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RECENSIONE: Dungeon la serie completa di Emy Mars



Titolo: Dungeon la serie completa

Autore: Emy Mars

Editore: Self-Publishing

Genere: BDSM

Data uscita: 11 gennaio 2019

Pagine: 385

Link Amazon

 

Sinossi:

I primi tre libri della serie Dungeon in un'unica raccolta

 

DUNGEON – Julian & Malcom

Ogni Padrone ha bisogno di possedere e ogni schiavo brama appartenere

Malcom adora infliggere dolore e ancor di più ama il dolce sapore dell’umiliazione sui propri sottomessi: li desidera docili e remissivi e che gli cedano completamente il controllo del loro corpo.

Con il dolcissimo Julian, però, il solo corpo potrebbe non bastare.

 

HURTING LOVE – Jesus & Bill

Jesus è bellissimo e ama il dolore... peccato lo debba ancora scoprire!

Immigrato da Porto Rico quando era ancora bambino, Jesus è membro della banda dei Los Diablos e ha imparato molto presto a farsi rispettare nelle strade del suo quartiere. Bellissimo e sexy, il ragazzo ha sempre negato i suoi desideri più reconditi, fino al giorno in cui non accorre in difesa di Julian, giovane sottomesso che lo invita al Dungeon, un locale davvero molto particolare.

Quando posa gli occhi su quella stupefacente bellezza esotica, Bill rimane folgorato e lo sguardo bramoso del ragazzo, di fronte a una scena con la frusta, gli fa comprendere che nasconde desideri di cui non è ancora consapevole. Da quel momento il giovane portoricano scoprirà un mondo fatto di seducenti tentazioni e squisito dolore.

 

SWITCH – Sean & Cole

Quando Cole arriva al Dungeon, per incontrarsi con il suo vecchio amico Bill, rimane turbato da ciò che vede. Il suo lavoro da poliziotto lo ha abituato a ogni genere di situazione, ma gli strani desideri che sente nascere dentro di sé lo confondono tremendamente, come i due splendidi occhi verdi che lo scrutano battaglieri.

Costretto a prostituirsi per far fronte ai debiti del fratello malato, Sean scopre ben presto che con il suo aspetto minuto ed efebico il mondo del BDSM è ciò che fa per lui. Decine di facoltosi clienti desiderano sottometterlo, peccato che nessuno di loro abbia voglia di essere dominato da un twink lentigginoso con la corporatura di un peso piuma.

Dolore, ricatti, umiliazioni… per Cole e Sean la strada verso la felicità è tutta in salita, ma il vero amore supera qualsiasi ostacolo.

 

Recensione:

Le sinossi sono più che esplicite su ciò che si andrà a leggere,per cui occhio!!!!

Se non amate il genere passate oltre, se invece come me, la cosa non mi suscita alcun problema per chi potrebbe prendersi il diritto di giudicare e in modo inappropriato mi viene da aggiungere, siete intrigati dal genere, per averne letti di altri autori (io ho letto la Reisz), allora non indugiate oltre e tuffatevi pure tra queste pagine così ricche di dolore, sesso ma anche amore.

Sì avete capito bene, non fatevi ingannare da ciò che le sinossi hanno così ampiamente  esplicitato, il genere BDSM è un mondo complicato e distorto, un mondo che guardo sia affascinata che con terrore, ma non sono nessuno per giudicare l’altro, per cui davanti a persone consenzienti che hanno bisogno di dare e ricevere dolori, umiliazioni, mi metto da parte e rispetto questo desiderio, che può essere insano, malato, perverso per molti, mentre indispensabili per pochi o molti che siano.

L’amore è bello, semplice, ma può essere complicato, doloroso, anche se in qualsiasi modo lo si veda, soddisfacente per entrambi le parti.

I 6 protagonisti si intersecano tra di loro e li rivediamo, anche al di fuori della loro stessa storia, perché il loro punto di ritrovo è proprio il dungeon con cui la Mars ha racchiuso la serie completa.

Ogni coppia ha contribuito a dare la giusta importanza al sentimento che tutti aneliamo, a quello stesso sentimento che, a volte, sbandieriamo ai quattro venti, senza dargli la dovuta importanza e che, invece, lo troviamo così vero e profondo in persone di dubbia moralità.

Mai giudicare l’altro senza prima soffermarsi su sé stessi.


5 coccole

Saluinadia

 

RECENSIONE: Tempi in allerta di Francesca Petetta


 

Titolo: Tempi in allerta 

Autore: Francesca Petetta 

Editore: Attraverso 

Genere: Poesia 

Data di pubblicazione: 12 marzo 2021  

Romanzo: Autoconclusivo 

Formato: Cartaceo € 12,00

 

 

TRAMA

I versi di Francesca Petetta sono un inno all’amore e a tutte le emozioni che comporta, dall’entusiasmo vitale dell’incontro, anche sensuale, a un senso di doloroso abbandono che fa della mancanza un’inedita contemplazione del tempo. Volontà etica e passione conducono a un rifiuto consapevole della passività per intonare un canto elegiaco e nostalgico da cui emerge la realtà diaristica di un proprio dramma interiore.

