La Stagione si sta avvicinando, l’occasione perfetta per Jane Ford di farsi conoscere per la sua maestria nel confezionare abiti. Bella, aggraziata e poco incline a trovare un marito, miss Ford desidera solo che il suo sogno di diventare una rinomata couturiére si possa avverare.
Jack Atwood, duca di Bedford, continua a essere un insolente libertino. Ama le donne, la bella vita e per nulla al mondo vorrebbe rimanere incastrato in una relazione.
Eppure, quando Jane e Jack si incontrano per la prima volta le carte del destino vengono mescolate. Sarà l’innocente e sognatrice Jane a soccombere al presuntuoso lord, o sarà lui a essere ossessionato da lei?
Recensione:
Avevo sperato di poter leggere di Jack, fratello di Cristy che abbiamo conosciuto, per chi come me ha letto “Indomita e ribelle”
Il titolo “Insolente e gentiluomo” cade ad hoc per farci innamorare di chi è Jack, infatti ne abbiamo avuto una descrizione che Sabrina ci ridà in maniera sensuale e dettagliata in tutti e due i volumi:
Era un uomo dall’imponente statura, ben strutturato e dal fascino diabolico. Spalle possenti, torace scolpito, gambe muscolose. Ogni centimetro del suo corpo trasudava sensualità. Le donne sognavano solo di rotolarsi con lui fra le lenzuola e Jack era ben lieto di accoglierle e azzardare qualche capriola. I suoi occhi, però, incantavano più di ogni altra cosa, di un azzurro molto vivace e ben intonati ai suoi lineamenti duri e mascolini. Con quei capelli nero corvino, acconciati in modo ribelle, e il ciuffo sbarazzino che ondeggiava sul lato, aveva più l’aria da ragazzaccio che di un principe azzurro. Cupo, freddo, pareva impassibile, ma quando sorrideva tutti i suoi lineamenti si ammorbidivano e la sua bellezza sbocciava incontrastata.
Come non restare affascinate, stregate e ammaliate di fronte a tale strepitosa possanza fisica, bellezza e fascino accattivante?
Ma, attenzione, a tanta fierezza maschile si contrappone una al femminile che non ha eguali, ecco come ci presenta Jane la Boccia facendo parlare il nostro duca:
Un generale tutto fuoco e fiamme che si stava volgendo proprio nella sua direzione.
Santo Dio, quegli occhi erano divini, e quello sguardo carico di odio e spregio era rivolto proprio a lui. Non poté non rimanere affascinato da quella visione. Mai aveva visto una simile bellezza.
I suoi occhi si incollarono sulla scollatura rotonda, che poco nascondeva di quel seno abbondante e che sembrava avere un taglio più basso, meno lecito. L’abito le avvolgeva la vita esile e si apriva mostrando una gonna molto ampia.
Era sconvolto da tanto splendore.
Se pensavate che Indomita e ribelle fosse spumeggiante ed esilarante per i continui botta e risposta dei protagonisti, anche con Insolente e gentiluomo ne vedrete delle belle, i battibecchi tra il duca e la couturiére vi porteranno in un secolo in cui gli uomini erano coloro che avevano il potere su tutto, ma nell’aria si inizia a respirare l’indipendenza, il voler farsi valere della donna.
Una storia che va letta in un sol respiro, mai un attimo di tregua, ilarità, battibecchi, gelosia in ogni scena, eppure tanta amorevole devozione, tanta tenerezza, tanta sensualità, infinito amore.
Sabrina con questo nuovo romanzo è entrata a far parte del club di autrici di cui ammiro l’operato e apprezzo lo stile fresco, spumeggiante, resterete sedotte/i dalla sua penna e sono certa, che come me, desidererete avere in un prossimo futuro le storie dei fratelli di Jane e della sua amica Theodosia.
