Coccolosi e Coccolose, mi sono imbattuta in questo
meraviglioso racconto per caso a notte fonda dopo il lavoro, ho incominciato a
leggerlo per curiosità e non sono riuscita a staccarmi fino a quando non è
comparsa la parola fine, ed è stato in quel momento che ho pensato di contattare
l'autrice e di chiederle di condividerlo con tutti voi.
Due capitoli la settimana...sono certa che ne
restereste entusiasti quanto me... e come dice l'autrice Nina Solamente, buona
lettura, anime 💓

CAPITOLO 1
Sono Daisy e sto per incontrare il mio ex fidanzato,
con la sua nuova ragazza.
Sono stata troppo rude? Ritento…
Ciao, sono Daisy e quattro mesi fa il mio fidanzato ha
deciso di lasciarmi con un messaggio: veloce ed indolore. Indolore per lui, sia
chiaro! Non l’ho più incontrato da allora, almeno fino ad oggi.
È Dicembre e questo, per me e per i miei amici, può
voler dire solo una cosa: La Quercia.
La Quercia è il nome che abbiamo dato alla baita in
legno sul lago, al Nord del Paese che occupiamo per un intero mese, durante il
quale lavoriamo in un villaggio turistico invernale.
Da tre anni abbiamo le nostre tradizioni, i nostri
compiti, le nostre mansioni. Tutto è stato ritmicamente uguale per tre anni:
fino ad oggi, fino a quando Riccardo ha deciso di presentare la sua nuova
ragazza al gruppo e di portarla con sé.
Quali effetti avrà tutto questo su di me, non so
ancora ben definirlo. Ad un primo resoconto, pare che quest’anno non dormirò
più con la stessa persona, non faremo la spesa insieme, non ci baceremo, non ci
cercheremo: si, questo Natale sarà un fiasco totale.
“Va tutto bene, Daisy?” – Jack è al volante, mi lancia
un’occhiata fugace dallo specchietto retrovisore per accertarsi delle mie
condizioni.
Lo fanno tutti ormai: trattarmi come una malata,
intendo. Tutti tranne Baster. Baster è l’unico a non mostrare compassione:
semplicemente, mi tratta come la sfigata mollata tramite sms, dopo quattro anni
di relazione. Che poi, è quello che sono. Una sfigata.
“Tutto ok!” – abbozzo, tenendo un sorriso falsissimo
stampato al viso.
Io e Baster ci siamo divisi alla partenza. Partivamo
sempre insieme io lui ed il mio ragazzo e gli altri ci raggiungevano di
pomeriggio. Come ogni anno pensavamo che Riccardo partisse al mattino: ma come
vi ho già detto, quest’anno non è come gli altri.
E così, mi ritrovo a fissare quella folta chioma di
color ebano che compare a tratti dallo specchietto retrovisore della macchina
che ci precede. Ma soprattutto, continuo a chiedermi: le starà accarezzando le
gambe come accarezzava le mie per tutto il tragitto?
“A me, lei non piace per niente!” – farfuglia Giulia,
guardando sottocchio il fidanzato, temendo una reazione che non si fa
attendere.
“Giulia… che t’ho detto? Non fare commenti. Cosa non
ti è chiaro della frase – NON SONO AFFARI NOSTRI?”esordisce. “Daisy, - Jack
riprende affannosamente - potrai sempre contare sul nostro aiuto ma tu sai
quanto io tenga a lui…” – sostiene, quasi dispiaciuto, senza osare nominare il
suo nome.
“Potrai contare anche sul mio, di aiuto, ogni volta
che vorrai farti sostituire a lavoro o nei compiti di casa.” Sergio mi sfiora
la mano e mi abbraccia, lasciando che le mie spalle ricadano sul suo petto.
“Per me ha sbagliato a portarla qui. Stiamo lavorando,
non stiamo in vacanza: non può fare come gli pare!”- sentenzia affettuoso.