  

RECENSIONE

La silloge poetica in questione è costituita da poesie pregne di emotività, di sinestesie contornate dalle sfumature gialle e azzurre che vogliono attraversare in un certo qual modo quel senso di abbandono insito nelle liriche di Francesca Petetta.

 

“Scusami Dio

Se credo

Che sia tu

A mia immagine.”

 

 

 

Vi è il tema dell’amore, ma non vi è stucchevolezza, non vi è quell’amore viscerale che rompe gli indugi, che spesso è smielato e si trascina dietro quella lacrimuccia facile.

No. La poetessa ci vuole dimostrare l’incanto di un sentimento sì armonioso ma che collima con altre emozioni, non è di per sé staccato dal resto del mondo.

Leggendo questi versi, talmente sintetici e pieni di armonia, e spesso anche duri come graffi, o pugni sul cuore, o ancora cazzotti ben dati a fin di bene per vedere in faccia la realtà, è come se stessimo guardando allo specchio ciò che rimane del nostro ventinovesimo compleanno, quindi della gioventù, oppure delle cose più semplici, come il caffè accompagnato dall’amore per il proprio compagno, e così via.

 

Uno spaccato quotidiano ricco di anafore, contributi vivi e originali, nonostante talvolta richiamino la poesia erudita e seppur semplice da comprendere. Vi è il centro indiscusso della mancanza, che come fosse messa in piazza, o in un bar o in una stanza piena di luce derivante dalla luna, compare in corde infelici, malinconiche e anche speranzose.

Ci si pone il problema del futuro ma anche del presente e del passato. Sembra che il tempo abbia assimilato tutto, compresa la vita di un padre e la sua fotografia che lo ritrae da giovane.

 

“Inizio con fine.”

 

 

E poi vi è la pluralità dell’esercizio cromatico che è incredibilmente bella e versatile: una perfetta sincronia da dare e ricevere, aspettare e rincorrere ciò che si desidera, ma con lentezza, non c’è mai un vero e proprio affanno, infatti.

 

Il mare che in versi diventa l’attesa, un profumo che s’abbraccia fortissimo all’azzurro stesso… E ancora: il giallo vaniglia che sembra bruciare.

E l’autunno, che apre le danze per davvero, ma sempre con eleganza, non con quel vorticare inespressivo ma piuttosto a voler andare oltre, è anche suadente, è amico, è costante, è ripetuto perché esso è presente. Su di esso ci si può far affidamento, proprio come per il mese di Settembre, caro alla poetessa. 

E tutto questo ritratto immenso, con le sue vicissitudini, assomiglia tanto a una scatola da cui estrarre il meglio dei ricordi.

 

“Amato Autunno

Autunno severo

Mi parla oggi di ombre.

Mi parla di te, del tuo aver amato

Ieri

Altri autunni.

Mi parla di me,

del mio amare

oggi

quegli autunni

e questo

che ha il nome fragile

della tua essenza.”

 

 

Queste sono poesie molto delicate ma toste, che hanno carattere da vendere e nel loro complesso d’entusiasmo e d’azione (la poesia è anche movimento, è come un ballo che rafforza o intenerisce, o entrambe le cose) simboleggiano anche un io marcato che vuole quasi assomigliare a un super io, parafrasando il Superuomo di Nietzsche.

E spesso sono queste poesie – aforismi, questo scrivere in modo ermetico, che riescono a sublimare il tutto, rendendo la silloge un qualcosa di consistente e duraturo, non effimero ed evanescente.

Vi è la corazza del tempo, ma vi è anche la predisposizione all’abbandono di quel tempo che va ricercato forse nella stessa silloge, nella sua intrinseca e amata filosofia.

E a voler ben osservare con attenzione, con occhio vigile, in alcune poesie vi è una tensione che mette in risalto l’infinito, sempre figlio del tempo, o suo compare, o suo amore incastrato tra le fila del tempo, per  voler giocare con le parole.

 

E ancora, vi sono quasi dubbiosi ossimori dell’animo sparpagliati in lontananza l’uno dall’altro, così da non destare sospetti, così da non essere troppo compagni di banco.