Consigliato senza se e senza ma, buona lettura, alla prossima
5 super coccole
Saluinadia
*Ringraziamo l’autrice e la casa editrice per la copia digitale*
Prezzo di copertina:
Ebook € 2,99 Cartaceo: € 18,00
Link store: prossimamente
Sinossi:
L’abbazia di Saint-René d'Angers, sorge da secoli
sulle colline che circondano il villaggio di SainteEulalie, forse a voler proteggere quel luogo della
Francia centrale dove il tempo sembra essersi
fermato. La Revenda Madre Antoinette e le sue
consorelle attendono con gioia l’arrivo di René
Fontaine. Ventuno anni prima, era stata proprio la
donna a trovarlo in fasce sotto una quercia in una
fredda mattina di novembre.
René oggi è uno dei modelli più famosi e richiesti di
Francia, ma nonostante il suo successo è rimasto
un ragazzo con i piedi per terra ed ora pensa sia
giunto il momento di trascorrere alcuni giorni di
vacanza nel luogo dove venne ritrovato, sperando
di scoprire qualcosa di più sui suoi natali.
In quel soggiorno, il giovane incontrerà molte
persone: Maxine, un intagliatore del legno, Martin
de Rohan, appartenente ad una nobile famiglia
della regione, e un solitario e misterioso lupo che
sembra seguirlo ovunque, quasi a volerlo
proteggere dal suo stesso passato che potrebbe
emergere di colpo, travolgendolo. Queste presenze
renderanno la visita di René assai diversa da quella
che aveva immaginato, squarciando il velo che da
sempre cela le sue vere origini.
La vera nobiltà si acquista vivendo,
e non nascendo…
Estratto dal Capitolo Primo
Nessuno ti ha chiesto come avresti voluto venire al mondo, né quale infanzia vivere.
Nessuno ti ha voluto offrire un futuro, un’opportunità per dimostrare quanto la tua presenza
avrebbe potuto rendere migliore il mondo che ti circondava.
Noi abbiamo cercato di darti quello che ti è stato negato,
ti abbiamo accolto come un autentico dono del cielo che,
come una stella cometa, ha illuminato le nostre vite,
mostrandoci quello che avremmo potuto essere per te, caro René.
Abbiamo gioito dei tuoi piccoli e grandi traguardi,
ti abbiamo confortato nei fallimenti che inevitabilmente fanno parte della nostra vita,
spronato a essere sempre te stesso,
costruendo, giorno per giorno, il tuo futuro…
E ora specchiandoci nei tuoi occhi vivaci e spensierati,
ascoltando la tua voce limpida e dolce,
sappiamo di essere state le persone più fortunate del mondo,
alle quali è stato concesso di amare e crescere il figlio
che abbiamo sempre desiderato.
Morgan e Serge
René chiuse la lettera e se la rimise in tasca. L’aveva aperta da poco, come aveva
promesso ai suoi genitori, ed era felice che non fossero lì con lui in quel momento,
altrimenti avrebbe mostrato loro emozioni che non sapeva nascondere. Si sfregò gli occhi
lucidi tornando a fissare fuori dal finestrino dell’auto.
Mille parole non avrebbero potuto descrivere il panorama che agli occhi di René
era rimasto immutato, nonostante dalla sua ultima visita in quei luoghi fossero trascorsi
undici anni. Aveva attraversato il piccolo paese di Sainte-Eulalie e ora percorreva la strada
che risaliva la collina dove si affacciavano gli alti alberi, noci per la maggior parte, che, con
i loro caldi colori autunnali, sembravano essersi raccolti per osservare il suo ritorno. Il
loro foliage si offriva come solenne saluto, un semplice incanto che indusse René a credere
di vivere in una sorta di favola. La sua fronte batteva in modo discontinuo sul finestrino.
La strada era in parte sterrata, proprio come se la ricordava, e nemmeno la guida attenta
del tassista era in grado di evitare che l’abitacolo sballottasse. Ma il giovane non sembrava
preoccuparsene: aveva fatto di tutto per riuscire a tornare nei luoghi che lo avevano visto
nascere, luoghi ben diversi dal mondo che in seguito lo aveva accolto e innalzato alle vette
più alte della sua professione.
