Titolo: Come ingannare un
duca
Serie: Il manuale della
lady
Autore: Emmanuelle de
Maupassant
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ebook: https://www.amazon.it/dp/B09ZPR8JG5
cartaceo: https://www.amazon.it/dp/B09ZLMF66V/
Link Goodreads: https://www.goodreads.com/book/show/61041550-come-ingannare-un-duca
Formati: e-book Amazon (Kindle Unlimited) 3,99 € e cartaceo 8,31 €
Data di uscita: 5 maggio 2022
Sinossi:
L’amore è l’unica
cosa che lei non può fingere.
Ripudiata dal
padre magnate del petrolio, la debuttante Rosamund Burnell è nei guai.
Lontana dal Texas
e con limitati fondi a disposizione, la soluzione sembra ovvia: fingere di
essere ancora un buon partito per riuscire ad accalappiare uno scapolo inglese
con i giusti requisiti.
Quando incontra il
duca di Studborne, sembra che le sue preghiere siano state esaudite.
L’unico ostacolo
nel progetto?
La crescente
attrazione che la ragazza prova per Benedict, il molto formale, molto onorevole
e molto squattrinato nipote del duca.
Ma i motivi che
spingono Lord Studborne a corteggiarla non sono quelli che sembrano, e Rosamund
si ritrova in trappola.
Le misteriose
sparizioni che avvengono a Studborne Abbey sono semplicemente coincidenze?
O tra le antiche
mura monastiche si nasconde forse qualcosa di malvagio?
Rosamund deve
scoprire la verità, e c’è solo una persona nell’abbazia che può aiutarla.
L’irritante uomo
dai sani principi, Benedict!
Romanzi rosa
storici traboccanti di avventura, mistero, passione – e una generosa dose di
frivolo divertimento.
Biografia dell’autrice:
Emmanuelle
de Maupassant vive con il marito (che le prepara tè e torta di frutta secca e
canditi) e ama i suoi fagottini pelosi a quattro zampe (che sono dei grandi
intenditori di giocattoli da mordere e snack al bacon).
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Estratto
1
«È
stato geniale da parte tua, dolcezza.» La signora Burnell si sporse nella
carrozza per stringere la mano della figlia. «Un invito da un duca,
nientemeno!»
Rosamund
abbozzò un flebile sorriso. «Non proprio dal duca, Ma. È stato suo nipote a
invitarci.»
Era
ancora sconvolta dalla piega che avevano preso gli eventi. Anche quando era
arrivata la lettera del signor Studborne, in cui proponeva che si unissero alla
famiglia all’abbazia, non si era resa conto del significato della carta da
lettera goffrata.
Solo
quando il magnifico mezzo nero si era presentato da loro, con lo stemma dipinto
in grande sulla portiera della carrozza, aveva realmente colto quale privilegio
fosse.
La
signora Appleby, che le aveva aiutate a fare i bagagli, era corsa fuori a
salutare il cocchiere, chiedendogli di portare i suoi ossequi alla cuoca e alla
governante all’abbazia, e chiedendogli notizie sulla salute di Sua Grazia.
Le
orecchie della madre di Rosamund si erano drizzate.
«Magari
il duca in persona si invaghirà di te, mia cara.» La mente della donna era
chiaramente infervorata e andava a tutta velocità.
Lei
si limitò a guardare la campagna che scorreva all’esterno. Il mare era alle
loro spalle ormai, i dolci declivi che prendevano il posto delle brughiere e
delle dune della costa.
La
giovinezza e la bellezza sarebbero state abbastanza per conquistare il cuore di
un uomo?
Rosamund
non aveva altro di evidente da offrire. Nessuna conoscenza. Nessuna dote.
Non
sembrava che suo padre avrebbe cambiato idea su quel fronte.
Il
duca poteva non aver bisogno di una moglie benestante ma, di certo, poteva
scegliere qualunque gentildonna. Era improbabile che un’arrampicatrice
americana fosse la sua idea di sposa perfetta.
