RACCONTO FANTASY.....APOCALISSE VAMPIRA



Ecco a voi care lettrici e cari lettori, un altro racconto che ha partecipato  all'evento "Giornata Fantasy"....

... e per rimarcare il concetto....

Perchè in fondo la notte è sempre più buia se ad accompagnarci c'è la paura... Buona lettura!

APOCALISSE VAMPIRA
Regione di Kacton, Valle di Blueescar, 31 ottobre 2XXX
La piccola Rosie era pronta per partire.
Aveva salutato la mamma e la nonna. Era pronta più che mai. Aspettava solo
l'autobus delle sei del pomeriggio. Sarebbe stata la prima volta che avrebbe viaggiato
così tardi, ma non le importava. Dopotutto l'importante era arrivare sana e salva.
Finalmente lo avrebbe rivisto.
Avrebbe rivisto Matthew. Il suo grande amico Matthew.
Ricordava ancora bene come lo aveva conosciuto: era stato due estati prima. Ad
agosto. Faceva un caldo terribile. Lui aveva smarrito il suo gatto e destino aveva
voluto che fosse proprio Rosie a trovarlo.
Tra i due era stata simpatia immediata. Si capivano alla perfezione, anche perché
avevano interessi comuni. Adoravano entrambi gli animali magici, si erano confidati
che da grandi sarebbero diventati degli addestratori professionisti.
Sorrideva nel ricordarlo.
Non vedo l'ora di rivederlo.
Finalmente cominciava a vedersi l'autobus all'orizzonte. Impiegò un paio di minuti a
fermarsi, ma appena le porte si aprirono tutta la gente iniziò a salire.
Naturalmente anche Rosie era intenzionata a fare lo stesso, tuttavia una voce alle
spalle la fermò.
«Scusami?»
È la voce di una ragazza...
Non la conosceva, ma istintivamente si girò confusa.
«Ciao.» salutò la ragazza davanti a lei sorridendo educatamente. «Io non me ne
intendo molto, è questo l'autobus che va ad Villaes Town?»
Colpita dalla spontaneità della ragazza fece solo cenno con la testa di sì.

Sembra proprio che siamo dirette nello stesso posto.
Osservò meglio quella ragazza. Aveva mossi capelli castani e occhi marroni. L'aria
che aveva e il suo modo di porsi facevano pensare provenisse da una famiglia
aristocratica.

Le due si sedettero l'una accanto all'altra.
Rosie naturalmente era vicina al finestrino. Tutte le volte che viaggiava, e soprattutto
se il viaggio durava ore, si sedeva in quella postazione.
Così se mi annoio mi basta alzare lo sguardo.
La pensava così da oltre quindici anni e sicuramente niente al mondo le avrebbe
fatto cambiare idea.
«Quindi anche tu stai andando a Villaes Town?» domandò la ragazza.
«Sì, sto andando a trovare un amico.» rispose Rosie.
«Un amico, eh?»
Dal tono che aveva usato sembrava scettica, ma Rosie non colse. Non le era mai
sfiorata minimamente l'idea che tra lei e Matthew potesse esserci qualcosa di più che
amicizia.
«Comunque io mi chiamo Miley.» si presentò.
«Io sono Rosie.» si presentò l'altra leggermente sorpresa.
Quella ragazza, o meglio Miley, aveva anche una capacità innata nel cambiare
discorso senza darlo a notare.
«Piacere di conoscerti.» disse sorridendo.

Quando Rosie aprì lentamente gli occhi si accorse che era buio pesto.
Allarmata si sedette composta e si guardò intorno stupita.

L'autobus è deserto.
Non c'era più anima viva. Solo in conducente era rimasto seduto. Era immobile.
Dal momento che era lontana non poteva dirlo con certezza, ma sembrava proprio
che stesse schiacciando un pisolino.
Subito esitò, però poi prese il coraggio a due mani e si alzò con l'intenzione di
raggiungerlo.
«Scusi?» disse per richiamarlo una volta ferma vicino a lui.
Stava dormendo, non c'erano più dubbi. L'unica domanda era da quanto.
«Sono sveglio!» esclamò aprendo di scatto gli occhi.
Si è preso un bello spavento.
Quello era certo.
L'uomo mosse velocemente la testa a destra e a sinistra, poi quando incrociò con lo
sguardo Rosie la guardò confuso.
«Ragazzina, ma tu che ci fai ancora quassù?»
La ragazza esitò a rispondere. Cosa poteva dire? Mi sono addormentata? Certo, era
la verità, ma non ci faceva una gran figura...
«Mi sono addormentata e non ho sentito la mia fermata.»
Meglio dire la verità, perché non saprei proprio cosa inventarmi.
Probabilmente il conducente stava per dire qualcosa, ma in quel momento si sentì un
rumore provenire da fuori. Era un ciocco simile a quello dei piatti che si infrangono
sul pavimento.
«C-cos'è stato?» chiese spontaneamente Rosie.
Aveva cominciato a tremare e a guardarsi con prudenza intorno. Sarà stata
l'atmosfera, ma era terrorizzata come mai in vita sua.
«Accidenti...» mormorò l'uomo preparandosi ad accendere il motore. «Tieniti forte

ragazzina.»
Detto ciò iniziò a guidare a tutta velocità.
Rosie rischiò di cadere e dovette afferrare il manico di un sedile per restare in piedi.
Cosa sta succedendo?
Il cuore le martellava veloce in petto. Ormai l'ansia aveva preso il posto della paura.
Ansia di cosa?
Si sentiva davvero una stupida per provare ansia nei confronti di qualcosa che
neanche sapeva. Tuttavia non poteva fare niente per scacciare quel sentimento dal
suo cuore.
All'improvviso un altro rumore.
L'autista frenò all'improvviso e Rosie cadde a terra di faccia.

