«Non dico che sia male, solo non è molto originale. Cioè, tutto è accompagnato da patate fritte o al forno. Un nuovo chef potrebbe dare un po’ di vita a questo posto. Non è a quello che punta la raccolta fondi di stasera? Tenere aperto questo posto?» Dà un colpetto al tavolo. «Con la giusta gestione e uno chef migliore, questo posto ha del potenziale.»

Gestisco io questo posto e lo chef è un amico di famiglia. Scopro i denti. «Sembra che tu sappia tutto sul business della ristorazione.»

«Per niente. Solo, apprezzo i buoni ristoranti.»

Mi piazzo le mani sui fianchi e lo fisso esasperata. Ovviamente pensa che noi siamo un pessimo ristorante. Sono così furiosa che non riesco nemmeno a parlare.

Lui piega la testa. «Cindy, sei arrabbiata con me?»

«Chi diavolo credi di essere?» sbotto. «Vieni qua e insulti il mio locale da ogni angolazione! Se non ti piace, non tornare.»

Lui inarca un sopracciglio. «Dato che questo posto è tuo, magari potremmo parlare di miglioramenti seri. Non lo saprai finché non ne parliamo, giusto?»

Mi si rizzano i peli. «Questo locale era del mio bisnonno, tramandato da generazioni e adesso è mio.» Tralascio di dire che è Drew quello che l’aveva originariamente ereditato, dichiarandolo poi una causa persa per via dei debiti che lo trascinavano a fondo. L’ho rilevato io pur di non farglielo vendere. «È un’istituzione in questa città e ce la caviamo benissimo senza i tuoi commenti sarcastici da cittadino. Come osi entrare qui e sputare giudizi su tutti noi!?»

Lui sogghigna. «Non ricordo di avere sputato.»

Sento il cuore che mi batte nelle orecchie, la rabbia che annebbia la ragione. Sento la voglia disperata di togliergli quel sogghigno dalla faccia.

Lui indica la sua birra chiara. Vorrei gettargliela in faccia e guardare la sua espressione scioccata mentre gocciola sulla sua barba, l’elegante giacca sportiva e la camicia.

Lui ridacchia. «C’è un’espressione maligna nel tuo sguardo, Cindy. Stai pensando di versarmi la birra in testa, vero?»

Come faceva a saperlo? «Assolutamente no» dico, mentendo spudoratamente.

Lui si china verso di me, sempre con quel sorriso strafottente sul viso. «Ti sfido a farlo.»

Oh no... Mi sta deliberatamente stuzzicando. Mi sforzo di parlare in tono pacato. «È un peccato che non ti piaccia la tua birra chiara perché è l’ultimo drink che otterrai qui.»

«Solo perché ho detto che con uno chef migliore questo posto avrebbe del potenziale?»

Quello e un mucchio di altri insulti. Ne ho le tasche piene di questo tizio. Non m’interessa se è un nuovo arrivato ed è da solo la vigilia di Capodanno. Giro sui tacchi e quasi mi scontro con Harper e il suo fidanzato, Garrett, che probabilmente hanno sentito tutto.

«Syd, stai bene?» mi chiede Harper, con le sopracciglia aggrottate sopra gli occhi nocciola. Ha i capelli castano scuro sciolti sulle spalle e il suo volto è luminoso.

L’abbraccio. «Sono così felice di vederti!» Mi tiro indietro. «Anche te, Garrett. Ho un tavolo riservato proprio per voi.» Indico loro di seguirmi, lieta di allontanarmi da quell’uomo orribile, arrogante e critico. Per me sarà sempre il Tafano. Satana è un nome troppo bello per lui.

Tolgo il cartellino Riservato dal tavolo e mi rendo conto che non mi hanno seguita. Sono seduti con Wyatt e parlano con lui. Harper alza un dito, indicandomi di aspettare. Li conosce oppure li ha solo invitati a sedersi con lui? Harper è un’attrice molto popolare. Tutti vogliono parlare con lei.

Il Tafano mi fa l’occhiolino, dicendo a voce alta: «Giusto, Sydney». Non riesco a sentire il resto di quello che dice. Scommetto che Harper l’ha corretto quando mi ha chiamato Cindy. Grr...

Mi piego e mi do una pacca sul sedere rivolto verso di lui. Fottiti, Pustola.

