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SEGNALAZIONE - Il mondo di Viola - Laura Magnanego


 

Titolo: Il mondo di Viola – Favole per bambini da 5 a 99 anni

Autore: Laura Magnanego

Editore: Brè Edizioni

Pagine: 88

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 10€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: narrativa di formazione per tutti

Link Amazon https://amzn.to/3rugHXT

In vendita dal 9 aprile 2022

Sinossi

Alzi la mano chi non ha mai dovuto rispondere alle domande imbarazzanti dei propri bimbi. Mamma, che cos’è l’amore? Babbo, cos’è il tempo? Cosa vuol dire fare una promessa? Cos’è... la morte? E via andare. Nessuno, vero? Beh, ci sono tre modi di affrontare la questione. Il primo è eludere la domanda: lo capirai quando sarai grande. Il secondo, impelagarsi in improbabili tentativi di risposta, col risultato che i vostri figli inizieranno a nutrire seri dubbi sulle vostre facoltà mentali. Il terzo, ed è il migliore, è fare un viaggio nel mondo di Viola. Conoscerete Morfeo, Verdino, Ivan, Virgilio, Biondino e molti altri, ma soprattutto resterete incantati nell’ascoltare le loro storie. Troverete non soltanto le risposte migliori per i nostri figli, che diventano un promemoria per noi adulti, per il bambino che vive in eterno dentro tutti noi, ma una leggerezza profonda e poetica che vi conquisterà, lettori di ogni età. E se poi, nel lasciare il mondo di Viola, qualcuno avrà il rammarico di non poter più leggere altre storie come queste, stia pur sereno: stanno arrivando!


Biografia

Preferisco scrivere un romanzo che la mia biografia. Non è mica facile parlare di sé, raccontarsi; potrei scrivere fiumi di parole o due righe. Allora scelgo di dirvi che sono semplicemente Laura Magnanego. Vivo a Genova, lavoro, sono una mamma e scrivo. Queste sono le cose essenziali per me: mia figlia, la mia cagnolina Manchita, il mare e le parole.

Semplicemente il mio mondo.




Estratto

 

Verdino

Amore mio, non dormi?

Mamma, non ci riesco… ho paura di fare brutti sogni!

Ma no Viola, pensa a cose belle allora.

Mamma, ma quando ero piccina piccina c’era anche la Lilla?

Sì, ma non te la puoi ricordare.

E dov’è ora?

È alle terme! Sai, lei ci tiene alla forma!

No, mamma, non mi raccontare bugie, la Lilla è in cielo.

Mamma, anche tu morirai un giorno?

Sì, bimba e spero che sia così lontano che tu sarai stufa di avermi attorno!

Ma mamma, cosa vuol dire morire?

Beh, intanto non bisogna averne paura… ora ti racconto una storia…

Nel fitto fitto di un bosco viveva la colonia di farfalle più grande del mondo e forse anche qualcosa di più.

Chi riusciva a farsi strada tra i rovi, i rami e le sterpaglie che la proteggevano poteva godere di uno spettacolo straordinario, migliaia di farfalle svolazzavano frenetiche, a tratti in cielo creavano enormi bolle colorate, ma solo per un istante.

Avevano in realtà un gran daffare. Gli adulti dovevano organizzare un sacco di cose, turni di impollinazione, voli di controllo, pubbliche relazioni con i rappresentanti dei fiori, lezioni ai piccoli bruchi che entusiasti prendevano appunti e disegnavano fiori.

Ogni giorno alcune maestre srotolavano una lunga foglia e leggevano i nomi dei piccoli che quel giorno avrebbero avuto in consegna le ali.

Se zitto zitto li stavi ad ascoltare, potevi sentire le loro urla di gioia quando scartavano il loro pacchetto e una volta indossate, si libravano nell’aria.

Tutti meno uno. Un piccolo bruco tutto verde a pois rosa non ne voleva sapere e ogni volta che veniva chiamato inventava le scuse più fantasiose: una volta era in bagno, l’altra aveva un gran mal di pancia o un febbrone da cavallo.

Certo era strano, nessuno capiva questa ostinazione, nessuno conosceva il suo segreto.

Qualche tempo prima, una viola mammola gli aveva confidato che la vita di una farfalla adulta è brevissima, addirittura correva voce che fosse di una manciata di ore e poi le povere farfalle si addormentavano per sempre.

Terrorizzato da questo racconto, il piccolo non ne voleva sapere di avere le ali, avrebbe continuato così: meglio una vita lunga da bruco, certo un po’ strisciante, che una fulgida e breve da farfalla.

“Tenetevi il vostro pacchetto” borbottava, mangiando pigramente una tenera foglia di calendula.

Il tempo passava e schivato l’appello, il bruco gironzolava nel prato. Un giorno però, proprio dietro un piccolo rovo di more, vide lo spettacolo più bello che potesse immaginare.

Proprio lì davanti a lui c’era un fiore magnifico.

Aveva forse mille petali e mille sfumature di colore, le foglie perfette incorniciavano quella maestosa corolla, ogni volta che una farfalla lo toccava una pioggia di piccolissime stelle dorate si spandeva nell’aria e sulle ali, tanto che con il riverbero del sole sembravano lucciole.