L’auto svoltò all’ultimo tornante, e l’elegante sagoma dell’abbazia di Saint-René
d’Angers si mostrò instillando nel cuore di René gli stessi sentimenti di sollievo e gioia che
nei secoli addietro i pellegrini avevano provato nel trovarsi dinnanzi alle sue mura, dopo
lunghi ed estenuanti cammini. Da semplice miraggio, l’abbazia si trasformava in un’oasi
capace di mitigare le loro fatiche, una realtà che, varcato il portale d’ingresso scolpito nella
pietra millenaria, era fatta di carità e accoglienza.
Il taxi si fermò all’inizio del viale che portava all’ingresso dell’abbazia. René prese
il borsone lasciato sul sedile accanto, scese e si avvicinò al finestrino anteriore per porgere
il dovuto all’uomo di colore, che gli rivolse un sorriso compiacente. «Grazie ancora per il
suo autografo. Quando stasera mia figlia lo vedrà, andrà in estasi e mi sommergerà di
domande.»
«Sono io che la ringrazio per essere venuto fino a qui. Sono luoghi un po’
fuorimano», ricambiò il ragazzo salutandolo.
Quando si voltò il suo sguardo corse all’alto campanile, che con la sua mole
massiccia e il tetto a punta sembrava capace di sorreggere il cielo terso di quella giornata
novembrina. Era sempre stato attratto dalla semplicità di quegli edifici e da come
sapessero fondersi in un perfetto insieme: la basilica con le sue tre navate, la torre
campanaria e il monastero, uno dei più noti e pregevoli esempi d’arte romanica, che da
secoli ospitava una piccola comunità religiosa.
Camminò lungo il viale, scorgendo il taxi che si allontanava lentamente, e infine si
fermò davanti al portale di legno massiccio che si ergeva come solido baluardo a
protezione di quanto le mura di Saint-René d’Angers contenevano. I vecchi chiodi con la
grande capocchia di ferro brillavano alla luce del sole, e René allungò la mano per sfiorarli.
La loro superficie consumata dal tempo instillò in lui una strana sensazione, del tutto
nuova, essendo abituato a essere a contatto con una realtà che imponeva la perfezione,
una realtà che aveva sempre tentato di non subire, e grazie agli insegnamenti dei suoi
genitori poteva ammettere a sé stesso di esservi riuscito. Si guardò attorno prima di
sistemarsi il borsone a tracolla e premere il pulsante del campanello.
Muirín è la bella e desiderata reginetta della scuola, nipote della preside dell’Istituto Lynch, nel piccolo paesino di nome Florence.
Segretamente, frequenta le lezioni dell’Istituto Specchio assieme ai suoi amici più stretti, Niall, Tuathla e Riona: in realtà, loro sono Fate, e Muirín è l’erede al trono dei regni delle Fate Bianche e Nere della realtà parallela di Enchanted.
Qualche settimana prima del suo diciassettesimo compleanno, però, giungono alla Lynch il tenebroso Sealgair e il timido Yoru.
Chi sono davvero i due nuovi studenti? Muirín potrà fidarsi del ragazzo dai lunghi capelli rossi, o dovrà proteggersi da lui, in quanto prossima Regina delle Fate?
Le autrici
Sabrina Pennacchio, costantemente con la testa tra le nuvole, sogna di poter vivere di scrittura. Nella vita di tutti i giorni si dedica alla beauty care e a tantissime altre sue passioni, tra cui il disegno.
Sabrina Guaragno, eterna sognatrice divisa tra la passione per la scrittura e il fantasy, e quella per la psiche umana: di giorno, ricercatrice e psicologa; di notte, editor, scrittrice e bookblogger.
Estratto n.1
Quando Sealgair tornò, indossava una divisa da scherma simile a quelle classiche che si vedono in tv: bianca, composta da dei calzoni e una parte più rigida sul dorso.
«E comunque, non mi hai detto che origini ha il tuo nome peculiare» disse lui, impegnato a farsi una crocchia sulla nuca coi capelli rosso dorato.
«Non mi sembra che il tuo sia meno strano. Vuol dire “nata dal mare”, ma, al tempo stesso, è il nome di un drago mitologico. Ai miei genitori piacciono i nomi particolari» gli rispose, senza troppi giri di parole. In fondo, le Fate avevano un po’ tutte nomi che alle orecchie umane suonavano strani.