Harper emette un gridolino e si affretta a venire da me. «Che cosa stai facendo? Non sai chi è?»

«Sì, Wyatt.» Lo stronzo strafottente che ha insultato l’eredità di mio padre.

Lei si china verso di me e sussurra: «Non hai ricevuto la mia e-mail?».

La guardo, confusa. Ci siamo scambiate parecchie e-mail riguardo la raccolta fondi di questa sera. «Quale?»

Lei mi mette una mano sul braccio e la voce assume un tono urgente che mi fa rizzare i peli sulla nuca. «Quella nella quale ti dicevo chi è e che cosa può fare per te.»

«No, non ho ricevuto un’e-mail che lo riguardava.» La mia voce è appena un sussurro. Mi schiarisco la voce. «Dev’essere finita nello spam o si è persa nel ciberspazio. Chi è?»

«È un miliardario in pensione con un’enorme esperienza nel rivitalizzare imprese sull’orlo del fallimento. L’ho conosciuto a una raccolta fondi e gli ho parlato di Summerdale. Cercava un posto dove mantenere un basso profilo e vivere tranquillo. Comunque potrei avergli detto che l’Horsemann Inn ha bisogno di aiuto.» Davanti al mio attonito silenzio, Harper continua in fretta: «Non arrabbiarti, okay? Hai rifiutato di accettare un prestito da me e lo capisco perché siamo amiche, ma non potevo restarmene con le mani in mano. Lui potrebbe aiutarti». Scuote la testa. «Non riesco a credere che gli abbia suggerito di baciarti il culo.»

La fisso. «Ma è così giovane per essere un miliardario in pensione.»

«Lo so. È uno di quei maghi della tecnologia. Ha fatto il suo primo milione a diciannove anni. Adesso ha trent’anni.»

Mi volto e vedo lo sguardo sornione e arrogante del miliardario in pensione Wyatt “il Tafano” Winters. Lui sorride e mi saluta spavaldo con due dita, probabilmente perché sa che Harper mi ha appena spiegato chi è. Il signor Pezzo Grosso.

Lo guardo storto. Non lavorerò mai con lui. Non mi interessa quanti zero ci sono nel suo conto in banca o che sia un guru del mondo imprenditoriale. Vuole una fetta dell’Horsemann Inn? Diavolo no!

COMUNICATO STAMPA: Rogue Devil - Brendan Kylie Gilmore


 

Titolo: Rogue Devil – Brendan (Versione Italiana)

Autrice: Kylie Gilmore

Editore: Extra Fancy Books

Traduttore: Mirella Banfi

Data Uscita: Settembre 2021

Genere: Romance Contemporaneo

ISBN: 978-1-64658-049-1

 

Da amici a amanti, una storia a lenta combustione.

Chloe

Essere trombamici non è una cosa reale. Niente da fare. Una volta superato quel limite, l’amicizia è finita. Chiedetemi come faccio a saperlo. Quindi tengo la testa bassa, mi do da fare per essere accettata alla facoltà di medicina per poi trovare una cura per il cancro. Voglio che la mia vita significhi qualcosa, restituire qualcosa di significativo al mondo. Gli uomini sono una distrazione che non mi posso permettere.

Brendan

Da quanto ho conosciuto Chloe Travers, sono stato travolto da un istinto di protezione che non sapevo di avere. L’ho tenuta a distanza, nonostante il desiderio rampante. Le nostre famiglie sono legate e questo significa niente storielle casuali. La possibilità di ricadute negative e di futuri incontri imbarazzanti è troppa.

E poi lei si trasferisce alla porta accanto per l’estate. Difficile? Direi più il collaudo decisivo della mia forza di volontà. Stiamo passando ogni momento libero insieme, da amici e mi sta facendo impazzire. Vorrei superare quel limite, ma se, facendolo, la perdessi?

Commedia romantica standalone con un lieto fine da svenire. Nessun cliffhanger.

L’AUTRICE

Kylie Gilmore è l’autrice Bestseller di USA Today delle serie: I Rourke; The happy endings Book Club; The Clover Park e The Clover Park STUDSScrive romanzi rosa umoristici che vi faranno ridere, piangere e allungare le mani per prendere un bel bicchiere d'acqua.