Il piccolo bruco rimase a bocca aperta, si dice per ore. Solo quando arrivò la notte e il fiore si chiuse, raggiunse la sua cameretta. Ma quella notte il sonno fu molto agitato.

Sognava il fiore, sentiva il suo profumo e ne assaporava il gusto: era delizioso. Certo che il giorno dopo la solita foglia non gli sembrò così gustosa!

Da quel giorno niente fu più come prima, le sue certezze vacillavano tanto che dopo una notte di ripensamenti prese una decisione.

All’appello del giorno dopo, quando la maestra disse ad alta voce: “Verdino? C’è Verdino?” il piccolo si fece strada tra gli altri alunni e con la zampetta un po’ tremolante prese il suo pacchetto.

Ci fu un gran silenzio. Verdino cominciò a scartare le ali e a detta di tutti erano straordinarie, rosa e verdi con dei piccolissimi pois blu cobalto.

Su un rampicante di edera erano stati costruiti dei trampolini di erica dai quali le giovani farfalle spiccavano il primo volo.

Verdino si arrampicò sino ad arrivare a quello più in alto, prese bene le misure, indossò gli occhialoni anti vento e senza guardare giù si lasciò cadere nel vuoto.

Le ali si dischiusero e senza pensarci troppo cominciò a volare.

Era meraviglioso il prato visto dall’alto. Sotto di lui tutte le compagne piccole e grandi, ma da lassù erano tutte piccole, lo salutavano agitando zampette e ali.

Ma Verdino sapeva dove andare. Avrebbe voluto tergiversare ancora un po’, magari assaggiare qualche rosa, una margherita, ma non sapendo da quanto era in volo, temeva di non avere tempo a sufficienza.

Lo vide dall’alto. Il profumo era irresistibile, si adagiò con dolcezza sul fiore, che quando si accorse della sua presenza si chinò verso di lui e con una voce che sembrava provenire dalle nuvole gli disse: “Ti aspettavo, sai…”

Verdino si sentì come in paradiso, si avvicinò al cuore del fiore e bevve avidamente il suo nettare. Fu allora che una pioggia di piccole stelle dorate invase l’aria e le sue ali.

Dagli occhi di Verdino scese una lacrima, ma era di gioia e quando capì che il respiro era troppo corto si distese sul fiore che piano piano sottovoce gli disse.

“Lasciati andare.”

I petali generosi si chiusero su Verdino, sui suoi sogni e lo abbracciarono per sempre.

 

Ecco bimba, forse non ti ho spiegato bene cosa vuol dire morire, ma di sicuro la storia di questa farfalla ti potrà essere utile per non aver mai paura di vivere e quando sarà il momento giusto, apri questa scatolina…

Ora spengo la luce, buonanotte amore mio.

Molti anni dopo, in una giornata fresca di primavera, ero seduta vicino al letto di mia mamma. Erano lontani gli anni delle favole. Quando sentii la sua mano stringere la mia, presi la scatolina che non avevo mai aperto: una pioggia di stelline dorate riempì la stanza e i suoi capelli candidi, io mi avvicinai a lei e con la voce delle nuvole le sussurrai piano: “Lasciati andare.” E rimanemmo abbracciate per sempre.

SEGNALAZIONE - Lì dove finisce la notte - Sara Bortoluz

 


Titolo: Lì dove finisce la notte

Autore: Sara Bortoluz

Editore: Brè Edizioni

Pagine: 120

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 10€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: nove racconti di narrativa

Link Amazon https://amzn.to/3usgLt8

In vendita dal 7 aprile 2022



Sinossi 

A volte è difficile o addirittura impossibile cambiare il proprio destino. Ma è possibile cambiare la prospettiva dalla quale si osserva la realtà perché anche nella notte più buia, inaspettatamente si può scorgere una luce amica, anche se piccola, pur sempre tenace. Lì dove finisce la notte è una raccolta di nove racconti, dai protagonisti di volta in volta differenti che, nonostante la diversa provenienza geografica e la differente estrazione culturale e sociale, hanno in comune la medesima attitudine verso la vita: tutti sono alla ricerca del loro posto nel mondo e, come viandanti e pellegrini, errano tra le tenebre dell’indifferenza e della solitudine per poi scorgere, infine, la luce. Dall’Etiopia all’India, dalla Norvegia al Canada, dalla Grecia ai Caraibi, i personaggi che animano le storie si trovano ad affrontare le ardue sfide della vita e di una quotidianità in apparenza semplice ma, in realtà, tutt’altro che facile da sostenere, un’esistenza che corrode innanzitutto l’anima prima che il corpo. La vita intesa come viaggio e cammino di ciascuno di noi, un cammino al quale spesso è difficile dare una direzione o un significato. Un libro lieve, raccontato quasi con devozione, ma soprattutto con rispetto. Racconti che assomigliano a fiabe: a volte con il lieto fine, altre volte, al contrario, brutali e spietate. Un susseguirsi di emozioni e di incanto, di sentimenti e di gioia. Una narrazione che porterà il lettore lontano, oltre gli orizzonti sconfinati.

