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COMUNICATO STAMPA: - Fetching - Wyatt - Kylie Gilmore


 

Titolo: Fetching – Wyatt (versione italiana)

Autore: Kylie Gilmore

Editore: Extra Fancy Books

Data uscita: 24 febbraio 2022

Genere: Contemporary Romance

ISBN: 9781646580873

 

 

Lui è il suo cavaliere dalla scintillante armatura. Il problema è che lei non è una damigella in pericolo.

Wyatt

Sono un miliardario che si è fatto da sé, con un debole per le damigelle in pericolo, quindi, quando mi trasferisco nell’eccentrica comunità di Summerdale, mi fiondo immediatamente sulla donna che voglio... Ehm, salvare. Ma quella donna cocciuta si rifiuta di collaborare.

Sydney

Quando Satana, alias Wyatt Winters, si trasferisce in città, faccio del mio meglio per dargli il benvenuto. Dopotutto, sono la proprietaria del bar/ristorante storico in cui si fa continuamente vivo, nonostante critichi praticamente tutto. Respiro profondo. Potrei aver perso la calma e avergli rivolto un gesto volgare. E avergli detto di andarsene. Come facevo a sapere che stava prendendo in considerazione di investire nella mia proprietà?

Vi avevo detto che sono indebitata fino al collo e che tutte le banche mi hanno rifiutato un prestito?

Comunque nevicherà all’inferno prima che accetti di lavorare con lui. O che ammetta che mi fa ribollire il sangue... In tutti i sensi.

E poi una tempesta di neve ci intrappola e...

Mi sto sciogliendo.

Commedia romantica standalone con un lieto fine da svenire. Nessun cliffhanger.

Storie scatenate

Fetching - Wyatt (Libro No. 1)

Dashing - Adam (Libro No. 2)

Sporting - Eli (Libro No. 3)

Toying - Caleb (Libro No. 4)

Blazing - Max (Libro No. 5)


L’AUTRICE

Kylie Gilmore è l’autrice Bestseller di USA Today delle serie: I Rourke; The happy endings Book Club; The Clover Park e The Clover Park STUDS. Scrive romanzi rosa umoristici che vi faranno ridere, piangere e allungare le mani per prendere un bel bicchiere d'acqua.

Kylie vive a New York con la sua famiglia, due gatti e un cane picchiatello. Quando non sta scrivendo, tenendo a bada i figli o prendendo debitamente appunti alle conferenze per gli scrittori, potete trovarla a flettere i muscoli per arrivare fino all’armadietto in alto, dove c’è la sua scorta segreta di cioccolato. 

Disponibile sui maggiori store

 

ESTRATTO 

Sydney

Satana entra nel mio bar e mi fa segno di avvicinarmi piegando un dito.

Fingo di non vederlo. Wyatt Winters può far segno a qualcun altro perché lo serva. A me non interessa se questa è la serata decisiva per il mio ristorante e bar storico e se la raccolta fondi della vigilia di Capodanno è la mia ultima speranza. Non ho intenzione di scendere a patti con il diavolo.

È attraente, certo, con i folti capelli castano scuro ondulati, labbra sensuali, barba curata e un corpo che fa pensare che passi troppo tempo in palestra. Ma è tutto annullato dal suo atteggiamento presuntuoso. Wyatt si è trasferito nella nostra cittadina un mese fa, ha comprato la casa abbandonata in cima alla collina, con un faro in una zona senza sbocchi sul mare. Originariamente era appartenuta a un eccentrico eremita, morto prima che nascessi io. La gente dice che è infestata dai fantasmi. Io spero che lo tengano sveglio di notte.

Seriamente, perché continua a farsi vivo nel mio locale, l’Horseman Inn? Nell’ultimo mese ha ordinato ogni birra alla spina che abbiamo, criticandone a lungo la qualità mentre si lamentava del freddo nel locale e (ed è il colmo) del nome di questo posto. È storico! La locanda risale al 1788, quando era usata come stazione di posta per la diligenza.

Vado dietro al bancone e preparo i drink per un tavolo di donne di mezz’età che aspettano ansiosamente l’arrivo della nostra ospite d’onore, la mia famosa amica attrice, Harper Ellis. È l’unico motivo per cui stasera c’è il pienone. Mio fratello Eli fornisce il sottofondo musicale con la sua chitarra acustica. Il bar è imballato, la stanza sul retro è piena per metà e la gente si serve degli stuzzichini nella sala da pranzo sul davanti, facendo offerte per l’asta silenziosa. È ancora presto, quindi sono contenta della folla. Grazie, Harper.

