Titolo: Lì dove finisce la notte
Autore: Sara Bortoluz
Editore: Brè Edizioni
Pagine: 120
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In carta a 10€ nelle principali librerie online e
fisiche
Genere: nove racconti
di narrativa
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In vendita dal 7 aprile 2022
Sinossi
A volte è difficile o addirittura impossibile cambiare
il proprio destino. Ma è possibile cambiare la prospettiva dalla quale si
osserva la realtà perché anche nella notte più buia, inaspettatamente si può
scorgere una luce amica, anche se piccola, pur sempre tenace. Lì dove finisce la notte è una raccolta
di nove racconti, dai protagonisti di volta in volta differenti che, nonostante
la diversa provenienza geografica e la differente estrazione culturale e
sociale, hanno in comune la medesima attitudine verso la vita: tutti sono alla
ricerca del loro posto nel mondo e, come viandanti e pellegrini, errano tra le
tenebre dell’indifferenza e della solitudine per poi scorgere, infine, la luce.
Dall’Etiopia all’India, dalla Norvegia al Canada, dalla Grecia ai Caraibi, i
personaggi che animano le storie si trovano ad affrontare le ardue sfide della
vita e di una quotidianità in apparenza semplice ma, in realtà, tutt’altro che
facile da sostenere, un’esistenza che corrode innanzitutto l’anima prima che il
corpo. La vita intesa come viaggio e cammino di ciascuno di noi, un cammino al
quale spesso è difficile dare una direzione o un significato. Un libro lieve,
raccontato quasi con devozione, ma soprattutto con rispetto. Racconti che
assomigliano a fiabe: a volte con il lieto fine, altre volte, al contrario,
brutali e spietate. Un susseguirsi di emozioni e di incanto, di sentimenti e di
gioia. Una narrazione che porterà il lettore lontano, oltre gli orizzonti
sconfinati.
Sara Bortoluz è nata a
Feltre, Belluno, nel 1990 dove tuttora vive. Laureata in Lingue e civiltà
moderne e contemporanee presso l’università Ca’ Foscari di Venezia e
successivamente in Relazioni internazionali presso il medesimo ateneo, si
interessa di tematiche legate alla cooperazione internazionale e alla diversità
culturale. Ha pubblicato alcuni articoli in riviste e blog di attualità e in
newsletter di ONG come ad esempio Citizens Rights Watch di Londra. Alcuni dei
suoi racconti e poesie sono apparsi su blog e in antologie di autori vari. Nel
giugno 2019 ha pubblicato la raccolta poetica “Gocce di Mediterraneo” per la
Santelli editore. Ama dedicarsi allo studio della musica, in particolare degli
strumenti a fiato tradizionali.
https://www.facebook.com/sara.bortoluz.autrice/
Estratto
Il
giorno dopo si congedò dal fratello e si diresse verso la casa dei nonni.
Mentre guidava, la sua mente fu attraversata da un’intuizione, un lampo di
genio improvviso. Ma è ovvio! pensò, se Conrad ha detto che nella casa non c’è
più nulla, solo pochi mobili perché tutto il resto è già stato portato via e
l’unica cosa di una certa dimensione che rimane è la libreria dagli scaffali
ormai marci, tutto diventa chiaro… dietro quell’alta libreria si trova di
sicuro la porta d’ingresso alla stanza misteriosa.
Finalmente
giunse a destinazione. Il bosco regnava sovrano e dal cancello la casa non la
si scorgeva nemmeno. Come è tutto
diverso... pensò Suzy il tempo non ha
pietà e trascina come un fiume in piena tutto ciò che trova sul suo percorso.
Forse ha proprio ragione Conrad. Cosa credo di trovare lì? Ormai non c’è più
nulla. Forse non esiste nemmeno la famigerata stanza… forse non ritroverò più
lo spirito del luogo che tanto amavo. In fondo, nella vita le cose cambiano,
non si può vivere come degli eterni Peter Pan.
