SEGNALAZIONE - Quattro anziani, due cani e una prostituta vol1/vol2 - Giorgio Ponte



Titolo: Quattro anziani, due cani e una prostituta vol.1 - La congiura dei pensionati

Autore: Giorgio Ponte

Casa editrice: Self Publishing

Genere: Romanzo comico a tratti grottesco, con sfumature da giallo.

Pagine: 213 ebook – 218 cartaceo

Formato: ebook e cartaceo

Prezzo: 3,50 ebook – 12,48 cartaceo

Store online: Amazon e abbonamento KU

Link Acquisto https://amzn.to/3HSeMSS

 

Sinossi parte 1 - La Congiura dei Pensionati:

Una farmacista single ex sessantottina, un pensionato che parla con la moglie morta, un settantenne latin lover ossessionato dalla sua pancia, e una perfetta sciura di chiesa con inconfessabili fantasie sessuali e un’ironia dissacrante, si ritrovano ad essere i protagonisti della più rocambolesca avventura che abbia mai visto coinvolti quattro pensionati. Per aiutare la ragazza a pagare il suo debito con la malavita, i quattro dovranno affrontare boss, improvvisarsi ladri e soprattutto riuscire nella sfida più grande di tutte: imparare ad andare d’accordo! 

La Congiura dei Pensionati è il primo capitolo di una commedia brillante che vi farà ridere e commuovere, riflettere e restare col fiato sospeso. Una storia sulle risorse che si nascondono in ognuno di noi e sul diritto di esistere di tutti quelli che il mondo vorrebbe dimenticare. Perché in fondo non è mai troppo tardi per cambiare la propria vita. Anche a settant’anni!

 

 


Titolo: Quattro anziani, due cani e una prostituta vol. 2 - Come si diventa una banda

Autore: Giorgio Ponte

Casa editrice: Self Publishing

Genere: Romanzo comico a tratti grottesco, con sfumature da giallo.

Pagine: 313 ebook – 320 cartaceo

Formato: ebook e cartaceo

Prezzo: 4,00 ebook – 14,56 cartaceo

Store online: Amazon

 

Sinossi parte 2 - Come si diventa una banda

“In quella seconda notte di follia, a due settimane da quella in cui quattro vecchi semi-estranei si erano incontrati per caso, accorrendo alle grida di aiuto di una prostituta in un hotel, un nuovo patto si concluse, molto più forte del precedente, sebbene con ancora meno garanzie di riuscita. I vecchi non erano più estranei, la prostituta non era più tale, e nessuno era più solo. Meno di un mese mancava al grande giorno, ma quella sera erano tutti troppo sollevati all’idea di aver allontanato lo spettro di un traditore, per pensare a quanto poco tempo restasse. La Banda era cresciuta: Margherita, Vito, Elisa, Giuseppe e Irina, ora avevano alcuni fra i più improbabili degli alleati. Ciascuno di loro per la prima volta stava sperimentando qualcosa di più importante dei soldi, della libertà e forse persino della vita stessa: sapere finalmente cosa significa camminare con dei compagni di strada che lottano al proprio fianco. E un dono del genere non poteva essere rovinato dal pensiero che qualcuno potesse tradirlo. Anche se questo significava rischiare di perdere tutto”.

 

Giorgio Ponte note biografiche

Laureato in Comunicazione Sociale a Roma, nato a Palermo, milanese d'adozione, Giorgio Ponte ha fatto diversi lavori nel commercio e ha insegnato lettere alle scuole medie e superiori.  Il suo primo romanzo Io sto con Marta! (Mondadori 2014) è partito come successo di self-publishing su Amazon, con più di diecimila download in un anno. Dal 2016 sono online le tre storie della raccolta. Sotto il Cielo della Palestina, a tema storico drammatico. Nel 2017 ha aperto il blog Liberi di Amare per raccontare queste e altre storie di Speranza.