Kylie vive a New York con la sua famiglia, due gatti e un cane picchiatello. Quando non sta scrivendo, tenendo a bada i figli o prendendo debitamente appunti alle conferenze per gli scrittori, potete trovarla a flettere i muscoli per arrivare fino all’armadietto in alto, dove c’è la sua scorta segreta di cioccolato.

 

 

Disponibile sui maggiori store

 

I libri della serie:

Royal Catch - Gabriel (Vol. 1)

Royal Hottie - Phillip (Vol. 2)

Royal Darling - Emma (Vol. 3)

Royal Charmer - Lucas (Vol. 4)

Royal Player - Oscar (Vol. 5)

Royal Shark - Adrian (Vol. 6)

Rogue Prince – Dylan (Vol. 7)

Rogue Gentleman – Sean (Vol. 8)

Rogue Rascal – Jack (Vol. 9)

Rogue Angel – Connor (Vol. 10)

Rogue Devil – Brendan (Vol. 11)

 

 

ESTRATTO

Chloe

Incontro lo sguardo di Brendan. Le sue sopracciglia si arcuano sopra i brillanti occhi azzurri, un azzurro così sorprendente che è difficile distogliere lo sguardo. Ha un’espressione speranzosa. Smetto di guardare quegli occhi ipnotici, ma non riesco a smettere di guardarlo. I suoi capelli castano scuro sono più lunghi in cima e disordinati, probabilmente morbidi al tatto. I capelli, insieme alla barba corta curata e quel sorriso diabolico, gli danno un aspetto canagliesco. Termine che ho imparato dai romance storici della cognata di mia sorella. Ne ho letto uno solo per capire i motivi dei premi che ha ricevuto e del suo status di bestseller. E scommetto che Brendan è una canaglia, sempre alla ricerca di una nuova conquista.

Prima che le cose procedano oltre, lo informo: «Non sto cercando un rapporto casuale. Tanto per essere chiari».

Lui cerca di non sorridere. «Sarebbe come baciare mia cugina. Sbagliatissimo.»

Mi irrigidisco. Avrei giurato che mi stesse occhieggiando durante la cena. Distolgo gli occhi, con le guance in fiamme. Mi sento una completa stupida per aver pensato di piacergli. Probabilmente mi guardava a cena perché io continuavo a fissarlo. Non è che lo volessi. È solo che, beh, qualunque donna con un cuore che batta noterebbe quanto è sexy e stupendo, ancora più degli altri Rourke perché i suoi occhi scintillano e sembra sempre pronto a sorridere. Sembra sempre promettere che con lui passerai dei bei momenti. Il mio rossore si espande al collo a quel pensiero. Niente da fare.

Lui si china verso il mio orecchio con il fiato che mi accarezza la pelle facendomi rabbrividire: «Diventiamo amici». Solo che suona come: Facciamo sesso.

Ma è solo il mio cervello che mi sta facendo brutti scherzi. Le parole sono così in contrasto con la reazione del mio corpo che mi fanno andare fuori fase.

Brendan si tira indietro, con un sorrisetto sulla faccia e un’espressione furbetta. «Oppure potresti sempre passare il tempo con tua sorella. Sembra piuttosto preoccupata per te.»

Ecco! Non ho bisogno che mia sorella mi stia addosso, per assicurarsi che io stia bene. E, solo per dimostrarlo, non tornerò immediatamente nella mia stanza a studiare. Farò esattamente ciò che ho detto che avrei fatto. Passare del tempo con questo tizio, che mi vede come un’amica platonica. O una cugina. Giusto. Perfetto. Sarà. Divertente.

«Andiamo.» Gli faccio segno di seguirmi. Passo oltre la sala da pranzo, diretta alla stanza nella torre in fondo al corridoio. Sento la gente che sta ancora parlando nella sala da pranzo, rimandando il momento di alzarsi. Prima o poi saranno tutti in salotto, ma non sono dell’umore per affrontare una folla.

A metà strada verso la stanza nella torre, rallento il passo. Michael sta venendo verso di noi, con i capelli biondi corti e la t-shirt grigia umidi di sudore. Probabilmente stava allenandosi nella palestra al piano di sotto.

«Dove mi stai portando?» mi chiede Brendan, ignaro dell’imminente confronto.

Non riesco a trovare la voce. Lo sguardo di Michael rimbalza da me a Brendan e indietro e comincia ad aggrottare le sopracciglia.