 

Biografia

Sara Bortoluz è nata a Feltre, Belluno, nel 1990 dove tuttora vive. Laureata in Lingue e civiltà moderne e contemporanee presso l’università Ca’ Foscari di Venezia e successivamente in Relazioni internazionali presso il medesimo ateneo, si interessa di tematiche legate alla cooperazione internazionale e alla diversità culturale. Ha pubblicato alcuni articoli in riviste e blog di attualità e in newsletter di ONG come ad esempio Citizens Rights Watch di Londra. Alcuni dei suoi racconti e poesie sono apparsi su blog e in antologie di autori vari. Nel giugno 2019 ha pubblicato la raccolta poetica “Gocce di Mediterraneo” per la Santelli editore. Ama dedicarsi allo studio della musica, in particolare degli strumenti a fiato tradizionali.

https://www.facebook.com/sara.bortoluz.autrice/

 


Estratto

Il giorno dopo si congedò dal fratello e si diresse verso la casa dei nonni. Mentre guidava, la sua mente fu attraversata da un’intuizione, un lampo di genio improvviso. Ma è ovvio! pensò, se Conrad ha detto che nella casa non c’è più nulla, solo pochi mobili perché tutto il resto è già stato portato via e l’unica cosa di una certa dimensione che rimane è la libreria dagli scaffali ormai marci, tutto diventa chiaro… dietro quell’alta libreria si trova di sicuro la porta d’ingresso alla stanza misteriosa.

Finalmente giunse a destinazione. Il bosco regnava sovrano e dal cancello la casa non la si scorgeva nemmeno. Come è tutto diverso... pensò Suzy il tempo non ha pietà e trascina come un fiume in piena tutto ciò che trova sul suo percorso. Forse ha proprio ragione Conrad. Cosa credo di trovare lì? Ormai non c’è più nulla. Forse non esiste nemmeno la famigerata stanza… forse non ritroverò più lo spirito del luogo che tanto amavo. In fondo, nella vita le cose cambiano, non si può vivere come degli eterni Peter Pan.

Vide la casa, era ancora lì e, a eccezione del bosco che aveva conquistato nuovi spazi, il resto era molto simile a come l’aveva visto l’ultima volta. Tirò un sospiro di sollievo, mentre un’emozione incontenibile le cresceva dentro come un albero rigoglioso.

Inserì la chiave nella serratura che si aprì senza sforzo. La casa era umida e buia. C’erano soltanto le ragnatele a spezzare qua e là il vuoto assoluto delle stanze. Ed ecco, la libreria. Suzy spostò con grande lentezza e fatica il pesante mobile. Non si sbagliava: sul muro retrostante spiccava una porta dalla vernice color rubino, scrostata qua e là. La chiave consegnatale dalla nonna anni prima si inserì perfettamente nella serratura, girò senza sforzo e la porta si aprì nel buio. Il cuore le rimbalzava veloce nel petto. La stanza era impregnata di un forte odore di vernice e di legno, frammisto a qualche nota di stantio. Non si sarebbe aspettata di sicuro un profumo di rose in un ambiente rimasto chiuso tanto a lungo, tuttavia il velato sentore di muffa quasi la sorprese. L’intenso odore di vernice, invece, la incuriosì e la incoraggiò a proseguire mentre una grande ragnatela le sfiorò le ginocchia, dandole il benvenuto. Una fioca luce filtrava da due finestrelle poste in alto sulla parete. Lungo i muri erano collocati dei lunghi tavoli sui quali spiccava una moltitudine di sagome dalle dimensioni e forme più svariate. Suzy si avvicinò. Si sentiva osservata da una miriade di creature lignee dagli occhi immobili, ma straordinariamente vive nella loro staticità, come lo erano stati un tempo gli alberi che ora componevano i loro corpi minuziosamente intagliati. Al centro della stanza troneggiava un’imponente scultura: una bambina seduta che stringeva tra le braccia un lupo che teneva la testa coricata sulle sue ginocchia. Quella bambina era lei, Suzy. Era stupefatta e commossa, ma allo stesso tempo provava un vago senso di malinconia: cosa era rimasto ora di quella bambina?

Si avvicinò ai tavoli disposti lungo le pareti. Su di essi erano sistemate sculture di ogni genere: fiori, animali selvatici, uccelli, piccoli alberi e creature fantastiche. Erano tutte scolpite nei minimi dettagli e sembravano vive. Si fermò un attimo davanti a un’aquila che pareva scrutarla con aria curiosa. Poi il suo sguardo si soffermò su un unicorno elegante e maestoso con la zampa anteriore destra sollevata.

Ma perché il nonno non glielo aveva detto? Perché aveva voluto che tutto ciò rimanesse un segreto? Forse perché lui sapeva già tutto e aveva già predetto ciò che sarebbe accaduto nell’anima di Suzy prima o poi, un giorno più o meno lontano. Forse non sapeva quando con esattezza, ma di sicuro era convinto che qualcosa sarebbe successo.

No, non avrebbe raccontato a Conrad della sua scoperta. Lui non avrebbe capito e non gliene sarebbe importato nulla. Non era il suo mondo e non vi ci si sarebbe mai avvicinato.