Harper e io siamo cresciute insieme qui a Summerdale, New York, una comunità in riva a un piccolo lago a circa un’ora e mezza da New York City. È un posto unico, originariamente fondato da hippy come una specie di utopia. Il tasso di criminalità è basso e la qualità della vita è alta. È il nostro motto ufficioso, quello reale è: pace per tutti coloro che si riparano qui. Comunque, è una comunità meravigliosa per quelli che non stanno facendo bancarotta. Harper si è offerta di aiutarmi finanziariamente, ma non ho intenzione di accettare per diversi motivi, il più importante dei quali è che non voglio che il denaro si metta tra noi.

Spero che arrivi presto. Controllo in fretta la stanza sul retro e colgo lo sguardo dell’uomo che mi mette a disagio come nessun altro. Niente birra per te. Porto il vassoio con i bicchieri di vino e due Dirty Martini alle donne sedute a un lungo tavolo rettangolare davanti all’uomo che fingo di non vedere. Servo i drink alle donne, rivolgendo la schiena a Satana.

«Quando arriva Harper?» mi chiede una bruna sui cinquant’anni.

Le sue quattro amiche mi guardano impazienti.

«Sono sicura che arriverà da un momento all’altro, probabilmente è stata bloccata dal traffico in città.»

«Finora sono la miglior offerente per un pranzo con lei» dice Tammy. «Dita incrociate!»

Sorrido. È stato veramente carino da parte di Harper aggiungere quel pranzo con lei, sapendo che è una persona così discreta e timida nella vita reale.

Le amiche di Tammy cominciano a parlare della loro speranza di vincere una fotografia autografata o qualcuno dei cimeli dei suoi vecchi show in televisione che ha donato. È stata molto generosa con il suo contributo, ma ho bisogno che arrivi di persona.

«Vi farò sapere appena arriva» dico loro.

Saluto con la mano le mie due amiche, Jenna e Audrey, che gironzolano nella sala anteriore. Dal punto di vista fisico sono l’una l’opposto dell’altra: Jenna è alta e snella con capelli biondi che arrivano a malapena alle spalle; Audrey è piccola e formosa con lunghi capelli neri. Noi quattro, Harper, Jenna, Audrey e io, passavamo tutto il tempo insieme da bambine. Poi Harper era partita per andare a Hollywood e la vita ci aveva separate. Jenna e io siamo tornate di recente a Summerdale. Audrey non se n’è mai andata.

Do loro un’occhiata interrogativa. Stanno aspettando Harper.

Jenna scuote la testa. Reprimo un sospiro e mi volto per tornare al bar.

«Cindy, qui, per favore» dice una profonda voce baritonale.

Mi blocco e mi volto lentamente verso Wyatt. «Mi chiamo Sydney» dico a denti stretti.

Lui mette una mano a coppa intorno all’orecchio. «Cosa?»

Espiro bruscamente e vado al suo tavolo d’angolo in fondo. Ha più o meno la mia età (ho ventotto anni), indossa una camicia a quadri bianchi e neri, una giacca sportiva beige e jeans. Le lunghe gambe sono stese sotto il tavolo, incrociate alle caviglie. Scarpe di pelle marrone scuro anziché le sneakers. Mi viene da pensare che si sia vestito elegantemente per la festa, solo per restare seduto da solo la vigilia di Capodanno. Raccolgo tutta la mia pazienza e la buona volontà. È nuovo in città e dovrei cercare di farlo sentire benvenuto.

«Salve, Wyatt» gli rivolgo un breve sorriso. «Mi chiamo Sydney, non Cindy.» Come ti ho già detto molte altre volte. «Sei nuovo in città. Potrei presentarti ai miei fratelli. Alla chitarra c’è Eli. È un poliziotto.» Lo indico ed Eli lo saluta con un cenno della testa. «Al bar, il tizio con la t-shirt bianca e l’aspetto incavolato è il maggiore dei miei fratelli, Drew. Ci sono anche Adam e Caleb, ma non sono ancora arrivati.»

Wyatt mi guarda piegando la testa di lato. «Niente sorelle?»

«No, perché?»

«L’unica ragazza, eh. Interessante.»

Sento un velato insulto nel suo tono. «Perché è interessante?» Non sono un tipo sdolcinato, ma questo non significa che non sia femminile. Ho il rossetto e stasera ho perfino messo una gonna. È di pelle nera, intonata ai miei stivali al ginocchio di pelle nera. La t-shirt nera con la scritta The Horseman Inn è l’uniforme del nostro personale.