Liberò
la mano dalla presa della madre e ritornò ad accarezzare Pom Pom, accoccolato
sul sedile accanto a lei.
Un
fiume serpeggiante, in magra per la mancanza di una cascata, seguiva la dolce
pendenza della strada. Entrati nei boschi, il tunnel di foglie oscurò la luce
prima che la carrozza riemergesse tra chiazze di sole e ombra.
Le
sarebbe servito di lezione, ovviamente.
Aveva
espresso un desiderio, che il fato inviasse loro un salvagente, ed eccolo lì,
sotto forma di un qualche anziano vedovo che avrebbe potuto “invaghirsi di
lei”, come aveva detto sua madre.
E
poi?
Avrebbe
dovuto mettere da parte i propri sentimenti e lasciare che lui la corteggiasse,
se fosse stato incline a farlo?
«Dobbiamo
mostrarti al meglio.» Sua madre le fece un sorriso raggiante. «Avrai la collana
di rubini di mia madre e gli orecchini abbinati; assicurati di indossarli a
cena.»
La
signora Burnell aveva preso l’abitudine di indossare sempre la collana, sotto
la camicetta per tenerla al sicuro, ma l’aveva affidata alla figlia in
occasione del suo compleanno, insieme agli orecchini abbinati.
Certo,
quei pezzi avrebbero dovuto venire venduti se si fossero trovate a dover pagare
il soggiorno in un qualche posto elegante. Nel frattempo, chiunque avesse visto
le gemme che le adornavano le orecchie avrebbe supposto che fosse l’erede che
era stata fino a poco tempo fa.
La
madre di Rosamund stava ancora parlando.
«A
quanto pare, il duca era molto devoto alla defunta moglie. In casi del genere,
al cuore serve tempo per guarire, pertanto potrebbe non essere alla ricerca di
una moglie al momento.» La signora Burnell si batté un dito sul mento.
«Potresti dovergli ricordare l’attrattiva di una cosa simile. Non essere
discreta, Rosamund. La signora Appleby mi ha detto che non ha ancora generato
un erede e tu dovrai assicurarti di restare incinta non appena ti metterà le
mani addosso. Naturalmente, dopo la cerimonia nuziale sarebbe preferibile, però
c’è più di un modo per arrivare all’altare.»
«Insomma,
Ma!» La ragazza alzò gli occhi al cielo. Non era un segreto che la sua nascita
era avvenuta solo sei mesi dopo le nozze dei suoi genitori; tuttavia, era certa
che non fosse la cosa più appropriata nella piccola nobiltà. Perlomeno, non
ricordava di aver letto una cosa simile in nessuno dei romanzi della signorina
Austen.
Estratto 2
L’uomo
dell’abbazia era nella baia successiva, ma stava dirigendosi verso di loro – se
n’era accertata dopo aver sbirciato dietro le rocce che punteggiavano il
promontorio.
Era
sicura che quello in cui si trovava lei era il luogo in cui l’uomo aveva
concentrato le proprie attenzioni il giorno prima, proprio più avanti delle
grotte che Ethan e il suo amichetto avevano esplorato a lungo.
Al
pensiero del fratello, Rosamund provò una fitta d’ansia. Ormai doveva trovarsi
a Southampton. Entro un giorno o due, sarebbe probabilmente stato in viaggio
per attraversare l’oceano. Non aveva accompagnato gli uomini di suo padre
volentieri, sebbene avesse fatto del proprio meglio per farsi coraggio quando
aveva capito che lei e la madre non erano in grado di evitare che venisse
preso.
Sentiva
la loro mancanza?
Si
stava domandando, come faceva lei, quando si sarebbero rivisti?
Affondando
il viso nella pelliccia di Pom Pom, si sforzò di restare concentrata. Ethan –
l’amato figlio ed erede dell’impero Burnell – sarebbe stato bene.
