RACCONTO FANTASY ... LEGGENDA INDIANA



Come annunciato pubblicheremo tutti i Racconti Fantasy che hanno partecipato all'evento "Giornata Fantasy"... partiamo con la storia che si è piazza al secondo posto... 

Perchè in fondo la notte è sempre più buia se ad accompagnarci c'è la paura... Buona lettura!

LEGGENDA INDIANA


Questa è una leggenda in cui si narra che, nella notte di Ognissanti, un lungo ululato risuoni nei boschi, e che se qualcuno si trova in difficoltà possa trovare rifugio in una grande grotta nascosta alla vista da un arcobaleno di leggera nebbia iridescente
Mia nonna è l'ultima discendente della tribù degli Iroche , è incaricata di mantenere viva la tradizione e la storia della sua gente, ecco perché ogni anno il trentuno ottobre, nella notte di Ognissanti, mi racconta la storia di Victoria, la ragazza Camaleonte ed Ephram l'uomo lupo.
Con il loro amore sono sopravvissuti alla morte, con il loro amore hanno preservato la vita.
Oggi sono qui con voi, perché questa storia non si perda con me.
Il fiato mi bruciava nei polmoni, le gambe mi tremavano dallo sforzo per la corsa prolungata, non potevo rallentare, dovevo arrivare al più presto alla grotta, era troppo importante per le mie sorelle, dovevo nascondermi, non potevo permettergli di arrivare a noi.
Riuscivo a percepire il rumore dei suoi respiri, si stava avvicinando sempre di più, mi aveva quasi raggiunta non potevo più aspettare dovevo fare qualcosa.
Scivolai dietro un grosso masso, mi nascosi e iniziai la mutazione.
Potevo cambiare il mio aspetto e trasformarmi in qualsiasi essere vivente o potevo mimetizzare la mia figura, farla sembrare parte della natura circostante, come un camaleonte sfruttavo lo scenario, non venivo percepita neppure dagli animali, di solito così sensibili agli odori. Quando stamattina avevo informato le mie sorelle sull'intenzione di andare alla festa mascherata che tutti gli anni veniva allestita in paese per la festa di Ognissanti, mi avevano messa in guardia ma non volevo credere che potesse essere così pericoloso, chi poteva scovarci in questo sperduto paesino tra le nevi dell'Alaska.
E invece eccomi qui, nascosta dietro un masso a dover far ricorso alla mia magia per evitare di venir presa da lui, da un demone.
Noi Camaleonti siamo ormai un esiguo gruppo, siamo considerate rare e preziose perché il nostro potere può essere assorbito per un breve periodo dal maschio che si accoppia con noi.
Sinceramente voglio essere io a decidere con chi e a chi dare un po' del mio potere, quindi ora spero che quel lurido demone mi superi e non si accorga di me.
Ma figuriamoci se mi poteva andare di culo per una volta, volevo solo farmi un giro per la fiera.
Chi mi stava seguendo non era solo un demone, era anche uno dei più brutti e spietati nel panorama degli inferi.
Avevo tutti i sensi in allerta, ero concentrata a mantenere la mia figura schermata, il freddo della neve non aiutava la mia mente a rimanere lucida e reattiva.
Ero l'unica mutante a non sopportare il freddo, io amavo il caldo, le spiagge e il mare, prendere il sole, adoravo i miei bikini striminziti e colorati, il mio fisico allenato mi permetteva di indossarne certi che avrebbero fatto arrossire anche un demone del sesso...e io ne conoscevo più di uno!
"Cazzo che freddo"
Rimanere concentrata con il gelo che mi penetra sottopelle non è facile.
Sento lo scricchiolio dei suoi passi sulla neve, si sta avvicinando sempre di più, l'odore nauseabondo che fuoriesce dalla sua bocca mi fa scorrere una goccia di sudore lungo la schiena, sono sfinita!
Le sue pupille sono fisse nelle mie, o almeno così io vedo, lui scorge solo il gigantesco masso dietro cui ero accucciata.
La mia magia reggeva nonostante il forte stress a cui ero sottoposta.
