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COMUNICATO STAMPA – SOLITUDINI URBANE DI MARIA EVELINA BUFFA NAZZARI


 

 

“Solitudini urbane”: nella nuova opera letteraria di Maria Evelina Buffa Nazzari l’eccezionalità di un’esistenza ordinaria

 

 “Solitudini urbane”, edito da Porto Seguro, è la nuova opera letteraria dell’autrice Maria Evelina Buffa Nazzari.

Racconti brevi in grado di raccontare l’ordinaria eccezionalità dell’esistenza. I protagonisti del libro sono gli abitanti di una palazzina: persone comuni con il loro bagaglio di vita e dolori.

Tante storie ma un’unica narrazione: l’autrice con una penna sagace conduce il lettore nelle “solitudini urbane” di chi affronta l’esistenza tra le pieghe distorte e malinconiche della realtà.

Maria Evelina Buffa Nazzari, figlia d’arte, scrittrice e interprete teatrale e cinematografica, nel corso della sua lunga carriera, ha lavorato con attori e attrici come Alberto Sordi, Pino Micol, Alida Valli, Carlo Giuffrè, Martine Brochard, Ottavia Piccolo, Duilio Del Prete, Arnoldo Foà, Ileana Ghione e Paola Quattrini. Oggi continua a dedicarsi all’Arte in ogni sua forma raccontando attraverso la scrittura e il suo ultimo libro “Solitudini urbane” la straordinaria bellezza dell’ordinario.

“… è domenica sera, l’ora precisa non ha importanza, comunque è già buio e nel palazzo non dorme nessuno; un po’ per il caldo, un po’ per la nostalgia, ormai nell’aria, di un’estate quasi conclusa.

I chiassosi tacchi quattro centimetri della signora Mirella e lo scalpiccio di molti tacchi bassi contro le mattonelle di graniglia, il suono pungente e insistente del citofono che completa la sensazione di fastidio, rompono il limitato silenzio dell’edificio cittadino.

Quattro mandate dal tono grave riecheggiano nella tromba delle scale mentre l’intero condominio rimane sospeso e i suoi abitanti sembrano trattenere il fiato loro malgrado.”

 

Un buco sul pavimento, per via di un problema al riscaldamento, unisce tutte le case di una strana palazzina. Un uomo divorziato, dalla finestra del suo seminterrato, guarda le gambe dei passanti e degli inquilini del condominio: gambe lunghe, corte, affusolate, grosse, gambe sole, che conducono un'esistenza misera e dolorosa.

Queste gambe sono un po' le protagoniste occulte di diciannove tranches de vie legate da un filo sottile, legate da quel buco nero e spaventoso che sembra inghiottirle in un'unica storia.

Sono le gambe di Leone, che dondolano dal soffitto dopo aver dato una spinta a una sedia; sono le gambe di una donna che parte per il Nepal invece di morire; sono le gambe lentigginose della ragazza che aspetta ancora la mamma; quelle della donna col culo grosso e della sua rivale...

Diciannove paia di gambe: gambe che passeggiano per casa, si fermano, corrono da una parte all'altra, gambe che fuggono; gambe che disegnano ognuna la propria storia, unite dal fil rouge della desolante, certa, solitudine.

 

“L’ultima replica dello spettacolo Il mutamento di Stefania Porrino è andata in scena al Teatro di Documenti a Roma il primo marzo 2020. Già da qualche giorno in compagnia si parlava di un misterioso virus comparso in Cina. Ma la Cina è lontana, commentavamo cercando di minimizzare. Il 9 marzo chiudevano i teatri, e non solo. Solitudini urbane racconta di un condominio, microcosmo nel quale i suoi abitanti possono permettersi di sentirsi soli ma sono, di fatto, legati irrimediabilmente fra loro. Come tutti noi, abitanti della terra. Ho cominciato a scrivere di queste solitudini, prima della pandemia, ispirata dal condominio in cui ho abitato per sette anni, e ho finito durante il Covid. Lui non c’entra, ma un po’ sì” Maria Evelina Buffa Nazzari.

 


BIOGRAFIA M. EVELINA BUFFA NAZZARI

Dopo aver frequentato lo Studio Fersen, debutta nel ruolo di Rossana nel Cyrano de Bergerac per la regia di Maurizio Scaparro, più volte ripreso con grande successo, tra l’altro a Parigi (Palais de Chaillot) nel 1981.

Da allora, ha lavorato nel cinema, in televisione e soprattutto in numerosi teatri italiani.

Tra le sue più interessanti interpretazioni teatrali, si rammenta la prima rappresentazione in Italia, nella stagione 1994-95, de La deposizione, della canadese Hélène Pedneault: un dramma psicologico a due personaggi, presentato ad Avignon nell’ambito del festival 1994.

Dal debutto nel capolavoro di Rostand, ha sempre conciliato l’impegno nella interpretazione di novità assolute, soprattutto di giovani autori, con una presenza assidua e applaudita nei grandi classici del repertorio teatrale, da Goldoni a Albee, da Cechov a Wilde, da Ibsen a Giraudoux, senza peraltro trascurare autori più « leggeri » (Neil Simon, Jean-Noël Fenwick).