Sì, il nonno era veramente saggio… e la nonna aveva ragione! Suzy non sapeva molte cose, anche se era convinta di conoscere tutto del mondo e di se stessa. Quella stanza ne era la prova. Lì dentro aveva scoperto l’arte e il talento del nonno come scultore, ma aveva anche capito quanto lui le avesse voluto bene e quanto fosse stata preziosa quella parte della sua vita tra i boschi dell’Ontario, una parte di quella vita che ora continuava in città e che lei stava per svendere alla schiavitù delle convenzioni, delle apparenze e della superficialità dell’animo. In quella stanza c’era lei, quella se stessa perduta e che ora, finalmente, aveva ritrovato.

 

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SEGNALAZIONE - Prenditi cura di quello che non siamo - Annarita Mangialardo


 

Titolo: Prenditi cura di quello che non siamo

Autrice: Annarita Mangialardo

Editore: Brè Edizioni

Pagine: 115

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 11€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: romance, romanzo d’amore

Link Amazon https://amzn.to/36PcTsF

In vendita dal 17 marzo 2022


Sinossi

Micky e Lo. Michelangelo e Loredana sono due ragazzi poco più che ventenni, felici e innamorati che hanno deciso di fare il grande passo: presto si sposeranno. Ma accade l’imprevisto.

Malt Peaks è una cittadina vicino a New York. Micky la raggiunge per dimenticare, per lasciarsi alle spalle un dolore insopportabile. Con l’aiuto di Billy prova a dare un senso diverso alla sua vita, cerca qualcosa che lo aiuti a capire, a vivere. E tra bevute, lavoretti e introspezioni si rende conto che non si può dimenticare il passato. Micky capisce che quello che è accaduto rimarrà per sempre impresso come un marchio nel suo cuore e nella sua anima. Non serve cambiare città, non è necessario cambiare continente perché la sofferenza ti segue dovunque. E anche recriminare su quello che è stato non aiuta a stare meglio. Però l’amore, quello vero, la passione travolgente non sparirà mai. Un legame forte non potrà essere spezzato. Un romanzo d’amore, un racconto di sofferenza e rinascita, una storia toccante e malinconica. Una fiaba per chi crede nel lieto fine. Nonostante tutto.

 

Biografia

Annarita Mangialardo nasce a Bari nel 1992.

Affascinata dai meccanismi psichici e dalle forze che legano le persone, affronta la scrittura come un’occasione per riscoprire la libertà perduta dell’essere umano. Appassionata di musica e poesia, scrive canzoni che raccontano i legami umani e la loro complessità. Nel 2018 ha pubblicato La conquista con Robin Edizioni. Nel 2019 esce per la Brè Edizioni il secondo romanzo: Vera. Nel 2022, sempre con Brè Edizioni, il terzo romanzo: Prenditi cura di quello che non siamo.

 

Estratto

È stata mia madre a scegliere il mio nome. Mio padre avrebbe optato per qualcosa di più classico e, forse, persino ridondante: “Antonello, Antonello”, così mi chiamava i primi mesi di vita, mi ha riferito mia madre. Lo faceva per farle un dispetto. Ma poi s’innamorò di quel nome: Michelangelo. Mio padre non è mai stato un grande studioso: operaio a sedici anni, ha cominciato a lavorare come dirigente in un cantiere quando non aveva neppure trent’anni. Un fenomeno nel suo campo, pragmatico al mille per mille. Ma no, la poesia, l’arte, la letteratura, né tantomeno la filosofia, facevano parte della sua vita. Erano mondi a lui sconosciuti. Mentre mia madre, al contrario di lui, esplorava tutti. E il suo artista preferito era Michelangelo Merisi detto Caravaggio per via del suo paese d’origine in Lombardia. Ecco perché mi chiamo così.

Ho sempre amato il mio nome. Qualcuno ironizzava sul fatto che fosse troppo lungo, citando una celebre battuta di Troisi. Ma a me piaceva. E quando gli altri provavano a trovare dei diminutivi, da “Michelà” a “Mic” o persino “Angelo”, io m’irritavo. Ero solo e soltanto Michelangelo, per la miseria.

Col tempo ho capito che bastava anticipare i pensieri degli altri, anche per evitare le solite battute. Di solito mi dicevano: “Ah, Michelangelo? Come il Buonarroti”. E io non ci stavo. Io ero Caravaggio, l’artista maledetto. Anche se del maledetto avevo ben poco. Sempre preciso, occhiali da vista, capelli in ordine, maglietta pulita, camicia sotto al maglione, pantaloni eleganti, solo raramente i jeans, e scarpe di certo non all’ultima moda. Ero tutto tranne che un artista come lui. Forse per questo mi piaceva avere il suo nome. Mi sentivo più coraggioso. Poi, col tempo, ho capito che il coraggio può avere tante forme. Ad esempio, rincorrere una carriera impossibile come quella di docente di filosofia in un’università italiana, questo sì, che sarebbe stato coraggioso, o forse addirittura folle. Ma io l’ho fatto, ho sempre studiato con la ferrea convinzione che sarebbe andata bene.

Lo aveva vissuto più o meno allo stesso modo. Non s’era mai data per vinta. Ecco, forse, cosa ci piacque l’uno dell’altra: la caparbietà. L’idea che là fuori ci sia qualcosa che aspetta soltanto noi. E il pensiero, imponente, che il futuro non resterà fermo ad aspettarci. Siamo noi a doverlo raggiungere.

Alle volte, però, capita anche ai migliori di sbagliare.