«Terra a...» Brendan smette di parlare quando Michael si ferma davanti a me.

Un muscolo si contrae sulla guancia di Michael. «Grazie per i biscotti.»

«Prego.»

Si volta verso Brendan. Hanno circa la stessa altezza e la stessa corporatura: più di un metro e ottanta di muscoli e spalle larghe, ma Michael è addestrato a disarmare, neutralizzare e distruggere se necessario. È il capitano delle guardie di palazzo. Ho il cuore in gola. Brendan mantiene la sua posizione.

Michael dice a denti stretti: «Toccala e morirai». Si raddrizza e fa il saluto a Brendan. «Scherzo. È un mio dovere e un onore proteggere i Rourke.» Lascia cadere la mano e si allontana a passo di marcia. Divertente, ma forse anche no.

Riprendo a camminare verso la stanza della torre, senza sapere che cosa dire dopo quella scena.

«Dunque... non è stato per niente inquietante» dice sottovoce Brendan.

Gli do un’occhiata di sottecchi. «È una guardia di palazzo.»

«Quindi hai portato dei biscotti a un assassino addestrato?»

«Non preferiresti restare nelle sue grazie?»

Lui si ferma, di colpo molto serio. «Ti ha minacciata? Ti farebbe del male?»

«No. La famiglia reale l’ha nominato capitano delle guardie. Se loro si fidano di lui, perché non dovrei fidarmi io?»

Brendan scuote la testa. «Io non mi fido nemmeno un po’. Mi pare pericoloso.» Sorride, con gli occhi che scintillano diabolici. «Di te, invece, non posso avere paura. Sei così piccina.» Mima il gesto di afferrarmi e lanciarmi come fossi un pallone, facendo un lungo fischio mentre io presumibilmente sto volando per aria.

Sbuffo e continuo a camminare. «Non sono piccola, sono minuta.»

«Vorrei veramente lanciarti per aria e farti atterrare su qualcosa di morbido, ovviamente, ma il tuo ex mi ucciderebbe se ti toccassi, quindi, niente da fare.» Scuote la testa come se fosse irritato, con un sorriso sulle labbra.

«Niente da fare, pazzoide.» Non credo che Brendan sia mai serio. Cioè, Michael lo ha praticamente appena minacciato e lui ha fatto finta di niente. Sono un po’ nervosa per questa situazione. Non per me, per Brendan. Il poveretto sta solo cercando di essere amichevole. Non sta nemmeno pensando a me in quel modo.

Vado dietro la stanza nella torre e uso entrambe le mani per spostare una libreria di legno, perché è anche la porta di un passaggio segreto.

Brendan spalanca gli occhi, poi mi rivolge un sorriso di apprezzamento. «Forte!»

Gli sorrido anch’io. È come se pensasse che sono forte anch’io, una cosa di cui nessuno mi ha mai accusato. Entro e cammino in un passaggio di pietra in discesa, con un soffitto basso. La luce è scarsa, solo quella che filtra dalla porta aperta.

Brendan prende il telefono dalla tasca della giacca blu scuro e accende la torcia. Osservo la sua espressione mentre guarda il passaggio. È stata Sara a mostrarmi questo posto. Una volta era una vita di fuga verso un’uscita laterale del palazzo, una forma di difesa, ma adesso è diventato un magazzino.

«Che cosa sono questi?» mi chiede, illuminando una scultura di pietra. «Cupidi?»

«Sono cherubini.» Il corridoio ne è pieno, la maggior parte è appesa alla parete, alcuni solo appoggiati. «Facevano parte di un’antica sezione del palazzo demolita dopo il grande incendio.»

«È veramente forte.»

Lo seguo mentre illumina man mano ogni cherubino, alcuni rotti ma ancora carini, mentre ci inoltriamo nel corridoio. Vengo invasa da un senso di pace. È bello mostrargli una parte del palazzo che conoscono in pochi e adoro questi cherubini, con le loro dolci facce paffute, che aspettano solo che i visitatori li ammirino ancora una volta.

Brendan si volta a guardarmi, abbassando il telefono in modo che io non abbia la luce negli occhi. «Non avevo idea che ci fosse qualcosa del genere. È stato il tuo ex a mostrartelo?»

Mi sgonfio. «No, mia sorella. Potremmo non parlare del mio ex? È una situazione un po’ spinosa.»

