Recensione: Sillabario senza condono di Giorgia Deidda



Titolo:  Sillabario senza condono

Autore: Giorgia Deidda

Editore: Placebook publishing ( Gli ippocampi vol. 11) 

Genere: Poesia

Data di pubblicazione:  1 ottobre 2020  

Romanzo: Autoconclusivo 

Formato: ebook € 3,90 

Cartaceo € 10,40


TRAMA: 

Mi chiamo Giorgia Deidda, vengo da Orta Nova in provincia di Foggia e amo la poesia e la letteratura, in particolare quella russa e tedesca. Frequento l’università di lingue a Bari; ho sempre amato le lingue straniere perché attraverso esse riesco a cogliere l’essenza del significato e del modo di pensare di popolazioni che hanno avuto influenze diverse dalle nostre. Ho iniziato a scrivere a 13 anni, qualche poesia prematura, senza infamia né lode. Poi ho iniziato a formarmi in maniera più completa, grazie soprattutto alla letteratura russa e alle poetesse quali Sylvia Plath, Anne Sexton, Amelia Rosselli; dunque prediligo una poesia biografico-confessionale. Mi piace molto anche il disegno: i miei mentori sono Milo Manara e Saturno Butto.


RECENSIONE: 

“ Io mi chiedo cosa sia 

Questa bellezza che viene a trovarmi 

Bucolica e elegante, 

che mi spia di notte

mentre dormo e

se provassi a bucare il cielo d’inchiostro, 

se piovesse sangue su tutto il mio corpo dal nero delle stelle 

se questa bellezza che mi spia di notte 

non avesse un posto dove dormire

e venisse a poggiare la testa

sul mio cuscino,

allora io la accoglierei con tutta la mia frattura

di vuoto levigato… “

La poetica di Giorgia Deidda è sublime, anarchica a mio parere e soprattutto giustamente sanguinosa. Ma di quel sangue che vivo rifugge dal dolore, cioè sa incastrarlo bene tra le immagini e le anafore che sapientemente colgono l’essenza della vita, ma anche della morte. 

Una morte che come un filo e forse senza falce, disegna dal suo gomitolo infinito geometrie d’ombra, professionali e quasi mistiche, angeliche e a volte demoniache. 

La bravura di questa giovane poetessa è incredibile, mi ha lasciata a bocca aperta e credo che ogni sua poesia, dalla più ermetica alla più complessa e lunga valga la pena non di essere letta bensì di essere vissuta! 

La Deidda contrappone la luce al buio, la sembianza del mondo che conosciamo bene con anfratti ancestrali, il vino che sgorga e quasi assomiglia al sangue, idee insane che però diventano materia fatta e finita, vera, un’ideale che riflette la geologia del mondo, discerne il vero dal faceto e decantando quella luce che rende la sua poetica quasi un’opera d’arte, un quadro magari di Picasso o un’innocente sguardo, occhio che come una pianta tiene le sue radici ben salde nel terreno, con impazienza, con quell’ansia di volare via nel vento della passione. 

Non c’è una poetica dove l’amore risulti sobrio, non vi è nemmeno una tematica che sovrasti un’altra, poiché vi è una miscellanea di ipotesi che si inclinano, prendono il verso giusto, poi si spezzano e tornano a casa. 

“ Certo, amare sembra semplice

Ma avete capito voi quante lacrime e sudore si devono versare 

Ero tranquilla tutta abbarbicata sul letto 

E amore bussò alla porta mia senza che lo aspettassi

Entrò con prepotenza - tu adesso devi fare come dico io- … “

Sorprendente l’abilità stilistica con cui il soave si abbina fragilmente e facilmente alla tecnica più arguta in cui le ipotesi vengono messe tutte in discussione. 

Le mani, il volto, il corpo che si muove tra queste poesie che brillano di luce propria, divine e angeliche per certi aspetti. La santità degli anni, il tempo, la memoria, il cromatismo, sono tutti e molteplici aspetti di questa natura ‘viva’ ma anche ‘decadente’ a mio avviso, come se non ci fosse una poetessa sola ma più poeti a cantare, non solo a scrivere. Ma la poetessa sembra che prenda in mano un pennello non che digiti sui tasti o consegni la sua firma su carta, tanta è la bravura! Poesie dirette, per cuori diretti, sodi, che vanno pari passo con la disciplina ma che al contempo, smorti e unti di bellezza e stanchezza si plasmano e si crogiolano sotto ‘il punto luminoso’ ovvero la trafittura sull’osso che si muta in serpente, come dice la Deidda in un suo componimento. 

A volte le poesie sono o sembrano comunque andare lentissime, a ritmo quasi di chiocciola, altre sembrano avventarsi sul lettore con fame, le senti respirare quasi, si prodigano nel costruire, si avventurano, camminano con lena, ma sempre con grazia. 

Le parole sembrano cornici, diventano quasi avide, bocche fiammeggianti ma allo stesso tempo quasi timide, senza illusione. Vi è pazienza ed eleganza, sempre. E le cose che vengono dette con amore, non sono smielate ma hanno quel pizzico di dolore simile al granello di sabbia che si infila negli occhi e che non riesci a togliere in fretta e graffia, come la memoria. 

La crudeltà dell’amore ma la pace della poesia. 

Il classicismo, la modernità che si uniscono in forme autentiche, dando vita quasi a delle elegie intime che vogliono omaggiare grandi poeti come Montale e dare spazio anche alla sonorità, alla musica che tutto ricopre con oscena bellezza. 

“Vi presento la scema dell’anno, soccombe all’amore e non più libera.”

Poesie d’altro canto, d’altri tempi. E poi infine rendersi conto che proprio quelle poesie sono la nostra vita, il passato di bambina che solleva il mondo con le sue manine agili, la donna e poi il futuro che verrà. 


Voto coccole:   5

Roberta Canu

* Ringraziamo la casa editrice e l’autrice per la copia digitale *

Nessun commento:

Posta un commento

NUOVA USCITA: I Corvi di Thorne Point di Veronica Eden

                        Titolo:  I Corvi di Thorne Point Autrice:  Veronica Eden Serie:  I Corvi di Thorne Point #1 Editore:  Heartbeat Ediz...