Titolo: Céline
Autrice: Anya Wylde
Editore: Autopubblicato
Serie: Le sorelle Fairweather
Genere: Historical Romance
Pagine: 304
Uscita: 30 Aprile 2022
In vendita su Amazon e Kindle Unlimited
Sinossi:
La vita della signorina Céline Fairweather stava procedendo
tranquilla come una barchetta su un fiume calmo quando la convocazione
dell’amatissima sorella Penelope Radclyff, la duchessa di Blackthorne cambia
tutto. Céline si precipita a Londra per aiutare la duchessa a gestire la
residenza dei Blackthorne e scoprire dove si trova il suo perduto amore:
Philbert Woodbead. Céline riesce a mantenere le cose mortalmente noiose e sotto
controllo per una settimana finché si procura l’aiuto del bel lord Elmer, una
canaglia maliziosa, un ex-pirata, un donnaiolo incorreggibile, ricercato vivo o
morto (preferibilmente morto) da tutti i mariti d’Inghilterra con mogli
attraenti. Sfuggono ad attentati mozzafiato cercando Philbert in locande e
strade polverose, mentre Céline cerca di mantenere il cappellino diritto, i guanti
immacolati e il cuore in sintonia con la sua testa. La vita è di colpo
diventata eccitante e l’amore ha dato un bel morso alle sue rosee natiche. Ora
l’unica domanda è... chi è stato a mordere?
ESTRATTO:
Erano le sette del mattino del primo di aprile, un’ora
indecente. Il villaggio di Finnshire era bagnato da una luce grigiastra e opaca
e il vento soffiava freddo, umido e fetido. Le api e le cavallette restavano
ferme e scoraggiate sotto le foglie fradicie mentre gli uccellini cantavano e
cinguettavano in tono depresso.
I contadini di Finnshire si attardavano a far
colazione, sperando che il sole riuscisse a farsi strada tra le nuvole, mentre
i bambini di quei contadini si rannicchiavano sotto le coperte, facendo
orecchie da mercante alle loro madri che strillavano di svegliarsi e andare a
mungere le mucche. In quanto alle mucche stesse, anche loro sbuffavano infelici
nell’aria fredda, con le code che cercavano senza convinzione di far scappare
le poche mosche entusiaste che svolazzavano intorno.
Avrebbe dovuto essere primavera.
Era anche uno di quei
giorni che mettevano alla prova lo spirito delle persone e il mondo si sentiva
completamente svuotato di vitalità. Era il tipo di giornata in cui nessuno con
la testa a posto si sarebbe avventurato all’aperto per divertimento. Non era
certamente una giornata adatta a una passeggiata, ma era proprio quello che
stava facendo la signorina Céline Fairweather.
A essere onesti, Céline non si stava godendo la
passeggiata. Era più un dovere, un’abitudine e una questione di disciplina. Il
libro della signora Beatle per le dame compite, stabiliva chiaramente che
una dama doveva alzarsi presto e andare a fare una cavalcata o una passeggiata.
Si presumeva che un po’ di esercizio fosse un bene per la costituzione.
Ed era il motivo per cui Céline adesso stava
arrancando sul familiare sentiero di campagna, con gli stivaletti marroni che
affondavano nel fango e il suo volto, normalmente attraente, diventato di un
rosso sgradevole.
E mentre camminava, con le guance che si gonfiavano e
sgonfiavano come due palloncini rossi, non notò il bell’uccellino dal collo
verde brillante appollaiato in alto su un ramo o la mezza luna argentea che
brillava ancora nel cielo rosa. Né si fermò ad ammirare l’attraente agricoltore
che stava tagliando della legna, con i muscoli guizzanti e la pelle lucida di
sudore.
Invece teneva gli occhi fissi sul terreno fangoso e i
suoi piedini delicati evitavano i vermi, gli scarafaggi e le chiazze di letame
sulla sua strada. E mentre il suo corpo marciava, battagliando contro il vento
gelido e le puzze fetide, la sua mente era presa a programmare la giornata,
perché Céline Fairweather non era un tipo che si perdesse in fantasie.
