TITOLO:
Parole (Untold)
AUTORE:
Anita Sessa
EDITORE:
Words Edizioni
GENERE:
Contemporary Romance (age gap/standalone)
FORMATO: Ebook (2,99 in offerta lancio a 2,69) - Cartaceo (15,90)
DISPONIBILE SU
AMAZON, KOBO E KOBO+
A BREVE IN TUTTE
LE LIBRERIE
Cosa succede quando due anime
ferite si incontrano e si mettono a nudo?
TRAMA
Uno
scambio di battute scritte su un cartellone pubblicitario, in calce al
fondoschiena di una modella di intimo, diventa la chat di Livia e Jacopo. Lei
cinica, disillusa e un po' scontrosa, dopo la morte della madre, si barcamena
tra lo studio e un lavoro come cameriera. Lui, più maturo, è un manager
affermato e con un matrimonio ai titoli di coda. L’incontro tra Livia e Jacopo
è troppo potente ed esplosivo per accontentarsi dello spazio bidimensionale di
un poster pubblicitario: i due si incontrano e scontrano, si cercano e sfuggono
l’uno all’altra, dando vita a un rapporto perennemente in bilico tra ciò che potrebbe
essere e la paura di lasciarsi davvero andare.
L’AUTRICE
Classe 1988, è di origini campane, è giornalista pubblicista dal 2018. Autrice
di romance contemporanei e storici, da novembre 2019 è l’editrice di Words
Edizioni.
ESTRATTI:
«A mia
discolpa, posso dire che ci tenevo davvero tanto a conoscerti meglio.»
Livia sbuffa. E la capisco, sbufferei
anch’io al suo posto. Forse farei di peggio. Ma sono al mio posto, non al suo,
e devo tentare di metterci una pezza.
«Nonostante abbia detto quattro parole in
croce e sia fuggita dal tavolo?»
«No, l’ho capito quanto mi hai
implicitamente dato del coglione.»
La sento sorridere e il cuore mi si gonfia
di orgoglio come un gorilla idiota.
«Hai degli strani standard di giudizio.»
«Lo so, ma fino a oggi non mi sono mai
sbagliato sulle persone.»
«Disse l’uomo in procinto di divorzio.»
Cerco di tenere a bada il respiro fragile e impazzito, ma è inutile e lui percepisce tutta la mia difficoltà. E ne approfitta, lo stronzo, affonda il coltello sapendo di trovare spazio.
«Lo vuoi anche tu» sussurra.
«Non esserne così sicuro.»
«Non sono mai sicuro di niente con te,
Livia. Ma lo sento che siamo simili, che proviamo le stesse cose e che
combattiamo contro le stesse cose.»
«Combatti di merda, tu.»
Ride ancora, più libero stavolta.
«Allora ammetti di combattere contro qualcosa.»
«Di solito contro l’istinto di insultarti.»
«Gli insulti hanno lo strano potere di eccitarmi.»
«Stronzo.»
Lo sento nelle ossa il brivido che la
scuote, l’eccitazione che esplode nel suo corpo e si fonde a quella che mi
circola nelle vene, sottopelle. Come attirato dal canto di una meravigliosa
sirena, mi avvicino di più a lei e le mie labbra sfiorano la pelle delicata del
suo orecchio. Non riesco a trattenere un respiro che è tutto meno che aria:
brama, desiderio, forza di volontà in procinto di abbandonarmi.
Ma non aria.
Non banale aria.
E il mio corpo reagisce in maniera
primordiale, i muscoli si tendono fino a farmi male, la mente si svuota di
colpo e i sensi prendono il sopravvento.
«La verità, Livia, è che sono seduto qui
accanto a te con un’erezione da campionato. Ed è imbarazzante per un uomo della
mia età non essere in grado di riuscire a contenersi.»
Come un film che non vorresti mai smettere
di guardare, Livia reclina piano la testa all’indietro, abbassando le palpebre.
Il richiamo candido del suo collo è troppo forte. Mi sporgo ancora un po’ e le
imprimo sulla pelle un bacio per niente casto, umido, che mi permette di
assaggiarla.
«La verità è che, incessantemente, oggi
come da qualche giorno, nella mia testa vortica il pensiero di come sarebbe riuscire
a farti aprire di più con me, scoprirti poco per volta. E non parlo solo del
sesso, Livia, anche se quella sarebbe forse la parte più piacevole per
entrambi.»
«Presuntuoso» sussurra piano, a occhi
ancora chiusi.
Livia si irrigidisce, ma io le esploro le
costole, appena sotto al cuore, scivolando poi con le dita verso il basso, fino
all’ultima.
«Forse non è amore, ma sento che tra noi
un vincolo, un legame, c’è. Ed è profondo, nonostante ti conosca poco e,
soprattutto, da poco.»
In quella piccola insenatura ci premo le
dita, le imprimo il mio essere, la mia volontà. Gli occhi tornano nei suoi.
«È qui che mi auguro di stare, prima o
poi. Qui dove puoi sentirmi, nel bene e nel male, dove non puoi dimenticarti di
me. Voglio essere tuo amico, Livia, ma è difficile penetrare la tua corazza.
Fammi un po’ di spazio, non chiedo altro.»
Non so perché le ho detto questo, non so
neppure se lo voglio davvero. So che oggi sono solo Jacopo e tutto ciò che
desidero è stare con lei. Eppure, non riesco a non sentire male al cuore quando
lei mi guarda e pronuncia la sentenza.
«Accomodati. Ma non devi mentirmi mai.»
«Non ci tengo a essere parte di te,
Jacopo. Non voglio essere la costola di un’altra persona.»
Jacopo fa un passo in avanti e mi afferra
la mano, portandosela sulla gabbia toracica. Trova lo spazio tra le ultime due
costole e ci preme su con forza, tanto che quasi temo di fargli male.
«Non sei un’appendice del mio essere,
Livia. Semmai è il contrario. Semmai sono io che non riesco a pensare di poter
passare ancora un solo giorno senza di te. Qui» dice, premendo ancora di più e
più fondo, «non c’è mai stato nessuno se non tu. Né Chiara né chi è venuto
prima di lei. Qui, Livia, sei riuscita a penetrare solo tu.»
«Non te l’ho chiesto» replico con rabbia,
tirando via la mano di scatto.
«Ma ormai ci sei, sei qui. Cosa facciamo?»
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