Titolo: Storia di un numero
Autore: Davide Rossi
Editore: Rossini editore
Genere: Narrativa contemporanea
Data di pubblicazione: 30 dicembre 2020
Romanzo: Autoconclusivo
Formato: Cartaceo 13,29 euro
TRAMA:
Un numero non è fine a se stesso: ha un'esistenza,
una storia, un inizio e una fine. Un numero può essere umano, vivere e morire.
In una contemporaneità corrosa dalla malavita e dall'opportunismo, Kenny nasce
in un piccolo stato africano, flagellato dalla povertà, messo in ginocchio
dalla corruzione, dimenticato e disprezzato dagli stessi esseri viventi.
Condizioni disperate per chiunque abbia un minimo di misericordia per se
stesso, difficilmente sopportabile per la sua natura estrema che si impone
nella quotidianità sugli esseri viventi. La sua infanzia la trascorre a
osservare il mondo che gli ruota intorno, che ansima, grida, muore, violento e
insensato. Lui scruta, annota, studia e prova a conformarsi, ad adeguarsi alla realtà,
che cruda e violenta si manifesta, investendolo senza freni: la sparizione del
padre, il trasloco in un'altra zona, la morte della adorata zia, la presunta
anormalità. A confortarlo e a salvarlo dalla solitudine c'è lo studio, i
pensieri, vivaci e senza limiti, la curiosità verso l'ignoto e la natura.
Camaleonte decide di adattarsi, di vivere secondo i canoni imposti senza
rischiare, coltivando un'irrazionale voglia di responsabilità. Ciò non lo salva
dai suoi simili, spietati e potenti, che lo costringono a scappare via dalla
sua terra, verso un ignoto chiamato Europa. Un viaggio lungo e pericoloso,
attraverso posti incantevoli abitati da personaggi senza scrupoli, poveri
diavoli, disperati, dalla sopravvivenza e dalla morte. Storie di tanti numeri uniti
nella speranza di una resurrezione e dall'infame destino di rappresentare solo
delle anonime cifre. Un percorso lungo, attraverso deserto e mare, prigionia e
amore, fra carcasse umane e di civiltà.
RECENSIONE
Kenny non è
vendicativo, Kenny ha bisogno solo di essere amato, di trovare un posto nel
mondo.
Con questa
frase ha inizio la mia recensione, che vorrei fosse letta da più persone
possibili, perché in questo romanzo io ho trovato il seme della vita, il senso
della coscienza. Perciò l’autore si prefigge lo scopo reale di indurre il
lettore a scovare dentro sé tutto il dolore racimolato nel tempo, tutto il
razzismo perpetrato nei secoli nei confronti degli africani, fino alla peggior
forma di sevizie, la schiavitù.
“Abbandonare la quiescenza
nonostante l’ambiente ostile. Germinare per merito d’esso, mentre ci si
appropria del destino, mutevoli e intimoriti. Accrescere attraverso eventi
avversi, figli mai troppo odiati di un ecosistema differente.”
Questa che
ho letto è la storia particolare e cruda, violenta, ma anche delicata sotto
certi punti di vista e, in certi capitoli brevi ma efficaci, anche amorosa,
fatta di quel sesso sconvolgente e quasi falsamente sacro, impuro ma per Kenny
così tanto perfetto ai suoi occhi innocenti di giovane ragazzo, di un sistema,
società che non opera per il bene degli altri ma che come un Super-uomo pensa
di essere migliore del prossimo. Qui non vige la regola del: "porgi
l’altra guancia", ma piuttosto "fai come ti pare" e schiavizza e
schiaccia l’altro, colui che interroghi costantemente, che sevizi fino a fargli
fare i bisogni sulle proprie scarpe, lasciandolo senza acqua né cibo per
giorni.
Questo
romanzo–cronaca è davvero interessante perché va a spulciare temi purtroppo
noti a tutti: la violenza sessuale, la pedopornografia, l’abuso, la violenza
fisica e psicologica, e solo perché non si tratta di nazismo e di campi di
concentramento, questo non significa che il tema sia lontano da quello degli
ebrei.
Infatti,
come ben sappiamo, ebrei e uomini e donne di colore hanno sempre avuto un ruolo
declassato nella società, ma in tempi moderni e neanche troppo lontani, con
l’ascesa al potere di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti, i neri
hanno ottenuto i diritti che meritavano da sempre, da una vita intera.
A volte,
come accade a Kenny, in un’Africa quasi disorientata, ci si perde per poi
ritrovare quella speranza, che come una piantina va annaffiata ogni giorno, va
curata con amore e esposta alla luce del sole.
Il terrore
che vive Kenny, senza avere alcuna colpa se non quella di essere forse troppo
sensibile e buono, voglioso di massima libertà, filantropo, esposto al male
degli uomini che non si possono nemmeno definire tali in quanto bestie
oltraggiose, è davvero commovente e mette i brividi. Ci sono delle scene molto
violente, ma di una violenza che non va mai a urtare troppo la sensibilità del
lettore che si immedesima e si arrabbia moltissimo per ciò che succede al
protagonista, colui che sogna in grande.
Tutti siamo
Kenny. Tutti spesso siamo semi da piantare, affinché nel rigoglioso giardino
della vita, tutti possiamo aspirare a essere liberi e felici.
“Ingannai il tempo studiando il ramo della mia amica pianta. Non avevo manuali a disposizione, ero privo di studi o conoscenze di botanica. A scuola ci avevano dato in pasto qua e là nozioni di biologia vegetale, ma nulla che potesse aiutarmi. Quelli che mi parvero frutti, e che scoprii poi chiamarsi pigne, potevano contenere dei semi.”
Per quanto
riguarda lo stile, ho trovato il romanzo molto bello e di facile comprensione,
i dialoghi sono espressivi, a volte rudi e diretti.
Peccato per
alcuni refusi riguardo ad alcuni tempi verbali e ad altre sfaccettature che
sono sicuramente scappate di mano all’autore, ma nel complesso è davvero un
bellissimo romanzo.
“Non avevo costruito niente in
quegli anni vissuti. Nessun rapporto interpersonale, non avevo una carriera
avviata, se non un probabile futuro nell’azienda di mio patrigno, non avevo
neanche provato a cambiare qualcosa di quelle tante facce dell’Africa che non
mi piacevano. Respirai a fondo.”
È una storia
che lascia senza parole, che non incespica mai nel vuoto, ma nel buio
dell’ignoranza dei criminali e dei malfattori che si sentono in diritto di
picchiare Kenny e altri suoi compagni di viaggio (sarà un’avventura lunga)
senza alcuna pietà, rivelando l’animo dell’uomo primitivo, bestiale. A volte i
demoni si nascondono proprio nel cuore dell’uomo, non all’inferno. E
quell’inferno può essere un paradiso distorto, pieno di sangue e odio verso
un’Africa che ancora oggi piange in ginocchio. Solo Dio saprà curare le sue
ferite, e asciugarne le lacrime.
VOTO
IN COCCOLE: 5
ROBERTA
CANU
*Ringraziamo l’autore e la casa editrice per la copia digitale dell’opera *


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