Lentamente sfilai il lungo stiletto che tenevo sempre infilato negli anfibi, lo impugna saldamente e lasciai andare la schermatura, nel momento esatto in cui i suoi occhi mi individuarono il mio polso scattò e dal suo collo sgorgò sangue e l'ultimo respiro.
"Sayonara stupido!"
Odiavo porre fine ad una vita, anche se questa apparteneva a un essere ripugnante come questo, per me era solo sopravvivenza.
La mia natura mi aveva condotta ad una vita solitaria, fuggivo gli scontri e evitavo le dure leggi del mio gruppo, eravamo una famiglia certo, ma non volevo sottostare alle loro regole.
Ovviamente c'erano i pro e i contro, come in questo schifosissimo caso.
Il corpo del demone iniziava a liquefarsi, era uno schifo maleodorante, l'unica nota positiva era che non dovevo occuparmi del corpo come invece capitava con gli umani.
Non che io andassi in giro ad ammazzare questo o quello, però mi ero dovuta difendere in parecchie occasioni nei miei cento anni.
Lo so cosa state pensando, ma no, io non sono vecchia!
Per voi umani sono poco più che una trentenne, figa e pericolosa.
Quindi in ogni epoca ho trovato quello che si credeva in diritto di sbattermi a suo piacimento, mi dispiace deludervi, io mi sbatto voi!
L'unico che ha fatto breccia in quello che potrei definire cuore, è stato Ephram, quel figlio di puttana di un licantropo ha mandato in pappa i miei ormoni e ogni volta che le nostre strade s'incrociano ci scappa sempre una scopata da ululato, sì, mi fa ululare! Purtroppo siamo sentimentalmente incompatibili, lui è per natura monogamo, io sono una solitaria, amo viaggiare e fare nuove esperienze, in più la sua possessività mi spaventa.
Riprendo la mia strada lasciandomi alle spalle la pozza di liquami fumanti, devo raggiungere la grotta che cela il passaggio agli inferi, la mia famiglia mi aspetta per una riunione, il messaggio che mi hanno mandato era chiaro, "muovi il culo e presentati a casa", come potevo dire di no ad un così caldo invito?
L'ingresso della grotta era nascosto e ben celato agli occhi umani, la mia mano toccò istintivamente lo sperone di roccia che cedette alla pressione, il varco si aprì.
Aria calda e umida mi avvolse come una seconda pelle, percorsi il lungo corridoio semibuio, che portava alla casa che mi ha vista bambina, potevo sentire il vociare concitato delle mie sorelle, sorrisi, era sempre bello tornare a casa, ogni qualvolta il mio clan si riuniva era un'esplosione di grida ed abbracci, anche nei momenti più tragici trovavamo la forza di andare avanti facendo conto una sull'altra.
Arrivai all'ingresso e mi fermai ad osservare le donne bellissime che chiacchieravano concitate. La grande sala aveva le pareti color porpora, era tutta arredata con stucchi dorati e illuminata da mille candele, un grande tavolo rotondo con dieci sedie troneggiava al centro della stanza dall'alto soffitto.
Era d'obbligo che si indossasse un abito candido durante le riunioni del clan, nessuna poteva trasgredire.
La nostra caratteristica principale era la bellezza, non un difetto fisico, nessuna imperfezione ci scalfiva, ecco perché qualsiasi essere di sesso maschile era attratto da noi.
Usavamo gli uomini per procreare, e da noi nascevano solo femmine, il maschio poi, una volta svolto il suo compito, magicamente spariva nel nulla, venivamo definite delle mantidi religiose.
Anche per questo tenevo Ephram lontano dal mio cuore.
"Ehi belle signore, che si dice?"
"Victoria "
Un coro di voci urlò il mio nome e un mare di braccia mi cinse in un cerchio protettivo.
L'unica che rimase distante, in un freddo e distaccato silenzio fu Kenae, la mia consorella dalla pelle color mogano, un passato di gelosie per chi era la discendente al comando segnava la nostra conoscenza.
La osservai e notai il ventre leggermente arrotondato, si accorse del mio sguardo indagatore e con gesto protettivo si passò una mano sulla pancia, mi feci largo tra le ragazze e l'avvicinai.
"Ciao Kenae, ti trovo bene, vedo che hai scelto il tuo maschio, che fine gli hai fatto fare?"