«Solo interessante» dice con indifferenza. «Ho conosciuto Adam. Farà dei lavori a casa mia.»

«Oh.» Adam è un mastro falegname. Non sapevo che avesse accettato un lavoro da Satana.

Lui picchietta sul tavolo di legno scuro. «Quello che voglio veramente sapere è che cosa deve fare un uomo per avere una birra decente da queste parti.»

Pazienza. Buona volontà. In questo lavoro non si possono alienare i clienti. Mi appiccico un sorriso sul volto ed elenco tutte le birre che abbiamo, sia alla spina sia in bottiglia.

Lui si strofina la barba scura. «Non ne hai una che non sembri annacquata per nascondere il fatto che è andata a male?»

«Ti assicuro che tutte le nostre birre sono fresche. Ora, che cosa posso portarti?» Sono Miss Ospitalità.

Lui si china in avanti, appoggiando il mento sulla mano e fa un sorriso rapace. Il mio polso accelera. «Sorprendimi.»

Birra light scadente con uno sputo in arrivo! Oh, sono così tentata. No. Posso essere professionale. Perché il mio cuore sta ancora battendo forte? «Certo. La nostra migliore IPA in arrivo.» Mi volto per andarmene.

«Ho già assaggiato la vostra migliore IPA. Forse una birra chiara sarebbe meglio.»

Mi volto. «Non c’è problema.»

«Inoltre il mio tavolo dondola.» Gli dà un colpetto.

Lascio andare lentamente il fiato. «Allora non scuoterlo.»

Lui sbircia sotto il tavolo. «In effetti non so se è il tavolo o il pavimento che c’è sotto.»

«Fa parte del nostro fascino, pavimentazione originale del diciottesimo secolo.»

Lui inarca un sopracciglio.

«Una birra chiara in arrivo.» Mi dirigo in fretta verso il bar, sto esaurendo la pazienza. Nessuno può continuare per molto tempo una conversazione piacevole con un uomo come quello. Cerca continuamente difetti. Questo posto ha tutto il fascino delle cose antiche con tutti i mal di testa moderni: pavimenti deformati, soffitti bassi, correnti d’aria. Sono fiera di dire che abbiamo ancora i soffitti con le travi e i pali originali e un grande camino di pietra nella sala da pranzo che c’è sul davanti. Se non gli piace, può andare da un’altra parte. Anche se questo è l’unico bar per chilometri e chilometri. Dovrebbe attraversare la linea di confine per andare a Clover Park, nel Connecticut, a circa mezz’ora di auto da qui, per trovarne un altro. Magari posso suggerirglielo. No, non posso farlo. È un nuovo arrivato. Devo essere ospitale.

Mio fratello Drew mi afferra il braccio mentre passo accanto a lui al bar e mi ferma. «Quel tizio ti sta dando fastidio?» chiede a bassa voce, fissando Wyatt. Drew ha cinque anni più di me ed è un duro: ex ranger dell’esercito, cintura nera. Gestisce una palestra di arti marziali in città. Lo prenderebbe a calci in culo per me, ma non sono una damigella indifesa. Inoltre sono cresciuta con quattro fratelli, due più grandi e due più piccoli di me, e so come trattare gli uomini.

«È solo irritante» dico. «Nessun problema.»

Lui mi lascia andare il braccio. «Di’ solo una parola.»

Gli do un bacio esageratamente sonoro sulla guancia, cosa che lo infastidisce sempre.

Si strofina la guancia. «Syd! Dai! Ho il rossetto sulla guancia?»

Vado dietro il bancone. «Tanto rossetto rosa» dico mentendo. «Sarà meglio che tu vada in bagno per tornare a essere il solito macho.» In effetti il rossetto è color corallo, una tonalità di rosa più scuro per intonarsi ai miei capelli color Tiziano, ma è impossibile cercare di spiegare la tonalità di un rossetto a un uomo alfa scontroso.

Si controlla usando la macchina fotografica del telefono e sbuffa, rimettendosi in tasca il telefono. «Furbacchiona.»

Verso la birra chiara per Wyatt e poi mi occupo di qualche cliente al bar, preparando anche i loro drink. Più che altro sto prendendo tempo, per non dover trattare con Wyatt, lo squalo di città. Ho sentito che si è trasferito qua da Manhattan. Perché? Non poteva restarsene in città?

Segnalo a una delle cameriere di avvicinarsi e le passo la birra per Wyatt. È questione di auto-conservazione. Meno interagisco con lui, migliori sono le probabilità che non gli versi la birra in testa. Non sarebbe un gesto molto ospitale da parte mia.

