INTERVISTIAMO
L’AUTRICE MARTA ARVATI
MINI
BIO:
Nata il 10 dicembre 1977 a Verona (VR), diplomata a pieni voti al liceo
scientifico, ha alle spalle un percorso di studi che comprende materie come
paleografia, glottologia, filologia, storia della lingua italiana, storia del
teatro e dello spettacolo, legate alla passione per la parola e la scrittura
nelle sue svariate forme. Altra sua grande passione è il disegno, nel quale ha
imparato da sola a destreggiarsi prediligendo lo stile dei manga giapponesi e i
ritratti. Tra le letture preferite è sicuramente da includere "Il
profeta" di Kahlil Gibran.
Alcune
sue poesie sono state inserite in una raccolta di autori contemporanei dal
titolo "Riflessi", della casa editrice Pagine, mentre quattro romanzi
sono stati pubblicati con la Collana Floreale (PubMe): tre romance
contemporanei, "L'inverno nei suoi occhi", "La lunga strada di
Sara", "Chiave di violino", e un paranormal romance "E il
Diavolo si innamorò".
Abbiamo pensato di trascrivere l’intera intervista che abbiamo fatto il 23 gennaio.
Che genere di
libri scrivi?
Finora ho
pubblicato tre romance contemporanei e un paranormale romance. Anche se mi
piace dare definizioni troppe restrittive alle mie storie, preferisco definirle
degli spaccati di vita (nei quali subentra una buona dose d’immaginazione quando
si sfora nel fantasy).
Sapendo che ti
piace disegnare, hai mai pensato di realizzare una graphic novel?
Mi sarebbe
piaciuto, ma sono una disegnatrice autodidatta, e non credo ne sarei capace.
Anche se avrei un progetto con mia cugina per un romanzo arricchito con delle
illustrazioni (io scrivo, lei disegna).
Di che genere
tratterà questo libro?
Questo progetto
con mia cugina è un fantasy.
Che cosa significa
per te la scrittura?
È una parte
fondamentale di me e della mia vita, mi permette di analizzare me stessa e il
mondo circostante, per poi raccontarlo alla mia maniera. È emozione, pensiero,
razionalità e fantasia.
Cosa ha fatto
scattare la scintilla tra te e la scrittura?
Diciamo che il
colpo di fulmine l’ho avuto in tenera età. Mi sono divertita a fantasticare, a
inventarmi storie, come tutte le bambine, così un po’ alla volta ho provato a
fermare quelle fantasie trasformandole in parole ( in principio dei dialoghi
rudimentali). Poi l’amore per la lingua italiana mi ha portata a intraprendere
studi di filologia, storia della lingua ecc… E c’è da aggiungere che, essendo
io di indole piuttosto timida, ho trovato nella scrittura una forma di
espressione perfetta per me.
Self o CE i pro e
contro della pubblicazione?
Finora ho provato
solo la strada della CE. Credo che avere qualcuno alle spalle quando si entra
in questo ambiente sia utile, ci si può confrontare e ci si sente meno soli,
più sicuri. Il self non lo escludo, probabilmente da maggiore libertà, ma ora
come ora preferisco la CE.
C’è una canzone
particolare che hai ascoltato per il tuo ultimo libro?
La colonna sonora
del mio ultimo libro è “Live to tell”di Madonna.
Un genere
letterario che non è proprio nelle tue corde?
Credo horror e
thriller, non saprei da che parte cominciare.
Non conosco i tuoi
lavori. Me ne parli?
Mi piace definire
le mie storie degli “spaccati di vita”, perché in genere non mi focalizzo su un
unico tema ma cerco di scandagliare vari aspetti della vita delle persone.
Amicizia, amore, arte, passioni, delusioni, dolore, speranza…cerco di dosare
vari ingredienti, e non disdegno il fantasy. Infatti il mio ultimo romanzo è un
paranormal romance.
Cosa sei quando
non scrivi?
Sono una
quarantunenne che sogna come un’adolescente e che nella vita di tutti i giorni
ci mette impegno, attenzione cercando di conciliare le attività quotidiane con
le sue passioni.
Sei soddisfatta
dei tuoi libri?
Domanda difficile,
nel senso che ogni volta che rileggo quello che scrivo cambierei qualcosa.