E tutto questo riesco a dirmelo solo perché sono fra la veglia e il sonno, in un tale stato di torpore dovuto a una stanchezza fisica incredibile, che il dolore interiore, un po’, s’è attenuato.

Quando Lo, per la prima volta, ha tirato fuori quel nome, “Micky”, ho capito due cose: la prima era non poteva esserci nome migliore di Michelangelo; qualunque abbreviazione sarebbe stata limitante. La seconda è che a lei avrei concesso qualunque cosa.

In quell’occasione ho scoperto di amarla. Forse già lo sapevo, forse già me l’ero ripetuto cento volte, non ha importanza. Non conta quando una cosa accade, conta quando capisci che è accaduto. Quando ti rendi conto che è reale.

Lo, io non lo so, non lo so davvero, sai? Non so ancora se tu sia viva o morta. Non riesco ad accettarlo. Ecco, uno psichiatra direbbe che “non ho elaborato il tutto”. E forse è così. Anzi è così. Ma chi potrebbe mai elaborare un lutto? Chi, sul serio, riesce a farlo? Esiste davvero un modo sano per accettare la perdita di una persona cara?

Inizio a pensare di no.

E vivo in questa mezza follia. Un mondo fatto per metà dalla realtà più atroce e per l’altra metà da un sogno. Cerco di tinteggiarlo il più possibile, renderlo surreale, fuori dal mondo. La mia meta mi aiuterà. Allora sarà più facile illudersi di vivere in quella parte della vita che non ha contatti reali con la realtà. Che non vive nella realtà.

Ecco cosa voglio: sparire dalla realtà.

Michelangelo non è mai esistito: riuscirò mai a convincermi di questo?

Ma se per farlo sarò costretto a credere che neppure tu, Lo, sia mai esistita? Allora accetterò il prezzo salatissimo della rinuncia?

Non credo. Non voglio pensarci. Meglio restare storditi.

Potessi almeno ubriacarmi, ma non serve. Ho comprato una bottiglia di vino ma non ho fatto altro che pensare a noi e alle nostre bevute da incoscienti i primi tempi della convivenza, quando rinunciavamo a uscire solo per finirci una bottiglia di buon vino davanti alla televisione e a un pacco maxi di patatine fritte. E intanto ho fissato la bottiglia sperando di vederti uscire persino da lì, da quel collo di vetro.

Il tuo collo da cigno, Lo: come potrei mai dimenticarlo? Forse potrei dimenticare chi sono, ma te, i tuoi occhi, no, mai.

Non riuscirei proprio a farcela.

SEGNALAZIONE - Oltre l'impossibile - Katia Garzotto


 

Titolo: Oltre l’impossibile

Autrice: Katia Garzotto

Editore: Brè Edizioni

Pagine: 144

In ebook solo su Amazon a 2,99€ anche in KU

In carta a 12€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: Autobiografia, memoria del dolore

Link Amazon https://amzn.to/3utqVIH

In vendita dal 11 marzo 2022

 

Sinossi

Oltre l’impossibile è molte cose: un’autobiografia, un atto d’accusa contro la malasanità, è lo sfogo di una madre che ha molto sofferto, è un grido. Aurora, la figlia di Katia, nasce con una malformazione che la rende invalida e lotta insieme ai neogenitori una battaglia durissima per la vita, tra incapacità, incompetenze, incuria. Per fortuna non è così dappertutto, c’è anche chi si prende a cuore con amore. Qui non c’è lieto fine, qui si piange davvero. Perché dunque scrivere? Per accusare? Ormai il danno è fatto e nessuno cerca vendetta o rivalsa. Per informare, quello sì, perché accadrà di nuovo, e i mezzi per evitare il dolore ci sono, dolorosi anch’essi, ma si tratta di scegliere tra dolore grande e dolore “piccolo”.

 

Biografia

Katia Garzotto, di Roma, sposata con due figli. Questo è il suo primo libro, nato dall’esigenza di far conoscere la storia della sua prima bambina, morta a soli tredici mesi.

Ha smesso di lavorare per dedicarsi ai figli. Ora ha la serenità per raccontare la sua triste vicenda.

SEGNALAZIONE - Angelica Vol. I - Raffaele Isolato


 

Titolo: Angelica Vol. I

Sottotitolo: Lo specchio e la rosa

Autore: Raffaele Isolato

Editore: Brè Edizioni

Pagine: 282

In ebook solo su Amazon a 3,99€ anche in KU

In carta a 15€ nelle principali librerie online e fisiche

Genere: narrativa fantasy contemporanea

Link Amazon https://amzn.to/3pZDGt3

In vendita dal 5 marzo 2022

 

Sinossi

Il CoFE è l’accademia perfetta. Novecento studenti per cento docenti, più altre mille presenze umane tra assistenti, agenti di sicurezza, ricercatori, scienziati e personale amministrativo. Un fiore all’occhiello dell’ONU la cui mission è quella di cambiare la storia, e offrire al governo di Stati e coalizioni di tutto il mondo una guida illuminata per l’ingresso in una nuova epoca di pace, prosperità, abbattimento delle barriere e consapevolezza globale. Proprio al College for Excellences la vita di una ragazza geniale di appena sedici anni, Sara Nardi, si incrocerà con quella di sette colleghi che la metteranno di fronte a una scelta. Il ricambio generazionale auspicato dal CoFE è in pericolo, la Terra pare alle soglie di una nuova minaccia mondiale e per qualche incomprensibile motivo le sorti del pianeta, oscurate da una prossima sciagura proveniente dallo spazio, dipendono dalle gesta di un’unica allieva. Da quel momento in poi la spensieratezza di Sara, alle prese con la sua prima esperienza collegiale lontano da casa, cede il passo ad avventure di spionaggio, sfide didattiche al limite del possibile, minacce che riflettono l’insostenibile tensione geopolitica internazionale. E al di là di tutto, l’identità dei sette albini che vegliano su di lei nell’ombra sembra a un passo da una sconcertante rivelazione.