Dopo aver controllato in cucina i preparativi per la cena a buffet che ci sarà più tardi, faccio un altro giro nel ristorante, per assicurarmi che tutti abbiano da bere e qualche stuzzichino e per ricordare loro la magnifica asta silenziosa. Cerco di apparire entusiasta dell’asta anziché disperata. Mio padre aveva lasciato questo posto talmente indebitato, prima di morire, che nessuna banca è disposta a farmi un prestito. Brutta sorpresa, quel debito. Aveva nascosto i problemi finanziari sia a me sia ai miei fratelli, nell’errata convinzione di proteggerci. Era un grande papà, che si era preso cura di noi dopo la morte di mia madre quando avevo dodici anni.

Wyatt intercetta il mio sguardo. «Gli stuzzichini sono buoni.»

Lieta che abbia finalmente trovato qualcosa di positivo da dire sul posto, mi avvicino, fermandomi al suo tavolo. «Mi fa piacere che ti piacciano.»

Lui si appoggia allo schienale della sedia. «Hai mai pensato di aggiornare il menu per la cena?»

Mi arrabbio immediatamente ma riesco a mantenere un tono educato. «No, alla gente del posto piace così.»

«Non dico che sia male, solo non è molto originale. Cioè, tutto è accompagnato da patate fritte o al forno. Un nuovo chef potrebbe dare un po’ di vita a questo posto. Non è a quello che punta la raccolta fondi di stasera? Tenere aperto questo posto?» Dà un colpetto al tavolo. «Con la giusta gestione e uno chef migliore, questo posto ha del potenziale.»

Gestisco io questo posto e lo chef è un amico di famiglia. Scopro i denti. «Sembra che tu sappia tutto sul business della ristorazione.»

«Per niente. Solo, apprezzo i buoni ristoranti.»

Mi piazzo le mani sui fianchi e lo fisso esasperata. Ovviamente pensa che noi siamo un pessimo ristorante. Sono così furiosa che non riesco nemmeno a parlare.

Lui piega la testa. «Cindy, sei arrabbiata con me?»

«Chi diavolo credi di essere?» sbotto. «Vieni qua e insulti il mio locale da ogni angolazione! Se non ti piace, non tornare.»

Lui inarca un sopracciglio. «Dato che questo posto è tuo, magari potremmo parlare di miglioramenti seri. Non lo saprai finché non ne parliamo, giusto?»

Mi si rizzano i peli. «Questo locale era del mio bisnonno, tramandato da generazioni e adesso è mio.» Tralascio di dire che è Drew quello che l’aveva originariamente ereditato, dichiarandolo poi una causa persa per via dei debiti che lo trascinavano a fondo. L’ho rilevato io pur di non farglielo vendere. «È un’istituzione in questa città e ce la caviamo benissimo senza i tuoi commenti sarcastici da cittadino. Come osi entrare qui e sputare giudizi su tutti noi!?»

Lui sogghigna. «Non ricordo di avere sputato.»

Sento il cuore che mi batte nelle orecchie, la rabbia che annebbia la ragione. Sento la voglia disperata di togliergli quel sogghigno dalla faccia.

Lui indica la sua birra chiara. Vorrei gettargliela in faccia e guardare la sua espressione scioccata mentre gocciola sulla sua barba, l’elegante giacca sportiva e la camicia.

Lui ridacchia. «C’è un’espressione maligna nel tuo sguardo, Cindy. Stai pensando di versarmi la birra in testa, vero?»

Come faceva a saperlo? «Assolutamente no» dico, mentendo spudoratamente.

Lui si china verso di me, sempre con quel sorriso strafottente sul viso. «Ti sfido a farlo.»

Oh no... Mi sta deliberatamente stuzzicando. Mi sforzo di parlare in tono pacato. «È un peccato che non ti piaccia la tua birra chiara perché è l’ultimo drink che otterrai qui.»

«Solo perché ho detto che con uno chef migliore questo posto avrebbe del potenziale?»

Quello e un mucchio di altri insulti. Ne ho le tasche piene di questo tizio. Non m’interessa se è un nuovo arrivato ed è da solo la vigilia di Capodanno. Giro sui tacchi e quasi mi scontro con Harper e il suo fidanzato, Garrett, che probabilmente hanno sentito tutto.

«Syd, stai bene?» mi chiede Harper, con le sopracciglia aggrottate sopra gli occhi nocciola. Ha i capelli castano scuro sciolti sulle spalle e il suo volto è luminoso.

