Titolo: Angelica Vol. I
Sottotitolo: Lo specchio e la rosa
Autore: Raffaele Isolato
Editore: Brè Edizioni
Pagine: 282
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In carta a 15€ nelle principali librerie online e
fisiche
Genere: narrativa fantasy contemporanea
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In vendita dal 5 marzo 2022
Sinossi
Il CoFE è l’accademia
perfetta. Novecento studenti per cento docenti, più altre mille presenze umane
tra assistenti, agenti di sicurezza, ricercatori, scienziati e personale
amministrativo. Un fiore all’occhiello dell’ONU la cui mission è quella di
cambiare la storia, e offrire al governo di Stati e coalizioni di tutto il
mondo una guida illuminata per l’ingresso in una nuova epoca di pace,
prosperità, abbattimento delle barriere e consapevolezza globale. Proprio al
College for Excellences la vita di una ragazza geniale di appena sedici anni,
Sara Nardi, si incrocerà con quella di sette colleghi che la metteranno di
fronte a una scelta. Il ricambio generazionale auspicato dal CoFE è in
pericolo, la Terra pare alle soglie di una nuova minaccia mondiale e per qualche
incomprensibile motivo le sorti del pianeta, oscurate da una prossima sciagura
proveniente dallo spazio, dipendono dalle gesta di un’unica allieva. Da quel
momento in poi la spensieratezza di Sara, alle prese con la sua prima
esperienza collegiale lontano da casa, cede il passo ad avventure di
spionaggio, sfide didattiche al limite del possibile, minacce che riflettono
l’insostenibile tensione geopolitica internazionale. E al di là di tutto,
l’identità dei sette albini che vegliano su di lei nell’ombra sembra a un passo
da una sconcertante rivelazione.
Biografia
Raffaele Isolato è
laureato in lingue e letterature straniere all’università Federico II di
Napoli. Appassionato di filosofia, letteratura comparata e storia delle
religioni, vive in completo isolamento da oltre vent’anni, dedicandosi a nuove
sperimentazioni letterarie e a ricerche etiche ed epistemiche che spaziano
dalla saggistica e dalla poesia, alla narrativa fantasy, noir, avventuristica.
Più di trenta le sue opere già pubblicate in rete e cartaceo: Le città cadute
(Cronache di un’apocalisse), Il gioco di Nuitaka, Necrophilia, Memorie di uno
schizoide (la prima autobiografia dell’Isolato), Perfect (saga distopica in tre
volumi), Viaggio a Mezzomondo, Amazing Amazon, Una giornata in frigo, Il male
online, Elemental Symphony, Il ladro di anime, Le cento e una ballata (raccolta
di ballate in endecasillabi e settenari), I dialoghi della nuova morale, Chi
vuole andare in TV? (Terrore agli studi), Viaggio a Nord, Dall’altra parte del
nulla, Lineamenti di religione universale, Inferno XXI (poema didascalico-allegorico
in trenta canti), Il nulla imperfetto, Nati alla luna nuova, Viaggio a Lost
City, L’angelo dalle ali di carta, All’ultima porta, non fermarti, Il
Presidente (tragedia in cinque atti in versi sciolti).
Con Brè Edizioni ha
pubblicato: La pietra e lo scandalo, Cuor di notte (14 novelle d’amore
ingrato), Italian Fantasy (15 racconti dell’incredibile), Italian Horror (15
racconti di incubi a occhi aperti), L’angelo dell’Allegra, Il costumista di
Burlenzago volume I (Carnevale) e volume II (Halloween).
Con Eroscultura Editore,
dello stesso gruppo, il romanzo erotico L’amore elementare.
Estratto
Se
l’architettura del CoFE aveva ammutolito Sara Nardi coi suoi miracoli
d’ingegneria edilizia, il parco di Astrea superò i più spericolati azzardi
della sua immaginazione. Aveva previsto si trattasse di un classico giardino
all’inglese già quando aveva adocchiato la particolare conformazione di aiuole
e macchie verdi dalla vetrata dell’amministrazione, ma immergersi in un
paesaggio naturale da fiaba era tutta un’altra cosa.