 

Di lui Il finalista allo Strega 2013 (Mandami tanta vita - Feltrinelli) Paolo di Paolo ha detto: Tra milioni di persone che desiderano scrivere e si muovono sicure o rabbiose verso l’obiettivo, Giorgio Ponte accumula incertezze, si fa domande, si macera. Buon segno: perché poi quando si tratta di scrivere, scrive sul serio. Trascinandosi il computer in bicicletta, fermandosi a picchiare i tasti nei parchi, sfruttando microscopiche pause tra cento lavori, non risparmiandosi alzatacce. Scrive con una caparbietà e un’incoscienza pari alla passione che letteralmente lo divora. Non farebbe altro. Ha bisogno – come ogni vero scrittore – di consigli, rassicurazioni, fiducia. Legna per la misteriosa caldaia interna che gli consente di passare da un rarefatto racconto di ispirazione evangelica al movimento più vivace della contemporaneità, con tutto il brusio di voci da commedia che porta con sé; dall’immedesimazione in un bambino a quella in una giovane precaria a una comparsa remota e marginale nel grande fiume della storia. Immagina, deduce, sperimenta. Chiama a sé altre vite e come abiti le indossa. È veloce, camaleontico e sincero. 

 

Estratto 1: Vito e Giuseppe al parco

“Se ti dà fastidio la pipa puoi anche andare da un’altra parte” borbottò Giuseppe, mentre Vito si sedeva accanto a lui.

“E privarmi della possibilità di scroccarti il giornale?” disse l’altro sfilandogli con una mossa il quotidiano sgualcito sulla panchina.

“Non l’ho ancora letto!” protestò Giuseppe.

“Ogni lasciata è persa”.

“Con la tua pensione di dirigente non riesci a comprarti un fottuto pezzo di carta?”

“Ci siamo svegliati di buon umore, eh?”

“Risveglio ottimo. È il dopo che mi frega”.

La risata di Vito risuonò così forte tra le palazzine che Bo abbandonò per un attimo la sua danza dell’amore per fuggire terrorizzato dietro un abete.

Contessa si accucciò e Giuseppe fissò Vito. “Sempre discreto come un uccellino” disse.

Vito distolse gli occhi dal giornale. “Devo ricordarti quanto poco io abbia in comune con gli uccellini?”

“Tranquillo, la tua tuta mi ha già redarguito a sufficienza”.

“E poi gli uccellini alla lunga rompono. Io faccio simpatia”.

“Da quanti anni vivi a Milano?”

“Quarantotto”.

“E sei ancora convinto che essere terrone ti renda simpatico?”

“E tu sei ancora convinto che esista qualcuno in questa città che non sia terrone?”

“La speranza è l’ultima a morire”.

 

Estratto 2: Irina nel camerino

Irina scosse la testa energicamente e quell’immagine scivolò via, riportandola al presente, di nuovo nel camerino foderato di moquette. Si asciugò il viso, felice che per una volta non ci fosse trucco che sbavasse.

Anche quella era una novità: il viso pulito. Così come le lacrime.

Da anni non piangeva più.

Quando era arrivata in Italia aveva pianto per giorni. Poi il dolore fisico e mentale gliele aveva consumate tutte, le lacrime. Per sopravvivere era dovuta diventare di pietra. E la pietra non piange.

E poi era arrivato Thorn.

A preoccuparsi per sé era abituata, ma un figlio… la paura per un figlio era peggio della paura per sé stessi. Con Thorn aveva di nuovo qualcosa da perdere.

E difatti, dopo il rapimento di Boris, la pietra si era sgretolata ed era uscita la vecchia Irina, fragile, impotente. Erano tornate le lacrime.

Ora però, in quel camerino, con i quattro signori venuti fuori dal nulla come angeli e quei vestiti addosso che la facevano sentire di nuovo libera, quel pianto aveva un sapore diverso.

Sapeva di speranza.

Per la terza volta in pochi giorni Irina provava quella sensazione pericolosa: la voglia sottile di credere che le cose per lei non fossero ancora decise.

Sorrise a sé stessa.

Forse, quella vita di inferno poteva davvero finire. Un figlio l’aveva resa fragile, ma le aveva anche dato qualcosa per cui lottare.

E lei avrebbe lottato.

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