TITOLO: Il Custode Dell’Etere – Il Risveglio delle Tenebre
AUTORE: Davide Di Lonardo
EDITORE: Savarese Edizione
DATA PUBBLICAZIONE: 1 gennaio 2020
FORMATO: Cartaceo
GENERE: Fantasy
PAGINE: 528
PREZZO: € 19,90
AUTORE: Davide Di Lonardo
EDITORE: Savarese Edizione
DATA PUBBLICAZIONE: 1 gennaio 2020
FORMATO: Cartaceo
GENERE: Fantasy
PAGINE: 528
PREZZO: € 19,90
SINOSSI
Il male è sempre pronto a infiltrarsi nel nostro mondo. Forze oscure minacciano di trasformare Parigi, un tempo meravigliosa, in un barbaro regno del terrore. Il tiranno Lorcàn, spinto dall’odio verso la corruzione e l’ipocrisia della società in cui vive, è alla ricerca di alcuni antichi e misteriosi manufatti, le Pietre dell’Etere, cinque gemme leggendarie, capaci di liberare un potere inestimabile.
RECENSIONE
Primo libro di una trilogia che si prospetta fantastica su ogni punto di vista. Un Fantasy storico dalla trama congegnata e trasparente, pulita ma corposa. Basti pensare che il primo volume contiene ben 500 pagine! Eppure la lettura è stata scorrevolissima, forse perché lo stile del giovanissimo autore (classe 1999) è fluente e decorato da metafore, similitudini e giochi di parole quasi pirateschi.
La trama si snoda perfettamente nel periodo della Rivoluzione Francese, perciò siamo nel 1789.
Il tutto ambientato come avrete capito nella Parigi del diciottesimo secolo.
Non posso accennarvi molto, perché vi svelerei segreti su questo
libro che ‘come le pietre dell’Etere’ vanno protette e non divulgate.
Posso dirvi però che troverete navi, pirati, ( come già accennato) e che all’inizio potreste imbarcarvi in un viaggio lunghissimo che parte dall’America e va dritto in Francia, un po’ come se vi trovaste sulla braca di un naufrago o meglio ancora nel libro di
Edgar Allan Poe - Le avventure di Arthur Gordon Pym (avventura, paura, terrore, ecc sono i temi cardine della storia) e inoltre i protagonisti sono due orfanelli di nome Will e Danny (gemelli) che hanno come protettore un uomo di nome Valtar dagli incredibili poteri, diciamo un maestro di vita.
Presto verranno a conoscenza di cinque pietre dagli immensi poteri che portano morte e distruzione e risvegliamo il male presente in
ognuno di noi, il demone che si nasconde sotto pelle.
Il più malvagio però, assieme a Lorcàn è Arsén Valeris, che abita nella parte più malfamata di Parigi, ma per assurdo diventerà per un lasso di tempo determinato, il capo maestro dei due gemelli
sfortunati.
La storia commuove fin dall’inizio, vi sono moltissimi colpi di scena, ma forse in alcuni punti avrei tagliato per non rendere troppo pesanti certi argomenti o discorsi.
Quando appare l’uomo Oscuro vi è un tripudio di malvagità insostenibile, che mi ha fatto rizzare i peli delle braccia.
Will all’inizio non sa che è capace di cose incredibili, non è a conoscenza dei suoi poteri incredibilmente forti, e le pietre non saranno facilmente recuperabili.
I luoghi vengono descritti come se noi lettori stessimo viaggiando
assieme ai protagonisti. Immaginiamo ogni scena come se prossimo davvero con loro.
Ogni personaggio ha una sua propria storia, ogni persona viene descritta minuziosamente, come se ogni piccola sua virtù o declassamento morale ed estetico potesse fornirci i dati necessari per farci apprezzare maggiormente il testo, o per chi non lo ha letto, incuriosirlo ancor di più.
I due gemelli rappresentano, a mio parere, la sorte, che in ognuno di noi può essere sia benevola o beffarda.
Mi congratulo con l’autore perché giovanissimo ha avuto la caparbietà scrivere un tomo di dimensioni enormi, quasi fosse un novello Stephen King ( basti pensare alla serie fantasy ‘La torre Nera’ e non ai romanzi horror per intenderci meglio.)
Testo su cui non ci sarebbe da recriminare nulla, a parte forse la
complessità del contenuto, che pur essendo di lettura scorrevole,risulta ostico in certe parti. So bene che il genere fantasy-storico non è facile da comprendere e da scrivere, però mi aspetterei di più da questo autore nei prossimi libri.
Credo che il suo sia un potenziale altissimo, se pensiamo all’età e
al duro lavoro che ogni autore fa’ in ogni suo romanzo, tuttavia rimango dell’idea che avrebbe potuto fare di più in certe sezioni dell’opera, soprattutto a metà romanzo, intorno alle pagine
245,250.
Detto questo, mi sento di dare ben cinque abbracci per la compostezza del libro, ossia la sagacia con cui lo scrittore si cimenta per la prima volta in un’opera tanto difficile, sapendo che il lettore potrebbe non comprenderne appieno la sua
versatilità.
Recensione a cura di Roberta Canu.


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