"Stronza come sempre Victoria, è un piacere vedere che sei ancora viva, anche se.."
"Anche se, cosa? Parla pure, non temere, non picchierei mai una in dolce attesa, nemmeno una carogna come te!"
"Ragazze non iniziate, su dai sediamoci, così la riunione può iniziare".
Prendemmo posto, e Calista, la più anziana delle sorelle consegnò due cristalli ad ognuna di noi, uno nero e l’altro rosa, servivano a schermare i nostri pensieri, perché nessuno al di fuori della grotta e in possesso di magia nera potesse captarne alcuno.
Solo in quel momento notai la sedia vuota, Debra, dov'era finita? Nessuna avrebbe osato saltare una riunione.
Una volta seduta Calista prese la parola.
"Sorelle, mai come in questo momento c'è bisogno che si stia unite, un mio informatore mi ha riportato la voce che circola persistente negli inferi, ovvero, ogni capo clan vuole rinforzare i suoi poteri costringendo una mutaforma a cederli. Dobbiamo tenere gli occhi aperti e stare attente, non fidatevi di nessuno, come molte di voi sapranno la nostra amata sorella Debra è sparita nel nulla, l'ultima ad averla vista è stata Kenae. Parla tesoro, raccontaci cosa è successo quel giorno."
Kenae si alzò dalla sedia, prese fiato e fissò lo sguardo su di un punto lontano, doveva rievocare ricordi dolorosi, chiuse gli occhi.
"Ero appena scesa dalla macchina, ero vicino al lago, avevo voglia di fare una passeggiata, l’aria pungente mi portava gli odori di sottobosco, iniziai a camminare, volevo arrivare al piccolo molo per sedermi al sole, quando sentii indistintamente un ruggito seguito subito dopo da un urlo. Ho corso nella direzione da cui proveniva il grido, giusto in tempo per vedere un bestione enorme colpire alla tempia una donna e trascinarla per i capelli. Era Debra. L'ha caricata in macchina come un sacco ed è partito. Giuro, non ho fatto in tempo a raggiungerla."
Crollò sulla sedia e scoppiò in un pianto disperato, conoscevo Debra, era una bravissima ragazza, sempre sorridente ed accomodante, andava d'accordo con tutte, una forte amicizia la legava a Kenae, capivo benissimo lo strazio nel perdere una cara amica.
Mormorii e singhiozzi di paura serpeggiavano intorno al tavolo, ero sconvolta, capivo solo ora l'ammonimento di Calista, aveva paura per me, ero l'unica del gruppo che non manteneva contatti giornalieri con nessuna di loro. Ci tenevo alla mia indipendenza ed ero un'esperta combattente, viaggiavo sempre armata e non avevo paura di sporcarmi le mani.
Mi alzai in piedi ribaltando la sedia, tutte le teste si voltarono a guardarmi stupite.
"Dobbiamo trovarla! Chiediamo aiuto a tutti i nostri amici e contatti, non possiamo abbandonarla, lei non lo farebbe. Io stessa sono stata aggredita e inseguita, mentre venivo qui, l'esito è stato a mio favore ma non sarà così per sempre, dobbiamo anticipare le loro mosse."
Mi girai a guardare Kenae, aveva lacrime che le rigavano le guance, annuii e a sua volta si alzò.
" Ha ragione Victoria, dobbiamo fare qualcosa, non possiamo aspettare inermi il gioco malsano di quei bastardi, rivoglio la mia amica. "
Avevo appena stretto una strana alleanza, la mia peggior amica era quella che doveva guardarmi le spalle, sarebbe stata una bella scommessa!
Sciolta la riunione mi rintanai nella camera a me destinata, ognuna di noi aveva a disposizione una stanza ben arredata, tutti i comfort e gli agi possibili, purché si restasse in famiglia.