«Te lo concedo: il tuo nome è davvero bello, sia nel suono che nel significato. Il mio è un nome di origine gaelica, anche se sono irlandese» sottolineò lui, tergiversando un po’.
«Non hai un accento irlandese» ribatté lei.
«Sono cresciuto a New York».
Muirín lo attendeva alla postazione di poco prima, impegnata ancora ad allenarsi. Una cosa che si diceva di lei era che fosse determinata a portare avanti gli obiettivi che si prefiggeva e a prendere sul serio tutto ciò che faceva. A discapito di cosa si potesse immaginare, non era la classica ragazza con il cervello da gallina.
«Il portamento ce l’hai, vediamo se te la cavi anche con i fatti» gli lanciò un fioretto, il sorriso malizioso lungo il volto: non poteva negare che fosse davvero un bel ragazzo, ma come Fata era abituata a vederne sin troppi per lasciarsi facilmente incantare. A lei affascinava tutt’altro.
Sealgair capì che doveva cercare un modo diverso per colpirla. Aveva bisogno della sua fiducia, o almeno era quello di cui si stava convincendo.
«En garde!» annunciò, poi, Muirín, mettendosi in posizione d’inizio. «Sai cosa vuol dire, o Jade semplicemente ti ha convinto a partecipare e non conosci neppure le basi?» probabilmente, la cosa che la infastidiva di più era chi non prendeva sul serio ciò che faceva, e intraprendeva uno sport, ad esempio, solo giusto per fare qualcosa. Sealgair si mise in posizione. Non aveva mai fatto scherma, ma era abile negli scontri fisici, e non sarebbe stato difficile imparare. «Puoi chiedere a Jade cosa l’ha colpita di
me» disse lui, ridereccio.
«Potresti far finta di essere serio, anche solo per un momento?» sbottò Muirín, ma senza scomporsi.
Lui la scrutò, da sotto alla maschera protettiva che lei aveva preferito indossasse al primo allenamento. Gli era parso di vedere una strana scintilla…
«Diciamo che sono bravo negli sport. Devi solo mettermi alla prova» le disse, e iniziò ad agitare debolmente il fioretto davanti a lei.
«Vediamo allora se è davvero così». Un movimento veloce di gambe, quello della ragazza, prima che il fioretto lo toccasse. «Touch. E…» le spade graffiarono l’una contro l’altra, nel tentativo di disarmarlo solo per puro diletto. «Puoi fermarmi con un Disengage, usato come azione di svincolo, o come parte di una finta prima di un
attacco. Pensi di farcela?».
«Tsk» non si era riuscito a trattenere Sealgair. Sotto lo sguardo ostile di Muirín, però, sorrise bonariamente. «Posso provarci».
Lei si rimise in posizione, e lui provò a parare. Iniziarono così una danza di attacchi e parate piuttosto ordinate, e l’unico rumore che si sentiva era il cozzare dei fioretti e il loro respiro regolare.
«Niente male per un dilettante» disse lei, continuando a tentare di metterlo in difficoltà.
Sealgair, da parte sua, era abituato ad altri tipi di armi bianche, e aveva il forte impulso di ribaltare la situazione. Non sapeva se ci sarebbe riuscito, ma era pericoloso anche solo pensare di esporsi così tanto. «Bene, qualche altro movimento da imparare?» le chiese, senza smettere di parare i suoi attacchi. Sentiva ribollire lo sguardo di lei su di sé attraverso la trama fitta della maschera. In qualche modo, sapeva di irritarla, e anche tanto. La sua rabbia era quasi… palpabile.
“Accidenti” pensò Sealgair.
Estratto n.2
Arrivò al luogo dell’appuntamento in perfetto orario. Si diceva spesso che le donne dovessero farsi aspettare, ma Muirín odiava ogni tipo di etichetta e faceva com'era giusto che fosse, solo cosa le andava e come le andava: e lei e la puntualità erano una cosa sola.
«Ehi!» richiamò l’attenzione del ragazzo, alzando una mano quando lo notò ad aspettarla.