Non era nemmeno una novantenne con la pelle cascante e
i capelli bianchi. Era una giovane donna in età da marito che passava le sue
giornate a essere brava e obbediente e a coltivare le buone maniere di una
compita dama inglese.
In breve, Céline era arida, spenta e polverosa ed era
necessario fare urgentemente qualcosa prima che procedesse a passare da
lievemente pedestre ad atrocemente corretta.
Quel qualcosa successe proprio in quel momento, quando
Céline svoltò l’angolo che portava a casa sua e trovò una bella carrozza con lo
stemma dei Blackthorne che arrivava all’impazzata dall’altra parte della
strada.
Sia lei sia la carrozza si fermarono quando si videro.
Lei era stupefatta, mentre la carrozza, essendo un oggetto inanimato, non provò
niente.
Il cocchiere la riconobbe e saltò giù da cassetta.
«Va tutto bene?» chiese Céline preoccupata.
Il cocchiere fece spallucce. «La duchessa vi ha
mandato questa lettera, signorina. È urgente.»
«Andate in cucina, la cuoca avrà qualcosa per voi»
rispose Céline. Prese la lettera e sfiorò con un dito il sigillo della
duchessa.
La duchessa di Blackthorne era la sua amatissima amica
e sorellastra Penelope Radclyff. Céline si affrettò. Penelope era nell’ottavo
mese di gravidanza... Sicuramente non era andato male niente?
Spinse il cancello e seguì il vialetto verso casa.
Aveva la testa piena di domande. Perché Penelope aveva mandato la lettera in
questo modo? Perché mandare la carrozza?
Avrebbe dovuto aspettare a leggere la lettera finché
fosse arrivata in casa. Era ciò che avrebbe consigliato la signora Beatle, dato
che la pazienza era una virtù che tutte le dame dovevano coltivare.
Céline decise di coltivarla più tardi e aprì la busta.
Lesse in fretta il contenuto e arrivò alla fine della
pagina. La voltò e la rivoltò di nuovo. La stava leggendo per la terza volta
quando una fredda goccia di pioggia le cadde sul naso.
Alzò la testa, con gli occhi stralunati.
Un’altra goccia gelata la riportò al presente.
Aprì la bocca e una volta tanto ignorando la signora
Beatle che consigliava alle giovani donne di non alzare mai la voce, urlò come
un folle guerriero tribale. «Fai le valigie, Dorothy. Partiamo per Londra tra
un’ora.»
~~~
Le nuvole si divisero e un sole brillante divampò in
tutta la sua gloria sugli abitanti di Finnshire. Gli uccellini, le api e le
cavallette, riscaldatisi, cantarono più allegramente e la brezza divenne dolce
e piacevole. La primavera aveva finalmente deciso di arrivare sulle ali del
vento a graziare l’Inghilterra.
Céline e Dorothy sorrisero a trentadue denti. Era una
bella giornata per viaggiare.
«Pioverà appena comincerete il viaggio» commentò Lily.
Sia Céline sia Dorothy ignorarono la sorella. Si
concentrarono invece sul domestico, la cameriera e il cocchiere che erano
occupati a spingere i bauli sul retro della carrozza.
«Ricordate le mie parole» continuò sinistramente Lily.
«C’è una tempesta devastante in arrivo. Vi suggerisco di rimandare il vostro
viaggio di qualche mese.»
«Penelope ha bisogno di noi adesso» disse seccamente
Céline. Istruì il cocchiere di mettere la borsa più piccola sotto il sedile.
Quelle più lunghe furono legate sopra il tetto.
«Quanti anni avete intenzione di passare a Londra?»
chiese Lily vedendo un’ennesima borsa infilata sotto il sedile.
«Un paio di mesi» rispose Céline.
«Temo che la carrozza non reggerà» si inserì Dorothy.
«Le borse più lunghe finiranno per rompere il tetto e atterreranno sulle nostre
teste e quelle sotto di noi esploderanno, perché sono state necessarie tre
persone sedute sopra per riuscire a chiuderle.»
«Spero che esplodano» disse Lily.