“Se
non sai cosa aspettarti, resta sul sentiero. E non dare da mangiare agli
animali!” si divertì a innervosirla Edo.
Sara
cercava di darsi un’aria ‘vissuta’, ma non aveva il coraggio di superare Aza e
si manteneva ai bordi della fila. Tra lecci, querce e salici bianchi, presto la
luce del sole fu schermata da un intrico di fronde e piante rampicanti
intrecciate ad arte sopra il sentiero principale, chiamato ‘Meridiano’, che
attraversava il parco di Astrea dal polo classico a quello artistico.
Gli
studenti che si intrattenevano sulle panchine disposte regolarmente lungo il
percorso erano anche meno di quelli che si aggiravano per i corridoi dei
dormitori. Nessuno badò a Sara, e questo in un certo senso la fece sentire
meglio; voleva prendersi un po’ di tempo, prima di dar confidenza ad altri suoi
colleghi. Chissà poi se quelli che la accompagnavano si sarebbero rivelati
davvero la scelta giusta.
Wei
sembrava essersi calato autonomamente nel ruolo di guida, e indicava ora un
particolare tipo di arbusto, ora un sentiero che portava a un’ala degna di nota
del CoFE. Di tanto in tanto incontravano, piantati a un bivio, cartelli lignei
dalle indicazioni interessanti come “Biblioteca comparata”, “Laboratorio
quantico”, “Sala virtual immersion”, “Sotterranei - Accesso su autorizzazione”.
Di
fronte all’ultimo cartello, Sara interruppe la logorrea del cinese e si
appressò alla sua poltrona sospesa: “Credevo che sotto i nostri piedi ci fosse
un parcheggio. È lì che sono scesa dall’auto con la segretaria di Jimenez.”
“Credi
che se si fosse trattato di un parco macchine, si sarebbero disturbati a
vietarne le visite senza permesso?” gongolò l’altro. E Aza: “Io non mi sono mai
neppure avvicinata a quel tunnel. La sola idea mi mette i brividi.”
“Perché
non ci hai ancora fatto lezione. Voi del classico vi passerete in media molto
più tempo rispetto a noi.”
Di
fronte all’ultima rivelazione di Bellini, in Sara aumentò il desiderio di
saperne di più: “Ci sono aule speciali? Dei laboratori, forse?”
“Forse
un altro mondo. Un labirinto che a ritrovarcisi da soli si perde per sempre la
via del ritorno.”
“Non
ascoltarlo. Vuole solo farti scappare da qui a gambe levate” sibilò Aza
lanciandogli un’occhiata di sbieco.
L’ultima
arrivata sorrise e fu contenta che per una volta la sua espressione rapita
passasse inosservata agli occhi degli altri. No che non aveva paura, non finché
ci fossero stati i suoi nuovi compagni di scuola accanto a lei. Provò ancora
una volta una fitta di nostalgia al pensiero di quanto la sua amica Marta si
sarebbe divertita in quella nuova avventura. Non vedeva l’ora di cominciare le
lezioni, e di sentirsi parte a tutti gli effetti di quel percorso formativo
fuori da ogni schema.
Stava
per richiedere nuove informazioni sul polo tecnico di cui facevano parte i due
ragazzi, quando un curioso animaletto a quattro zampe, a metà tra un felino e
un roditore, attraversò il sentiero da un arbusto di ginepro all’altro. Non
pareva spaventato dalla loro presenza, per cui il piccolo gruppo ebbe tutto
l’agio di ammirarne la folta pelliccia scura, le orecchie allungate e il
musetto a punta ricoperto di baffi ispidi.
“Bel
micetto. Qui!” si accovacciò Aza accanto alla macchia in cui il quadrupede si
era infrattato. Contemporaneamente, fece segno agli altri di fermarsi e di
stare in silenzio.
“Un
esemplare di fluogatto, battezzato dal nostro professore emerito di biogenetica
e assai raro da incontrare a quest’ora del pomeriggio” sussurrò Wei, dedicando
un sorrisetto da saputello alla sua ‘allieva’ per un giorno.
“Fluogatto?”
