TITOLO: Eco
dall’inferno
AUTORE: Manuela
Fanti
EDITORE: Words
Edizioni
GENERE: Thriller/Horror
FORMATO: Ebook (2,99, in offerta lancio a 2,69) - Cartaceo (15,90)
DISPONIBILE SU
AMAZON
E IN TUTTE LE
LIBRERIE
Sono la prigioniera K317, codice completo KRB10317, e sono considerata
una cavia.
Il giorno che mi hanno portata al campo con mia madre e mio fratello
è stato l’ultimo in cui li ho visti.
Cosa succede se l’orrore nazista, ai tempi
della Seconda Guerra Mondiale, incontra una mente diabolica e deviata, animata
dalla voglia di vendetta? Eco dall’inferno di Manuela Fanti mette in tavola
proprio queste carte: una misteriosa leggenda che sembra più vera di quanto
potrebbe dirsi, l’odio razziale e il soprannaturale. La storia si snoda lungo
tre linee temporali: parte dagli anni Quaranta, giunge agli anni Settanta e si
chiude nel 2007.
O forse no.
Dagli orrori degli esperimenti dei nazisti
sui bambini gemelli ebrei, sino a giungere a una scia di sangue e morte, con
omicidi efferati ed entità soprannaturali che si manifestano sotto forma di
voci, Manuela Fanti ci propone una storia adrenalinica, con episodi sparsi nel
tempo e intrecciati gli uni agli altri a doppio filo.
Una coralità di personaggi anima le tre
storyline, con una preponderanza di quelli femminili, che tendono le fila degli
eventi, custodiscono segreti e si sacrificano in prima persona.
Uno stile secco, diretto, che tiene alta
l’attenzione da un capitolo all’altro, persino crudo nei passaggi più macabri,
senza fronzoli. Starà al lettore fare le proprie congetture, lasciarsi guidare
dalla narrazione, guardare lo scorrere della storia con gli occhi dell’uno o
dell’altro personaggio, tra verità e menzogne, tra paure latenti e orrore.
TRAMA
Si narra che dal lago di Grenze, durante le notti di luna piena, le anime
urlanti di bambini che lo infestano risalgano sino alla cima della torre,
generando un sentiero di orme insanguinate. Quando d’inverno la superficie si
congela, restano invece imprigionate e attendono di incrociare uno sguardo a
cui trasmettere il proprio tormento. È solo una leggenda, ma quando Clara
Steiner cade mentre pattina sul lago ghiacciato, inizia per lei un incubo fatto
di voci, lamenti e flashback improvvisi che condurrà alla scoperta di un
cadavere. Il male, però, affonda le sue radici nel passato, viaggia nel tempo
come un’eco lontana, sino ad arrivare al 1945 e agli esperimenti compiuti dai
nazisti, in una storia che serba colpi di scena dalla prima all’ultima pagina.
L’AUTRICE
Manuela Fanti nasce a Bologna nel 1976.
Oggi fa la retail manager per un’azienda tessile e vive in Sicilia. Ama la
pittura, gli animali la solitudine e l’arte sotto ogni sua forma. Esordisce nel
2014 con il romanzo autobiografico Semplicemente Complicato (Edizioni
Creativa). Pubblica in self su Amazon i romanzi L’altro suono della musica
(2016) e Livore (2020), Ciatu Miu (Edizioni Nulla Die, 2018).
ESTRATTI
Clara riprese fiato, pochi secondi di
silenzio introdussero i loro sguardi intenti a scavarsi dentro. Ripercorsero
gli attimi fino alle notti estive trascorse sul bordo del lago ad ascoltare
l’eco dei boschi. Allora le sembravano voci che si snodavano tra gli alberi
sulle cime delle montagne, inventandosi un motivo per comprenderne il lamento.
All’epoca erano solo leggende, banali fantasie inventate dai boscaioli, e le
leggende non uccidono e non fanno male a nessuno, fino a quando restano tali.
Il commissario le si avvicinò e chiuse la porta alle sue spalle.
«Carl, mi devi ascoltare…»
Clara lo seguì con lo sguardo.
«Che succede? Stai bene? E i tuoi
genitori?»
«No, no, loro stanno bene. È quella
maledetta sensazione, non mi lascia tranquilla. Vedo qualcosa di brutto, anzi,
di terrificante che sta per succedere. Dobbiamo fare qualcosa.»
«Ancora con questa storia? Perché non lasci che qualcuno ti aiuti? Perché ti
ostini a fare del male a te stessa e alla tua famiglia?»
«Non sono pazza! Perché non volete
ascoltarmi? Il medico mi ha dato degli stupidi sonniferi e dei calmanti. Non
devo dormire! Almeno tu, in nome della nostra amicizia, di quanto mi conosci,
per favore, ascoltami. Ho rivisto gli stessi volti e udito le voci. Sta
accadendo qualcosa di sinistro in questo paese!»
«Che cosa pensavi di fare?» dice, mentre con una mano libera muove il
coltellino nella ferita per provocarmi altra sofferenza. Apro solo la bocca, ma
la voce non vuole saperne di uscire. Le lacrime mi inondano il volto: il dolore è indescrivibile. «Volevi fare l’eroe della situazione, eh?»
«Lascialo
andare!» gli intima il damerino.
Lee
si gira a guardare Hart che ha ancora la pistola puntata verso di lui. «Avanti,
spari!» lo sprona. «Tanto se non colpisce me, colpisce lui!»
Hart
sembra scosso dalle parole di Lee, come se non avesse messo in conto che
potesse far del male anche a me, o come se non volesse farmi del male.
«Che
cosa aspetta? Spari!» urla Lee.
Non
riesco a pronunciare la parola no che il suono assordante del proiettile
mi costringe a chiudere gli occhi per lo spavento.
«La vittima si chiamava Nadine Koos.»
Sono la prigioniera K317, codice completo KRB10317,
e sono considerata una cavia.
Il giorno che mi hanno portata al campo con mia madre e mio fratello è stato l’ultimo in cui li ho visti.
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