Faccio su con le spalle e riprendo a guardare la
strada.
Il viale delle Rose: si, siamo quasi vicini alla
Quercia.
“Gliel’ho detto anche io, siamo chiari! Non sto
prendendo le sue difese…” – precisa Jack “Ma non voglio mandare all’aria la
nostra amicizia, Riccardo è troppo importante per me..” sussurra quasi
vergognandosene.
Continuo a non parlare, a non emettere suoni, parole,
sussurri.
Chi vi ha chiesto di scegliere? Chi sta mendicando
attenzioni o compassione? Non io. Da quando ho chiuso con Riccardo (anzi, da
quando Riccardo ha troncato con me) non li reputo nemmeno miei amici. Sento di
non potermi fidare di loro, (Baster è fuori da questo discorso, lui e Riccardo
non sono mai andati d’accordo!) ma ho la sensazione che se avessi pianto o
parlato o se avessi anche sospirato avanti a loro, avrebbero riferito tutto a
Riccardo. Per cui, da quando sono stata lasciata, ho evitato ogni cena ed ogni
festa. Ho finto di aver perso il cellulare, per qualche mese. Ho interrotto i
rapporti con quasi tutti.
Mi hanno ritrovata smagrita e deperita, i miei capelli
lunghi hanno lasciato spazio ad un carré, sulla mia lingua è comparso un
piercing e da quattro mesi ho cominciato a fumare: no, non ho nascosto bene la
mia depressione.
Chissà cosa penserà Riccardo, che amava i miei capelli
lunghi, che adorava le mie curve e che ogni volta che fumava una sigaretta,
sussurrava:
“Quanto ti ammiro, per non essere sciocca quanto me…”
Baster mi ha ordinato di accendermi una sigaretta
appena fuori dalla macchina, così da provocargli un capogiro, per le mille
novità!
Non so bene quale sarà il mio atteggiamento: quel che
è certo è che non farò nulla per attirare la sua attenzione. Il mio unico
obiettivo sarà essere trasparente, inesistente e sperare che queste festività
passino in un batter d’occhio.
“Adesso cominciamo a divertirci!” – sussurra Giulia,
mentre Jack è intento a parcheggiare.
“Se sviene non lo raccolgo da terra!” – sorride
Sergio.
Faccio un lungo respiro, porto le mani nelle tasche,
prima di scendere, così che nessuno noti quanto tremino : non prima di sfilare
una sigaretta dal pacchetto ed infilarmela in bocca.
Dai, Daisy, è solo questione di qualche istante. –
ripeto tra me e me.
Aspetto ancora qualche secondo: mi manca il fiato.
Riccardo è appena sceso dall’auto, indossa quel
giaccone lungo color cammello che gli regalai qualche anno fa, scioglie la
folta chioma, tenuta su in uno scarno chignon e poggia sulla testa il classico
Borsalino nero, dal quale non si stacca mai.
La barba ancora più lunga, il corpo ancora più
robusto, la pelle ancora più scura: non ricordavo fosse così bello, non così
perfetto.
“Brò” – Jack, richiama la sua attenzione, colpendolo
con un leggero pugno al petto.
“Ehilà..” sussurra lui, entusiasta.
Abbraccia Jack e il suo sguardo cade su di me.
Non so quale fosse il suo intento, ma se voleva
ignorarmi, ha fallito vergognosamente. Penso sia rimasto con la bocca aperta
per qualche secondo. E no, non sto esagerando, letteralmente le sue labbra
erano socchiuse ed il suo sguardo perso, meravigliato, scioccato.
Mi fissa duramente, con il sopracciglio destro
rialzato che ho sempre trovato maledettamente affascinante. Ma non è tutto. Ho
l’impressione che il suo collo si allunghi, in cerca di qualcosa che trova dopo
poco: la sigaretta, la sigaretta tra le mie mani. Sgrana gli occhi ed il fumo
del suo sigaro deve essergli andato di traverso, perché prende a tossire come
un malato bisognoso d’ossigeno.