Rosie aprì lentamente gli occhi per la seconda volta in quel giorno. La terza se si
considera quando si era svegliata la mattina.
Era all'aperto. Era fuori dall'autobus.
Accidenti!
Si alzò prima a sedere e poi subito dopo in piedi.
Cosa stava succedendo? Era troppo pericoloso stare lì. Soprattutto da sola. Che fine
avevano fatto l'autobus e l'autista?
Piano piano una figura in lontananza cominciò ad avanzare nell'ombra.
«A, B o forse 0 positivo?» domandò tra sé e sé la misteriosa figura. «Beh, immagino
che dovrò scoprirlo da sola anche se dall'odore sembrava AB positivo.»
Rosie non poté credere ai suoi occhi. Si trattava di Miley. La stessa Miley che aveva
conosciuto quel pomeriggio.

Miley si fermò di fronte a lei. Era distante di pochi centimetri e la osservava con aria
beffarda.
A Rosie non sembrava di avere davanti a sé neppure la stessa persona. Era così
dolce, così gentile... quando si era presentata le era sembrata una principessina
delicata e forse un po' ingenua.
La distanza tra le due stava per venire annullata da Miley, ma in quel momento una
luce potente le abbagiò.
Ora che succede?
La ragazza castana si polverizzò sotto gli occhi increduli dell'altra. In poco meno di
qualche secondo il corpo di Miley era diventato una montagna di polvere nera.
Rosie vide in lontananza una persona. Indossava una tunica con un cappuccio. Era
bianca e bordeaux. In mano teneva una catenina con al centro una grande croce di
legno e ai piedi portava dei mocassini marroni.
Si tolse il cappuccio e le rivolse un'occhiata. Tuttavia non fece in tempo a dire niente,
perché ci pensò lei a rompere il ghiaccio.
«Matthew!»
Non ci capiva più niente... allora Matthew l'aveva salvata? Ma da cosa esattamente?
«Devi andartene da qui Rosie, non è sicuro.»
«Cosa vuol dire non è sicuro? Cosa sta succedendo?»
Era preoccupata, certo, dopo tutto quello che era successo...
«Credimi, ti risponderei, ma ora non c'è tempo.» disse frettolosamente. «Devi
andartene, di certo presto ne arriveranno altri.»
Matthew era nervoso. Si sforzava di mostrarsi il più possibile risoluto, ma si notava
ugualmente. I suoi grandi occhioni scuri erano pieni di preoccupazione.
«Arriverà chi?» chiese lei non potendone fare a meno.
Voleva vederci chiaro una volta per tutte.

Il ragazzo esitò.
«I vampiri.» rispose. «Siamo nel bel mezzo di un'apocalisse vampira, Rosie.»
Apocalisse vampira?
Rosie aveva sentito parlare di apocalissi zombie solo nei film o nei libri. Inoltre
un'apocalisse di vampiri gli era del tutto nuova. Chissà se era stato un virus o
qualcosa del genere ad originarla. Non che fosse importante in quel momento.
La ragazza deglutì silenziosamente.
«Devi andartene.» ribadì. «Sei arrivata qui in autobus, vero? Prenderai il prossimo
che ti porterà a Twoodan, passerà di qui tra cinque minuti.»
Rosie non poteva fare a meno di chiedersi dove fosse finito l'autista che l'aveva
portata fin lì. Rabbrividiva al solo pensiero che fosse stato preso dai vampiri.
«Aspetta, io voglio restare qui con te!»
«È fuori discussione, io sono un cacciatore di vampiri, ma tu saresti in serio
pericolo.»
«Mi stai cacciando? Pensavo fossimo amici!»
«È solo per il tuo bene!»
Rosie presto realizzò che era la verità, tuttavia c'era rimasta male.
«Ti prometto che ci incontreremo ancora Rosie, ma per il momento dobbiamo
separarci.»
Di nuovo.
Dovevano separarsi di nuovo. Non era bastato tutto il tempo che era passato fino a
quel momento... quanto ancora il destino avrebbe deciso di tenerli divisi? A Rosie
sembrava inconcepibile il pensiero che avrebbero dovuto restare lontani per chissà
quanto tempo ancora.
«È una promessa.» disse sorridendo.
Aveva stretto gli occhi per non piangere e arricciato la bocca perché non tremasse.

Nonostante avrebbe voluto mostrargli le sue vere emozioni e i reali sentimenti che
provava decise di farsi forza. E sorridere. Perché infondo si fidava ciecamente di
Matthew. Sapeva che alla fine si sarebbero ritrovati ancora.

Anche lui sorrise.
Elisabetta Martinelli

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