Tra le sue ultime e più apprezzate interpretazioni, Torna fra nove mesi, da lei stessa scritto (con il vero nome di Maria Evelina Buffa) per due personaggi femminili, e Ventiquattr’ore della vita di una donna, adattamento teatrale dalla novella di Stefan Zweig.

Come scrittrice, è autrice, tra l’altro, di un monologo, Il viaggio di Carlotta, pubblicato insieme con Torna fra nove mesi in un unico volume dal titolo Altrove, e di un romanzo autobiografico, Spesso sono arrivata seconda, editi da Ikona Liber, nonché del diario di un percorso di lutto, Dopo la fine, edito da Edizioni Sabinæ.

 

www.evelinanazzari.it

 

Miriam Bocchino

Press Office

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laltroveufficiostampa@gmail.com

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SEGNALAZIONE - Un posto anche per noi - Anna Zamboni


 

Sinossi: 

Fuggire, a volte, è la soluzione. Lo capirà Hailey, ragazzina di quattordici anni che vive a Manchester con la madre, donna turbata e alcolista e che da un momento all’altro vede rientrare nella sua vita il padre. La convivenza con i genitori diventerà insopportabile, portando Hailey a cercare una via di fuga. A offrirgliela sarà Sarah, una zia mai conosciuta prima.

Complici le magiche scogliere e il mare di Brighton, dove vive la zia Sarah, Hailey trascorrerà una magnifica estate, abbandonandosi a nuove emozioni e ritrovando quello che ogni persona dovrebbe continuamente cercare: la gioia di vivere.

Un posto anche per noi è un luogo, fisico o immaginario, che tanti di noi, in diversi momenti della vita, ambiscono a trovare. E per farlo bisogna intraprendere un lungo cammino, senza voltarsi indietro, ma solo guardando avanti.

RECENSIONE: Macchie indelebili di Ilaria Martini

 


Titolo: Macchie indelebili

Autore: Ilaria Martini

Editore: Porto Seguro

Genere: romanzo rosa/suspense

Data di pubblicazione: 9 settembre 2021

Romanzo: autoconclusivo

Formato: Ebook € 16,05

Link Amazon

 

                                                

TRAMA

Gemma ha una vita tranquilla: un lavoro mediocre, un ragazzo perbene con cui condividere le sere sul divano, una casa tutta per sé. Sembra che la sua vita abbia preso una piega normale. Troppo normale. Una notizia passa alla tv, qualcosa non torna. Un indelebile ricordo balza alla memoria di Gemma: quel raccapricciante segreto, che nessuna ragazzina dovrebbe tenere per sé, sembra tornato a tormentarla. E con il suo passato affiora l’ombra di lui, ancora lì, un amore passato.

 

RECENSIONE

Prima di iniziare questa recensione, mi preme ribadire il concetto che il mio giudizio e le mie sensazioni su ogni libro che leggo sono un parere personale, pertanto, mi trovo in dovere di essere sincera con me stessa e con gli altri lettori, ed esprimere ciò che penso.

La storia di questo libro vede il tempo del presente e il tempo del passato intrecciarsi tra loro, in un racconto alternato tra cose successe e ciò che accade alla nostra protagonista.

Gemma è ormai una giovane donna, vive con suo fidanzato Alessandro e lavora in un grande negozio di articoli sportivi. Quando il nome “Samuele” torna nella sua vita, però, gli eventi iniziano a prendere una piega diversa.

La routine, a cui si stava abituando, lascia spazio ai ricordi e Gemma inizia a trasportarci in quella che è stata la sua adolescenza.

Un periodo buio della sua vita, a tratti illuminato dai suoi amici Elisa e Matteo, e dal suo primo vero amore, Samuele. Le cose però non sono state semplici e i quattro ragazzi nascondono un segreto inconfessabile che all’improvviso torna prepotente nelle loro vite.

Ci sono temi importanti, in questo libro. La droga, la violenza, lo stalking. Ci sono i presupposti per un racconto di tutto rispetto, profondo e accattivante. Ciò che però non mi ha convinta, è il modo in cui è stato raccontato. Lo stile narrativo, a mio avviso, non ha le giuste caratteristiche per invogliare il lettore e prenderlo di pancia, di cuore. Si narra, si descrivono le azioni dei personaggi, ma non si vive, non si entra in empatia con loro.

Alcuni passaggi della storia mi hanno lasciata perplessa, mi hanno fatta quasi arrabbiare, perché immaginavo questo romanzo scritto e narrato in modo diverso, e mi è dispiaciuto trovare un potenziale del genere non valorizzato nel modo giusto. A mio avviso, ripeto.

Spero che le mie parole servano magari per rivedere e migliorare il testo e dare ai lettori un prodotto ancora più valido.

Pertanto, non mi sento di dare un voto a questo libro e lascio ai lettori il compito di amarlo oppure no.

 

A presto, Alessandra

*Ringraziamo la casa editrice e l'autrice per la copia digitale. *

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