Dieci punti a Baster, per la sua idea.
“Ciao!” – sogghigna entusiasta la sua nuova ragazza e
si butta tra le braccia di Jack quasi come se lo conoscesse dai tempi
dell’asilo.
Non mi sembra male. Nonostante il naso aquilino la
faccia apparire antipatica, ha una bocca davvero ampia e quando sorride, sembra
affettuosa, quasi gentile.
Ha anche buon senso: ha evitato di tendermi la mano e
si è limitata a sussurrare
“Daisy, giusto? Io sono Naomi.” Forse un po’
pretenziosa nel sussurrare il suo nome, quasi a voler sottolineare il suo ruolo
ma come vi ho già evidenziato: voglio essere trasparente! Pertanto accenno un
breve sorriso e raggiungo Jo sul patio.
“Daisy!” – urla questo, alla mia vista. “Cosa hai
combinato? Quanto sei cambiata…” – nota sorpreso. Jo è nostro “controllore”. Eh
già, avete capito bene.
Dicembre 2014.
Non ci presentammo a lavoro e senza di noi, il
villaggio non aveva baristi, Pr, dj e animazione per i bambini: in pratica, non
c’era alcuna attività per i turisti.
Quando Tom, il dirigente del resort, ci raggiunse alla
Quercia, eravamo così ubriachi e fatti che lo invitammo a sedersi con noi a
bere un amaro, da allora ci ha affidato Jo, una sorta di babysitter che si
assicura che vengano svolte le mansioni in casa, a lavoro e in giardino.
“Dov’è quel disgraziato del tuo ragazzo?” – domanda.
Bene. Ecco il primo problema! Nessuno ha riferito le
novità.
Fingo di non sentirlo ed afferro un bicchiere di
prosecco dal buffet che Jo, affettuosamente ha preparato per noi.
“Jo Jo!” – Riccardo, richiama la sua attenzione,
rompendo quell’imbarazzante silenzio.
“Devi stare molto attento, scapestrato!” – risponde
questo a mo’ di rimprovero.
“A cosa?” – domanda Riccardo, afferrando due bicchieri
dal buffet, e porgendone uno al capo.
“è così bella la tua ragazza, che quest’anno è la
volta buona che ti lascia!” – esordisce.
Non penso di aver mai partecipato, nemmeno ai
funerali, ad un silenzio tanto glaciale come quello che è calato qualche
secondo dopo la frase di Jo.
Il tempismo ed i suoi danni, intitolerei una foto, se
potessi scattarne una in questo momento.
“In realtà…” – Naomi decide di interrompere il
silenzio. La meno indicata per tale ruolo prende parola.
Baster è sull’amaca e ci osserva, con il suo solito
cinismo, divertito si gusta la ridicola scena dalla platea.
Riccardo non prova nemmeno a spiegare, così, la sua
ragazza, non ricevendo aiuti, prosegue:
“In realtà, sono io la fidanzata di Riccardo…”
Cosa succede dopo? Vorrei non dovervelo spiegare.
Jo, letteralmente scoppia a riderle in faccia,
tenendosi la pancia per le grasse risate e quando con difficoltà riprende
fiato, si rivolge a Riccardo:
“Che stronzo che sei! C’avevo quasi creduto, amico!”
Naomi si volta di scatto verso Riccardo ma questo sta
attento ad evitare ogni tipo di contatto visivo, evitando così di soccorrerla.
“Non stiamo più insieme…” sarebbe così facile ma non
lo dice, resta muto, inerme.
La situazione è così penosa che anche Sergio, che non
è affatto famoso per la sua bontà di cuore, si sente in dovere di intervenire:
“Allora? Lo facciamo quest’albero come tutti gli altri
anni o restiamo a bere tutta la notte?”
“Si, dai, tutti giù a prendere gli addobbi!” – ordina
Jo, del tutto ignaro della gaffe appena fatta.