Lui, che aveva ormai la nomea di ritardatario, era puntuale in quel momento? Non se lo sarebbe aspettata affatto.
Il rosso si trovava proprio sotto il dormitorio femminile, dove Muirín gli aveva detto di incontrarsi. Era stato per qualche secondo rapito da ciò che aveva in mano, ma
l’arrivo e la voce della ragazza lo colsero di sorpresa e lui nascose subito il piccolo oggetto nella tasca dei jeans neri. Era vestito come soleva ormai fare a scuola, ma sotto la giacca di pelle aveva indossato una camicia nera, leggermente sbottonata sul davanti. Ai piedi, i suoi immancabili anfibi.
«Muirín» disse, andandole incontro. Anche lei era avanzata, rapida, verso di lui, facendo ballonzolare i boccoli di capelli color carota.
La scrutò da capo a piedi.
Era bella come sempre, anche se si sarebbe aspettato un outfit più curato. Si strinse nelle spalle, sorridendole in modo enigmatico.
«Andiamo?» le chiese, porgendole il casco nero che aveva portato per l’occasione, visto che lui non lo usava mai, e indicando la sua Harley, parcheggiata a qualche metro di distanza. Lei sembrava non averla notata affatto.
Muirín non aveva dato molto peso alla moto perché non era attratta da simili aggeggi: lei sapeva volare, quindi come poteva mai affascinarla qualcosa che andava anche più piano delle sue ali?
Rimase quindi sorpresa quando comprese fosse di Sealgair.
«Quindi vuoi sembrare in tutto e per tutto un bad boy. Dovresti balbettare di meno, però» rise, afferrando il casco per indossarlo senza fare troppe storie. In fondo, andare in moto non era una novità e, anche se non le piaceva, non voleva dire che non le andava di salirci con lui.
«Sei bravo a guidare o è solo per fare scena?» ammiccò, lo sguardo era l’unica cosa visibile dal casco, in quel momento.
Sealgair alzò un sopracciglio, guardandola mentre saliva sulla sua moto. Era rilassato e pacato, era giunto a quella calma solo perché aveva pensato a lungo a cosa fare.
Ma Muirín continuava a provocarlo, in qualche modo, nonostante lui avesse deposto l’ascia da guerra. In realtà, Sealgair era sempre molto assente durante le lezioni di scherma, e questo solo perché era troppo impegnato a riflettere sulla situazione difficile in cui si trovava.
Il rosso stava pensando a quanto sarebbe stato complicato compiere il proprio dovere, invece Muirín pensava solo a denigrarlo. Doveva essere abituata ad avere a che fare con bei ragazzi, e lui non ci aveva mai apertamente provato con lei, quindi non capiva a fondo il suo comportamento. Ma un po’ lo lusingava il fatto che lei non fosse del tutto indifferente alla sua presenza.
«Per essere la reginetta della scuola, hai davvero tanti pregiudizi» sbuffò, ridacchiando poi alla strana espressione di Muirín. «Non avrai mica paura di questo “bad boy”, no?» chiese, sarcastico.
«Non sono pregiudizi. Semplicemente sono un tipo piuttosto diffidente quando qualcuno non mi dimostra immediatamente la propria identità. E a meno che tu non
abbia una doppia personalità, o tripla, non mi sei ancora chiaro. Tutto qua» lo ammise apertamente.
Le braccia cinsero la sua vita e le mani strinsero il suo petto. La moto era un oggetto intimo, l’aveva sempre pensato: metteva in contatto ravvicinato le persone anche senza che avessero alcun tipo di legame profondo.
Nonostante le vesti, Muirín poteva sentire i suoi muscoli sotto il palmo delle mani. «O sbaglio nel dire che non sembri una persona molto chiara?».
Sealgair sbuffò una risata, mentre si sentiva cingere al petto dalla ragazza. Il suo calore… era una sensazione piacevole. Probabilmente, non aveva mai avuto un
contatto così stretto fisicamente con una Fata fino ad allora e si sorprese a scoprire che non gli dispiaceva.
“Sealgair, sei un idiota” pensò
Citazioni
Quale Cacciatore avrebbe mai pensato che una Fata potesse decidere di mischiarsi ai mortali?