 

Biografia

Raffaele Isolato è laureato in lingue e letterature straniere all’università Federico II di Napoli. Appassionato di filosofia, letteratura comparata e storia delle religioni, vive in completo isolamento da oltre vent’anni, dedicandosi a nuove sperimentazioni letterarie e a ricerche etiche ed epistemiche che spaziano dalla saggistica e dalla poesia, alla narrativa fantasy, noir, avventuristica. Più di trenta le sue opere già pubblicate in rete e cartaceo: Le città cadute (Cronache di un’apocalisse), Il gioco di Nuitaka, Necrophilia, Memorie di uno schizoide (la prima autobiografia dell’Isolato), Perfect (saga distopica in tre volumi), Viaggio a Mezzomondo, Amazing Amazon, Una giornata in frigo, Il male online, Elemental Symphony, Il ladro di anime, Le cento e una ballata (raccolta di ballate in endecasillabi e settenari), I dialoghi della nuova morale, Chi vuole andare in TV? (Terrore agli studi), Viaggio a Nord, Dall’altra parte del nulla, Lineamenti di religione universale, Inferno XXI (poema didascalico-allegorico in trenta canti), Il nulla imperfetto, Nati alla luna nuova, Viaggio a Lost City, L’angelo dalle ali di carta, All’ultima porta, non fermarti, Il Presidente (tragedia in cinque atti in versi sciolti).

Con Brè Edizioni ha pubblicato: La pietra e lo scandalo, Cuor di notte (14 novelle d’amore ingrato), Italian Fantasy (15 racconti dell’incredibile), Italian Horror (15 racconti di incubi a occhi aperti), L’angelo dell’Allegra, Il costumista di Burlenzago volume I (Carnevale) e volume II (Halloween).

Con Eroscultura Editore, dello stesso gruppo, il romanzo erotico L’amore elementare.


Estratto

Se l’architettura del CoFE aveva ammutolito Sara Nardi coi suoi miracoli d’ingegneria edilizia, il parco di Astrea superò i più spericolati azzardi della sua immaginazione. Aveva previsto si trattasse di un classico giardino all’inglese già quando aveva adocchiato la particolare conformazione di aiuole e macchie verdi dalla vetrata dell’amministrazione, ma immergersi in un paesaggio naturale da fiaba era tutta un’altra cosa.

“Se non sai cosa aspettarti, resta sul sentiero. E non dare da mangiare agli animali!” si divertì a innervosirla Edo.

Sara cercava di darsi un’aria ‘vissuta’, ma non aveva il coraggio di superare Aza e si manteneva ai bordi della fila. Tra lecci, querce e salici bianchi, presto la luce del sole fu schermata da un intrico di fronde e piante rampicanti intrecciate ad arte sopra il sentiero principale, chiamato ‘Meridiano’, che attraversava il parco di Astrea dal polo classico a quello artistico.

Gli studenti che si intrattenevano sulle panchine disposte regolarmente lungo il percorso erano anche meno di quelli che si aggiravano per i corridoi dei dormitori. Nessuno badò a Sara, e questo in un certo senso la fece sentire meglio; voleva prendersi un po’ di tempo, prima di dar confidenza ad altri suoi colleghi. Chissà poi se quelli che la accompagnavano si sarebbero rivelati davvero la scelta giusta.

Wei sembrava essersi calato autonomamente nel ruolo di guida, e indicava ora un particolare tipo di arbusto, ora un sentiero che portava a un’ala degna di nota del CoFE. Di tanto in tanto incontravano, piantati a un bivio, cartelli lignei dalle indicazioni interessanti come “Biblioteca comparata”, “Laboratorio quantico”, “Sala virtual immersion”, “Sotterranei - Accesso su autorizzazione”.

Di fronte all’ultimo cartello, Sara interruppe la logorrea del cinese e si appressò alla sua poltrona sospesa: “Credevo che sotto i nostri piedi ci fosse un parcheggio. È lì che sono scesa dall’auto con la segretaria di Jimenez.”

“Credi che se si fosse trattato di un parco macchine, si sarebbero disturbati a vietarne le visite senza permesso?” gongolò l’altro. E Aza: “Io non mi sono mai neppure avvicinata a quel tunnel. La sola idea mi mette i brividi.”

“Perché non ci hai ancora fatto lezione. Voi del classico vi passerete in media molto più tempo rispetto a noi.”

Di fronte all’ultima rivelazione di Bellini, in Sara aumentò il desiderio di saperne di più: “Ci sono aule speciali? Dei laboratori, forse?”