“Grazie per l’aiuto!” – sbotta Naomi, prendendo
Riccardo per il braccio.
Ragazza, se c’è una cosa che avresti dovuto imparare
in questi tre mesi di relazione è che a Riccardo da maledettamente fastidio
discutere avanti alla gente, figuriamoci in presenza della sua ex.
Per evitare di essere coinvolta in qualsivoglia
scontro, in ossequio al mio motto: “sii trasparente!” , me la do a gambe,
raggiungendo gli altri nello scantinato, Baster mi lancia un’occhiata
rassicurante, quasi a voler dire: sarò i tuoi occhi e le tue orecchie e
noncurante resta sull’amaca, intento a sgranocchiare patatine al gusto
d’arachide.
“Manco cinque minuti e già si stanno ammazzando!” –
commenta Sergio, assicurandosi che Jo non lo senta.
“Frate, gliel’ho detto che era una puttanata!” –
aggiunge Jack, ormai convinto che la difesa di Riccardo sia una causa già
persa.
Continuo a muovermi tra loro, quasi fossi un’ombra,
afferro gli stessi scatoloni che mi affidano da anni e li porto su, come se non
stessero parlando di me e del mio ragazzo… cioè, del mio ex ragazzo.
Quando risalgo dallo scantinato mi ritrovo Riccardo di
fronte: è rosso in viso e ha legato malamente i capelli, mi guarda in un modo
che – se non avessi inserito “decifrare gli sguardi di Riccardo per tentare di
capire cosa prova” nella lista delle cose da NON FARE,- direi senza alcuna
remora, che sta provando rammarico misto al rimorso.
Ma come precisato, l’interpretazione dei comportamenti
di Riccardo, è nella lista delle cose proibite.
Resta lì impalato, per qualche secondo e sembra quasi
perso nel mio sguardo e senza che io mi muova di un passo, e del tutto inaspettatamente
(conoscendo il carattere di Riccardo) questo ad un tratto sembra vedermi,
vedermi sul serio, accorgersi di me, afferra uno dei due scatoloni che ho tra
le braccia, lasciandomi completamente esterrefatta per quel gesto, ma non è
tutto.
“Riccà, a te tocca questo!” – Reclama Jack dal fondo
dello scantinato, indicando lo scatolone più pesante.
“Non la vedete? Non ha più il fisico per portarne due!
Qualcuno di voi avrebbe dovuto accorgersene!” – e se nella lista non avessi
inserito quella regola, beh…. Direi che mi sta proprio disprezzando.
Mi ha lanciato un’occhiata sprezzante quasi
disgustato.
“Sei trasparente, Daisy, sei trasparente…” – ricordo a
me stessa, così prendo a correre per raggiungere il giardino, evitando di
ascoltare qualsiasi commento segua.
E come se le sorprese non fossero abbastanza, arrivata
al patio, trovo Baster a ridacchiare con Naomi, mentre le porge un bicchiere
colmo di prosecco.
“Che fai? Ti allei col nemico?” – vorrei dirgli e
forse riesco a comunicarglielo con la fronte aggrottata e lo sguardo disperato,
tant’è che nell’istante successivo, fa una sorta di inchino, socchiudendo gli
occhi, quasi a tranquillizzarmi, quasi a voler dire: ho tutto sotto controllo.
“Aiuta il tuo ragazzo! Ha fatto il carico di
scatoloni, quest’anno!”. – Sussurra Baster con sleale gentilezza.
Riccardo coglie il riferimento agli addobbi che ha
portato su al mio posto e risponde:
“Il pagliaccio vallo a fare al circo!”
“Riccà, non ci siamo!” – Jack lo tranquillizza
dandogli una pacca sulla spalla e porgendogli un bicchiere di prosecco.
“Fatti un sorso!” – lo invita.
Sapete? Non pensavo fosse così difficile essere
trasparente.
