TITOLO: I tredici
AUTORE: Irene Lorelai Visentin
EDITORE: Pubme ( collana segreti in giallo
GENERE: Horror ( Racconti)
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 Aprile 2020
FORMATO: Ebook €1,50
AUTOCONCLUSIVO
SINOSSI:
Tredici racconti. Tredici trame affilate. Sospese sul filo di una narrazione dai tratti horror e grotteschi, intrise di oscure e tragiche profondità. Solchi che divengono scarnificazioni. Corpi e anime sezionati in un viaggio introspettivo che è un susseguirsi di vite e vicende affacciate su miserie e solitudini, amori e rancori, misteri e tormenti, desideri e insoddisfazioni. Sferzanti e rapide, come lo stile che accompagna l'autrice nei suoi racconti, le singole storie lasciano un segno indelebile, come un pirografo, una lametta, un vento improvviso, un taglio profondo nella carne […]
RECENSIONE
“ Così, quel tappeto di merda proseguiva nel suo lento decadimento, accumulando muffe di vario genere e perdendo sempre più brandelli. Nemmeno i lavaggi con la candeggina erano riusciti a debellare quella fauna nociva e gli svariati rammendi si erano rivelati inutili. Magda si era bloccata a fissarsi i piedi circondati da quell’accumulo di sporcizia e fibre, con un profondo disprezzo, quasi quel tappetino lo facesse apposta a fare sempre più schifo, come per infastidirla.”
Tredici nomi, alcuni maschili, altri femminili che formano tredici racconti grotteschi, macabri, dell’orrore. Ci si può davvero sbizzarrire e trovare di tutto: da un rasoio affilato ad un acchiappasogni che non funziona più, a quanto dice il venditore, a un sacrificio, a un tentativo di suicidio fallito, ecc.
Racconti che parlano di storie con cui il lettore non è forse abituato a convivere, che lasciano a bocca aperta dalla prima all’ultima pagina. Ma, e devo sottolinearlo, all’inizio i racconti sembrano quasi normali, assoggettati da un piccolo impulso quasi sadico, mentre man mano che il pathos prende forma, anche il raccapriccio diventa quasi deforme e gustosamente orrido.
Alcuni racconti fanno PAURA, altri ne fanno ancora di più. Sì, perché l’autrice ha uno stile che come un pennello delinea le tracce della memoria, e quei corpi straziati ma anche a volte fieri e soddisfatti di quell’orrore spirituale e gotico, immateriale ma così tanto fisico da sentir l’odore della bava che cola come di una lumaca che incespica e si insinua e si addentra in profondità, non ne hanno mai abbastanza. C’è un dolore sì, ma vi è anche un netto piacere, quasi si provasse una vera delizia del cuore e dell’anima, a fior di pelle.
“La scia le correva sul petto, le passava tra le gambe e continuava fino alla porta, dove si perdeva in mezzo alla strada.”
Si raggiunge il culmine del Nirvana forse, quel paradiso tanto agognato, ma passando per l’inferno di sangue dove una delle protagoniste farà il bagno!
Splendido l’intreccio rocambolesco, sottile narrazione quasi effimera che va letta tra le righe, nonostante il tutto sia comprensibile e adorabile.
Vi è un personaggio di cui non dirò niente per non svelare l’arcano, che troverete anche in un altro racconto, e anche se non lo si fosse nominato ( non dirò nemmeno il suo nome, né se è donna o uomo) lo si sarebbe riconosciuto dagli ‘arnesi del mestiere’, che fa accapponare la pelle dolcemente.
Si, perché TREDICI, è anche questo: è intimità, è riscoperta del proprio io superiore o inferiore alla massa, è introspezione, è anche dire: hey ci sono anch’io!
È difficile mischiare l’horror al sentimentalismo, eppure l’autrice è bravissima anche in questo, infatti l’amore è presente, solo che ha la faccia di un morto, oppure può non averla affatto, può essere libero come il vento e trasportare uno dei protagonisti fino alla fine del tempo, del mondo.
Questo libro è un piccolo ma immenso viaggio illuminante verso ciò che è ignoto, ma che in fondo conosciamo tutti perfettamente: Il proprio cuore messo a nudo.
Scrittura dettagliata fino alla fine, tagliente, a volte grottescamente ironica quanto basta per delineare uno schema che è degno d’applauso.
Ho percepito tutta l’essenza delle storie, ho sofferto con i protagonisti, mi sono immedesimata nelle loro paure, angosce, afflizioni, e nel mentre avevo paura di guardare sotto il letto perché qualcosa avrebbe potuto tirarmi per i piedi mentre magari sostavo lì accanto.
L’horror deve essere tutto questo, deve incantare e incutere quel timore reverenziale degno di nota.
“ << Le chiedo scusa.<< fece. << Ma lei è davvero una donna molto affascinante>>.
No, cazzo, non doveva verbalizzarlo. Doveva sentire l’odore delle orecchie, guardare le mani, pensarci quando era da solo nel suo letto. Dirlo a voce alta aveva ucciso tutto il flirt rituale che Anita aveva collaudato in quegli anni e che la faceva sentire raggiante e forte.”
Ho apprezzato molto il fatto che la scrittrice nonostante i temi crudi e a volte più forti, non abbia inserito alcunché di esageratamente stomachevole o che abbia profanato ciò che tutti i cristiani ritengono sacro, ovvero Dio.
L’ho apprezzato molto e lo tengo in considerazione, perché questo significa che è davvero talentuosa anche nel saper discernere il vero horror da ciò che invece è semplicemente fandonia.
Altro tema: Lo splatter. A volte c’è, altre no. Non si esagera mai.
Questo lo attribuisco al fatto che tutto sia ben contenuto, che non si vada mai oltre la linea di demarcazione consentita affinché poi si esca magari troppo dal contenuto e dalla morale, rischiando di rovinare il tutto.
Vi è comunque compostezza, rigore, linearità tra i racconti che potrebbero benissimo essere su per giù un romanzo di quasi 200 pagine.
Non ho trovato refusi, a parte due o tre ma in tutte quelle pagine mi sembra più che normale. Ciò che bisogna sempre prendere in considerazione è il contenuto, la forma, il messaggio che l’autrice vuole mandare. In questo caso, TREDICI, sembra paradossalmente un inno alla vita, perché si sa che non tutto il male viene per nuocere.
L’ansia, la tragedia, l’incubo, permeano le pagine, sottolineando quel misterioso mondo dell’horror caro ad autori di grande spessore già dai tempi di Mary Shelley, Edgar Allan Poe, Lovecraft ,e molti altri fino ad arrivare ai giorni nostri con Stephen King, genio indiscusso del macabro introspettivo.
TREDICI vi lascerà senza fiato, ma respirerete comunque un miasma… eccellente!
5 coccole
Roberta Canu
*Ringraziamo la casa editrice e l'autrice per la copia digitale.*


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