Titolo: Il mondo di Viola – Favole per bambini da 5 a
99 anni
Autore: Laura Magnanego
Editore: Brè Edizioni
Pagine: 88
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fisiche
Genere: narrativa di formazione per tutti
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In vendita dal 9 aprile 2022
Sinossi
Alzi la mano chi non ha
mai dovuto rispondere alle domande imbarazzanti dei propri bimbi. Mamma, che
cos’è l’amore? Babbo, cos’è il tempo? Cosa vuol dire fare una promessa?
Cos’è... la morte? E via andare. Nessuno, vero? Beh, ci sono tre modi di
affrontare la questione. Il primo è eludere la domanda: lo capirai quando sarai
grande. Il secondo, impelagarsi in improbabili tentativi di risposta, col
risultato che i vostri figli inizieranno a nutrire seri dubbi sulle vostre
facoltà mentali. Il terzo, ed è il migliore, è fare un viaggio nel mondo di
Viola. Conoscerete Morfeo, Verdino, Ivan, Virgilio, Biondino e molti altri, ma
soprattutto resterete incantati nell’ascoltare le loro storie. Troverete non
soltanto le risposte migliori per i nostri figli, che diventano un promemoria
per noi adulti, per il bambino che vive in eterno dentro tutti noi, ma una
leggerezza profonda e poetica che vi conquisterà, lettori di ogni età. E se
poi, nel lasciare il mondo di Viola, qualcuno avrà il rammarico di non poter
più leggere altre storie come queste, stia pur sereno: stanno arrivando!
Biografia
Preferisco
scrivere un romanzo che la mia biografia. Non è mica facile parlare di sé,
raccontarsi; potrei scrivere fiumi di parole o due righe. Allora scelgo di
dirvi che sono semplicemente Laura Magnanego. Vivo a Genova, lavoro, sono una
mamma e scrivo. Queste sono le cose essenziali per me: mia figlia, la mia
cagnolina Manchita, il mare e le parole.
Semplicemente
il mio mondo.
Estratto
Verdino
Amore
mio, non dormi?
Mamma,
non ci riesco… ho paura di fare brutti sogni!
Ma
no Viola, pensa a cose belle allora.
Mamma,
ma quando ero piccina piccina c’era anche la Lilla?
Sì,
ma non te la puoi ricordare.
E
dov’è ora?
È
alle terme! Sai, lei ci tiene alla forma!
No,
mamma, non mi raccontare bugie, la Lilla è in cielo.
Mamma,
anche tu morirai un giorno?
Sì,
bimba e spero che sia così lontano che tu sarai stufa di avermi attorno!
Ma
mamma, cosa vuol dire morire?
Beh,
intanto non bisogna averne paura… ora ti racconto una storia…
Nel fitto fitto di un bosco viveva la
colonia di farfalle più grande del mondo e forse anche qualcosa di più.
Chi riusciva a farsi strada tra i rovi, i
rami e le sterpaglie che la proteggevano poteva godere di uno spettacolo
straordinario, migliaia di farfalle svolazzavano frenetiche, a tratti in cielo
creavano enormi bolle colorate, ma solo per un istante.
Avevano in realtà un gran daffare. Gli
adulti dovevano organizzare un sacco di cose, turni di impollinazione, voli di
controllo, pubbliche relazioni con i rappresentanti dei fiori, lezioni ai
piccoli bruchi che entusiasti prendevano appunti e disegnavano fiori.
Ogni giorno alcune maestre srotolavano una
lunga foglia e leggevano i nomi dei piccoli che quel giorno avrebbero avuto in
consegna le ali.
Se zitto zitto li stavi ad ascoltare,
potevi sentire le loro urla di gioia quando scartavano il loro pacchetto e una
volta indossate, si libravano nell’aria.
Tutti meno uno. Un piccolo bruco tutto
verde a pois rosa non ne voleva sapere e ogni volta che veniva chiamato
inventava le scuse più fantasiose: una volta era in bagno, l’altra aveva un
gran mal di pancia o un febbrone da cavallo.
Certo era strano, nessuno capiva questa
ostinazione, nessuno conosceva il suo segreto.
Qualche tempo prima, una viola mammola gli
aveva confidato che la vita di una farfalla adulta è brevissima, addirittura
correva voce che fosse di una manciata di ore e poi le povere farfalle si
addormentavano per sempre.