“Forse un altro mondo. Un labirinto che a ritrovarcisi da soli si perde per sempre la via del ritorno.”

“Non ascoltarlo. Vuole solo farti scappare da qui a gambe levate” sibilò Aza lanciandogli un’occhiata di sbieco.

L’ultima arrivata sorrise e fu contenta che per una volta la sua espressione rapita passasse inosservata agli occhi degli altri. No che non aveva paura, non finché ci fossero stati i suoi nuovi compagni di scuola accanto a lei. Provò ancora una volta una fitta di nostalgia al pensiero di quanto la sua amica Marta si sarebbe divertita in quella nuova avventura. Non vedeva l’ora di cominciare le lezioni, e di sentirsi parte a tutti gli effetti di quel percorso formativo fuori da ogni schema.

Stava per richiedere nuove informazioni sul polo tecnico di cui facevano parte i due ragazzi, quando un curioso animaletto a quattro zampe, a metà tra un felino e un roditore, attraversò il sentiero da un arbusto di ginepro all’altro. Non pareva spaventato dalla loro presenza, per cui il piccolo gruppo ebbe tutto l’agio di ammirarne la folta pelliccia scura, le orecchie allungate e il musetto a punta ricoperto di baffi ispidi.

“Bel micetto. Qui!” si accovacciò Aza accanto alla macchia in cui il quadrupede si era infrattato. Contemporaneamente, fece segno agli altri di fermarsi e di stare in silenzio.

“Un esemplare di fluogatto, battezzato dal nostro professore emerito di biogenetica e assai raro da incontrare a quest’ora del pomeriggio” sussurrò Wei, dedicando un sorrisetto da saputello alla sua ‘allieva’ per un giorno.

“Fluogatto?” Se Marta fosse stata lì con loro, probabilmente Sara l’avrebbe sentita paragonare quella gita a un’incursione nel Paese delle Meraviglie di Alice.

Nel frattempo Aza era riuscita ad attrare lo strano animale con un sacchetto di crackers che aveva pescato dalle tasche dei jeans; con una mossa fulminea lo prese in braccio e lo avvicinò a Sara perché ne ammirasse gli occhi chiarissimi, dalle pupille quasi trasparenti.

In effetti somigliava parecchio a un comune gatto marsupiale australiano, ma a osservarlo a pochi centimetri di distanza si notava subito, oltre a quella degli occhi, anche l’anomalia del pelo.

“È una specie sconosciuta?” si informò Sara, che si avventurò ad accarezzare la pelliccia della creatura con la punta delle dita. Una sorta di polverina violetta le rimase appiccicata ai polpastrelli; somigliava a quella dei glitter che a volte per scherzo aveva usato il sabato sera per uscire con le amiche.

“Non a caso il professor Kataria l’ha chiamato fluo. Di notte è uno spettacolo unico” Wei ritenne opportuno intervenire per l’ennesima volta “anche se non è il solo a controllare la luminescenza dei pigmenti cutanei. Si tratta di speciali molecole secrete nello strato…”

“Dacci un taglio, secchione” tagliò corto Edo “che dici, la portiamo all’albero della luce?”

“Non so. Forse dovremmo aspettare il tramonto.”

“Per me è già cotta adesso. Tra un paio d’ore sarà collassata a letto.”

“Non sono stanca, invece!” rispose piccata Sara. Si lasciò tuttavia convincere ad allungare la strada fino a un sentiero secondario che conduceva in una piccola radura accanto a uno stagno. Qui spiccava un albero solitario e dalla folta chioma, un castagno che stando alla forma spessa e contorta del tronco dimostrava di essere tra le più antiche forme vegetali dell’area.

“Lo chiamate albero della luce? Come mai?”

Senza rovinarle la sorpresa, spontaneamente Edo le afferrò il polso e avvicinò a un nodo del fusto il palmo della sua mano destra. Sara fissò il legno scuro e ruvido, ma non avvertì nulla in particolare, eccetto il suo stesso cuore che batteva all’impazzata. Continuò fin tanto che Bellini prolungò la stretta, poi fu lasciata a quel particolare, intimo scambio energetico col castagno che rifletté le sue stesse emozioni.

Il sole parve piovere i suoi raggi dall’alto con intensità raddoppiata, poi triplicata, al punto che la ragazza dovette socchiudere gli occhi per non farsi accecare da quello splendore inusuale.

“L’albero della luce…” pensò, faticando a convincersi che in realtà il bagliore non era un fenomeno celeste, ma veniva prodotto direttamente dalla linfa che scorreva all’interno delle foglie del castagno. Le ultime appendici a forma stellata di quel prodigio si allungavano verso di lei come dita di fata, di un verde così splendente da parere dipinto.

“Merito della luciferasi” spiegò Edo, che non si era allontanato per non perdersi la meraviglia dell’altra “il bosco è pieno di piante e alberi a cui è stato iniettato questo enzima, ma l’albero della luce è quello che ha dato più soddisfazioni al professor Kataria. Dai dormitori lo spettacolo è magnifico.”

“Come fa ad accendersi con un semplice contatto?” volle sapere Sara, che una volta staccata la mano dal tronco notò un netto affievolimento della fluorescenza nella chioma.