L’abbraccio. «Sono così felice di vederti!» Mi tiro indietro. «Anche te, Garrett. Ho un tavolo riservato proprio per voi.» Indico loro di seguirmi, lieta di allontanarmi da quell’uomo orribile, arrogante e critico. Per me sarà sempre il Tafano. Satana è un nome troppo bello per lui.

Tolgo il cartellino Riservato dal tavolo e mi rendo conto che non mi hanno seguita. Sono seduti con Wyatt e parlano con lui. Harper alza un dito, indicandomi di aspettare. Li conosce oppure li ha solo invitati a sedersi con lui? Harper è un’attrice molto popolare. Tutti vogliono parlare con lei.

Il Tafano mi fa l’occhiolino, dicendo a voce alta: «Giusto, Sydney». Non riesco a sentire il resto di quello che dice. Scommetto che Harper l’ha corretto quando mi ha chiamato Cindy. Grr...

Mi piego e mi do una pacca sul sedere rivolto verso di lui. Fottiti, Pustola.

Harper emette un gridolino e si affretta a venire da me. «Che cosa stai facendo? Non sai chi è?»

«Sì, Wyatt.» Lo stronzo strafottente che ha insultato l’eredità di mio padre.

Lei si china verso di me e sussurra: «Non hai ricevuto la mia e-mail?».

La guardo, confusa. Ci siamo scambiate parecchie e-mail riguardo la raccolta fondi di questa sera. «Quale?»

Lei mi mette una mano sul braccio e la voce assume un tono urgente che mi fa rizzare i peli sulla nuca. «Quella nella quale ti dicevo chi è e che cosa può fare per te.»

«No, non ho ricevuto un’e-mail che lo riguardava.» La mia voce è appena un sussurro. Mi schiarisco la voce. «Dev’essere finita nello spam o si è persa nel ciberspazio. Chi è?»

«È un miliardario in pensione con un’enorme esperienza nel rivitalizzare imprese sull’orlo del fallimento. L’ho conosciuto a una raccolta fondi e gli ho parlato di Summerdale. Cercava un posto dove mantenere un basso profilo e vivere tranquillo. Comunque potrei avergli detto che l’Horsemann Inn ha bisogno di aiuto.» Davanti al mio attonito silenzio, Harper continua in fretta: «Non arrabbiarti, okay? Hai rifiutato di accettare un prestito da me e lo capisco perché siamo amiche, ma non potevo restarmene con le mani in mano. Lui potrebbe aiutarti». Scuote la testa. «Non riesco a credere che gli abbia suggerito di baciarti il culo.»

La fisso. «Ma è così giovane per essere un miliardario in pensione.»

«Lo so. È uno di quei maghi della tecnologia. Ha fatto il suo primo milione a diciannove anni. Adesso ha trent’anni.»

Mi volto e vedo lo sguardo sornione e arrogante del miliardario in pensione Wyatt “il Tafano” Winters. Lui sorride e mi saluta spavaldo con due dita, probabilmente perché sa che Harper mi ha appena spiegato chi è. Il signor Pezzo Grosso.

Lo guardo storto. Non lavorerò mai con lui. Non mi interessa quanti zero ci sono nel suo conto in banca o che sia un guru del mondo imprenditoriale. Vuole una fetta dell’Horsemann Inn? Diavolo no!

COMUNICATO STAMPA: Rogue Devil - Brendan Kylie Gilmore


 

Titolo: Rogue Devil – Brendan (Versione Italiana)

Autrice: Kylie Gilmore

Editore: Extra Fancy Books

Traduttore: Mirella Banfi

Data Uscita: Settembre 2021

Genere: Romance Contemporaneo

ISBN: 978-1-64658-049-1

 

Da amici a amanti, una storia a lenta combustione.

Chloe

Essere trombamici non è una cosa reale. Niente da fare. Una volta superato quel limite, l’amicizia è finita. Chiedetemi come faccio a saperlo. Quindi tengo la testa bassa, mi do da fare per essere accettata alla facoltà di medicina per poi trovare una cura per il cancro. Voglio che la mia vita significhi qualcosa, restituire qualcosa di significativo al mondo. Gli uomini sono una distrazione che non mi posso permettere.

Brendan

Da quanto ho conosciuto Chloe Travers, sono stato travolto da un istinto di protezione che non sapevo di avere. L’ho tenuta a distanza, nonostante il desiderio rampante. Le nostre famiglie sono legate e questo significa niente storielle casuali. La possibilità di ricadute negative e di futuri incontri imbarazzanti è troppa.