Mi spogliai e mi infilai in doccia, ripensai alla mia scelta di stare sola, le altre mie sorelle abitavano tutte sotto lo stesso tetto, grandi investimenti finanziari ci rendevano la vita facile a livello economico, ci pensava Calista a questo, ma ognuna aveva il suo lavoro, io ad esempio sono una veterinaria, così avevo conosciuto Ephram. L’avevano trovato di notte, incosciente sul ciglio della strada in una pozza di sangue, credendolo un grosso lupo me l'avevano portato in studio, avevo riconosciuto subito il licantropo, ovviamente avevo taciuto. L'ho curato e rimesso in piedi, dapprima mi ha guardata con gli occhioni ambra sospettosi, poi, una volta ritornato alle sembianze umane, mi ha ringraziata più e più volte, non so se mi spiego! Avevo bisogno di lui, era un favoloso cacciatore, sapeva fiutare un odore a chilometri di distanza, in più lui sapeva quanto odiassi essere costretta ad accettare la compagnia forzata di qualcuno, mi serviva urgentemente, dovevo mettermi in contatto con lui!
Consultai la rubrica del cellulare, evidenziai il suo numero e premetti invio.
Uno squillo, due squilli, tre squilli.
"Pronto!" Oh mio Dio, la sua voce era lava bollente nelle mie vene.
"Ephram ho bisogno di te" senza preamboli, dritta al punto.
"Ehi Vic, che bello sentirti, anch'io sto bene grazie per l'interessamento!" Mi passai la mano sul viso esasperata, con lui era sempre così.
"Ciao Ephram, come stai? Hai finito con le cazzate? Sono seria, ho veramente bisogno del tuo aiuto!"
Sarà stata la preoccupazione intrisa nella mia voce o l’inconsueta richiesta di aiuto, ma sentii dall'altro capo del telefono la sua attenzione.
"Cosa succede? Di cosa hai bisogno?"
Non sapevo bene da dove iniziare a raccontare, presi coraggio e buttai fuori tutto quello che sapevo.
"Fammi capire bene, c'è qualche creatura che vi vuole tenere imprigionate a vita, scoparvi ogni qualvolta che il potere trasmesso svanisce e tu vuoi il mio aiuto, benissimo, eccomi a disposizione, ma tu sai vero che la soluzione più semplice per te è diventare la mia..."
"Zitto! Non dirlo neanche per scherzo, io non sarò mai la tua compagna, ricordi quello che ti ho detto appena conosciuti? Io non posso essere la compagna di nessuno, per noi è la regola numero uno, la odio ma è la legge."
" Sei una sciocca Vic, se io ti reclamassi come mia compagna nessuno oserebbe avvicinarsi a te."
"Sei un semplice licantropo Eph, a chi vuoi che frega di farti fuori, il tuo branco non rischierebbe una guerra per un solo elemento, quindi smettila e aiutami. "
Lo sentii sospirare, mi piaceva Ephram, non lo avrei mai messo a rischio, solo non sapevo a chi chiedere aiuto.
"Non è proprio così ma dato che non vuoi ascoltare...Ok, la smetto, come vuoi che ti aiuti?"
"Chiedi ai tuoi compagni se hanno sentito qualcosa, se sanno da dove parte questa malsana idea, poi voglio mettere in giro la voce che i nostri poteri una volta trasmessi possono uccidere il maschio che li ha assorbiti in modo aggressivo. Insomma devono aver paura di toccarci quei luridi maiali."
"Va bene, spargo subito la voce e faccio qualche domanda in giro, inoltre chiamo Axel, è lui che si occupa di tenere informati tutti noi del branco su quello che succede in giro."
Una lacrima solitaria solco' la mia guancia, a quanto rinunciavo e quanto mi faceva stare male il privarmi del suo amore, lui non doveva sapere, lui non l'avrebbe mai saputo.
"Ephram, solo una cosa, stai attento."
"Ehi ragazza ti stai ammorbidendo, o forse sotto sotto ti importa di me?"
"Scordatelo!"
Il nostro botta e risposta continuò ancora per qualche minuto finché non conclusi la chiamata.
Speriamo vada tutto bene.
Era passata una settimana dalla riunione ed io iniziavo a scalpitare, non ero tranquilla, mi recai in studio, fuori dalla porta mi aspettavano già due persone con i rispettivi amici a quattro zampe, un vecchio golden retriever e un grosso gatto soriano che dal trasportino guardava il cane con diffidenza.
Li feci accomodare nella saletta adiacente la sala visite.
"Buongiorno, il primo arrivato può accomodarsi nello studio, indosso il camice e arrivo. "
Avvertivo una strana sensazione di pericolo, con i sensi all'erta iniziai le visite.
