Titolo: Azoth Express
Autore: Elia P. Ansaloni
Editore: Delrai Edizioni
Genere: Fantasy
Data di pubblicazione: 2 Dicembre 2021
Romanzo autoconclusivo
Formato: eBook € 4,99 - Cartaceo € 14,72
TRAMA
Invitato a una traversata notturna sull’Azoth
Express, un treno misterioso di cui sembra impossibile reperire informazioni,
il professor Volfram Volkov, accademico di prestigio affetto da una bizzarra
licantropia, fuma pensieroso la sua immancabile pipa a bolle di sapone. Salito
a bordo, fa la conoscenza degli altri strambi ospiti, anch’essi completamente
all’oscuro della situazione: Mercedes, una famosa e avvenente attrice
televisiva; gli aristocratici Ravencroft, un’inquietante famiglia in lutto; la
giovane esploratrice Lyra, con una grande conoscenza degli abissi oceanici;
Zohn, un signore tarchiato che non sembra volersi staccare dalla sua macchina
da scrivere; Maddox, un pittoresco e chiacchierone croupier di Las Vegas; e
infine i signori Yong, che trasportano un carico misterioso. È il signor
Swapan, proprietario della compagnia, a spiegare ai passeggeri che stanno per
prendere parte a un singolare gioco: se scopriranno dove è diretto il treno,
ciascuno riceverà un premio di immenso valore. Riusciranno a risolvere l'enigma
e, soprattutto, ad arrivare tutti a destinazione?
RECENSIONE
Una storia speciale, tanto strana quanto
bellissima e intricata, degna di un vero romanzo fantasy dalle tinte gialle in
stile Agatha Christie.
Il personaggio principale è un bizzarro
umanoide – licantropo, ovvero il professo Volfram Volkov, il quale è stato
invitato a una traversata notturna su un treno misterioso chiamato Azoth
Express.
Ammetto che dal principio, sia per i dettagli
che per l’atmosfera cupa e non proprio idilliaca, ma bensì misteriosa, mi ha
ricordato il treno de “Assassinio
sull’Orient Express”, e credo che l’autore si sia ispirato proprio a questo
romanzo di cui sono state fatte un sacco di trasposizioni cinematografiche nel
corso degli anni, restando un evergreen.
Ebbene, il signor Volkov è un accademico di
tutto prestigio e una volta che salirà a bordo del treno, conoscerà diversi
personaggi abbastanza complessi, ognuno aventi dei profili ben caratteristici e
molto “freudiani”, di cui uno addirittura affetto molto probabilmente da una
forma acuta di ipergrafia e nevrosi, o comunque da disturbi del comportamento.
“Come
alunni spediti nell’ufficio del preside, i componenti della famiglia
Ravenscroft sedevano di fronte a Volkov, che li squadrava in cerca delle parole
giuste per iniziare quella che si preannunciava come una lunga ramanzina.”
Diciamo che nella storia vi sono elementi
alquanto fuori dalla norma proprio per voler sottolineare l’irrealtà del
romanzo e il viaggio quasi sovrannaturale, in una sorta di iperspazio, a cui i
protagonisti, compresa Mercedes, un’attrice televisiva molto nota e avvenente, sono
ormai costretti a partecipare volenti o nolenti.
“Kingsbury
tradusse la scritta che percorreva il bordo. Essa recitava IN STRANI EONI
MORIRA’ LA MORTE . Pensai si trattasse della tomba di un qualche sovrano o
sacerdote che doveva essersi fatto tumulare insieme ai suoi tesori più
preziosi, nella speranza di averli con sé al momento della resurrezione, per
come potessero concepirla i seguaci di un simile culto.”
Il signor Swapan, che è il proprietario della
compagnia, spiegherà ai passeggeri che il treno non fa fermate e questo è
abbastanza inquietante, poiché sembra un viaggio infernale ai limiti della
realtà, della coscienza. Sembra un sogno dentro un sogno, ma più che altro un
vero e proprio incubo.
Tutti riusciranno ad andar via, a scendere dal
treno, soltanto dopo aver indovinato la meta del viaggio e di certo non sarà
affatto una passeggiata scoprire la verità. Ma ci riusciranno davvero?
“Randolph posò l’archetto sulle corde e diede
inizio ai dodici metaforici rintocchi che annunciavano l’arrivo della
mezzanotte.”
L’autore si dimostra molto abile nel catturare
l’attenzione del lettore e riesce a instaurare un rapporto d’amore e odio tra i
suoi protagonisti, utilizzando talvolta l’ironia e talvolta quando è necessaria
l’estrema serietà.
Il romanzo è palesemente ispirato ad alcune
opere di Edgar Allan Poe, perlomeno io ho ritrovato nella parola Nevermore e
nella figura del corvo, quell’allure gotica insita proprio nello scrittore che
nacque a Boston e morì a Baltimora, di cui tutti gli amanti dell’horror sono
sempre grati e a cui sono affezionati.
Inoltre, vi è, in maniera molto accentuata, un
omaggio a Lovecraft, il cosiddetto solitario di Providence, lo scrittore che
maggiormente ha influenzato la fantascienza e il fantastico, ma anche l’orrido,
creando un pantheon di creature viscide, innominabili ed eterne.
Quindi, ricapitolando, ciò che è orrore nel
libro di Elia P. Ansaloni, è il riflesso automatico di opere del passato, che
fanno quasi da “specchio acquatico” a quella realtà impossibile da spiegare, ma
contenuta nei romanzi di Howard Philips Lovecraft e anche in altri autori che
si distaccarono decisamente dal genere della fantascienza ma che rientrano comunque
nell’immaginario collettivo del mistero.
Mi sono divertita nel leggere questa storia, ma
ho anche avvertito i brividi e mi sono talmente immedesimata nei personaggi da
sentirmi parte integrante della storia, come se su quel treno ci fossi anche io,
impaurita e sofferente, ma anche incuriosita e mai annoiata.
Un libro originale fin dalle prime parole,
dalla prima all’ultima pagina, e dalla storia si capisce il carattere
sicuramente ironico dell’autore e una conoscenza capillare della matematica, della
chimica e degli studi latini che personalmente adoro e penso siano, come la
musica, l’accesso a quella realtà che altrimenti ci sarebbe negata, una strada
da percorrere di notte in incognita.
VOTO IN COCCOLE: 5
FIRMA DEL RECENSORE: ROBERTA CANU
*Ringraziamo l’autore e la casa editrice per la copia digitale*
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