Lei
e sua madre, tuttavia, navigavano in cattive acque.
E
quell’uomo che stava per arrivare da lei avrebbe potuto aiutarle a fare la
conoscenza della Società all’interno della quale le due donne volevano
muoversi.
Doveva
essere pronta.
Se
Pom Pom non si fosse arrampicato da sé, l’avrebbe dovuto portare in braccio.
C’erano
molti punti lungo il declivio sui quali si sarebbe potuta aggrappare per
ritrovare l’equilibrio, sebbene non ci fosse un chiaro sentiero da seguire.
Avrebbe solo dovuto arrampicarsi per un breve tratto. Abbastanza da sembrare
verosimilmente bisognosa di assistenza.
Raccogliendosi
le gonne, si mise in azione. «Vedi, Pom Pom, non è poi così male.»
Tuttavia,
non aveva fatto più di una dozzina di passi prima che il cucciolo iniziasse a
divincolarsi, chiaramente stanco di venire trasportato sul fianco della
padrona.
«Oh!
Corbezzoli! Sta’ fermo!» Barcollò, stringendolo più forte. Quando afferrò una
protuberanza nella roccia, questa le si sbriciolò tra le dita e finì, alquanto
dolorosamente, sulle ginocchia.
Con
un guaito, il cucciolo le saltò fuori da sotto il gomito, balzando in avanti
verso il punto in cui si trovava la salsiccia. Per fortuna sembrava aver
trovato l’equilibrio e anche il coraggio.
«Ma
dico io! Cosa state facendo lassù?» gridò una voce che proveniva dal basso,
distintamente aristocratica, distintamente maschile.
Era
proprio lui; l’alto ed esile uomo che si spingeva gli occhiali sul naso
strizzando gli occhi.
«Ehilà.»
Rosamund si rese conto di trovarsi ancora a quattro zampe, con il posteriore in
aria.
Non
molto dignitoso.
Tornò
prontamente a sedersi sui talloni.
«È
il mio cucciolo. Si è precipitato quassù per inseguire un uccello, credo, ed è
rimasto bloccato. Devo salvarlo.»
«Non
dovreste farlo; voglio dire, è pericoloso! La roccia calcarea non è solida. Se
vi metteste a grattare troppo, in cerca di un appiglio, finireste certamente
col causare una frana.»
Rosamund
corrugò la fronte.
Pensandoci
bene, la superficie era piuttosto polverosa.
Nel
frattempo, il Signor Disapprovazione se ne stava semplicemente lì in piedi, con
lo sguardo in alto verso di lei.
«Sono
così contenta che ci abbiate trovato.» Assunse quella che sperava fosse
un’espressione da “donzella in pericolo”. «Credete che potreste aiutarci? Ho il
terrore delle altezze.»
Non
era vero. Era passato del tempo da quando si era arrampicata sul vecchio ciliegio
nel loro giardino, ma una volta era piuttosto brava nel farlo.
«E
non credo di potercela fare da sola.»
Come
no!
L’uomo
ci pensò su per un momento. «Se anche mi arrampicassi lassù non è detto che
sarebbe d’aiuto.» Scrutò il declivio. «Avete già smosso il terreno. È meglio
che scendiate da sola.»
Beh!
Grazie di nulla!
Rosamund
lanciò un’occhiata a Pom Pom. Dopo essersi sbafato la salsiccia, se ne stava
sdraiato, con un’espressione imperturbata.
«Ma
il mio povero cucciolo!» Intrecciò le mani. «Non posso semplicemente lasciarlo
lì.»
«Scenderà
quando è pronto. Starà bene. Come ho detto, siete voi il problema. Siete assai
più pesante del cane.»
Rosamund
si rimangiò una risposta piccata.
Chiaramente, aveva trovato l’unico inglese
senza un briciolo di cavalleria.


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