Se Marta fosse stata lì con loro, probabilmente Sara l’avrebbe sentita
paragonare quella gita a un’incursione nel Paese delle Meraviglie di Alice.
Nel
frattempo Aza era riuscita ad attrare lo strano animale con un sacchetto di
crackers che aveva pescato dalle tasche dei jeans; con una mossa fulminea lo
prese in braccio e lo avvicinò a Sara perché ne ammirasse gli occhi chiarissimi,
dalle pupille quasi trasparenti.
In
effetti somigliava parecchio a un comune gatto marsupiale australiano, ma a
osservarlo a pochi centimetri di distanza si notava subito, oltre a quella
degli occhi, anche l’anomalia del pelo.
“È
una specie sconosciuta?” si informò Sara, che si avventurò ad accarezzare la
pelliccia della creatura con la punta delle dita. Una sorta di polverina
violetta le rimase appiccicata ai polpastrelli; somigliava a quella dei glitter
che a volte per scherzo aveva usato il sabato sera per uscire con le amiche.
“Non
a caso il professor Kataria l’ha chiamato fluo. Di notte è uno spettacolo
unico” Wei ritenne opportuno intervenire per l’ennesima volta “anche se non è
il solo a controllare la luminescenza dei pigmenti cutanei. Si tratta di
speciali molecole secrete nello strato…”
“Dacci
un taglio, secchione” tagliò corto Edo “che dici, la portiamo all’albero della
luce?”
“Non
so. Forse dovremmo aspettare il tramonto.”
“Per
me è già cotta adesso. Tra un paio d’ore sarà collassata a letto.”
“Non
sono stanca, invece!” rispose piccata Sara. Si lasciò tuttavia convincere ad
allungare la strada fino a un sentiero secondario che conduceva in una piccola
radura accanto a uno stagno. Qui spiccava un albero solitario e dalla folta
chioma, un castagno che stando alla forma spessa e contorta del tronco
dimostrava di essere tra le più antiche forme vegetali dell’area.
“Lo
chiamate albero della luce? Come mai?”
Senza
rovinarle la sorpresa, spontaneamente Edo le afferrò il polso e avvicinò a un
nodo del fusto il palmo della sua mano destra. Sara fissò il legno scuro e
ruvido, ma non avvertì nulla in particolare, eccetto il suo stesso cuore che
batteva all’impazzata. Continuò fin tanto che Bellini prolungò la stretta, poi
fu lasciata a quel particolare, intimo scambio energetico col castagno che
rifletté le sue stesse emozioni.
Il
sole parve piovere i suoi raggi dall’alto con intensità raddoppiata, poi triplicata,
al punto che la ragazza dovette socchiudere gli occhi per non farsi accecare da
quello splendore inusuale.
“L’albero
della luce…” pensò, faticando a convincersi che in realtà il bagliore non era
un fenomeno celeste, ma veniva prodotto direttamente dalla linfa che scorreva
all’interno delle foglie del castagno. Le ultime appendici a forma stellata di
quel prodigio si allungavano verso di lei come dita di fata, di un verde così
splendente da parere dipinto.
“Merito
della luciferasi” spiegò Edo, che non si era allontanato per non perdersi la
meraviglia dell’altra “il bosco è pieno di piante e alberi a cui è stato
iniettato questo enzima, ma l’albero della luce è quello che ha dato più
soddisfazioni al professor Kataria. Dai dormitori lo spettacolo è magnifico.”
“Come
fa ad accendersi con un semplice contatto?” volle sapere Sara, che una volta
staccata la mano dal tronco notò un netto affievolimento della fluorescenza
nella chioma.
“Percepisce
il flusso elettromagnetico generato dal campo organico dell’uomo. Sai che tutti
noi siamo fonti ambulanti di energia, no? I vegetali luminescenti sono
progettati per avvertire la più piccola differenza di tensione.”
Obbedendo
a un impulso perdonabile visto il suo tardivo ingresso al CoFE, Sara tirò fuori
il cellulare e immortalò lo straordinario effetto della luciferasi con un paio
di scatti fotografici. Wei scosse il capo, e Aza scoppiò a ridere.
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