E poi lei si trasferisce alla porta accanto per l’estate. Difficile? Direi più il collaudo decisivo della mia forza di volontà. Stiamo passando ogni momento libero insieme, da amici e mi sta facendo impazzire. Vorrei superare quel limite, ma se, facendolo, la perdessi?

Commedia romantica standalone con un lieto fine da svenire. Nessun cliffhanger.

L’AUTRICE

Kylie Gilmore è l’autrice Bestseller di USA Today delle serie: I Rourke; The happy endings Book Club; The Clover Park e The Clover Park STUDS. Scrive romanzi rosa umoristici che vi faranno ridere, piangere e allungare le mani per prendere un bel bicchiere d'acqua.

Kylie vive a New York con la sua famiglia, due gatti e un cane picchiatello. Quando non sta scrivendo, tenendo a bada i figli o prendendo debitamente appunti alle conferenze per gli scrittori, potete trovarla a flettere i muscoli per arrivare fino all’armadietto in alto, dove c’è la sua scorta segreta di cioccolato.

 

 

Disponibile sui maggiori store

 

I libri della serie:

Royal Catch - Gabriel (Vol. 1)

Royal Hottie - Phillip (Vol. 2)

Royal Darling - Emma (Vol. 3)

Royal Charmer - Lucas (Vol. 4)

Royal Player - Oscar (Vol. 5)

Royal Shark - Adrian (Vol. 6)

Rogue Prince – Dylan (Vol. 7)

Rogue Gentleman – Sean (Vol. 8)

Rogue Rascal – Jack (Vol. 9)

Rogue Angel – Connor (Vol. 10)

Rogue Devil – Brendan (Vol. 11)

 

 

ESTRATTO

Chloe

Incontro lo sguardo di Brendan. Le sue sopracciglia si arcuano sopra i brillanti occhi azzurri, un azzurro così sorprendente che è difficile distogliere lo sguardo. Ha un’espressione speranzosa. Smetto di guardare quegli occhi ipnotici, ma non riesco a smettere di guardarlo. I suoi capelli castano scuro sono più lunghi in cima e disordinati, probabilmente morbidi al tatto. I capelli, insieme alla barba corta curata e quel sorriso diabolico, gli danno un aspetto canagliesco. Termine che ho imparato dai romance storici della cognata di mia sorella. Ne ho letto uno solo per capire i motivi dei premi che ha ricevuto e del suo status di bestseller. E scommetto che Brendan è una canaglia, sempre alla ricerca di una nuova conquista.

Prima che le cose procedano oltre, lo informo: «Non sto cercando un rapporto casuale. Tanto per essere chiari».

Lui cerca di non sorridere. «Sarebbe come baciare mia cugina. Sbagliatissimo.»

Mi irrigidisco. Avrei giurato che mi stesse occhieggiando durante la cena. Distolgo gli occhi, con le guance in fiamme. Mi sento una completa stupida per aver pensato di piacergli. Probabilmente mi guardava a cena perché io continuavo a fissarlo. Non è che lo volessi. È solo che, beh, qualunque donna con un cuore che batta noterebbe quanto è sexy e stupendo, ancora più degli altri Rourke perché i suoi occhi scintillano e sembra sempre pronto a sorridere. Sembra sempre promettere che con lui passerai dei bei momenti. Il mio rossore si espande al collo a quel pensiero. Niente da fare.

Lui si china verso il mio orecchio con il fiato che mi accarezza la pelle facendomi rabbrividire: «Diventiamo amici». Solo che suona come: Facciamo sesso.

Ma è solo il mio cervello che mi sta facendo brutti scherzi. Le parole sono così in contrasto con la reazione del mio corpo che mi fanno andare fuori fase.

Brendan si tira indietro, con un sorrisetto sulla faccia e un’espressione furbetta. «Oppure potresti sempre passare il tempo con tua sorella. Sembra piuttosto preoccupata per te.»

Ecco! Non ho bisogno che mia sorella mi stia addosso, per assicurarsi che io stia bene. E, solo per dimostrarlo, non tornerò immediatamente nella mia stanza a studiare. Farò esattamente ciò che ho detto che avrei fatto. Passare del tempo con questo tizio, che mi vede come un’amica platonica. O una cugina. Giusto. Perfetto. Sarà. Divertente.

«Andiamo.» Gli faccio segno di seguirmi. Passo oltre la sala da pranzo, diretta alla stanza nella torre in fondo al corridoio. Sento la gente che sta ancora parlando nella sala da pranzo, rimandando il momento di alzarsi. Prima o poi saranno tutti in salotto, ma non sono dell’umore per affrontare una folla.