E così, mi ritrovo a dover combattere anche contro uno
stupido scatolone che sembra volermi dare forma, odore, sapore, mentre io
vorrei solo essere invisibile.
C’è qualcosa che rende più folli dell’amore: è
l’assenza d’amore. Riccardo mi ha come cancellata dalla sua memoria, e chiunque
voglia ricordare cos’eravamo, lo spinge alla follia.
Riccardo pensa al nostro non-amore ed esplode.
Ma Riccardo ha più pensato al nostro amore? Ed è
esploso? Perché a me capita ogni notte, prima di silenziare il cellulare, dopo
essermi messa a letto, mentre spengo la luce, chiudo gli occhi e penso a
Riccardo.
Magari è solo un brutto sogno- penso- magari domattina
lo ritrovo ai piedi del letto, con la sua chitarra intento a suonare qualcosa
per svegliarmi.
Poi mi sveglio e non è mai così, ed esplodo, fino a
sentire il cuore spaccato a metà.
“Ho un carico di vodka da ritirare tra mezz’ora. Vi
lascio al vostro albero!” – esordisce Jo, dall’alto del suo piedistallo,
montato per le comunicazioni, sul patio.
Poi estrae qualche cartaccia dal taschino della giacca
e riprende:
“I turni per la spesa restano quelli dell’anno scorso:
così non creiamo confusione con i turni a lavoro. Per le pulizie domestiche
lascerei tutto uguale, tranne il giovedì: la nuova arrivata- fa un inchino vero
Naomi,- può coprire Jack e Giulia che avevano un doppio turno per il bucato. E
può aiutare Baster a cucinare la domenica perché è da solo. ”
“Va bene!” – sorride Naomi, ignara del fatto che con
questo, Jo voglia dire che io e Riccardo cucineremo il Lunedì, laveremo i
piatti il Martedì, faremo il bucato insieme di Mercoledì e usciremo per la
spesa il Venerdì.
“Obiezioni?” – chiede il capo.
Ed io spero tanto che Riccardo prenda la parola ma
questo, quasi assente, si riaccende il sigaro, riempendo un cicchetto di amaro
e mandandolo giù tutto d’un sorso.
Non stiamo più insieme- quanto ti costa dirlo?
Vigliacco che non sei altro! Mi hai lasciata tu, senza una spiegazione, senza
darmi l’onore di una spiegazione e nonostante la tua ferma decisione, sei lì
impalato da un’ora e pur di non dirlo, stai prendendo in giro il tuo stesso
capo- penso disgustata.
“Perfetto!” aggiunge dopo qualche istante di silenzio-
glaciale- Jo.
“Ah… e come ogni anno, aspettate me per la stella e
per la foto!”
C’è questa tradizione, di appendere una stella cometa
sull’albero, lunga 150 centimetri, creata da Riccardo, con l’aiuto di Jack e
decorata da me e Giulia, con tanto di luci, che ci ha fatto vincere per due
anni il premio per l’addobbo più bello. Jo è così orgoglioso di noi che ogni
anno, scalpita per farci un video nel momento in cui la montiamo.
“Ditemi che posso appenderla io!” – Chiede affettuosa
e speranzosa Naomi, con le mani in preghiera.
Baster non si trattiene dal ridacchiare e tutti ci
voltiamo verso di lui, con i visi schifosamente moralisti.
“Non penso che Riccardo e Daisy te lo permettano! È
una loro tradizione!” – sussurra Jo dispiaciuto, allargando le braccia
rammaricato.
“A dopo…” – promette e la sua voce provoca un eco
ridondante, per quel silenzio così tagliente da affettare i nostri cuori senza
remore.
Si, è proprio impossibile essere trasparente.
Più mi rendo invisibile, più mi materializzo.
Più mi materializzo, più l’odio di Riccardo mi
frantuma in mille pezzi.
E tu, Riccardo, di questi mille pezzi, cosa ne farai?
Li calpesterai o li raccoglierai?
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