Ma che diavolo aveva fatto? “Ho baciato una Fata” riusciva solo a pensare.
“Sciocco di un Cacciatore di Fate…”.
Era come se qualcosa in lui fosse mutata, e un equilibrio si fosse rotto per sempre. Quel bacio rubato alla tavola calda, il rosso sentiva che aveva cambiato tutto. Il bacio di una Fata...
Non sapeva dire perché sperava costantemente che le cose con lui si risolvessero ogni volta: con chiunque altro avrebbe semplicemente lasciato stare e si sarebbe risollevata nel togliersi un peso dal cuore e un fastidio dalla schiena.
Se quello doveva essere il loro addio, Muirín voleva almeno che il ricordo fosse impresso nel corpo e nella mente.
Quando la passione si accende, anche un amore impossibile
può trovare il suo modo di bruciare.
A
volte basta uno sguardo, un sorriso, un cambiamento e tutto ciò in cui
credevamo può essere messo in discussione.
Lo
sa bene Justin, quando rivede dopo diversi anni Lana, la figlia del suo
migliore amico che, da ragazzina timida e impacciata, si è trasformata in una
giovane donna bellissima e sensuale.
Appena
uscito da un matrimonio finito nel peggiore dei modi, il suo obiettivo è solo
quello di redimersi ma non ha fatto i conti con la dolce tentazione che è il
corpo di Lana.
Lana
ha da sempre una cotta per il migliore amico di suo padre, Justin, e complice
una serata da soli in casa, tutte le sue fantasie diventano presto realtà. Una
realtà ancora più eccitante di quella che aveva immaginato insieme a lui ma
anche più difficile, perché oltre ad essere il migliore amico di suo padre,
adesso lui è anche il suo nuovo insegnante.
Justin
è un uomo bellissimo ma dal passato carico di errori. E se uno di questi fosse
troppo grande per essere ignorato? Se in gioco non ci fosse solo il rapporto
con il padre ma anche il suo futuro?
A
volte si dice che per giungere in paradiso bisogna attraversare l'inferno e
Lana ha già comprato il suo biglietto di sola andata. Sei pronta a bruciare
insieme lei?
“Sarò tua” è un Forbidden Romance/Age Gap con sfumature hot,
autoconclusivo, di Flora A. Gallert.
Estratto:
Avevo provato ogni tipo di esperienza in ambito sessuale.
Avevo amato, tradito, scopato con più donne contemporaneamente. Avevo
sperimentato il bondage, la dolcezza. Avevo scopato violentemente e con
delicatezza. Con donne giovani e con donne più mature.
Ma mai, mai nella mia vita mi ero sentito di profanare un
corpo mai violato. Non ero mai stato con una vergine forse per il timore di non
essere all’altezza o chissà per quale stupido motivo. Ma mi ero sempre frenato
con le tipe come lei, fin da ragazzo.
Adesso però non avevo dubbi. Volevo Lana a qualunque costo.
E qualcosa mi dava la convinzione che la sua prima volta non avrebbe dovuto
essere di nessun altro se non mia.
C’era una volta il brigadiere Romano, di nome e di fatto. Un uomo tutto d’un pezzo, pronto a coronare il sogno di una vita: diventare maresciallo di Monte Mario. Non serve ricordargli che il fascino della divisa è irresistibile perché lui, Dario, ne è più che consapevole.
O almeno lo era, prima di incappare in un imprevisto dai lunghi capelli ramati, con uno sguardo da gatta pronto a sconvolgergli la vita.
Lei sostiene di chiamarsi Katherine Elizabeth Jemma Hamilton, ma non è facile ricordare il proprio nome dopo che un cartello pubblicitario ti cade sulla testa. Ha l’accento inglese, parla di etichetta e filtri d’amore, di tanto in tanto sviene e nomina un po’ troppo spesso un tale Duca.
L’unica certezza, per Dario, è che quella “smemorata” porterà solo guai. Provateci voi a salvare una fanciulla in pericolo che… non vuole essere salvata!