Il tempo scorreva lento, nel giro di poco la sala d'aspetto si era riempita di piccoli animali, mi piaceva il contatto con quelle creature, trasmettevano un'infinità di emozioni solamente guardandoti.
Ben presto arrivò l'orario di chiusura, ero stanca ma soddisfatta, mentre mi sfilavo il camice il campanello della porta d'ingresso suonò.
Mi affacciai per vedere chi era, Ephram in tutto il suo metro e novanta di muscolosa eleganza fece il suo ingresso.
"Ehi, ciao lupo, hai scoperto qualcosa?"
"Ciao Vic, ci sono novità, il mio amico ha scoperto che alcuni capi dei clan degli inferi si sono riuniti, vogliono salire al potere e per farlo gli servono tutti gli aiuti possibile, ecco che qui entrate in gioco voi camaleonti."
"Bastardi maledetti!"
"Non è tutto, in una riunione segreta si sono accordati per spartirsi le tue sorelle, per questo voglio che tu diventi mia, sai chi si è accaparrato la tua dote? Il capo dei guerrieri Crio, quello schifoso maiale ti vuole da tempo e dopo la tua ultima uscita credo che adesso sia deciso più che mai ad averti" Il mio cervello era in palla, dovevo mettere a conoscenza le mie sorelle delle loro intenzioni, dovevamo poterci difendere.
"Ephram, e' proprio per l'affetto che provo per te che non voglio metterti in mezzo ad una guerra, non voglio che tu o il tuo branco possiate essere feriti o anche peggio, uccisi, per difendere noi Camaleonti, ti prego, il tuo aiuto nello scoprire il piano dei capi clan è stato prezioso, ora lascia che ce la sbrighiamo da sole."
"Victoria tu non capisci, io non sono un semplice membro del branco io sono il capo! E poi io non provo solo affetto per te, io ho avuto l’imprinting, tu sei la mia compagna, se tu muori io sarò destinato ad una vita di dolore, quindi salti tu, salto io!"
L'abbraccio in cui mi gettai non fu solo di conforto, sentii il suo cuore inanellarsi al mio, ecco cos'era, era la fusione di due mondi, al diavolo tutto, al diavolo le regole, noi saremo più forti.
Il bacio che seguì fu la mia resa, dolce, carnale e profondamente intimo, riconoscevo finalmente la mia metà, l’accettavo e l’avrei difeso da tutti.
Passammo la notte nel mio appartamento a far l'amore, a parlare e a confidarci desideri e speranze, era uno strano destino il nostro in un mondo che non ci voleva insieme eravamo più uniti che mai.
Il mattino arrivò fin troppo presto e il risveglio non fu uno dei più rosei.
"Vic, stai zitta, c'è qualcuno in casa."
La sua mano callosa lasciò la mia bocca solo dopo che con lo sguardo gli feci capire che ero calma.
Mi fece cenno di seguirlo, solo allora realizzai che eravamo entrambi nudi. Di bene in meglio!
Sentii un fruscio e uno strano odore di zolfo, un velo di sudore mi ricoprì la pelle, ero pronta ed ero con tutti i sensi in allerta, Ephram scomparve dietro l'angolo mentre io rimasi accovacciata di fianco al letto.
Quando con un basso ringhio alla mia destra mi comunicò di essere pronto io iniziai la metamorfosi.
Piano piano il mio corpo iniziò a dissolversi, ero trasparente agli occhi di chiunque, tranne che per il mio compagno, lui poteva riconoscere il mio odore.
Un altro rumore e dalla porta della camera entrò Crio, la sua pelle coriacea era di un colore bluastro, le prime luci dell'alba lo rendevano spettrale, le zanne gli uscivano dalla bocca trasformandola in un ghigno.
Dal mio posto di fianco al letto potevo vederlo bene, io per lui invece ero invisibile.
Mi alzai e mi spostai alle sue spalle, afferrai un pesante portagioie e lo colpii forte alla tempia, nello stesso momento il mio lupo lo azzannò alla gola.
Fu un lampo, un minuto di agonia e poi il silenzio.