Diciamo che pubblicazione dopo pubblicazione sto cercando di migliorarmi, anche
grazie a consigli/critiche che mi vengono fatti. Sicuramente sono soddisfatta
dei risultati che sto ottenendo, a dimostrazione che non bisogna mai arrendersi
se non si parte subito in quarta, ma è importante perseverare con umiltà
riconoscendo cosa si può migliorare e cosa va invece mantenuto.
Cosa provi quando
prendi in mano il tuo libro e lo leggi?
Dopo la pubblicazione
non li ho più riletti...altrimenti mi prende l’ansia di cambiare delle parti.
Certo che, quando ho avuto tra le mani il primo libro , ho provato una
fortissima emozione, ed è un po’ così ogni volta.
Cosa pensi dei
tuoi colleghi?
Penso sia un
ambiente difficile, dove possono scattare invidie (come in qualsiasi ambiente),
ma possono nascere delle belle collaborazioni e “amicizie” , anche se virtuali,
e per mia fortuna per me è stato così.
Come vedi le
recensioni?
Per me è importante
che siano sincere; non me ne faccio nulla di complimenti non sentiti davvero o
di critiche non motivate. Nell'uno o nell'altro caso desidero sincerità e
finora credo di essere stata abbastanza fortunata in questo.
Come reagisci alle
critiche?
Se sono motivate ne
faccio tesoro e le sfrutto per crescere e migliorare. Se sono buttate lì tanto
per fare, mi arrabbio ma poi cerco di ignorarle.
Com'è nata la tua
passione per la scrittura?
È nata da
ragazzina, nel tentativo di dare forma alle storie che mi divertivo a
inventare. Poi col tempo è subentrato l’amore per la parola, che mi ha spinta a
intraprendere studi di filologia e storia della lingua. Ed essendo io piuttosto
timida, ho trovato nella scrittura una forma di espressione perfetta.
Hai mai pensato di
scrivere un libro con un altro autore?
Assolutamente si.
Il progetto c’è già, un romanzo m/m con un’amica e collega: Nala Oyama (Marcella Ricci).
Come prende vita una
storia dentro la tua testa?
Dipende. A volte è
sufficiente una parola per farmi partire per la tangente: basti pensare che
l’ultimo romanzo che ho pubblicato è nato dal titolo. Oppure una persona che
incontro, un fatto che accade, un sogno. Oppure la musica: il primo romanzo che
ho pubblicato è stato ispirato proprio da una canzone.
A quale romanzo ti
senti più legato?
Sono emotivamente
legata a “La lunga storia di Sarà”, perché la protagonista è ispirata alla me
stessa dei vent'anni e i suoi amici ai miei amici di allora. E poi ho un forte
legame anche con lo spin off “ Chiave di violino”.
Tre aggettivi per
descriverti?
Sognatrice, precisa,
timida.
Mi potresti
descrivere con un aggettivo i tuoi personaggi?
Veri!!!
Le cover le scegli
in base alla trama del romanzo?
Le cover sono
realizzate dalla bravissima grafica della Collana Floreale, in base alla storia
e ai suggerimenti miei e della direttrice editoriale.
Scrivere per te è…….?
Per me scrivere è
guardare in profondità il mondo e poi raccontarlo alla mia maniera per
trasmettere le emozioni che provo.
Quanto c’è di te
nei personaggi di cui scrivi?
In alcuni molto.
Ad esempio la protagonista de “La lunga strada di Sara” è un po’ l’alter ego
della me stessa ventenne, gli altri personaggi possono essere ispirati a
persone che conosco. Altri ancora rispecchiano la mia immaginazione.
Qual è il tuo
motto nella vita?
Mai arrendersi!!!
Perché hai scritto
un paranormal romance? Cosa ti ha ispirato nella scelta?
Premetto che non
mi indirizzo su un genere preciso a priori: ho l’ispirazione è scrivo, poi
cerco di capire cosa ho scritto. L’ultimo romanzo è nato dal titolo ( che in
principio era “Il giorno in cui il Diavolo si innamorò) e da lì è partito
tutto. È rimasto nella mia testa per tanti mesi poi alla fine ho deciso di
scriverlo.
Quale dei tuoi
personaggi sei più legata è perché?
Tra i personaggi
femminili sono legata a Sara de “La lunga strada di Sara” perché rispecchia la
me stessa dei vent'anni. Tra quelli maschili adoro Enrico, protagonista di
“Chiave di violino”.
