RECENSIONE: Non voglio avere paura di Alice Vignoli




Titolo: Non voglio avere paura 

Autore: Alice Vignoli 

Editore: Edizioni Amarganta 

Genere: Storico autobiografico 

Data di pubblicazione: 28 agosto 2021 

Serie o autoconclusivo: Autoconclusivo 

Formato Cartaceo euro: 10,97

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TRAMA 

Amalgamando spensieratezze ad algide realtà e utilizzando un linguaggio semplice ma espressivo, nel libro si ripercorrono tratti di vita realmente vissuti da una bambina, Maria, durante la fine della Seconda Guerra Mondiale. Uno stralcio del passato che ci ricorda il valore di comodità oggi scontate e di legami autentici dei quali sono tutti alla ricerca. Ambientato tra le colline romagnole, la vicenda intreccia nozioni storiche a valorosi atti morali, lasciando spazio al lettore per ulteriori approfondimenti sulle cronache dell’epoca. Il racconto è stato scritto da una mamma per i propri figli, per non dimenticare.
Il libro è patrocinato dal comune di Tredozio.

 

RECENSIONE

Un romanzo breve, che in piccoli capitoli, e grazie anche alle illustrazioni bellissime di Antonella Loschi, riesce a emozionare e commuovere, ma anche a far riflettere circa gli orrori e le sciagure della guerra.

Ambientato in Italia, nelle colline romagnole, la protagonista è Maria, una bambina che vive nel periodo della Seconda Guerra Mondiale e per questo è stanca di averne paura.

“La banda Corbari lottava contro il nazifascismo, in particolare contro le truppe tedesche di occupazione e i fascisti della Repubblica di Salò. Per Luigi era un onore aiutare ragazzi tanto coraggiosi sebbene fosse molto pericoloso.”

Uno spaccato di vita passata ma che ancora oggi riesce a mettere i brividi, perché si sa che la guerra in realtà non sparisce mai completamente. I ricordi sono vivi nell’autrice, che ha realmente passato tutto ciò che descrive nel romanzo, e mi commuove molto un momento in particolare in cui viene ricordato il carro armato del film la Vita è bella di Roberto Benigni, facendo un odierno paragone con il dolore e lo spavento provato dai bambini nel bel mezzo delle guerriglie provocate dagli adulti spesso insani.

Anche se il libro è incentrato su un tema così triste, c’è spazio anche per momenti di felicità e idilliache presenze, come quando ad esempio vengono citati spesso gli animali come le mucche, i conigli, e luoghi come le stalle o i cortili. 

Maria viene descritta fisicamente come una bimba dagli occhi chiari, ma occhi che ben presto vedranno la guerra.

Queste parole mi hanno colpita tantissimo nel cuore, perché riavvolgono tutto il senso del libro, e per di più sono le parole con cui proprio lo stesso libro ha inizio, subito dopo la bellissima dedica ai nonni e ai figli dell’autrice.

“Le bimbe offrirono a Iris della frutta. Erano incantate dalla vista di quella bellissima ragazza che reputavano un modello da imitare, Fantasticarono sui suoi lunghi capelli scuri ora raccolti in un elegante chignon, sugli abiti che indossava la domenica per andare a messa e sul rossetto che probabilmente metteva durante le feste.”                  

Il modo in cui la bambina riesce a reagire davanti alla guerra è incredibile, e infatti Maria è matura nonostante sia piccina, è saggia, e capisce che la vita purtroppo è spesso dura e cattiva.

Maria deve portare le mucche al pascolo ad esempio, e questo è già indice di maturità e grande responsabilità per i suoi otto anni.

Di Maria mi piace la sua dolcezza e la sua caparbietà, il fatto che non si dia mai per vinta e che riesca a combattere con le unghie e con i denti.

Il romanzo in generale mi è piaciuto molto, perché credo che tutti dovrebbero ricordare quanto i nostri nonni abbiano sofferto in passato e spesso mi dispiace quando gli stessi nonni non vengono ascoltati dai nipoti che il più delle volte si annoiano a sentire i racconti della guerra.

“Il giorno dopo l’arrivo della banda Corbari presso la Faggiola, la piccola Maria si destò in un letto differente dal suo, in una grande stanza affollata. C’erano molti feriti, chi aveva fasciature alla testa, chi alle braccia, chi alle gambe e chi, proprio come lei, al petto.”

Il romanzo comunque sono sicura vi conquisterà, anche perché è molto delicato, semplicissimo da leggere ma costruttivo e intelligente.

Lo stile è pulito e non sono presenti refusi. Il linguaggio è consono allo stile del testo ed è di una delicatezza e pulizia disarmanti.

Più che romanzo lo definirei una vera e propria storia, perché ci tengo a precisare che è un dramma reale, da cui però è nato anche un qualcosa di speciale, in nome dell’amore e della resilienza.

 

VOTO IN COCCOLE: 5

FIRMA DEL RECENSORE: ROBERTA CANU

 


*Ringraziamo l’autrice e la casa editrice per la copia digitale* 

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