Lui arriccia le labbra e ringhia: «Toccala e morirai». Poi, con la sua voce normale: «Capito, ex psicopatico».

«È solo un po’ seccato perché ho rifiutato la sua proposta di matrimonio.»

«Oh, merda. Ti ha chiesto di sposarlo? È roba grossa. Pensavo fosse una cosa più casuale. Non mi meraviglia che mi abbia quasi aggredito.»

«Beh, è successo tre mesi fa.»

Lui china di lato la testa. «E per quanto tempo ti sei accidentalmente trovata in una relazione con lui?»

Faccio una smorfia, quando sento le mie stesse parole. «Okay, ecco che cosa devi capire. È stato una cosa saltuaria, nel corso di nove mesi, solo quando venivo qua durante le vacanze scolastiche.»

«Nove mesi! È un po’ tanto per una cosa casuale.» Sorride. «È bello conoscere qualcuno peggiore di me in fatto di relazioni.»

Mi innervosisco, sulla difensiva. «Era chiaro fin dall’inizio che non avevo tempo per una relazione nella mia vita. Sono molto concentrata sui miei studi. Sono al secondo anno alla Columbia. Mi manca un anno e poi ci sarà la facoltà di medicina. Poi altri anni per il tirocinio e la specializzazione. Ho una strada lunga davanti a me.» Allungo una mano. «E intendo una strada mooolto lunga. Una volta che sarò diventata una ricercatrice oncologica potrò cercare qualcuno per farmi una famiglia.»

Brendan mi mette una mano sul braccio. «Chloe, non hai bisogno di spiegarlo a me. Lo capisco.»

Mi calmo. «Ah, grazie.»

«Inoltre, che cosa sei, un genio? Laurea alla Columbia in tre anni invece di quattro? Ed è una delle scuole migliori. Perfino il miglior diplomato della mia classe alle superiori è stato rifiutato alla Columbia.»

Faccio spallucce. «Sono solo una che lavora sodo.»

«Giusto. Alloooora, conosci qualche altro passaggio segreto?»

«Solo un altro. Porta alle segrete.»

«Davvero? Andiamo a vederle.»

Scuoto la testa. «È veramente un brutto posto. Ci sono i ragni e non so nemmeno cos’altro che strisciano laggiù e puzza di muffa inquietante.»

«Non ho mai sentito parlare di muffa inquietante.»

«E non è il caso di andarci, specialmente di notte. Sono fredde e buie.» Incrocio le braccia, per combattere un brivido al pensiero. «Penso che ci siano anche dei pipistrelli.»

Brendan si appoggia alla parete, incrociando le braccia sul petto. «Vuoi restare qui un po’?»

«Sì. Posso prendere in prestito la tua torcia? Ho lasciato il telefono nella mia stanza.»

«Certo. Ma prima voglio una cosa da te.»

Mi blocco, di colpo diffidente.

Brendan ride. «Sembra che stia per chiederti il tuo primogenito.» Mi dà un colpetto sulla spalla. «Volevo solo sapere come hai fatto a finire completamente fradicia, sporca e tremante nella mia stanza.»

Mi appoggio alla parete accanto a lui. Qualcosa di questo spazio intimo rende più facile parlare. Quindi gli dico tutta la ridicola storia.

Lui si volta verso di me. «Ti interessava tanto mantenere l’amicizia?»

«Mi sentivo male per averlo ferito.»

«Ciò che hai fatto è maledettamente eroico.»

«Nooo.»

«Sì» insiste lui.

Espiro bruscamente. «E ho anche scoperto che la faccenda degli scopamici è falsa. Almeno la parte dell’amicizia.»

Brendan resta in silenzio per qualche momento, sembra ci stia pensando, poi dice: «Probabilmente hai ragione. Un uomo non vorrebbe mai tornare a essere solo un amico una volta superata quella linea».

Mi raddrizzo e tendo la mano per avere il suo telefono. «Ho imparato la lezione.»

Lui me lo passa, con gli occhi fissi nei miei. «Hai un grande cuore.» 

NUOVA USCITA: I Corvi di Thorne Point di Veronica Eden

                        Titolo:  I Corvi di Thorne Point Autrice:  Veronica Eden Serie:  I Corvi di Thorne Point #1 Editore:  Heartbeat Ediz...