A metà strada verso la stanza nella torre, rallento il passo. Michael sta venendo verso di noi, con i capelli biondi corti e la t-shirt grigia umidi di sudore. Probabilmente stava allenandosi nella palestra al piano di sotto.

«Dove mi stai portando?» mi chiede Brendan, ignaro dell’imminente confronto.

Non riesco a trovare la voce. Lo sguardo di Michael rimbalza da me a Brendan e indietro e comincia ad aggrottare le sopracciglia.

«Terra a...» Brendan smette di parlare quando Michael si ferma davanti a me.

Un muscolo si contrae sulla guancia di Michael. «Grazie per i biscotti.»

«Prego.»

Si volta verso Brendan. Hanno circa la stessa altezza e la stessa corporatura: più di un metro e ottanta di muscoli e spalle larghe, ma Michael è addestrato a disarmare, neutralizzare e distruggere se necessario. È il capitano delle guardie di palazzo. Ho il cuore in gola. Brendan mantiene la sua posizione.

Michael dice a denti stretti: «Toccala e morirai». Si raddrizza e fa il saluto a Brendan. «Scherzo. È un mio dovere e un onore proteggere i Rourke.» Lascia cadere la mano e si allontana a passo di marcia. Divertente, ma forse anche no.

Riprendo a camminare verso la stanza della torre, senza sapere che cosa dire dopo quella scena.

«Dunque... non è stato per niente inquietante» dice sottovoce Brendan.

Gli do un’occhiata di sottecchi. «È una guardia di palazzo.»

«Quindi hai portato dei biscotti a un assassino addestrato?»

«Non preferiresti restare nelle sue grazie?»

Lui si ferma, di colpo molto serio. «Ti ha minacciata? Ti farebbe del male?»

«No. La famiglia reale l’ha nominato capitano delle guardie. Se loro si fidano di lui, perché non dovrei fidarmi io?»

Brendan scuote la testa. «Io non mi fido nemmeno un po’. Mi pare pericoloso.» Sorride, con gli occhi che scintillano diabolici. «Di te, invece, non posso avere paura. Sei così piccina.» Mima il gesto di afferrarmi e lanciarmi come fossi un pallone, facendo un lungo fischio mentre io presumibilmente sto volando per aria.

Sbuffo e continuo a camminare. «Non sono piccola, sono minuta.»

«Vorrei veramente lanciarti per aria e farti atterrare su qualcosa di morbido, ovviamente, ma il tuo ex mi ucciderebbe se ti toccassi, quindi, niente da fare.» Scuote la testa come se fosse irritato, con un sorriso sulle labbra.

«Niente da fare, pazzoide.» Non credo che Brendan sia mai serio. Cioè, Michael lo ha praticamente appena minacciato e lui ha fatto finta di niente. Sono un po’ nervosa per questa situazione. Non per me, per Brendan. Il poveretto sta solo cercando di essere amichevole. Non sta nemmeno pensando a me in quel modo.

Vado dietro la stanza nella torre e uso entrambe le mani per spostare una libreria di legno, perché è anche la porta di un passaggio segreto.

Brendan spalanca gli occhi, poi mi rivolge un sorriso di apprezzamento. «Forte!»

Gli sorrido anch’io. È come se pensasse che sono forte anch’io, una cosa di cui nessuno mi ha mai accusato. Entro e cammino in un passaggio di pietra in discesa, con un soffitto basso. La luce è scarsa, solo quella che filtra dalla porta aperta.

Brendan prende il telefono dalla tasca della giacca blu scuro e accende la torcia. Osservo la sua espressione mentre guarda il passaggio. È stata Sara a mostrarmi questo posto. Una volta era una vita di fuga verso un’uscita laterale del palazzo, una forma di difesa, ma adesso è diventato un magazzino.

«Che cosa sono questi?» mi chiede, illuminando una scultura di pietra. «Cupidi?»

«Sono cherubini.» Il corridoio ne è pieno, la maggior parte è appesa alla parete, alcuni solo appoggiati. «Facevano parte di un’antica sezione del palazzo demolita dopo il grande incendio.»

«È veramente forte.»

Lo seguo mentre illumina man mano ogni cherubino, alcuni rotti ma ancora carini, mentre ci inoltriamo nel corridoio. Vengo invasa da un senso di pace. È bello mostrargli una parte del palazzo che conoscono in pochi e adoro questi cherubini, con le loro dolci facce paffute, che aspettano solo che i visitatori li ammirino ancora una volta.