Hai un editor di
fiducia, qualcuno a cui fai leggere i tuoi romanzi per sapere se vanno bene,
prima di presentarli alla casa editrice?
Una volta la prima
a leggere i miei romanzi era mia nonna, ma si parla di diversi anni fa, quando
ancora non avevo in mente di pubblicare. Ultimamente ho chiesto a mia cugina e
alla già citata Nala Oyama di leggere un paio dei miei romanzi, tra cui
l’ultimo uscito, perché so che sono sincere e le loro osservazioni mi sono
state utili.
Scrivi tutto a pc
o prima lavori a mano?
Una volta
scrivevo, tutto a mano o con la macchina da scrivere. Adesso, per velocizzare,
mi scrivo degli appunti a penna ma la stesura al pc.
Se dovessi diventare
una scrittrice da milioni di copie (diciamo tipo la Rowling) cosa cambierebbe
nella tua vita?
Significherebbe
che potrei vivere facendo ciò che amo.
Ricordi la prima
volta che hai iniziato a scrivere seriamente? Che cosa hai provato?
Se per “seriamente”
intendi “cercando una forma corretta e compiuta alla storia” beh ricordo che mi
sono divertita. Il mio primo tentativo di romanzo è una storia che oggi
verrebbe definita young adult, credo, che racconta (in maniera molto casta in
verità), di un gruppo di compagni di scuola. Magari un giorno lo riprenderò in
mano.
Quale emozione
trovi più evocativa ed ispirante?
Dipende dalla
storia, da quello che voglio raccontare, dalle idee che ho in testa. Diciamo
che la malinconia spesso è fonte di molta ispirazione.
C’è un autore di
cui pensi di avere subito più d’altri l’influenza?
Non credo, perché
non mi sono mai focalizzata su un unico autore. Credo che il mio stile sia un
bel calderone di tante influenze diverse.
Cosa pensi della
questione “meglio self o CE”?
Non ho mai provato
a pubblicare in self, perciò non posso giudicare. Non ho comunque alcun
pregiudizio sugli autori self, ne ho letti e continuerò a farlo. Anche se devo
dar ragione a chi dice che, col fatto che ognuno può pubblicarsi, ci sono in
circolazione cose terribili che non si possono definire “libri”. Ma non bisogna
mai generalizzare.
Che genere non
scriveresti mai?
Horror e Thriller,
perché non credo siano nelle mie corde.
Ti sei mai ispirata
a delle serie televisive e se si quali?
Sinceramente no,
non a serie tv, ma a qualche personaggio famoso si.
Ad esempio?
Ai protagonisti di
Supernatural, mi hanno ispirato due personaggi di un romanzo che però non è
pubblicato (chissà se lo pubblicherò mai). Poi mi sono ispirata a dei cantanti
italiani e pure a dei calciatori (ebbene sì sono stata un’accanita tifosa di
calcio, ora meno).
Quale creatura
fantasy ed horror trovi più affascinante?
Mi affascinano
quelle creature a metà fra luce e oscurità, come immagino siano i vampiri o gli
angeli.
Come ti vedi da
qui a dieci anni?
Da qui a dieci
anni mi vedo più o meno come adesso, con qualche romanzo in più pubblicato.
Cosa ti riesce
difficile scrivere e cosa invece più facile?
Odio, ma proprio
odio, la sinossi. Più facili sono le scene che scrivo istintivamente quelle che
ho nella testa già chiare e che vengono fuori in modo del tutto naturale.
La frase più bella
che ti hanno detto dopo averti letto?
Ce ne sono tante,
ma in generale la cosa più bella che possano dirmi i lettori è che si sono
emozionati leggendo le mie storie.
C’è qualcosa di
tuo, del tuo carattere o della tua città che riversi nei tuoi romanzi?
Un pizzico di me,
o delle mie esperienze, lo riverso in buona parte delle mie storie. E riguardo
la mia città, beh, il prossimo romanzo è in parte ambientato a Verona, e anche
ne “La lunga strada di Sara“ si accenna alla città d’origine della protagonista e dei suoi amici come una città del nord, che io ho immaginato ovviamente come
la mia.
C’è un genere che
non hai ancora sperimentato che t’incuriosisce e che vorresti “provare “?
Sicuramente mi
attira il distopico.
Tre aggettivi per
descrivere il tuo libro?
Tre aggettivi che
vanno bene per tutti i miei libri: curati, introspettivi, impregnati d’emozioni.

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