Terrorizzato da questo racconto, il
piccolo non ne voleva sapere di avere le ali, avrebbe continuato così: meglio
una vita lunga da bruco, certo un po’ strisciante, che una fulgida e breve da
farfalla.
“Tenetevi il vostro pacchetto” borbottava,
mangiando pigramente una tenera foglia di calendula.
Il tempo passava e schivato l’appello, il
bruco gironzolava nel prato. Un giorno però, proprio dietro un piccolo rovo di
more, vide lo spettacolo più bello che potesse immaginare.
Proprio lì davanti a lui c’era un fiore
magnifico.
Aveva forse mille petali e mille sfumature
di colore, le foglie perfette incorniciavano quella maestosa corolla, ogni
volta che una farfalla lo toccava una pioggia di piccolissime stelle dorate si
spandeva nell’aria e sulle ali, tanto che con il riverbero del sole sembravano
lucciole.
Il piccolo bruco rimase a bocca aperta, si
dice per ore. Solo quando arrivò la notte e il fiore si chiuse, raggiunse la
sua cameretta. Ma quella notte il sonno fu molto agitato.
Sognava il fiore, sentiva il suo profumo e
ne assaporava il gusto: era delizioso. Certo che il giorno dopo la solita
foglia non gli sembrò così gustosa!
Da quel giorno niente fu più come prima,
le sue certezze vacillavano tanto che dopo una notte di ripensamenti prese una
decisione.
All’appello del giorno dopo, quando la
maestra disse ad alta voce: “Verdino? C’è Verdino?” il piccolo si fece strada
tra gli altri alunni e con la zampetta un po’ tremolante prese il suo
pacchetto.
Ci fu un gran silenzio. Verdino cominciò a
scartare le ali e a detta di tutti erano straordinarie, rosa e verdi con dei
piccolissimi pois blu cobalto.
Su un rampicante di edera erano stati
costruiti dei trampolini di erica dai quali le giovani farfalle spiccavano il
primo volo.
Verdino si arrampicò sino ad arrivare a
quello più in alto, prese bene le misure, indossò gli occhialoni anti vento e
senza guardare giù si lasciò cadere nel vuoto.
Le ali si dischiusero e senza pensarci
troppo cominciò a volare.
Era meraviglioso il prato visto dall’alto.
Sotto di lui tutte le compagne piccole e grandi, ma da lassù erano tutte
piccole, lo salutavano agitando zampette e ali.
Ma Verdino sapeva dove andare. Avrebbe
voluto tergiversare ancora un po’, magari assaggiare qualche rosa, una
margherita, ma non sapendo da quanto era in volo, temeva di non avere tempo
a sufficienza.
Lo vide dall’alto. Il profumo era
irresistibile, si adagiò con dolcezza sul fiore, che quando si accorse della
sua presenza si chinò verso di lui e con una voce che sembrava provenire dalle
nuvole gli disse: “Ti aspettavo, sai…”
Verdino si sentì come in paradiso, si
avvicinò al cuore del fiore e bevve avidamente il suo nettare. Fu allora che
una pioggia di piccole stelle dorate invase l’aria e le sue ali.
Dagli occhi di Verdino scese una lacrima,
ma era di gioia e quando capì che il respiro era troppo corto si distese sul
fiore che piano piano sottovoce gli disse.
“Lasciati andare.”
I petali generosi si chiusero su Verdino,
sui suoi sogni e lo abbracciarono per sempre.
Ecco
bimba, forse non ti ho spiegato bene cosa vuol dire morire, ma di sicuro la
storia di questa farfalla ti potrà essere utile per non aver mai paura di
vivere e quando sarà il momento giusto, apri questa scatolina…
Ora
spengo la luce, buonanotte amore mio.
Molti anni dopo, in una giornata fresca di primavera, ero seduta vicino al letto di mia mamma. Erano lontani gli anni delle favole. Quando sentii la sua mano stringere la mia, presi la scatolina che non avevo mai aperto: una pioggia di stelline dorate riempì la stanza e i suoi capelli candidi, io mi avvicinai a lei e con la voce delle nuvole le sussurrai piano: “Lasciati andare.” E rimanemmo abbracciate per sempre.


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