REVIEW PARTY RECENSIONE: L’astronauta dal cuore di stagno di Massimo Algarotti



Titolo: L’astronauta dal cuore di stagno

Autore: Massimo Algarotti

Editore: O.D.E edizioni 

Genere: narrativa 

Data di pubblicazione: 10 maggio 2021 

Romanzo: Autoconclusivo 

Formato: ebook 2,99 euro 

Cartaceo 12,99 euro

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TRAMA 

Nove mesi per prepararsi ad accogliere Zoe: c'è un mondo da disegnare, da creare, una stanza da preparare con amore e perseveranza, soprattutto quando la solitudine piomba all'improvviso nella vita di Aleida.
Zoe è una bambina che nasce con gli occhi chiusi a causa di una stella filante che voleva solo abbracciarla più forte. Grazie alla vicinanza di Selima, immensa amica, di suo padre e di un nuovo compagno, Aleida scopre che il destino traccia un solco su cui la vita affonda sempre le proprie radici per costruire, in ogni caso, un futuro.
Un viaggio che porta con sé Santa Lucia, Caravaggio, il Petrichor e un'Astronauta dal cuore di stagno.

 

 

RECENSIONE 

Quando si toccano le corde dell’anima, è come se si stessero sfiorando tutti i bimbi del mondo. Soprattutto, in questo caso, quegli occhietti chiusi e indimenticabili di una dolcissima bimba di nome Zoe, figlia di Aleida e di un papà che non vuole prendersi le sue responsabilità perché troppo giovane, troppo immaturo, troppo codardo, forse.

Ma sarà il padre di Aleida e la sua amica Selima, assieme a Francesco, il nuovo compagno di Aleida, a darle la forza di ricominciare una vita che le sembra non più vita ma un calvario vero e proprio.

 

“Ho imparato ad amare le mie amiche luci, il percorso di una stella cadente ci indicherà il punto esatto dove ci vedremo. Ti manderò un disegno e tu saprai dove trovarmi, come piccoli pensieri e percorsi che significano qualcosa che pochi possono capire.”

 

A diciannove anni scoprire di essere incinta è davvero un’immagine quasi sconcertante Km ma stupenda. Il pancione che non ti fa vedere nemmeno i piedi, e poi quella allure di bellezza e nostalgia, melanconia delle cose che magari non potrai più fare, perché in questo caso LEI rivoluzionerà la tua vita. È così che si sente la protagonista di questo breve romanzo intensissimo, pieno di spunti di riflessione per una vita delicata che ha il sapore di tutto ciò che non si scorderà mai più, proprio come la vita stessa e la morte.

Vengono affrontati temi seri, importanti, quali la consapevolezza del fatto che purtroppo non possiamo cambiare il corso del destino, ma possiamo bensì rimediare al passato, possiamo prenderci ciò che Dio o comunque il fato ci sta regalando in nome di ciò che ci ha appena tolto.

Una ragazza pronta ad accogliere la vita, non ingenua, non cattiva, tutt’altro. Una dolcissima persona talmente giovane da non capir bene cosa sia ancora la consapevolezza degli anni che verranno, del futuro che sarà, ma pur sempre con la testa sulle spalle, pronta a tutto pur di difendere il frutto del suo grembo.

 

“Grazie per non avermi abbandonata e per aver creduto in me: per aver creduto a questo piccolo cuore di stagno.”

 

E nonostante la sfortuna di aver incontrato un ragazzo assolutamente menefreghista, ecco per contrasto, l’incredibile fortuna di avere un padre dolce, attento, premuroso, come non è mai stata invece sua madre.

Leggendo il romanzo, nonostante io non abbia figli, mi sono sentita parte integrante della storia e sono rimasta affascinata dalla scrittura dell’autore, così bella, così genuina, così ipnotica e tristemente felice a volte, mentre in altri casi è drammatica e pensierosa. Ho letto in tre giorni questo romanzo, e mi è entrato dentro come sanno fare le risate dei bimbi, anche quelle di chi non c’è più.

La sensibilità e l’accortezza del linguaggio, l’immedesimarsi in un mondo femminile spesso non compreso dall’uomo in generale, mi ha stupita tantissimo e mi ha fatto innamorare pazzamente di questa storia così reale, a tratti cruda ma sincera.

E poi il Petrichor: quel profumo di natura, di foglie, di bosco… E il volersi perdere a tutti i costi all’interno di un qualcosa che ti vuole proteggere, perché tu sei lì ma vorresti scappare, vorresti essere una stella filante e uscire da quell’inferno che soffoca e uccide, e brucia e dà un senso di claustrofobia e vomito eterno.

Zoe.

Un angelo che forse farebbe credere anche ai più scettici in Dio.

 Quel Dio in cui Aleida non ha mai creduto, non per cattiveria ma per semplice volontà di libero arbitrio.

 

“Mostrami i giochi che mi avresti fatto fare, mostrami i passi che mi avresti insegnato, mostrami le parole che mi avresti detto, l’alfabeto con cui mi avresti insegnato ad amare, a scrivere poesie, a scrivere il mio nome. Mostrami i colori della pace, io ti mostrerò di che colore sono fatti gli angeli.”

 

 

Quel cordone ombelicale che raggiunge le stelle e là non si attorciglia più a un corpo indifeso, e una bimba piccolissima in tutina gialla respira, non tiene più gli occhi chiusi e recita come una litania incessante il nome ‘mamma’.

 

VOTO IN COCCOLE: 5

FIRMA DEL RECENSORE: ROBERTA CANU

 


*Ringraziamo l’autore e la casa editrice per la copia digitale dell’opera* 

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