 

VOTO IN COCCOLE: 5 

FIRMA DEL RECENSORE: ROBERTA CANU

  


*Ringraziamo l’autrice e la casa editrice per la copia digitale*

RECENSIONE: Otto ruote, una vita – Susan Bottici


Titolo: Otto ruote, una vita

Autore: Susan Bottici

Editore: Dialoghi

Genere: Romanzo autobiografico

Data di pubblicazione: 26 ottobre 2020

Romanzo: Autoconclusivo

Formato: Cartaceo € 9,90

 

TRAMA

Sui pattini a rotelle, Susan Bottici dice di esserci nata. Il pattinaggio, proprio come la sua vita, è stato per lei un’interminabile gara, con gli altri ma soprattutto con se stessa. Ci sono stati fallimenti, sconfitte e sfide da dover affrontare, ma anche importanti trionfi e indelebili momenti di gloria. Con il supporto della sua famiglia, della sua allenatrice e delle compagne di squadra, Susan è riuscita a lasciare una scia dietro di sé, indossando sfarzosi e colorati costumi ricamati dalla mamma e cavalcando veloce le piste sulle sue otto ruote. Una storia di resilienza sportiva, raccontata in prima persona e nata con l’ambizione di fornire una preziosa testimonianza ai giovani atleti di domani, incoraggiandoli a non arrendersi mai.

 

RECENSIONE

La recensione di oggi riguarda un racconto autobiografico di Susan Bottici, una campionessa di pattini a rotelle.

L’intento di Susan è di fornire un messaggio motivazionale per atleti allenatori e genitori, ma secondo me può essere un monito per tutti noi, soprattutto nel contesto sociale di oggi.

Una lettura diversa ma molto piacevole perché oltre a presentare molteplici spunti educativi attuali, per me è stato un viaggio nei miei ricordi d’infanzia.

Le descrizioni di Susan della pista, del pattinaggio artistico, degli obbligatori, con i loro cerchi disegnati, si sono trasformate subito in immagini chiare e concrete, fotografie a colori di quando bambina osservavo le pattinatrici che si allenavano vicino a casa e di cui cercavo di riprodurre le stesse figure e gli stessi salti.

Fin da piccoli ci insegnano che lo sport è un maestro di vita, per l’impegno che richiede e per la disciplina che impone, parole molte vere per chi ha praticato qualche sport, a livello agonistico o anche solo amatoriale.

“Lo sport, se insegnato in modo adeguato, ti educa al rispetto delle regole, delle persone, dell’ambiente; ti educa alla socializzazione, al bene, al male, al dolore, alla gioia, alla determinazione. ”

Descrivendo la sua esperienza, l’autrice mostra concretamente come gli insegnamenti dello sport siano una guida nella vita di ogni giorno.

Per ottenere risultati ci vuole impegno e pazienza; nel raccontarsi Susan indica quale suo peggior difetto la fretta nella voglia di imparare.

“Avere poca pazienza. Volevo e voglio tutto subito. Ma non può funzionare sempre così. I risultati, nella vita e nello sport, si ottengono lavorando duramente e aspettando. ”

Ci vuole coraggio e sacrificio, e alle volte è necessario cercare un compromesso, perché il cambiamento è sempre positivo: uno dei rimpianti di Susan è di non aver avuto l’atteggiamento corretto verso “gli obbligatori”, di non aver creduto abbastanza in sé stessa, alle sue capacità, di non essersi saputa “staccare” da quella che per lei era la sua casa.

“Con la maturità di oggi, un consiglio che posso darvi è di provarci sempre, anche se può sembrare difficile e impegnativo. Cercate un compromesso. ”

“Fate quello che vi piace fare e rischiate. Non sempre andrà bene ma avrete imparato in entrambi i casi perché, se l’esito sarà positivo avrete superato le vostre paure e se l’esito sarà negativo non avrete il rimpianto di non averci provato. ”

Importante la capacità di chiedere aiuto quando si hanno dei “black-out”, quando il fisico o la mente mandano il segnale che si sta andando in frantumi.

“Chiedete aiuto perché è normale avere crisi emotive, si hanno a qualsiasi età nella vita. Abbiate il coraggio di ammetterlo a voi stessi prima che agli altri. ”

Ho trovato assolutamente apprezzabile che una giovane ragazza abbia avuto il coraggio di ammettere di aver avuto bisogno di una psicologa sportiva per ritrovarsi.

Ancor più importante la capacità di non aver paura dei propri black-out, di prendere i momenti negativi come esperienze che forgiano il carattere e non come fallimenti e quindi trovare la forza per andare avanti senza arrendersi.

“Ognuno può essere campione a modo suo nella vita. Se si cade bisogna rialzarsi con più forza e più coraggio. ”

E nella società dell’apparire, vi lascio il messaggio di Susan che credo ognuno di noi dovrebbe fare proprio:

“Cercate di lasciare una traccia della vostra persona nella vita degli altri, non con i titoli ma con i fatti; ciò vi renderà fieri di voi stessi. ”

 

4  Coccole.

Alla prossima coccola, Lenny

 


 *Ringraziamo la casa editrice e l'autrice per la copia digitale.* 

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