Fissai estasiata Ephram riprendere la sua forma umana e io stessa ripresi la mia figura, ci guardammo negli occhi e la connessione che ne scaturì mi colpì in pieno petto.
Lo sfrigolare del corpo di Crio mi riscosse, una macchia scura segnava la sagoma del corpo del demone. Afferrai velocemente una vestaglia per coprirmi e lanciai i vestiti a Ephram, li aveva lasciati appoggiati sul comò la sera prima.
"Aiutami a pulire questo casino e dopo ti offrirò una colazione da leccarsi i baffi, forza lupo, muoviamoci."
"Tu vai a preparare che a pulire penso io, poi signorina devi informare le tue sorelle di noi e della morte di questo bastardo."
Scesi al piano inferiore e andai in cucina, accesi la macchina del caffè e misi del pane a tostare, la padella sul fuoco era pronta per le uova quando Ephram mi raggiunse, mi abbracciò da dietro e sussurrando parole indecifrabili mi mordicchiò il collo.
"mmm...sai di buono!"
"Ho paura che il profumo che senti siano le uova, sei affamato e il tuo stomaco brontola."
Mi girò con un fluido movimento e appoggiò il bacino al mio, era sicuramente di nuovo pronto per me, il mio lupo era insaziabile.
"Calma lupo, dammi tregua, ieri notte mi hai girata e rigirata, lascia che le mie anche si riposino un po’, e poi ora ho fame!"
Quando si dice mangiare come un lupo non ti fa capire fino in fondo la voracità con cui si avventano sul cibo, Ephram, il mio lupo aveva sbranato tutto il cibo che avevo preparato continuando a guardarmi, era un preludio dannatamente erotico, sarei stata il suo nutrimento.
Lo squillo del telefono interruppe la connessione di sguardi, con un ringhio rispose al cellulare
"Pronto, si sono io, chi sei? Non dire cazzate lei è mia, voi non potete farle niente e questo ve lo giuro sulla mia vita!"
"Chi era? E non rispondere nessuno!"
Le sue iridi ambra si accesero di collera, stringeva il cellulare quasi a volerlo stritolare.
"Era il secondo in comando del gruppo di Crio, dice che lo aspetta da un'ora ma che non risponde neppure al cellulare, mi ha detto che era al corrente dei suoi piani, quindi Vic, credo che se entro sera non lo vede tornare ci farà una visita e non penso di cortesia, c'era una velata minaccia nella sua voce."
"Dobbiamo andare a casa dalle mie sorelle, chiama i tuoi fratelli, non voglio che corrano rischi di riflesso al tuo coinvolgimento con me."
Lungo le vie della città grosse zucche e maschere inquietanti ornavano finestre, porte e vetrine di negozi, mi piaceva questa festa, per gli umani era solamente un motivo per festeggiare, per noi dell'altro mondo era la notte in cui gli spiriti potevano entrare in contatto con noi, purtroppo anche quelli dei demoni.
Arrivati alla grotta tirai un sospiro e poggiai la mano sullo sperone di roccia, il rumore sinistro e un soffio di aria fredda ci diedero il benvenuto.
Le mie sorelle, precedentemente avvisate ci aspettavano riunite attorno al tavolo, la presenza di Ephram le innervosiva, potevo avvertire la tensione che vibrava nell'aria.
"Allora Victoria, spiegaci il tuo piano."
Calista andava subito al sodo!
"Io ed Ephram abbiamo ucciso Crio questa mattina, si era intrufolato nel mio appartamento, sicuramente non per portarmi la colazione, beh non si aspettava la presenza del lupo, un bastardo in meno!"
Un brusio si levò dalle donne sedute intorno al tavolo.
Ephram avanzò di un passo e si affiancò a me.
"Capisco la vostra perplessità nel vedermi qui, io e Victoria abbiamo deciso di fare fronte comune a questa emergenza, siamo una coppia, lei mi ha accettato come compagno, se volete i miei fratelli vi terranno al sicuro, le leggi arcaiche che vi hanno imposto possono essere modificate, riflettete su cosa è meglio per voi, l'estinzione o la congiunzione con un'altra specie?"
Ephram una volta sganciata la bomba uscì dalla stanza e raggiunse i suoi simili fuori dalla grotta, il rumoroso vociare di uomini ci aveva fatto sapere del loro arrivo.
