TITOLO: Il cigno nero
AUTORE: Antonio Mazziotta
EDITORE: Pubme ( collana policromia)
GENERE: Narrativa contemporanea ( Racconti)
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 Marzo 2020
FORMATO: Ebook € 2,99 - Cartaceo € 14,25
SINOSSI:
Le note riempiono la stanza. Respiro. La musica apre una fessura dell’anima attraverso la quale si può intravedere l’assoluto. Respiro e non provo più imbarazzo né vergogna o timore, rabbia. Oggi ho davvero poco da nascondere e forse meno da scoprire. Ascolto quelle note che sembrano venire da molto lontano mentre mi dico che di me non cambierei nulla, niente di niente, anche se potessi. A volte penso che Dio abbia creato la Musica e l’armonia degli universi nell’istante stesso in cui ha creato l’uomo. Ognuno di noi è una singola nota. Sedici racconti straordinari nella loro ordinarietà, uomini e donne come tutti noi che si trovano ad affrontare un difficoltoso e irto percorso chiamato vita. Cigni neri ma dalle cui piume si spargono gocce d’arcobaleno.
RECENSIONE:
Sedici racconti intensi, permeati dalla sostanza dell’irrazionale che si fonde con la triste realtà. Sporcizia dell’anima, lordume, sciocchezza e pochezza d’animo in un grande e piccolo libro che raccoglie l’essenza di ciò che viviamo tutti i giorni o quasi. Racconti brevi o medio - lunghi, in cui l’uomo e la donna a volte si amano a volte si detestano. Altre volte la donna è solo un oggetto e deve soccombere in silenzio.
Ma l’uomo e la donna in ogni caso convivono e riescono ad andare anche a fare shopping, laddove si può, laddove c’è la speranza di una riunione, di una riconciliazione d’affetti. È complesso recensire un libro così articolato, scritto benissimo e senza errori, perché le trame sono succose, i personaggi dei frutti buoni o anche amari che comunque sanno sempre il fatto loro. Dei cigni neri, ma che si colorano di sfumature grigie e anche rosse, verdastre, che insomma hanno l’arcobaleno dentro, nel cuore e nell’anima. Non basta una parola per definire il cigno: esempio regale e maestoso che con il suo collo si erge solitario e poi impenna con il becco e si scuote nel lago per danzare con la sua compagna.
“Le donne sono come le cose degli altri: sono sempre più belle, sono lontane, e a una certa distanza tutto attrae, certo, ma poi ci si avvicina; poi le scopri, le abiti e ti rendi conto che tutto quello che riluce crea ombre, che tutto il pulito è stato lavato, e che dove c’è la luna c’è sempre un pozzo, e presto ti rendi conto che lei non ti interessa più, non ha niente di più, niente che lasci davvero il segno. Di lei resta solo un momento un quasi amore già passato, un astro minore, che lento affonda in un tiepido oblio trascinando con sé anche il suo nome.”
Bellissimo, come ogni racconto che leggerete, se vi verrà voglia di acquistare il libro che vi consiglio assolutamente.
Un universo, anzi più mondi, che legati in un unico cielo sembrano danzare, volteggiare, in pose poetiche, in pose altisonanti.
Ho trovato il libro veramente scritto in modo professionale e anche laddove vi sia il brivido dell’attesa, si scorge comunque qualcosa dietro l’angolo, sempre. Sì, perché l’autore è proprio bravo anche nel saper distinguere il momento clou, il pathos eccessivo e il brivido, dall’istante in cui vi è calma piatta. C’è una sorta di taglio netto che coincide con l’apoteosi della vittoria del personaggio su qualcosa, oppure nella sua sconfitta.
I protagonisti a volte soffrono, a volte godono, a volte sono sopraffatti dall’ansia e dai fantasmi degli amori vissuti un tempo e ora perduti, ma TUTTI si affacciano dal finestrino di un treno che corre rapido e non lascia via di scampo.
A volte ho provato dei brividi, seppur non fossero racconti horror, ma vi è qualcosa, quel retrogusto macabro o sadico che stuzzica l’immaginazione e il lettore percepisce che lo scrittore, Antonio Mazziotta, vuole captare la psiche di ognuno di noi, vuole interloquire con le nostre menti, vuole addentrarsi nei meandri delle nostre capacità.
Ci sono distorsioni mentali, uomini che pensano solo al sesso, un pittore tedesco che JA, pensa al TEMPO come se stesse parlando di un figlio scapestrato e dissoluto da tenere a bada. Vi sono file innumerevoli di volti in questo quadro dalla cornice accesa di mille colori ma che essendo soprattutto nero volge lo sguardo verso l’ignoto.
Forse è per questo che la policromia e la monocromia si intersecano, che il vuoto si riempie quasi da solo.
“ E così stringevo una donna al buio. La respiravo e impazzivo. Mordevo la sua smania. Cercavo il suo nome. Frugavo avidamente fra le pieghe del vestito, nella sua carne. Poi la scoprivo con impeto, giù, fino in fondo.”
Il cigno che si abbevera e nuota silenzioso, con la sua compagna, siamo un po’ tutti noi, che vedendo il volto di Dio, abbracciamo la speranza di una nuova vita, magari sperando in una risurrezione monocromatica ma con mille sfumature.
Lo stile è ottimo, la sintassi corretta, non sono presenti refusi eppure le pagine sono tante ma l’attenzione e la cura nei dettagli sono veramente deliziosi.
“ Ho una donna. Abito con Elena. Abitare insieme non è viere insieme ma semplicemente condividere un trilocale dove far recapitare la posta. Sono un egoista. Soffro perché non amo ma ancor di più per non essere ricambiato dalla persona che non amo. Ho scoperto che la convivenza forzata degli amanti è disordine alla continua ricerca di ordine. E’ fatica.”
Il linguaggio non è complesso anche se i racconti vanno letti con attenzione per captare bene ogni singola frase, per estorcere la verità, per poter godere anche noi di quel succo che permea i protagonisti delle vicende a volte grottesche e surreali.
A volte vi è anche dell’humour nero, ma proprio sottile, e piuttosto ho trovato che l’introspezione sia la chiave del libro.
Vi è una sorta di manipolazione mentale in questo libro, magari delicata ma a volte la psiche viene corrotta proprio dal fascino impervio del male che raggiunge cime inaspettate con la sola forza del pensiero. Il male e il bene, l’utopia, l’amore, il sesso, il randagismo sia animale che fisico, la disattenzione per le piccole e grandi cose, le spose che si sentono trattate con sufficienza, l’ironia che sta dietro l’angolo, nuda, pronta a colpire e spiare l’ennesimo cadavere.
Anche laddove vi è un linguaggio un po’ volgare per via della tematica trattata in un racconto iniziale in particolare, l’autore riesce a coinvolgere il pubblico che si incolla al testo e lo legge tutto d’un fiato, sentendosi parte integrante, sentendosi vivo e morto. Sentendosi un cigno che ha paura di essere sparato forse.
Non voglio aggiungere altro, toccherà a voi rendervi conto di quanto le parole di Mazziotta valgano davvero e siano quasi tipicamente adatte al periodo che stiamo vivendo.
5 Coccole.
Roberta Canu.
*Ringraziamo la casa editrice e l'autore per la copia digitale.*


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