Céline la fulminò con gli occhi. Lily era stata una
peste dal momento in cui aveva scoperto che lei e Dorothy erano dirette a
Londra senza di lei.
«Ventuno borse» commentò Dorothy, «sono un po’
eccessive, Céline.»
«Ognuna di esse è essenziale» rispose fermamente
Céline.
«Dovremmo venire noi con te» piagnucolò all’improvviso
Lily. «Abbiamo diciotto anni mentre quella marmocchia di Dorothy ne ha solo
tredici.»
«Noi?» chiese Céline confusa. Nessuno dei presenti
aveva diciotto anni, eccetto Lily... a meno che... Afferrò la mano di Lily e
l’accarezzò dolcemente. «Lily» chiese cautamente, «quante persone ci sono nella
tua testa?»
«Era il noi regale» sbuffò Lily. Ritirò in fretta la
mano. «Davvero, Céline, a volte puoi essere terribilmente stupida.»
«Regale, tu?» sbuffò a sua volta Dorothy.
«Potrei esserlo» disse Lily. «Dopo tutto se Penelope è
riuscita a intrappolare il duca di Blackthorne, io posso sicuramente trovare un
principe.»
Céline strinse le labbra e si astenne dal commentare.
Aveva detto a tutti che Penelope aveva chiesto che portasse con sé Dorothy mentre,
in realtà, Penelope non aveva detto niente del genere.
La verità era che Lily era un facsimile della loro
madre. Céline avrebbe potuto ignorare l’avidità, la cattiveria e il carattere
bilioso di Lily, ma ciò che non poteva ignorare era il fatto che non solo Lily
era tutte quelle cose, ma era anche una ficcanaso e questo era semplicemente
inaccettabile.
«Dorothy, chiedi a Gunhilda di sbrigarsi» disse Céline
voltando le spalle a Lily.
«Non possiamo lasciarla qui?» chiese speranzosa
Dorothy.
«Temo di no, tesoro, la tua istitutrice deve venire
con noi» rispose Céline, accarezzando la testa della sorella.
«Prenderti cura della duchessa non sarà divertente»
disse Lily, guardando Dorothy che correva verso casa.
«Sarà un lavoro duro» concordò Céline.
«Renderà l’anima a Dio?»
«Penelope ha una salute perfetta, Lily. Partorirà
entro due mesi e ha semplicemente bisogno di qualcuno che l’aiuti a gestire il
palazzo per un po’.»
«C’è la duchessa madre per aiutarla.»
«La duchessa si è rotta una gamba a Bath. Lei e la sorella
del duca, Anne, erano andate a trovare una parente sofferente.»
Lily sogghignò. «Non avrai un minuto per te.»
«Vero.»
«Tu non hai la minima idea di come gestire la casa di
un duca.»
«Mi guideranno il sovraintendente, la governante e
Penny.»
Il sorriso di Lily divenne più ampio. «Sembra noioso.
Dubito che avrai il tempo per fare la turista o per partecipare alle feste.»
«Penelope non può lasciare Blackthorne e io non potrò
certamente andare a esplorare Londra per conto mio.»
Lily si appoggiò al suo ombrellino. Sembrava molto più
contenta e soddisfatta della situazione. «Mi chiedo come hai fatto a convincere
la mamma a lasciarti andare. Non è un segreto che detesti Penelope.»
«Può anche detestare la sua figliastra, ma ha a cuore
le sue figlie.»
«Cioè?»
«Le ho rammentato che il duca ha parecchi amici.»
«Amici maschi?»
Céline annuì.
«Celibi?»
«Che cercano moglie.»
Sul viso di Lily tornò l’espressione cupa.
Poi le due sorelle attesero in silenzio finché Dorothy
arrivò saltellando verso di loro. La sua istitutrice e la cameriera di Céline
la seguivano dappresso.
I dieci minuti seguenti servirono per risistemare le
borse all’interno della carrozza per renderla più comoda e altri venti minuti
per staccare Lily dalla ruota della carrozza.
Finalmente, fatti gli ultimi saluti, la carrozza con lo stemma dei Blackthorne sugli sportelli lasciò la residenza dei Fairweather e prese la strada che conduceva a Londra.

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