Se poi lei decide di sfoderare il suo sorriso ammaliatore, il rischio di innamorarsi all’ombra del Colosseo si fa serio…
Dopo “Oui, chef! Un bistrot sotto l’albero”, la coppia Giulia Ungarelli e J.S. Clarke vi invita a Roma, per un’altra frizzante avventura.
Recensione:
Possibile non ci sia mai nessun esponente delle Forze dell’ordine quando una povera fanciulla sola ha bisogno d’aiuto?
Che ne dite? Può andare come inizio? I direi di sì, ci sta alla grande e, soprattutto, con l’entrata in scena della divisa tutto ha inizio.
Una lettura frizzante, allegra, piacevole che si legge in un paio d’ore, se non si viene distratta da impegni vari che non mancano mai.
La stile delle due autrici è brioso, spumeggiante, non manca il momento del magone, come pure quello di mandare a quel paese il signor brigadiere Dario Romano.
Mi sollevai sulla punta dei piedi e posai le labbra sulle sue. Fu un bacio leggero, inaspettato, come quelli che gli affascinanti sconosciuti rubano alle loro innamorate prima di scomparire nel buio della notte. Solo che la sconosciuta ero io, e non avrei potuto scomparire nemmeno se lo avessi desiderato, perché le braccia di Dario mi stringevano ancora, nonostante la sorpresa dipinta sul suo volto.
Vi chiederete il perché, ma non sarò certamente io a dirvelo, ahahahah, sarete voi a scoprirlo buttandovi fra queste pagine che oltre a rallegrarvi il cuore per l’affetto, l’amicizia, l’amore che è palpabile tra le righe, vi innamorerete, se ancora non lo siete, delle bellezze che la città eterna, per antonomasia, continua ad offrire grazie alle descrizioni dettagliate.
Lui mi tirò piano il braccio per invitarmi a seguirlo lungo una strada costeggiata da edifici storici color mattone e colonne di arenaria chiara. Si infilò in una viuzza secondaria ed ecco apparire uno sguardo solenne e un po’ inquietante, scolpito nella pietra.
«Kitty, ti presento “La bocca della verità”», annunciò soddisfatto.
PREZZO: €4,49 (e-book) su Amazon, Kobo, iTunes, Google Play, Store QE
DATA DI USCITA: 20 settembre 2021
TRAMA:
Archer Hawkins e Mallory Halston si scontrano, letteralmente, e nasce una vera storia d’amore. Archer corteggia Mallory con assoluta determinazione facendolo capitolare. Ma proprio quando stanno per avere tutto quello che avevano mai sperato, una tragedia li colpisce, lasciando Mal da solo e alla deriva. Lasciandosi il passato alle spalle, Mal si ritrova per caso a Cooper’s Ridge. Cambia il suo nome in Carter, coglie un’occasione, e diventa barista al Last Drop Inn, lanciandosi in una nuova vita.
L’avvocato del luogo, Dan Mortimer, ha finalmente trovato e catturato il cuore del nuovo abitante di Cooper’s Ridge, Carter. Ma quando il migliore amico di Dan ai tempi del college arriva in città, per ristabilirsi dopo un orrendo incidente d’auto, si aprono nuovi scenari che fanno sorgere domande alle quali tutti devono rispondere.
E fino a che punto una madre cattiva, subdola e omofoba spingerà la sua vendetta per distruggerli tutti?
L’Autrice
Di solito mi trovate in soggiorno a scrivere in compagnia del mio cane, e in inverno con il camino acceso. In estate siedo in giardino godendomi il sole, sempre a digitare sul mio portatile, sempre con il mio cane. Scrivo MM romance dove i miei uomini sono sexy, eccitanti e adorabili, e li adoro così tanto che a volte è difficile condividerli.
Sono una vera drogata di libri e di caffè; sono la tipica ragazza che beve vino e impreca come uno scaricatore di porto e che deve ancora capire come comportarsi da persona matura. E non ho nessuna intenzione di crescere o invecchiare con garbo. Vivo in un piccolo e tranquillo villaggio nel Lincolnshire, Regno Unito, con mio marito e il mio cane, e trascorro tutto il giorno a sognare storie piene di uomini sexy.