"Sorelle spero che vogliate accogliere e sappiate essere gentili con i lupi, sono l'unica specie che non uccide solo per il gusto di farlo, mi hanno promesso protezione per tutte noi, io gli credo."
"Tu lo ami?" La voce di Kenae risuonò nel silenzio.
"Si! Lo amo."
"A me questo basta, sorelle io credo sia tempo di lasciare le vecchie leggi, parliamo con sincerità, io voglio poter crescere il mio bambino con il mio uomo!" Otto teste si voltarono simultaneamente verso di lei.
"Si vi ho mentito e no non l'ho ucciso, io provo dei sentimenti per Luke, lui è un umano ed è a conoscenza di cosa sono, non ha paura di me, lui mi ama!"
Calista sconvolta come mai l'avevo vista prese la parola.
"Ora basta! Victoria ti siamo grate per averci avvertite del pericolo, siamo certe che le tue intenzioni siano state mosse dall'amore per noi, ciò non toglie che hai trasgredito alle regole, come d'altronde tu, Kenae. Che sia chiaro che non verranno tollerate altri colpi di testa! Sarete allontanate dalla Casa, non potrete avere più contatti con noi, alle vostre sorelle sarà vietato parlare con voi o avvicinarsi alle vostre abitazioni, mi obbligate a indebolire la famiglia e se sarà la nostra fine la colpa è solo del vostro egoismo, avete anteposto i vostri desideri a noi!"
Si accasciò sulla sedia sfinita, una lacrima rigata la sua pallida guancia.
"Andatevene subito da qui, la nostra protezione non è più affar vostro!"
"Sei irragionevole e ti chiedo di ripensarci stai firmando la fine per tutte voi, io vi voglio bene ma non tornerò sui miei passi, Kenae vieni via con noi, passeremo a prendere il tuo uomo e andremo in un posto sicuro."
Mi rivolsi di nuovo a Calista.
"Spero tu possa vedere il tuo errore in tempo!"
Presi la mano di Kenae e la portai via con me.
Una volta fuori la abbracciai stretta protette dal semicerchio di uomini lupo.
"Andrà tutto bene, vedrai che Calista si ricrederà, non è una sciocca e saprà tornare sui suoi passi, ora andiamo!"
Luke era un gran bell'uomo, si vedeva che amava Kenae e il bimbo che aspettavano, li portammo con noi alla riserva sulle montagne, sarebbe stata dura ricominciare una nuova vita con gli indiani, era l'unica opportunità per noi Camaleonti di sopravvivere.
Sono passati tanti anni e la vita è stata piuttosto buona con me, purtroppo le mie sorelle guidate da Calista non sono sopravvissute alla caccia dei capi clan, hanno preferito la morte all'amore e hanno pagato con la vita.
Kenae e Luke hanno creato una bella famiglia, il fatto di essere umano è stato aggirato da un morso ben assestato nel suo didietro, sapete che la luna piena è un dramma per i lupi.
La loro primogenita è una bellissima Camaleonte mentre il secondogenito è un forte guerriero lupo, nessuno dei due però ha entrambi i poteri.
Io ed Ephram ci siamo amati per moltissimo tempo fino alla sua morte alla veneranda età di trecentocinquanta anni, siamo stati genitori per ben tre volte il nostro primogenito, Adahy, colui che vive negli alberi, il secondogenito, Enapay, colui che è senza paura e la terzogenita, Aylen che significa felice. A loro volta hanno trovato l'amore chi nella tribù chi durante viaggi rendendoci nonni di ben dieci nipoti che hanno rallegrato la nostra vecchiaia. Alcuni di loro hanno entrambi i poteri e hanno messo a dura prova la pazienza dei miei figli, crescere un ragazzino che scompare all'improvviso quando non ama ciò che ha nel piatto può diventare esasperante!
Siamo stati felici e complici in quell'amore che la fortuna ci ha donato.
Nei paesini a valle e nelle tribù delle montagne si narra ancora di un lupo che può scomparire alla vista, di una presenza nei boschi che aiuta chiunque abbia bisogno di protezione.
Chissà che non siano le mie nipotine..


Alessandra Zidda

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