Titolo: Archi di sangue
Autore: Giuseppe Pantano
Editore: Brè edizioni
Genere: Narrativa
Data di pubblicazione: 25 Ottobre 2021
Serie o autoconclusivo: Autoconclusivo
Formato ebook: 3,99 euro
Cartaceo euro: 13,30
TRAMA:
Caterina
e Antonia: donne unite da uno stesso destino. Persone che, solo per il fatto di
essere nate femmine, sono costrette a subire violenza. Sullo sfondo, lei,
Giuseppina, l’eroina che combatte il mostro Carmelo. Che si adopera per salvare
delle vite, che crede e lotta al fianco delle vittime. Una vicenda che inizia
nel 1963 e si conclude ai giorni nostri e mette in evidenza come le cose non
siano molto cambiate: il maschio padrone esisteva allora come oggi. E non
importa se il violento è il tuo patrigno o il compagno, l’aggressività è da
condannare. Sempre. Abusi e maltrattamenti che originano faide familiari,
scandali e omicidi. Soprusi che danno vita a un thriller dove tante persone,
troppi individui innocenti sono costretti a pagare anche a causa di forze
dell’ordine corrotte, che non si fanno scrupoli a contaminare o nascondere le
prove. Un giallo per rimarcare ancora una volta l’orribile piaga che dilaga
anche nella società odierna.
RECENSIONE:
Il
romanzo si apre con il prologo su una
Milano quasi odierna, ovvero datata ottobre 2018. Una donna sta camminando per
strada, il suo nome è Antonia ed è sposata con un uomo rude e grezzo,
perennemente ubriaco e violento di nome Alberto.
“Si destò dai suoi pensieri e cominciò a organizzare il pranzo. Quando aprì lo sportello del mobile della cucina, ebbe un sussulto e fu presa dal panico. La pasta era finita e lei, immersa nella preoccupazione di essere seguita, aveva dimenticato di prenderla.”
Ebbene
sì, la vita della donna, che avrà un ruolo decisivo nella storia, così come
Caterina, ma in tempi e situazioni differenti, sarà sancita dalla violenza
fisica e psicologica fin da quando era bambina, dato che i suoi genitori
morirono in un incidente e fu affidata alle suore, tra cui specialmente una,
Giovanna, non volle mai bene a Antonia e anzi in un episodio che mi ha colpito
parecchio in cui la bambina vuole benedire un micio indifeso la suora si oppone
e la umilia più volte.
Sarà
questo il destino di Antonia, così umile, così buona e indifesa e come da
tradizione vessata e trascinata in un tunnel violento e malinconico, fatto di
solitudini e silenzi, paure e tragedie.
Ma
andiamo per gradi, in quanto il romanzo risulta ben denso di vicende che vale
la pena raccontare per fare il giusto quadro della situazione. Nella parte
prima, nel capitolo numero uno, vi è la data 1963, e il luogo in cui si apre la
vicenda stavolta è San Biagio Platani, in Sicilia, durante la celebrazione
della sacra Pasqua.
La
protagonista stavolta, che poi è unita ad Antonia in un fil rouge davvero
interessante e coinvolgente, sarà Caterina, ragazza sedicenne, figlia di
Concetta, andata in moglie di Carmelo Rizzo dopo esser rimasta vedova del primo
marito con cui ebbe Caterina. Le vicende narrate, soprattutto quando a parlare
è l’uomo, sono spesso in dialetto siciliano e questo rende Carmelo molto
tradizionalista e forse, dal mio punto di vista un tantino burbero (perlomeno
questo è ciò che mi ha trasmesso) La storia dei Rizzo si apre con la domenica
di Pasqua e con la sapiente ricostruzione non solo sintattica e narrativa ma
anche storica riguardante gli Archi di Pane su corso Umberto I assegnati a
Carmelo, dato che faceva parte della confraternita devota a Gesù Cristo e
quindi doveva allestire il lato sud della via.
“Erano passati sei mesi dall’ultima volta che l’aveva vista. A quel giorno Mimmo non aveva avuto più notizie di Caterina. In paese si diceva che si fosse trasferita dalla nonna ad Agrigento, per accudirla.”
Proprio
lo stesso Carmelo che sembrerebbe un uomo devoto e pio, in realtà è un orco, un
mostro che ha approfittato dell’innocenza della giovane Caterina minacciandola
in segreto.
E
tutto questo perché? Per il fatto che il Mezzogiorno è sempre stato purtroppo
un luogo molto meno evoluto rispetto al Nord e perciò se Caterina avesse
parlato, le colpe sarebbero ricadute su di lei, figliastra ingrata e
sicuramente additata come donna facile e volgare.
Proseguendo
la lettura, il romanzo si infittisce sempre più e i colpi di scena sono davvero
incredibili e realistici.
Ho
appena detto che il Sud è retrogrado rispetto al Nord, è vero, ma non
dimentichiamo che nel 2018 Antonia era sottomessa ad Alberto in quel di Milano
e se non fosse per la forza d’animo e il coraggio, la grinta e la tenacia di
questa donna (così come le milioni di donne che ogni giorno vengono umiliate e
picchiate, e addirittura uccise) non sarebbe forse riuscita a incontrare
successivamente la persona che renderà meno triste il suo futuro.
Ma
chi sarà questa figura misteriosa che segue Antonia e Alberto, ben nascosta da
entrambi?
“Alberto non riusciva a rilassarsi. Steso sul divano a guardare il calcio, aveva già bevuto tutta la bottiglia da mezzo litro di birra. Era più nervoso del solito. Ormai a lavoro andava tutto storto.”
Il
romanzo si muove in maniera ciclica, gli
sbalzi temporali sono eccellenti e ritmati, così come l’impatto emotivo e
l’ansia, la preoccupazione, il porsi continue domande ad ogni pagina che si legge
e che termina, ahimè rapida, perché è una storia che si legge davvero tutta
d’un fiato e con sincera commozione.
VOTO IN COCCOLE: 5
FIRMA
DEL RECENSORE: ROBERTA CANU
*Ringraziamo l’autore e la casa editrice per la copia digitale*
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