Brendan si volta a guardarmi, abbassando il telefono in modo che io non abbia la luce negli occhi. «Non avevo idea che ci fosse qualcosa del genere. È stato il tuo ex a mostrartelo?»

Mi sgonfio. «No, mia sorella. Potremmo non parlare del mio ex? È una situazione un po’ spinosa.»

Lui arriccia le labbra e ringhia: «Toccala e morirai». Poi, con la sua voce normale: «Capito, ex psicopatico».

«È solo un po’ seccato perché ho rifiutato la sua proposta di matrimonio.»

«Oh, merda. Ti ha chiesto di sposarlo? È roba grossa. Pensavo fosse una cosa più casuale. Non mi meraviglia che mi abbia quasi aggredito.»

«Beh, è successo tre mesi fa.»

Lui china di lato la testa. «E per quanto tempo ti sei accidentalmente trovata in una relazione con lui?»

Faccio una smorfia, quando sento le mie stesse parole. «Okay, ecco che cosa devi capire. È stato una cosa saltuaria, nel corso di nove mesi, solo quando venivo qua durante le vacanze scolastiche.»

«Nove mesi! È un po’ tanto per una cosa casuale.» Sorride. «È bello conoscere qualcuno peggiore di me in fatto di relazioni.»

Mi innervosisco, sulla difensiva. «Era chiaro fin dall’inizio che non avevo tempo per una relazione nella mia vita. Sono molto concentrata sui miei studi. Sono al secondo anno alla Columbia. Mi manca un anno e poi ci sarà la facoltà di medicina. Poi altri anni per il tirocinio e la specializzazione. Ho una strada lunga davanti a me.» Allungo una mano. «E intendo una strada mooolto lunga. Una volta che sarò diventata una ricercatrice oncologica potrò cercare qualcuno per farmi una famiglia.»

Brendan mi mette una mano sul braccio. «Chloe, non hai bisogno di spiegarlo a me. Lo capisco.»

Mi calmo. «Ah, grazie.»

«Inoltre, che cosa sei, un genio? Laurea alla Columbia in tre anni invece di quattro? Ed è una delle scuole migliori. Perfino il miglior diplomato della mia classe alle superiori è stato rifiutato alla Columbia.»

Faccio spallucce. «Sono solo una che lavora sodo.»

«Giusto. Alloooora, conosci qualche altro passaggio segreto?»

«Solo un altro. Porta alle segrete.»

«Davvero? Andiamo a vederle.»

Scuoto la testa. «È veramente un brutto posto. Ci sono i ragni e non so nemmeno cos’altro che strisciano laggiù e puzza di muffa inquietante.»

«Non ho mai sentito parlare di muffa inquietante.»

«E non è il caso di andarci, specialmente di notte. Sono fredde e buie.» Incrocio le braccia, per combattere un brivido al pensiero. «Penso che ci siano anche dei pipistrelli.»

Brendan si appoggia alla parete, incrociando le braccia sul petto. «Vuoi restare qui un po’?»

«Sì. Posso prendere in prestito la tua torcia? Ho lasciato il telefono nella mia stanza.»

«Certo. Ma prima voglio una cosa da te.»

Mi blocco, di colpo diffidente.

Brendan ride. «Sembra che stia per chiederti il tuo primogenito.» Mi dà un colpetto sulla spalla. «Volevo solo sapere come hai fatto a finire completamente fradicia, sporca e tremante nella mia stanza.»

Mi appoggio alla parete accanto a lui. Qualcosa di questo spazio intimo rende più facile parlare. Quindi gli dico tutta la ridicola storia.

Lui si volta verso di me. «Ti interessava tanto mantenere l’amicizia?»

«Mi sentivo male per averlo ferito.»

«Ciò che hai fatto è maledettamente eroico.»

«Nooo.»

«Sì» insiste lui.

Espiro bruscamente. «E ho anche scoperto che la faccenda degli scopamici è falsa. Almeno la parte dell’amicizia.»

Brendan resta in silenzio per qualche momento, sembra ci stia pensando, poi dice: «Probabilmente hai ragione. Un uomo non vorrebbe mai tornare a essere solo un amico una volta superata quella linea».

Mi raddrizzo e tendo la mano per avere il suo telefono. «Ho imparato la lezione.»

Lui me lo passa, con gli occhi fissi nei miei. «Hai un grande cuore.» 

NUOVA USCITA: I Corvi di Thorne Point di Veronica Eden

                        Titolo:  I Corvi di Thorne Point Autrice:  Veronica Eden Serie:  I Corvi di Thorne Point #1 Editore:  Heartbeat Ediz...