“Percepisce il flusso elettromagnetico generato dal campo organico dell’uomo. Sai che tutti noi siamo fonti ambulanti di energia, no? I vegetali luminescenti sono progettati per avvertire la più piccola differenza di tensione.”

Obbedendo a un impulso perdonabile visto il suo tardivo ingresso al CoFE, Sara tirò fuori il cellulare e immortalò lo straordinario effetto della luciferasi con un paio di scatti fotografici. Wei scosse il capo, e Aza scoppiò a ridere.

 

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SEGNALAZIONE - TI ODIO MA TI SPOSO - Cinzia Fiore Ricci


 

TI ODIO MA TI SPOSO

Racconto

Genere Romance, Chick Lit.

Ebook: €1,99

Cartaceo: €9,00

Pagine: 48

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SINOSSI:

Michela è una ragazza con una professione importante e sta ottenendo ottimi risultati. È bella, famosa e dispone di un discreto patrimonio. Per arrivare a queste soddisfazioni ha dovuto abbandonare la sua città, Roma, dove ha lasciato un passato difficile, che non dimenticherà. Come non riuscirà a scordare il male che le ha provocato Alex, il suo ex fidanzato. Ora la donna vuole pensare solo al lavoro e al futuro. Ma una telefonata dei genitori scombina tutti i suoi piani. È costretta a tornare nella capitale, dove la aspetta una sorpresa amara. Deve prendere una decisione che cambierà il percorso prefissato. Più ci pensa e più le pare impossibile. Il cuore, però, non la pensa come lei. Perché ha i battiti accelerati? Perché sente di avere la gola secca? Una scelta obbligata che si trasforma in un’alternativa non così terribile, anzi. Un prequel di un romanzo che avrà svolte inaspettate. La storia di una donna in carriera. Michela manterrà fede alla promessa di dedicarsi solo al lavoro?

Un racconto romantico, divertente, prequel di un romanzo esilarante che metterà alla prova due giovani Chef, tra piatti prelibati e un dolce ingrediente: l'amore!

INCIPIT:

Ho costruito il mio destino sicura del fatto che fosse solido a tal punto che niente e nessuno avrebbe mai potuto distruggerlo. Mi sbagliavo. Non avevo previsto l’imprevisto, non avevo calcolato che a volte l’amore è un tornado capace di arrivare in una giornata dove il cielo è sereno, ti scombina la vita fino a farti impazzire, e poi rimette a posto il casino che abitava nel tuo cuore.

 

ESTRATTO:

Ci incamminiamo all’interno del ristorante. Percorriamo il lungo corridoio con i tavolini posizionati sul lato destro. Alcuni sono occupati da clienti già alle prese con le fettuccine al ragù e i rigatoni all’amatriciana. Appena sento il profumo che aleggia nell’aria lo stomaco mi ricorda che sono passate diverse ore dall’ultima volta che ha visto una traccia di cibo. Sento un brontolio e mi riprometto di non mangiare piatti che superano le quattrocento calorie.

«Vieni, ho preparato il nostro tavolo nella saletta all’interno. Staremo soli, così possiamo parlare con calma» mi dice mia madre, mentre non molla il mio braccio a cui si è ancorata. Ha forse paura che io fugga? Dovrei fuggire finché sono in tempo? Mentre la mia mente formula queste domande mi basta voltare l’angolo per capire che il mio sesto senso non sbaglia. Sarei dovuta scappare a gambe levate, anzi, non sarei proprio dovuta tornare qui. Mi fermo di colpo appena lo vedo. Mi viene incontro con passi lenti e ha un’espressione sorpresa. Non mi stacca gli occhi di dosso e io mi sento morire. Appena mi si piazza di fronte guarda prima mia madre e poi, titubante, mi saluta.

«Ciao.»

La voce gli esce appena, abbozza un sorriso che si spegne subito dopo.

Io non riesco a capire cosa stia succedendo e trovarmelo davanti dopo anni mi azzera completamente la salivazione. Per la prima volta non trovo le parole.

«Alex… c… ciao»

Mi rincitrullisco, le ginocchia mi tremano e temo di cadere a terra.

«Dai Michela, andiamo dentro. Ci stanno aspettando anche Agnese e Davide» mi informa mia madre.

«E come mai ci sono anche i tuoi genitori?» chiedo al Alex.

Mi guarda di nuovo puntandomi con i suoi occhi verdi fantastici, e nonostante la ragione mi dica di prenderlo a schiaffi, il mio istinto vorrebbe che lo baciassi.

Non è più il ragazzino con la montagna di ricci neri che gli scendevano sulla fronte, i capelli sono più corti e acconciati col gel, porta un po’ di barba e non posso fare altro che constatare che è diventato un uomo terribilmente affascinante. Indossa jeans e una maglietta nera che mette in evidenza il fisico scolpito. Un improvviso calore divampa sul mio viso e sono certa di avere le guance in fiamme. Mi sento in imbarazzo, non smette di guardarmi, ma perché non mi risponde accidenti a lui.

NUOVA USCITA: I Corvi di Thorne Point di Veronica Eden

                        Titolo:  I Corvi di Thorne Point Autrice:  Veronica Eden Serie:  I Corvi di Thorne Point #1 Editore:  Heartbeat Ediz...