Vide
la casa, era ancora lì e, a eccezione del bosco che aveva conquistato nuovi
spazi, il resto era molto simile a come l’aveva visto l’ultima volta. Tirò un
sospiro di sollievo, mentre un’emozione incontenibile le cresceva dentro come
un albero rigoglioso.
Inserì
la chiave nella serratura che si aprì senza sforzo. La casa era umida e buia.
C’erano soltanto le ragnatele a spezzare qua e là il vuoto assoluto delle
stanze. Ed ecco, la libreria. Suzy spostò con grande lentezza e fatica il
pesante mobile. Non si sbagliava: sul muro retrostante spiccava una porta dalla
vernice color rubino, scrostata qua e là. La chiave consegnatale dalla nonna
anni prima si inserì perfettamente nella serratura, girò senza sforzo e la
porta si aprì nel buio. Il cuore le rimbalzava veloce nel petto. La stanza era
impregnata di un forte odore di vernice e di legno, frammisto a qualche nota di
stantio. Non si sarebbe aspettata di sicuro un profumo di rose in un ambiente
rimasto chiuso tanto a lungo, tuttavia il velato sentore di muffa quasi la
sorprese. L’intenso odore di vernice, invece, la incuriosì e la incoraggiò a
proseguire mentre una grande ragnatela le sfiorò le ginocchia, dandole il
benvenuto. Una fioca luce filtrava da due finestrelle poste in alto sulla
parete. Lungo i muri erano collocati dei lunghi tavoli sui quali spiccava una
moltitudine di sagome dalle dimensioni e forme più svariate. Suzy si avvicinò.
Si sentiva osservata da una miriade di creature lignee dagli occhi immobili, ma
straordinariamente vive nella loro staticità, come lo erano stati un tempo gli
alberi che ora componevano i loro corpi minuziosamente intagliati. Al centro
della stanza troneggiava un’imponente scultura: una bambina seduta che
stringeva tra le braccia un lupo che teneva la testa coricata sulle sue
ginocchia. Quella bambina era lei, Suzy. Era stupefatta e commossa, ma allo
stesso tempo provava un vago senso di malinconia: cosa era rimasto ora di
quella bambina?
Si
avvicinò ai tavoli disposti lungo le pareti. Su di essi erano sistemate sculture
di ogni genere: fiori, animali selvatici, uccelli, piccoli alberi e creature
fantastiche. Erano tutte scolpite nei minimi dettagli e sembravano vive. Si
fermò un attimo davanti a un’aquila che pareva scrutarla con aria curiosa. Poi
il suo sguardo si soffermò su un unicorno elegante e maestoso con la zampa
anteriore destra sollevata.
Ma
perché il nonno non glielo aveva detto? Perché aveva voluto che tutto ciò
rimanesse un segreto? Forse perché lui sapeva già tutto e aveva già predetto
ciò che sarebbe accaduto nell’anima di Suzy prima o poi, un giorno più o meno
lontano. Forse non sapeva quando con esattezza, ma di sicuro era convinto che
qualcosa sarebbe successo.
No,
non avrebbe raccontato a Conrad della sua scoperta. Lui non avrebbe capito e
non gliene sarebbe importato nulla. Non era il suo mondo e non vi ci si sarebbe
mai avvicinato.
Sì,
il nonno era veramente saggio… e la nonna aveva ragione! Suzy non sapeva molte
cose, anche se era convinta di conoscere tutto del mondo e di se stessa. Quella
stanza ne era la prova. Lì dentro aveva scoperto l’arte e il talento del nonno
come scultore, ma aveva anche capito quanto lui le avesse voluto bene e quanto
fosse stata preziosa quella parte della sua vita tra i boschi dell’Ontario, una
parte di quella vita che ora continuava in città e che lei stava per svendere
alla schiavitù delle convenzioni, delle apparenze e della superficialità
dell’animo. In quella stanza c’era lei, quella se stessa perduta e che ora,
finalmente, aveva ritrovato.
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