Recensione: Più che umano – il passato che non c’è più di Fabrizio Zuccari

Titolo:  Più che umano – il passato che non c’è più 

Autore: Fabrizio Zuccari

Editore: Jacopo Lupi editore 

Genere: Fantascienza 

Data di pubblicazione: 26 giugno 2020 

Serie o autoconclusivo: Autoconclusivo

Formato: ebook euro 4,99 

Cartaceo euro: 14,99 

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TRAMA:

In un mondo futuro che non è più il suo il detective Adam Lasttri prova a ricostruire il puzzle di piccoli pezzi del suo passato intrecciando la sua vita con indagini su trafficanti di organi, omicidi, potenti corporazioni e la sua nuova famiglia di colleghi della polizia di Cidice, Città di Costa Est, la megalopoli una volta nota come New York.

Riuscirà un detective newyorkese, rimasto ibernato per oltre duecento anni, a risolvere un caso che potrebbe salvare la razza umana e restituirgli il suo passato?


RECENSIONE: 

Quando il mondo sembra crollarti addosso, dovresti rialzarti subito, oppure tornare a dormire. Questa è la frase con cui voglio iniziare la recensione di questo stranissimo, particolarissimo e geniale libro di un autore davvero con ottime capacità linguistiche e coinvolgenti a livello di emotività meccanica ma anche di cuore. Perché ho voluto iniziare in questo modo? 

Perché nel romanzo vi è una sorta di ‘caduta’ e di ‘resilienza’, vi è uno scontro tra forze centripete che si stagliano con gran furore pressoché nella mente e nella vita dello strano e glaciale (capirete il perché leggendo il libro che vi consiglio tantissimo) Adam Lasttri, che in un viaggio assurdo ma anche ben piantato al terreno,  riesce a coinvolgere altri protagonisti come le donne ad esempio che sono  ben presenti e infatti nel romanzo vi è una sorta di femminismo rocambolesco dittatoriale e totalitario, ma anche umano e sotto certi aspetti ‘gentile’. Potrei dire di questo libro che accade tutta una serie di cose che generalmente nei libri che siamo soliti leggere non succede, ecco perché è curiosamente atipico e anche estremamente privo di pregiudizi su qualsivoglia genere letterario. Potrebbe essere anche definito distopico, ma io preferisco affibbiargli il nominativo ‘fantascientifico.’ Il linguaggio che viene utilizzato è il vero motore, l’ingranaggio che permette alla trama di evolversi fino a giungere a livelli altissimi di ansia, curiosità, e anche incoscienza. 

“Liedermeyer prese il bigliettino dalle mie mani e lo infilò nel taschino del mio giubbotto. 

<< Immaginiamo che riesca a ottenere delle prove di un reato commesso da qualcuno in alto della GDD, ma non riesca a trovare un giudice o un procuratore che voglia rischiare la propria carriera firmando un mandato. Oppure che abbia bisogno di informazioni industriali che, comunemente, non sarebbero di pubblico dominio.>>”

Se questo libro fosse un film molto probabilmente rimarremmo a bocca aperta mentre i popcorn ci volerebbero via dal sacchetto… sì, perché vi è quella sensazione di futuro e passato che si incastrano e sottilmente si allontanano per poi riunirsi magicamente, tra medicine, ibernazioni, traffici di organi, droghe e persone che si credono un po’ troppo perfette e geniali, per non dire patetiche e antipatiche ma senza mai divenire esageratamente assurde o stupidamente noiose. 

Ecco perché l’autore è bravissimo nel progettare questi meccanismi della mente perfetti, questi personaggi che di umano riescono ad avere tanto e allo stesso tempo poco. Vi è un dualismo perfetto, quasi cronologico, in cui persone e tempo, sostanze che non avevo mai sentito nominare personalmente e anche termini scientifici in disuso o inventati dall’autore si confermano vincenti e pragmatici. 

Il movimento robotico, il caos primigenio, gli anni, i secoli, gli albori della vita…  ecco perché all’inizio ho pensato a quella frase. 

“L’Irlanda era stata una delle poche nazioni a non aver subito attacchi diretti durante la guerra, e buona parte delle costruzioni di Dublino risalivano ancora a quell’epoca. Il cielo era nuvoloso e la temperatura vicina allo zero, ma era uno di quegli inverni con poca pioggia, solitamente tratto distintivo del paese.”

Forse perché a volte la realtà è talmente un ostacolo all’amore e alla propria benevolenza, al proprio coraggio e lealtà, che è meglio dormirci su. 

Ma il personaggio principale non è un codardo, perciò agisce, si muove di continuo, cerca di scoprire il suo passato, si evolve! 

Un romanzo fantascientifico quasi di formazione, in cui l’autopsia e il dolore, la morte e la resurrezione in ‘terra’ sono argomenti clou, di massima esposizione. 

Certo il romanzo nonostante la bellezza, il suo focalizzarsi sull’attenzione robotica e materiale, il vociare disumano della vita atipica di tutti i giorni che sembrano quasi un etere infinito, non è molto scorrevole proprio perché ricchissimo di dettagli, nomi e colpi di scena. 

Storie dentro storie, che avvolgono un cuore, ma sarà un vero muscolo o sarà morto?

Scoprirlo sarà come riemergere da quel sonno profondo, in uno stile impeccabile che non vede riscontri negativi. 

“Grafton Street pullulava di gente intenta a fare i primi acquisti natalizi: qualche suonatore di strada, molti turisti e, vicino alla statua di Molly Malone e al suo carretto di molluschi, un enorme display che trasmetteva le varie notizie locali e internazionali.”


Voto: 5 coccole

Roberta Canu 

*Ringraziamo la casa editrice e l’autore per la copia digitale.*

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